Music

Un viaggio in musica negli anni 90 tra disco, girl power e boyband.

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Chi era adolescente negli anni 90, di sicuro ricorda la nascita delle Spice Girls e il loro portare avanti un concetto di Girl Power che, a vedere come si sono poi evolute le cose nel mondo, oggi non sembra più molto adatto nel contesto sociale odierno. Eppure, tutti ci ricordiamo di Wannabe (che quest’anno compie trent’anni) come a un inno all’amicizia e alla solidarietà, concetti che a volte sembrano perdersi in un mare di assurda competitività. È un peccato come spesso si rimpiangano quegli anni e quei concetti e valori, ma al tempo stesso ci si faccia la guerra per emergere più di altri.  Prendo ad esempio il gruppo musicale femminile più famoso perché è stato un simbolo per le ragazzine di allora e mi chiedo se erano quegli anni a essere migliori o siamo noi, col senno di poi,  a percepirli come tali. Di problemi ce n’erano anche ai quei tempi, venivano forse meno amplificati e forse bastavano una canzone, una breve coreografia e quattro salti alla sagra di paese con il DJ che sparava musica a palla, per non pensare troppo e vivere sereni.  Scatenarsi al ritmo dei 2 Unlimited o dei Vengaboys, era il pane quotidiano, eppure ripetere quelle stesse azioni adesso, ci fa sentire  ridicoli. Perché ragazzini non lo siamo più, siamo adulti e questo ci porta allo step successivo, quello fatto di responsabilità.  Una parte di noi resterà sempre legata a quei ricordi che in passato ci hanno visti felici e spensierati. Andare ai festival dedicati agli anni 90 può rivelarsi interessante se si vuole assaporare di nuovo un po’ di quell’atmosfera, ma deve valerne la pena. Soprattutto, non deve rendere l’idea di un rave venuto male dove lo stand più affollato diventa quello del primo soccorso.  Ho avuto la fortuna, o la sfiga a seconda dei punti di vista, di presenziare al “90’s  Fest Summer Bowl” di Sheffield e vi posso garantire che me la sono goduta, ma fino a un certo punto. E sono qui per parlarvene, in fondo.  Inizio col dire che se ho deciso di partecipare al festival è stato solo per un motivo, anzi, cinque: i Five.  La boyband che ha contribuito a farmi alzare l’ormone da ragazzina e di cui ancora conosco le canzoni a memoria.  Loro sono certamente cresciuti (e pure molto bene direi) ma non hanno affatto perso la voce né la presenza scenica.  Certo è anche vero che il concerto è durato un totale di quarantacinque minuti, pochi per noi fan, ma assolutamente in linea con le tempistiche del festival.  Avremmo dovuto godere di più della loro presenza, ma ne è valsa comunque la pena. Ascoltare dal vivo  Keep on movin’, Everybody get up e Got the feelin’ mi ha riportata indietro nel tempo e fatto capire che quelle canzoni le porterò sempre nel cuore.  Anche se ora sono cresciuta e la musica è cambiata, in meglio o in peggio ancora non si è capito. Quello che è certo è che gli anni 90 hanno significato tantissimo per chi li ha vissuti, per cui ben vengano i festival (ben fatti) e qualunque altra manifestazione che ci faccia tornare a vivere quella spensieratezza di un tempo.     Scopri Land Magazine Silvia Dal Cin Luglio 13, 2026 DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti) Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? 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Quando un concerto vale davvero la pena

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui C’è qualcosa di magico nell’andare ai concerti, ma c’è qualcosa di ancora più meraviglioso nell’andare ai concerti di gruppi musicali che sono nati e cresciuti nel posto in cui si esibiscono. Si crea un’atmosfera intima anche se ci si trova in un’arena piena di gente.  È quello che è da poco accaduto a Sheffield dove martedì 30 giugno i Def Leppard sono “tornati” a casa per riproporre tutte le loro canzoni. Tra assoli di chitarra indimenticabili anche per chi non è abituato ad ascoltarli a lungo, giacche glitterate e piccoli problemi tecnici con l’audio, Joe Elliot and company, hanno spaccato. Un concerto durato un paio di ore il che, considerando la non più giovanissima età dei membri della band e i vari problemi di salute che hanno subito durante gli anni, è tantissimo.  Meritano il massimo rispetto.  Voce mai calante, energia emanata al top, uno spettacolo tutto da guardare e ascoltare e, davvero, la ritengo una fortuna essere stata lì. I Def Leppard sono una delle band storiche di Sheffield, tutti li conoscono e li amano, continuano a farlo anche ora che cominciano a fare più fatica. Chi conosce la loro storia, sa che nel corso degli anni, alcuni membri del gruppo si sono ritrovati in situazioni tragiche, tra cui il batterista, Rick Allen, che a seguito di un incidente stradale ha subito l’amputazione del braccio sinistro, ma questo non lo ha comunque fermato. Nonostante la tentazione di mollare fosse al massimo, alla fine non ha ceduto, ha progettato un nuovo tipo di batteria elettronica che gli permette tuttora di suonare assieme agli altri, gli stessi non hanno esitato a prendersi una pausa dalle esibizioni dal vivo per il tempo in cui lui è rimasto assente per le cure e il recupero post operatorio. Una dimostrazione di amicizia indissolubile e di unione che mette tutti sotto una nuova luce.  Superata la morte del primo chitarrista Steve Clarke, la band affronta la malattia di Vivian Campbell, sostituto dello stesso Clarke, un destino – o forse sfortuna – che sembra remare contro ai chitarristi e al bassista che, nel 1994, ha contratto una paralisi facciale che lo ha costretto a fermarsi.  Sembra quasi che una maledizione si sia abbattuta su tutti loro.  E, nonostante tutto, ci sono ancora.  Per fortuna nostra, direi. In tutto questo, i Def Leppard si sono fatti supportare da un’altra band storica che, in quanto a qualità e potenza, dimostra di essere tuttora sul pezzo e fa capire come certe canzoni durino ancora nel tempo.Ebbene sì, gli Extreme erano la band di supporto dei Def Leppard, coloro che hanno scaldato l’atmosfera e riportato indietro all’infanzia. Con “More than words” hanno toccato picchi di entusiasmo e lacrime che non si possono spiegare.  Viverlo è stato pazzesco.  Ecco perché, per farvi ripercorrere quegli anni, suggerisco due canzoni che trovate nel link.  Non sono state scelte a caso. Da amanti delle storie d’amore non potevano che essere due brani che per musica e testo starebbero benissimo nella playlist di un libro romance, perché rappresentano colonne sonore perfette. https://youtu.be/NE_i5W1_7oA?si=NDtcRGx8WkZbxsVD – “When love and hate collide”, Def Leppard https://youtu.be/UrIiLvg58SY?si=CqY1HDaRMUG2MMPh – “More than words”, Extreme   Scopri Land Magazine Silvia Dal Cin Luglio 4, 2026 Alice in Wonderland e Beatrix Potter, un legame inaspettato. Se leggendo questo titolo vi state chiedendo che cosa abbiano in comune “Alice nel paese delle meraviglie” e Beatrix Potter, eccovi accontentati. No, il legame non sono i conigli. O Read More admin Luglio 3, 2026 Sony dice addio ai giochi fisici: cosa cambia davvero per chi acquista in digitale? Per oltre trent’anni inserire un disco nella console ha rappresentato uno dei gesti più iconici del mondo dei videogiochi. Ora quella tradizione si avvia verso la conclusione. Sony ha annunciato Read More Alessia Cannizzaro Luglio 2, 2026 L’Hard Rock Cafe sbarca nel Sud Italia: anche Palermo ha il suo tempio del rock Musica, memorabilia, cucina internazionale e anima siciliana. In via Maqueda apre il quinto Hard Rock Cafe d’Italia e il primo dell’intero Mezzogiorno. L’inaugurazione trasformata in una festa itinerante tra le Read More admin Giugno 29, 2026 Quando il tè cambiò il mondo: la vera storia dietro le piantagioni dell’Assam Per milioni di persone, preparare una tazza di tè è un gesto quotidiano. C’è chi lo beve al mattino, chi lo sceglie per concedersi una pausa e chi lo associa Read More admin Giugno 26, 2026 Dalla Sicilia a Torino, Silvia Maira torna in libreria con Tutta colpa del morto: il romanzo che riporta in scena l’indimenticabile donna Concetta Dal 29 giugno disponibile il nuovo romanzo dell’autrice de La sartoria degli amori imperfetti, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino.Dopo aver conquistato i lettori con La Read More Silvia Dal Cin Giugno 26, 2026 PAPERNELOPE, una nuova uscita Disney – Giunti editore Disney Papernelope­Un titolo che rende omaggio al poema epico per eccellenza: l’Odissea.Un ospite d’eccezione: Aldo Cazzullo, che diventa coprotagonista della storia.L’intera tiratura è arricchita da un overlay illustrato di Papernelope, tratto da una Read More Silvia Dal Cin Giugno 24, 2026 UN ROMANCE PER RAGAZZI… A BIVI? Team Giacomo o Team Leo? 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L’Hard Rock Cafe sbarca nel Sud Italia: anche Palermo ha il suo tempio del rock

Musica, memorabilia, cucina internazionale e anima siciliana. In via Maqueda apre il quinto Hard Rock Cafe d’Italia e il primo dell’intero Mezzogiorno. L’inaugurazione trasformata in una festa itinerante tra le vie del centro storico con un concerto live su un bus scoperto C’è una nuova chitarra che suona nel cuore di Palermo. Non è soltanto quella monumentale, lunga ben 32 metri, che attraversa la sala del nuovo Hard Rock Cafe come una gigantesca opera d’arte sospesa. È il suono di una città che continua a crescere, ad attrarre grandi marchi internazionali e a conquistare un ruolo sempre più centrale nel panorama turistico e culturale italiano. L’Hard Rock Cafe sceglie il Sud Italia e lo fa aprendo proprio a Palermo la quinta sede italiana dell’iconico brand americano, unica in tutta il Sud Italia, dopo Roma, Milano, Firenze e Venezia. Una scelta che non è casuale, ma rappresenta il riconoscimento di una città che negli ultimi anni ha saputo reinventarsi, diventando una delle mete più amate del Mediterraneo. La nuova casa del rock sorge in via Maqueda 252/254, nel cuore pulsante del centro storico, a pochi passi dai Quattro Canti. Un luogo attraversato ogni giorno da migliaia di turisti e palermitani, dove storia, arte e vita quotidiana si incontrano. Ed è proprio qui che da oggi musica, spettacolo e gastronomia parlano lo stesso linguaggio. Un’inaugurazione in perfetto stile Hard Rock Non poteva essere un semplice taglio del nastro. L’apertura è stata preceduta da un evento che ha trasformato il centro storico in un grande palco a cielo aperto. Un pullman scoperto ha attraversato le vie di Palermo, accompagnato da una band impegnata in un concerto live esclusivo, regalando ai giornalisti un’anticipazione dello spirito che caratterizza il marchio in tutto il mondo: musica dal vivo, energia e spettacolo. Un percorso che ha coinvolto idealmente cittadini e turisti fino all’arrivo davanti al nuovo locale, dove gli ospiti hanno potuto scoprire in anteprima gli spazi del primo Hard Rock Cafe del Mezzogiorno. Un viaggio nella storia della musica Entrare nel nuovo Hard Rock Cafe Palermo significa immergersi immediatamente in una dimensione che va oltre la ristorazione. Ad accogliere i visitatori c’è il Rock Shop, con il merchandising ufficiale del marchio e la celebre t-shirt Hard Rock Cafe Palermo, destinata a diventare uno degli oggetti più ricercati da collezionisti e turisti. Una gigantesca chitarra lunga 32 metri domina l’ambiente e accompagna lo sguardo verso le pareti, dove prende vita una vera galleria della storia della musica mondiale. L’Hard Rock custodisce la più grande collezione di memorabilia musicali esistente al mondo, con oltre 88 mila cimeli originali. Una parte di questo straordinario patrimonio arriva adesso anche a Palermo. Tra gli oggetti esposti figurano pezzi appartenuti a Michael Jackson, Kurt Cobain, Madonna, Pink Floyd, Shakira, Miley Cyrus e Zucchero, autentici frammenti di storia della musica internazionale che trasformano il locale in una sorta di museo contemporaneo da vivere mentre si cena o si assiste a uno spettacolo. Il gusto americano incontra la Sicilia L’identità internazionale del brand si fonde con quella del territorio anche nel menu. Accanto ai grandi classici che hanno reso celebre l’Hard Rock Cafe nel mondo, la cucina propone piatti creati appositamente per Palermo dallo chef Claudio Terranova. Nascono così la Legendary Maqueda Platter e il Maialino Nero Sandwich, due proposte che raccontano la Sicilia attraverso ingredienti e materie prime selezionate prevalentemente tra produttori locali. Carne, pane, vini e dolci arrivano infatti dal territorio, con l’obiettivo di valorizzare le eccellenze siciliane senza rinunciare agli elevati standard qualitativi del marchio. Un nuovo punto di riferimento per la città Il locale si sviluppa su oltre 430 metri quadrati tra sala e cucine, dispone di un ampio dehor esterno e di un palco destinato a concerti, showcase ed eventi dal vivo. Una scelta che conferma la volontà di fare del nuovo Hard Rock Cafe non soltanto un ristorante, ma un luogo di incontro capace di vivere ogni giorno grazie alla musica e all’intrattenimento. «L’apertura di Hard Rock Cafe Palermo rappresenta una tappa entusiasmante per la nostra divisione mentre continuiamo ad espanderci in destinazioni ricche di cultura e influenti a livello globale – afferma Eric Martino, presidente della Divisione Cafe & Retail di Hard Rock International –. L’energia di Palermo, la sua storia e il suo vivace spirito creativo la rendono perfettamente in sintonia con il marchio Hard Rock. Siamo orgogliosi di portare nel Sud Italia la nostra combinazione unica di musica, ristorazione e retail, creando uno spazio dove residenti e viaggiatori possano incontrarsi e condividere esperienze autentiche». L’arrivo dell’Hard Rock Cafe rappresenta molto più dell’apertura di un nuovo locale. È un ulteriore segnale della crescente attrattività internazionale di Palermo, una città che continua a richiamare investimenti, grandi eventi e marchi globali senza perdere la propria identità. Da oggi, tra i vicoli del centro storico, c’è un nuovo luogo in cui il rock incontra la Sicilia. Un posto dove si va per mangiare, ascoltare musica, ammirare autentici pezzi di storia e vivere un’esperienza che, fino a ieri, era possibile soltanto nelle grandi capitali del turismo internazionale. Adesso, anche il Sud Italia ha il suo Hard Rock Cafe!

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Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Perché il motto “United by music” non vale più.  Da qualche anno a questa parte, la storia è sempre la stessa.  Un’eterna lotta tra il voler guardare l’Eurovision perché è il festival del trash e il non volerlo guardare per quegli odiosi e odiati meccanismi che escludono nazioni ma lasciano partecipare altre e poi si nascondono dietro il motto “United by music”. Okay, tanto vale ammetterlo, anche questa volta noi della redazione ci siamo lasciate prendere dalla curiosità e pure dalla voglia di vedere un po’ di immagini proiettate di Vienna, città che merita sempre di essere nominata. Abbiamo seguito – chi più chi meno – tutte e tre le serate ed è per questo che, nonostante nessuna di noi sia una critica né esperta musicale, ci permettiamo di spendere due parole sull’evento.  Non era tra i più attesi, questo va detto. Con cinque nazioni in meno e un’atmosfera generale per nulla allegra, le premesse non erano delle migliori. E il sentore che, anche questa volta, dietro a tutto ci sia più un gioco politico che una valorizzazione alla musica, si percepiva dal minuto uno. Già dalla prima serata, infatti, si è notato un calo nelle performance, i presentatori hanno fanno di tutto per tenere alti gli standard e gli animi,  il pubblico presente sembrava tutto sommato apprezzare, ma in sottofondo c’era quella costante sensazione che  ci fosse qualcosa che non funzionava. E sapete cos’era? La divisione netta tra chi sta da una parte e chi dall’altra. E per quanto si possa tentare di far passare il messaggio di “United by music”, non ci si riesce. Perché non è più così. È tutto studiato, tutto piatto, tutto fondamentalmente sbagliato. E si capisce. Siamo tutti divisi e non c’è musica o canzone che tenga. In un momento così delicato e difficile come quello che stiamo vivendo a livello globale, il punto fondamentale dell’Eurovision, che dovrebbe essere la musica, viene meno. Ed è inutile che ci si appigli ai gusti personali, perché quelli valgono fino a un certo punto. Il livello era basso, qualcuno ha osato ma non è stato premiato, altri che si avrebbero meritato molto di più, si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Speriamo almeno che si rifacciano fuori da questo contest ormai senza controllo. Ma, parlando di canzoni, che sono poi la parte principale e fondamentale in tutto questo, va detto che alcune performance sono state notevoli. Quella della cantante australiana, per esempio. Possiamo discutere sulla canzone, che può piacere oppure no, ma la voce e la tecnica della cantante erano impressionanti e, se davvero ci si fosse basati su questo, avrebbe dovuto vincere lei.  Chapeau.  L’Italia si piazza al quinto posto e noi non sappiamo nemmeno se essere fiere o no di quella posizione dato che già la canzone non è che fosse la nostra preferita, ma per amore della patria diciamo che va bene così. Esibizione che dal voler essere forse patriottica, è risultata trash e stereotipata al massimo e lui, comprensibilmente commosso ed emozionato (perché arrivare all’Eurovision è comunque tanta roba), non è stato abbastanza incisivo. Peccato. Non che credevamo potesse vincere (okay, forse un po’ sì), però in fondo Sal ci sta pure un po’ simpatico, per cui teniamo alto il nome dell’Italia accussì.  Dopo Sam Rider lo United Kingdom finalmente manda non solo una canzone decente, ma pure un performer di tutto rispetto (abbastanza folle da piacerci un sacco) e riesce comunque ad arrivare all’ultimo posto. E dico che non è giusto. E so che – una di noi – è un po’ di parte perché l’Inghilterra è la sua seconda casa, però  non se lo meritava proprio.  Povero Sam Battle (sì, un altro Sam) in arte Look Mum No Computer. Solo il nome scelto è tutto un programma! Ma diciamo che la classifica è stata tutta un po’ strana, oseremmo dire che i voti siano arrivati a casaccio, ovviamente non possiamo saperlo con certezza, però la sensazione resta. In tutto questo la Grecia si presenta con un brano accattivante cantato da un personaggio che è un mix tra Dargen D’amico e Käärijä ed è subito Carnevale di Rio a Vienna, l’austriaco osa con un brano dance che è uguale a Satisfaction di Benny Benassi, ma non importa. Il pubblico si esalta lo stesso. La Moldavia e la Lituania presentano brani europei, su quello che davvero significa unione tra popoli e, niente, non è abbastanza. Israele, tra i fischi, si piazza al secondo posto dopo il voto popolare.  La canzone era certamente meglio di altre, ma sarà bastato quello a farla volare tanto in alto?  Il dubbio, purtroppo, resta.  E abbiamo tutti un po’ il dente avvelenato. Alla fine la Bulgaria riesce a scamparla, giuria e popolo sono più o meno concordi e vince con una canzone che, secondo noi, è già un tormentone estivo da ascoltare e ballare nei peggiori bar della riviera romagnola.  In sostanza questo Eurovision è stato poco europeo, poco United, poco trash, poco seguito e molto molto criticato. Cosa salviamo? Il medley di canzoni degli Eurovision passati. “Nel blu dipinto di blu” è risultata la canzone più conosciuta e cantata di tutte le edizioni. E sentire il pubblico intonare in coro “Volare oh oh…” è stato emozionante, forse l’unico momento in cui davvero ci si è sentiti uniti tramite la musica.  Peccato che, almeno per ora, non basta una canzone a placare gli animi. Speriamo, comunque, in una competizione futura migliore. Scopri Land Magazine Oriana Turus Maggio 17, 2026 Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Maggio 13,

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David Bowie, “Heroes” e la caduta del muro di Berlino

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Fai clic qui Tutti conoscono “Heroes”, la famosa canzone di David Bowie, ma forse non tutti sanno la storia che c’è dietro a essa e quello che ha significato per la Berlino degli anni precedenti alla caduta del muro. Bowie, scrive il pezzo nel 1977. Si trasferisce in Germania dopo un periodo di eccessi e semi insuccessi a Los Angeles, trova in Berlino un buon posto dove poter ricominciare.  L’idea per la canzone gli viene osservando due amanti che si scambiano effusioni a ridosso del muro che allora separava la Berlino Est dalla Berlino Ovest, si immagina così due innamorati costretti a nascondersi, separati da quello stesso muro, minacciati dai militari pronti a separarli, parla dell’importanza di sentirsi degli eroi anche solo per un giorno. Il brano assume un significato ben preciso negli anni: l’amore che supera le difficoltà e vince su tutto. Poi succede che nel 1987, dieci anni dopo aver scritto la canzone, David Bowie fa un concerto proprio a Berlino, nella parte Ovest, attaccato a quel muro che ancora separa la città.  Quando si accorge che ci sono sì migliaia di persone sotto al palco, ma che ce ne sono altrettante al di là del muro, gira gli amplificatori affinché la musica si possa sentire anche dall’altra parte. Tutti cantano. “Heroes” è una specie di inno. E, terminata la canzone, inizia un coro di “Buttatelo giù, buttatelo giù, buttatelo giù” che si espande da Est a Ovest, segno che quel muro non sta bene a nessuno di loro. Esattamente due anni dopo, crolla il muro di Berlino. Quando nel 2016 Bowie muore, la Germania lo ringrazia pubblicamente per aver avviato il processo che ha portato alla caduta di quel muro. E ci piace pensare che anche una sola canzone possa cambiare il corso della storia.  Scopri Land Magazine Elisabetta Febbraio 20, 2026 LIBRI RIBELLI – La trama è un puzzle da ricostruire Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Riordina questo libro: quando la trama è un puzzle da ricostruire Apri il libro ma… ehi! La storia che hai Read More Oriana Turus Febbraio 19, 2026 Caos silenzioso, over turismo e cielo grigio… eppure Londra vale sempre la pena A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Febbraio 18, 2026 Dalle Colline del Prosecco alla narrativa: il romanzo d’esordio di Cristiana Rosada COMUNICATO STAMPADalle Colline del Prosecco alla narrativa: il romanzo d’esordio di Cristiana RosadaC’è un territorio che parla attraverso le storie, e una voce nuova che nasce da lì. Un amore Read More Alessia Cannizzaro Febbraio 18, 2026 LOVE ME LOVE ME Love Me Love Me è il film che non volevamo (ma che abbiamo visto lo stesso). Il problema è che non è brutto ma divertente o brutto ma con un Read More Cristina Ferri Febbraio 18, 2026 Segnalazione d’uscita The March Sisters – Giunti Editore Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Segnalazione d’uscita per Giunti Editore The March SistersArriva nelle librerie un classico senza tempo.Piccole donne viene presentato in Read More admin Febbraio 17, 2026 Piemonte, 1.000 appartamenti a 150 euro al mese: il piano della Regione per giovani coppie e natalità Piemonte rilancia sulla casa e sulla natalità con un piano che fa discutere: 1.000 appartamenti a 150 euro al mese destinati ai giovani. Un progetto ambizioso che intreccia politiche abitative, Read More admin Febbraio 17, 2026 Hoepli: Crisi e futuro incerto per un simbolo dell’editoria italiana La crisi di Hoepli è un segnale culturale. È il simbolo di un cambiamento profondo che attraversa l’editoria italiana e il mondo delle librerie indipendenti.Fondata nel 1870 da Ulrico Hoepli, Read More admin Febbraio 17, 2026 Leggere solo classici o solo contemporanei? L’equilibrio è la vera scuola di scrittura C’è una frase che circola spesso tra chi scrive:“Bisogna leggere i classici.”Ed è vero. Ma non è tutta la verità.Così come non è sufficiente leggere solo narrativa contemporanea per sentirsi Read More Silvia Dal Cin Febbraio 17, 2026 MONOPOLI – 90 ANNI DI STORIA Il gioco da tavolo “Monopoli” compie 90 anni! È incredibile quanto questo gioco da tavolo abbia influenzato le generazioni di giocatori (e non solo) di tutto il mondo, entrando a Read More admin Febbraio 16, 2026 Tè alla Viola e i segreti in soffitta diventa audiolibro: il romanzo di Alice Buzzella ora su Storytel narrato da Cinzia Corallini Febbraio 2026 – Il romanzo “Tè alla Viola e i segreti in soffitta” di Alice Buzzella arriva in una nuova, emozionante veste: da oggi l’audiolibro è disponibile su Storytel, narrato Read More

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