Cristina Ferri

Tre oggetti collegati a Madame Bovary

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Quando Emma si sposa, si rende conto di quanto la vita matrimoniale sia misera… e noiosa. Sognare a occhi aperti il Visconte, abbandonarsi a Rodolphe senza pudore, rinchiudersi in una stanza d’albergo con il giovane Léon sono tutti espedienti per cercare quello spiraglio di felicità che a lei sembra essere negata. Vediamo insieme tre oggetti collegati a Madame Bovary – Il portasigari del Visconte Un portasigari di seta verde raccolto da Charles, appartenente al Visconte. Emma lo teneva nascosto nell’armadio, fra la biancheria, e quando Charles era fuori lo contemplava quasi fosse stato un tesoro. Quell’oggetto le rimandava alla memoria il ballo, una giornata così diversa dalla sua solita e monotona ruotine. Le pareva allora di poter percepire il suo sguardo penetrante bruciarle addosso, il momento in cui la sua anima si era sentita finalmente viva. – La scatola di biscotti di Reims Rodolphe, per riafferrare qualcosa di Emma, tira fuori dall’armadio una vecchia scatola di Reims, la tipica scatola di latta della nonna, dove oggi troviamo ago e filo ma non di certo i deliziosi biscottini al burro. Nella scatola vi era di tutto: un fazzoletto di quando Emma aveva perduto sangue dal naso, una miniatura di lei, lettere, mazzolini di fiori, giarrettiera, una mascherina, spille e capelli. Rodolphe è combattuto: Emma vuole di più da lui. Desidera che lui la porti via da un matrimonio noioso, da un uomo insignificante e da una vita misera. Ma lei è sposata e ha una figlia con sé. Come può accontentarla? Meglio abbandonarla e dimenticare tutto. – Le pantofole di raso rosa  Le pantofole di raso rosa con il bordo di cigno. Un regalo del suo amante Léon, il giovane studioso. Un piccolo dono per soddisfare un suo capriccio. Emma è una donna sposata, e Léon, giovane e ingenuo, è affascinato dalla sua femminilità ed eleganza. Preso dall’estasi, si sedeva sul pavimento e la contemplava quasi fosse stata un angelo…

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Emily Bronte 30 luglio 1818 – 19 dicembre 1848

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Ricordiamo oggi Emily Brontë, la celebre autrice di Cime Tempestose (1847) Emily è la quinta di sei fratelli, e fin da subito deve affrontare la morte prematura della madre, Maria Branwell, e una grande solitudine dovuta alla perdita precoce delle sue sorelle, Maria e Elizabeth. Emily trova rifugio nella scrittura, e assieme ai fratelli scrive storie fantastiche. Insieme a Anne scrive un ciclo di poesie: Gondal. Gondal rappresentava un’isola del Pacifico settentrionale dove gli abitanti erano protagonisti di intrighi, vendette e storie d’amore. I personaggi di Gondal erano crudeli e, se parliamo di vendette, non possiamo non menzionare Heathcliff, il protagonista del suo celebre romanzo Cime Tempestose. Heathcliff vuole solo una cosa: far soffrire gli altri. La perdita dell’amore della sua vita lo ha incattivito. Non gli resta più niente. Solo la rabbia… e la vendetta. Curiosità Il cognome del padre era Prunty o Brunty , ma lui decise di cambiarlo in Brontë per conferirgli un’aria più distinta.

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Consigli di stile per le feste natalizie

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More spetteguless Consigli di stile per le feste natalizie 16.12.25 Eventi Happy Birthday, Jane! 16.12.25 compleanni Modi per rovinarsi la vita (seguendo Jane Austen) 16.12.25 firstletter Novità nel catalogo First Letter: arrivano i classici illustrati per bambini 15.12.25 Nuove uscite Alla scoperta della donna dietro il mito. Un viaggio narrativo e biografico nell’universo di Beatrix Potter 15.12.25 cinema e teatro AUGURI MR. VAN DYKE 13.12.25 società L’orsetto “Kumma”: il regalo meno azzeccato di sempre 13.12.25 cinema e teatro BASTA violenza sulle donne – Una sceneggiatura che trasforma consapevolezza in speranza 12.12.25 Durante l’epoca regency l’attenzione all’abito era fondamentale. Elizabeth Bennet non poteva neanche passeggiare sotto casa senza l’ombrellino, mentre Catherine Morland per poco non impazziva pensando a cosa indossare – nonostante la vanità in lei non serpeggiasse affatto. Nell’epoca di Jane Austen era vietato compiere un passo falso in fatto di stile. Bisognava infatti cambiarsi d’abito più volte al giorno. Al mattino si indossavano abiti semplici e comodi, mentre la sera apparivano più elaborati. In linea generale ci si doveva cambiare per svolgere una qualsiasi attività (cavalcare, passeggiare, ballare). Gli accessori erano parte predominante del vestito: ventaglio, borsette coi sali, reticella, cappellino, guanti e cuffietta facevano parte del quotidiano di tutti i giorni. E non si trattava di pura vanità femminile; perfino gli uomini perdevano tempo nella ricerca del percalle perfetto e della pettinatura perfetta. E oggi? Con l’avvento dei social l’aspetto continua a essere messo al primo posto. Guai ad avere lo smalto sbeccato o un make-up sbagliato, ma a Natale…. Natale non è fatto per essere belli, ma per stare comodi. Ecco allora alcuni consigli per essere a proprio agio durante la cena di Natale: Via quella gonna troppo corta e quella maglia scollata che ti fa tremare per il freddo. Sì a maglioni brutti. Magari rossi. Quelli con la renna comprati con il 30% di sconto durante i saldi dell’anno precedente andranno benissimo. Sì a pantaloni larghi. Eleganti o tuta non importa, basta che siano comodi. Sì a scarpe basse. Le sneakers sono perfette. Riponi quei tacchi a spillo, non ti permetteranno di ballare mentre tua cugina canta a squarciagola l’ultima canzone dei Coldplay. Consiglio finale: Divertiti e lasciati andare. E ricorda che a Natale in famiglia è concesso tutto: anche il trucco sfatto, i maglioni brutti e le ciabatte della nonna.  

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Happy Birthday, Jane!

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Oggi celebriamo i 250 anni di Jane Austen, e come possiamo non festeggiarla con una torta? Magari una di quelle tanto amate dai suoi nipoti. Nelle sue missive, Jane menziona spesso i dolci. I suoi preferiti? I Buth Buns naturalmente, (focaccine dolci di Bath), ma anche budini, tartine e torte. In una lettera inviata a sua sorella Cassandra, datata 17 maggio 1799, Jane parla di un pranzo piacevole tenutosi a Devizes. Le fette di Cheesecake che vengono servite sono apprezzate enormemente anche dai bambini. Ma proviamo a rifarla insieme! Cheesecake di Devizes: Ingredienti 250 g di biscotti secchi 100 g di burro fuso 600g di formaggio cremoso 200g di zucchero 4 uova Succo di mezzo limone Estratto di vaniglia Per la salsa: frutti di bosco, zucchero a piacere Procedimento Trita finemente i biscotti e mescolali con il burro fuso. Pressa il composto sul fondo di una teglia di 24 cm e cuoci in forno per 10 minuti. Lascia raffreddare. Nel frattempo, sbatti il formaggio cremoso con lo zucchero fino a ottenere una consistenza liscia. Aggiungi le uova una alla volta, continuando a mescolare. Aggiungi un po’ di succo di limone e, se desideri, l’estratto di vaniglia. Versa il composto sulla base di biscotti nella teglia e livella la superficie. Cuoci in forno per circa 45-50 minuti, finché non si dora leggermente intorno ai bordi. Lascia raffreddare a temperatura ambiente, poi trasferisci in frigo per almeno quattro ore (meglio se tutta la notte). Cuoci i frutti di bosco con un po’ di zucchero a fuoco medio fino a quando non diventano morbidi e rilasciano i loro succhi. Tanti auguri, zia Jane!      

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Modi per rovinarsi la vita (seguendo Jane Austen)

Di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE In epoca regency bastava davvero poco per rovinare la reputazione di una donna, e alcuni comportamenti, come uscire da sola, senza chaperon per giunta, poteva realmente mettere in discussione il suo buon nome. Ma come ci si doveva comportare? Ecco qui I modi per rovinarsi la vita in epoca regency a cura di Elisa Serra Per le signore: Rifiutare un matrimonio conveniente perché “non c’è affetto”. Accettare un matrimonio conveniente e poi scoprire che il marito gioca a carte fino all’alba. Parlare troppo in pubblico: anche una verità detta ad alta voce può sembrare sconveniente. Scrivere una lettera d’amore non richiesta. Essere sorpresa a passeggiare da sola senza cappello o accompagnatrice. Ballare tre volte con lo stesso uomo nello stesso ballo. Ridere troppo. Leggere romanzi francesi. Leggere qualunque cosa “non adatta a una signora”. Voler vivere della propria penna. Visitare una cugina “caduta in disgrazia”. Portare un abito “troppo moderno”. Mostrare entusiasmo per la politica. Mostrare entusiasmo per qualunque cosa. Avere un’opinione personale in presenza di un uomo. Non saper suonare il pianoforte né ricamare. Saper suonare troppo bene il pianoforte: l’orgoglio è peggio dell’ignoranza. Non avere dote. Avere una dote ma un padre rovinato dal gioco. Permettere che la servitù parli bene di te: è sospetto. Permettere che la servitù parli male di te: è fatale. Avere troppa intelligenza e poca pazienza. Sposare un uomo che non ama i libri. Non sposarsi affatto. Scrivere poesie (e peggio ancora, farle leggere).

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