Gennaio 2024

Cosa hanno in comune Frankenstein e Prometeo?

La storia di Frankenstein di Mary Shelley e il mito di Prometeo presentano notevoli parallelismi, contribuendo a plasmare in modo significativo il romanzo della scrittrice britannica. Entrambi i racconti si intrecciano attraverso tematiche condivise, offrendo riflessioni profonde sulla creazione, la ribellione e le conseguenze morali delle azioni umane. Quali sono gli elementi in comune? La disobbedienza e le sue conseguenze Nel mito di Prometeo, il titano disobbedisce agli dèi olimpici rubando il fuoco per donare agli uomini la vita e la conoscenza. Questa ribellione contro le divinità è ripresa in Frankenstein, dove il protagonista, Victor Frankenstein, assume un ruolo divino creando vita attraverso la scienza. La creazione artificiale di vita e la sfida alla natura costituiscono i pilastri centrali di entrambe le narrazioni. La tematica della responsabilità e delle conseguenze è altrettanto evidente in entrambe le storie. Prometeo viene punito da Zeus per la sua ribellione, mentre Victor Frankenstein affronta le tragiche conseguenze della sua creazione. La creatura, risultato dei suoi esperimenti scientifici, diventa incontrollabile, portando sofferenza e distruzione. Le vicende di Prometeo e Frankenstein mettono in luce il peso delle scelte umane e la necessità di affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Il progresso: una riflessione sui suoi pericoli Un altro elemento comune è la riflessione sulla moralità e sull’etica scientifica. Entrambe le opere sollevano interrogativi fondamentali riguardo ai limiti della ricerca scientifica e alla responsabilità morale degli scienziati. La creazione della vita oltre i confini naturali diventa un terreno fertile per esplorare le implicazioni filosofiche e morali della scienza. Frankenstein di Mary Shelley si ispira al mito di Prometeo, utilizzandolo come archetipo per esaminare le complesse questioni legate alla creazione, alla ribellione e alle responsabilità umane. Dare la vita per sostituirsi a Dio Nel mito di Prometeo, egli ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini, simboleggiando il dono della conoscenza e della vita. Nel romanzo “Frankenstein” di Mary Shelley, il protagonista, Victor Frankenstein, usurpa il ruolo degli dei creando vita attraverso la scienza. Creare la vita è quanto di più simile a un atto divino possa accadere a un comune mortale.  creazione della vita e il superamento dei confini naturali sono temi centrali che portano a riflessioni sulla responsabilità dell’uomo nei confronti della sua stessa creazione, contribuendo così a una narrativa ricca di implicazioni filosofiche. VAI AL LIBRO Frankenstein di Mary Shelley si ispira al mito di Prometeo, utilizzandolo come archetipo per esaminare le complesse questioni legate alla creazione, alla ribellione e alle responsabilità umane. Entrambe le storie invitano i lettori a riflettere sulle sfide etiche e morali della ricerca scientifica (e non solo) contribuendo così a una narrativa che va oltre il mero racconto per offrire spunti di riflessione profonda sulla condizione umana.

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Daniel Defoe: il genio poliedrico del XVIII secolo

Nel tumultuoso panorama letterario del XVIII secolo, un autore si distingue per la sua abilità straordinaria nel tessere trame avvincenti e per la sua capacità di fondere maestria narrativa con un acuto senso di osservazione della realtà sociale e politica. Questo autore è Daniel Defoe, un uomo il cui nome è saldamente inciso nella storia della letteratura inglese come scrittore, giornalista e visionario senza pari. Nato nel 1660 a Londra, Daniel Defoe iniziò la sua carriera come commerciante, ma ben presto si fece strada nel mondo della scrittura. La sua penna versatile abbracciò vari generi, ma fu con il romanzo che Defoe lasciò un’impronta indelebile. Nel 1719 pubblicò “Robinson Crusoe”, un capolavoro che coniugava avventura, introspezione e sopravvivenza in modo unico. Il libro, narrato in forma di diario, trasporta il lettore su un’isola deserta insieme al protagonista, offrendo una prospettiva innovativa che sfidava i canoni letterari del tempo. vai al libro Il giornalismo e la voce del popolo:  Defoe, tuttavia, non si limitò a scrivere solo romanzi. Fu un giornalista impegnato e un attento osservatore della società inglese. Nel 1704 fondò il periodico “The Review”, diventando una voce autorevole nell’opinione pubblica. La sua abilità nell’analizzare gli eventi contemporanei e nel tradurli in articoli vivaci e coinvolgenti lo rese un punto di riferimento per coloro che cercavano una comprensione più profonda delle dinamiche sociali e politiche del tempo. Realismo e visione profetica:  Ciò che distingue Defoe è la sua capacità di catturare il cuore della vita quotidiana e trasporlo nella sua opera. I suoi scritti, pur essendo intrisi di avventura e immaginazione, sono radicati in una percezione acuta della realtà. Il suo realismo è tangibile nelle descrizioni dettagliate dei personaggi e degli scenari, che contribuiscono a renderli straordinariamente credibili. Defoe si distinse anche come visionario, anticipando tematiche e problematiche che sarebbero diventate centrali nei secoli successivi. Il suo romanzo “A Journal of the Plague Year” del 1722, ad esempio, offre un resoconto dettagliato della Grande Peste di Londra del 1665, evidenziando la sua abilità nel narrare eventi passati con uno stile quasi giornalistico. VAI AL LIBRO

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Sulle orme di Jane Austen: intervista (immaginaria) all’autrice di Orgoglio e pregiudizio

Benvenuti, cari lettori, a un incontro straordinario con una delle menti letterarie più affilate del passato, la meravigliosa Jane Austen. L’autrice inglese, celebre per i suoi romanzi intrisi di sarcasmo e romanticismo, ci ha gentilmente concesso un’opportunità unica: un’intervista esclusiva e immaginaria, dove ci immergeremo nel mondo di questa straordinaria scrittrice del XIX secolo. Buon divertimento e buona lettura dalla vostra, Lizzi Greenhouse Lizzy: Signorina Austen, è un onore avere l’opportunità di parlare con voi oggi. Cominciamo con una domanda fondamentale: qual è il vostro segreto per scrivere romanzi così affascinanti? Jane Austen: Grazie mille per il complimento. Beh, credo che il segreto sia nel mescolare una buona dose di osservazione acuta con una spruzzata di sarcasmo. Inoltre, è sempre utile avere un’abbondanza di personaggi con cui giocare nella vostra scatola degli attrezzi letteraria. Lizzy: Parlate di osservazione acuta. Siete nota per la vostra abilità di ritrarre la società del vostro tempo con grande precisione. Come fate a raccogliere tutte quelle informazioni? Jane Austen: Ah, mia cara, osservare la società è come essere un detective in incognito. Mi mischio tra la folla, ascolto le conversazioni nei salotti e annuso l’aria alla ricerca di pettegolezzi intriganti. Dopo tutto, un buon autore deve essere anche un po’ un detective sociale. Lizzy: E per quanto riguarda il romanticismo nei vostri romanzi? C’è un Mr. Darcy nella vostra vita reale? Jane Austen: Ah, Mr. Darcy! Chi non vorrebbe un gentiluomo ricco e altero che inizialmente sembra antipatico, ma poi si scioglie come burro al sole? Purtroppo, nella vita reale, non ho incontrato nessun Mr. Darcy. Ma non dispero, potrebbe essere solo una questione di tempo o di ambientarmi meglio nei salotti. VAI AL LIBRO Lizzy: Il vostro stile ironico è amato da molti lettori. Come riuscite a mantenere quell’equilibrio perfetto tra sarcasmo e romanticismo? Jane Austen: Ah, è come cucinare una buona zuppa: devi mescolare gli ingredienti con cura. Un pizzico di sarcasmo qui, una spruzzata di romanticismo là, e voilà! Certo, è anche importante non esagerare, altrimenti rischi di rovinare il tutto, come un pasticcio bruciato. Lizzy: Parliamo delle vostre eroine. Molte di loro sono donne forti e indipendenti. C’è una parte di voi in esse? Jane Austen: Certamente! Ogni autore riversa un po’ di sé nei suoi personaggi. Le mie eroine sono forti e indipendenti perché, in fondo, sono una donna del mio tempo. Non ho paura di farle ribellare alle aspettative sociali e inseguire il loro destino. Lizzy: Miss Austen, grazie mille per la vostra disponibilità. Prima di concludere, avete qualche consiglio per gli aspiranti scrittori là fuori? Jane Austen: Sicuramente! Scrivete con sincerità e osservazione. Non abbiate paura di mettere un po’ di voi stessi nelle vostre opere, e ricordatevi che una buona dose di sarcasmo fa miracoli. E, naturalmente, non dimenticate di divertirvi lungo il percorso. La scrittura dovrebbe essere un piacere, non una tortura! Lizzy: Grazie ancora, Signorina Austen, è stato un onore. Jane Austen: Il piacere è tutto mio. E ora, se mi scusate, devo tornare al mio salotto a tracciare le trame romantiche di qualche nuovo romanzo. Buona giornata!  

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L’iconica agenda Smemoranda è fallita

Anche i giganti possono attraversare momenti di crisi, ma per il caso dell’agenda Smemoranda sembra non esserci più niente da fare: è di oggi la notizia che l’asta per rilevare lo storico marchio di cartoleria è andato completamente deserto.  Covid, chiusura delle cartolerie e obbligo di agende fornite dalle scuole nel mirino Sembrerebbero essere queste le cause del fallimento di Smemoranda, che sin dal 1979 riempie le cartelle e gli zaini degli italiani con agende creative e spesso create in collaborazione con artisti famosi del calibro di Jovanotti, Piero Pelù e molti altri. Smemoranda, la storia dell’iconica agenda Il boom avviene nella vivace Italia negli anni ’90 (anche se è nata molti anni prima, nel 1979), quando la Smemoranda è diventata una delle icone della cultura giovanile, conquistando gli scaffali e i cuori di studenti e giovani di ogni angolo della penisola. Questo marchio, noto per le sue agende colorate e creative, è diventato un fenomeno culturale, un compagno di vita per chiunque voglia organizzare il proprio mondo in modo spensierato e gioioso. Smemoranda, origine del nome Il termine “Smemoranda” stesso è un gioco di parole, un mix tra “smemorato” e “agenda”, suggerendo un approccio giocoso e spensierato alla vita quotidiana. Il nome rappresenta perfettamente lo spirito della Smemoranda: un’agenda che non prende troppo sul serio se stessa, ma che abbraccia la creatività, l’umorismo e la spontaneità. VAI ALLE AGENDE

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Non solo Via col vento e Roald Dahl: il dibattito sui libri razzisti coinvolge anche Robinson Crusoe

Negli ultimi tempi, la decostruzione degli stereotipi e del razzismo nei libri e nei film sembra non arrestarsi; un tipo di critica che si sposta sempre di più all’interno delle Università e dei luoghi di cultura.  Dopo Roald Dahl e Via col vento, ultimamente si discute molto sulla moralità del capolavoro di Daniel Defoe, “Robinson Crusoe”. Daniel Defoe: un uomo del suo tempo o un razzista senza speranza? La questione di se “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe sia un libro razzista e colonialista è oggetto di dibattito tra gli studiosi e i critici letterari. Mentre il libro è ampiamente riconosciuto come un classico della letteratura inglese, alcuni critici hanno evidenziato aspetti problematici relativi alla rappresentazione dell’altro e ai temi colonialisti. LE TESI DELL’ACCUSA La figura di Venerdì Uno dei principali argomenti critici riguarda la rappresentazione dei personaggi non europei nel romanzo. L’incontro di Crusoe con Venerdì, un personaggio nativo dell’isola, è stato spesso interpretato come un riflesso degli stereotipi culturali e razziali dell’epoca. Venerdì è presentato come un individuo sottomesso, culturalmente inferiore a Crusoe, che diventa il “servo” di Crusoe dopo essere stato salvato da una situazione di pericolo. Questa rappresentazione può essere interpretata come una riflessione dei pregiudizi colonialisti e razziali diffusi nel XVIII secolo. D’altra parte, alcuni studiosi sostengono che Defoe potrebbe aver cercato di rappresentare la coesistenza pacifica e la collaborazione tra diverse culture attraverso la relazione tra Crusoe e Venerdì.  Stile di vita “Civilizzato” vs. “Primitivo” Robinson Crusoe riflette gli atteggiamenti dell’epoca nei confronti della civiltà europea considerata “superiore” rispetto alle culture considerate “primitive”. La vita di Crusoe sulla sua isola è spesso presentata come più avanzata e “civilizzata” rispetto alla vita di Venerdì, che è descritta come più “selvaggia”. Questa dicotomia è stata di recente interpretata come un riflesso dei pregiudizi etnocentrici comuni nel contesto coloniale. VAI AL LIBRO Colonialismo e sfruttamento Alcuni critici sostengono che il modo in cui Crusoe sfrutta l’isola e la sua popolazione, inclusa la conversione di Venerdì al cristianesimo, può essere interpretato come una rappresentazione del colonialismo. Crusoe assume un ruolo di dominio sulla terra e sulle persone dell’isola, riflettendo i modelli colonialisti dell’epoca. LA DIFESA RIBATTE Va notato che l’interpretazione di “Robinson Crusoe” può variare a seconda del contesto storico e culturale in cui viene letta. Alcuni critici contemporanei ritengono che il romanzo debba essere contestualizzato nel suo periodo di scrittura, riconoscendo gli stereotipi presenti ma anche considerando la possibilità che Defoe avesse intenzioni più complesse nel rappresentare le relazioni interculturali. Secondo questa tesi, Defoe  non avrebbe avuto intenzioni razziste o colonialiste, ma ha cercato di rappresentare la complessità delle interazioni culturali. Alcuni vedono il personaggio di Venerdì come una rappresentazione positiva dell’adattabilità e della capacità di apprendimento, sottolineando il mutuo beneficio derivante dalla collaborazione tra culture diverse. Comunque la si pensi, la valutazione della presenza di razzismo e colonialismo in “Robinson Crusoe” dipende dalla prospettiva critica adottata. La letteratura del XVIII secolo spesso rifletteva gli atteggiamenti culturali dominanti del suo tempo, e leggere queste opere richiede una comprensione critica e sensibilità nei confronti del contesto storico. La discussione su questi temi evidenzia anche l’importanza di analizzare le opere letterarie in modo critico e riflettere sulle sfumature e le complessità delle rappresentazioni culturali.    

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