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Tre casi di esperienze pre-morte raccontati da chi le ha vissute

Credi nell’inferno e nel paradiso? In una vita dopo la morte? Qualsiasi sia la risposta, questo articolo riporta    Tre casi di esperienze pre-morte raccontati da chi le ha vissute Le esperienze pre-morte sono episodi vissuti da persone che si trovano in prossimità della morte clinica, o in situazioni di pericolo di vita imminente. Tali esperienze spesso coinvolgono sensazioni di separazione dal corpo, tunnel di luce, incontri con esseri spirituali o defunti, revisione della propria vita e una sensazione di pace e amore. Nonostante molte persone abbiano raccontato esperienze di questo tipo, è importante notare che la scienza non ha ancora fornito spiegazioni definitive su cosa realmente accada durante queste esperienze. Ecco alcune delle esperienze pre-morte più famose: Raymond Moody (1975): Il dottor Raymond Moody, uno psichiatra, è famoso per il suo libro “Life After Life” in cui ha descritto molte esperienze pre-morte riportate da pazienti. Prima di pubblicare il libro, ha addirittura coniato il termine “NDE” (Near-Death Experience) per descrivere queste esperienze.   Eben Alexander (2008): Il neurochirurgo Eben Alexander ha scritto il libro “Proof of Heaven”, in cui ha raccontato la sua esperienza di quasi morte durante una grave infezione cerebrale. Ha descritto incontri con entità spirituali e una realtà divina. Anita Moorjani (2006): Anita Moorjani ha scritto il libro “Dying to Be Me” in cui ha condiviso la sua esperienza di guarigione da un cancro terminale. Ha raccontato un momento in cui ha vissuto una sorta di separazione dal corpo, di connessione con una luce divina e di una profonda comprensione dell’amore. Si tratta comunque di esperienze sono soggettive che possono essere interpretate in modi diversi. Alcune persone credono che siano indicazioni di una vita dopo la morte, mentre altri cercano spiegazioni scientifiche, come l’ipossia cerebrale o la liberazione di sostanze chimiche nel cervello. La ricerca su questo argomento è in corso, e molte domande rimangono senza risposta. E tu, credi nelle esperienze pre-morte? Se l’argomento ti interessa, dai un’occhiata a

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I serial killer più famosi della Storia

Gli annali della storia criminale sono macchiati da individui oscuri e disturbati che hanno scosso le coscienze del mondo intero con i loro atti di violenza inaudita. I serial killer, figure sinistre e affascinanti allo stesso tempo, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia umana. In questo articolo, esploreremo alcuni dei più famosi serial killer, i loro metodi e il terrore che hanno seminato nelle comunità in cui hanno operato. Jack lo Squartatore: L’Enigma di Whitechapel Nella Londra vittoriana della fine del XIX secolo, un misterioso assassino conosciuto come Jack lo Squartatore seminava terrore tra le strade buie di Whitechapel. Le sue vittime, in gran parte prostitute, venivano brutalmente assassinate e mutilate. Nonostante l’intensa indagine, l’identità di Jack lo Squartatore rimane un mistero irrisolto. Ted Bundy: Il Fascino del Male Negli anni ’70, Ted Bundy terrorizzò gli Stati Uniti con la sua abilità di affascinare le sue vittime prima di commettere omicidi brutali. Bundy, un vero e proprio camaleonte sociale, sfruttava il suo aspetto affascinante per avvicinare giovani donne prima di commettere i suoi crimini orribili. Jeffrey Dahmer: Il Cannibale di Milwaukee Negli anni ’80 e ’90, Jeffrey Dahmer si guadagnò il soprannome di “Il Cannibale di Milwaukee” a causa dei suoi orrori indicibili. Dahmer commise omicidi, atti di necrofilia e cannibalismo sui suoi giovani uomini. La sua casa divenne un luogo di terrore in cui commetteva atti indicibili. John Wayne Gacy: Il Pagliaccio Assassino John Wayne Gacy, noto anche come il “Pagliaccio Assassino”, era un rispettato uomo d’affari e membro attivo della comunità. Tuttavia, dietro la sua facciata, nascondeva un oscuro segreto: aveva assassinato almeno 33 giovani uomini e sepolto i loro corpi sotto la sua casa. Aileen Wuornos: La Serial Killer Donna Aileen Wuornos è stata una rara eccezione nel mondo dei serial killer, essendo una donna. Negli anni ’80, uccise sette uomini, affermando che agiva in legittima difesa durante tentativi di aggressione sessuale. Wuornos fu giustiziata nel 2002. Ciò che è certo è che queste sono solo alcune delle possibili spiegazioni e che la comprensione dei serial killer è un campo in continua evoluzione. Non esiste una formula unica che spieghi tutti i casi, e ogni individuo è unico nella sua combinazione di fattori che possono contribuire a comportamenti criminali. PRESTO DISPONIBILE Vieni a conoscere Michael Dicker

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Perché adottare un cane è preferibile a comprarlo?

Adottare un cane anziché comprarlo offre diversi vantaggi, sia dal punto di vista etico che pratico, a partire dal fatto che l’adozione ci permette di salvare una vita. Molti cani nei rifugi e negli istituti di soccorso aspettano di essere adottati. L’adozione permette di dare una casa a un animale che altrimenti potrebbe essere soppresso o passare gran parte della sua vita in un rifugio. A livello interazionale, inoltre, adottare può rappresentare un potente messaggio utile a combattere l’abbandono: l’acquisto di cani da allevamenti o negozi di animali può incentivare l’allevamento intensivo e contribuire al problema dell’abbandono dei meticci. Molti cani acquistati impulsivamente finiscono per essere abbandonati quando le persone si rendono conto delle responsabilità associate alla loro cura. Ovviamente c’è anche il lato economico: l’adozione di un cane da un rifugio può essere meno costosa rispetto all’acquisto da un allevatore o da un negozio di animali. Spesso i cani adottati sono già sterilizzati, vaccinati e talvolta microchippati, riducendo i costi associati alla cura iniziale.  Nei rifugi si trovano cani di tutte le età, razze e dimensioni. Questo ti offre una vasta gamma di scelte per trovare un cane che si adatta al tuo stile di vita e alle tue preferenze. Ma adottare è anche una questione etica: in molte parti del mondo, ci sono crescenti preoccupazioni etiche legate agli allevamenti intensivi e ai negozi di animali. L’adozione è vista come un’alternativa etica che aiuta a sostenere la causa del benessere degli animali. Ecco perché noi di Land Editore amiamo e sposiamo lo slogan Adotta, non comprare! Adottare un cane anziché comprarlo non solo è una soluzione che offre una casa amorevole a un animale in cerca di affetto, ma contribuisce anche a promuovere pratiche etiche nell’allevamento degli animali e a combattere il problema dell’abbandono. Se ami i cani non puoi non leggere

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Cosa sono gli occhiali colorati della maleducazione?

Negli ultimi vent’anni, i ricercatori scientifici, soprattutto quelli impegnati nell’ambito della psicologia e delle scienze umane, hanno effettuato molti studi legati al mondo del lavoro e al livello di stress che i dipendenti devono gestire.  Studi che hanno però un’utilità pubblica, perché nel bene o nel male ci aiutano a gestire le emozioni negative e il modo in cui reagiamo ad esse anche al di fuori dell’ambiente del lavoro.  Il virus della maleducazione è uno degli ambiti più studiati dai ricercatori proprio perché è importante comprendere l’effetto che il troppo stress legato al comportamento scorretto altrui può agire nella società. Perché “virus”? Ovviamente la maleducazione non è un virus nel senso letterale del termine. Tuttavia, alcune persone possono utilizzare l’espressione “virus della maleducazione” in senso metaforico per indicare che la maleducazione può diffondersi da una persona all’altra attraverso interazioni sociali negative. In questo contesto, l’uso del termine “virus” è simbolico per sottolineare come la mancanza di rispetto o cortesia può influenzare negativamente le persone intorno e diffondersi come un comportamento contagioso. La metafora del “virus della maleducazione” serve a enfatizzare l’importanza di mantenere un comportamento rispettoso e cortese nei confronti degli altri e di cercare di evitare di propagare comportamenti negativi.   Ma veniamo a noi. Sopportare o minimizzare comportamenti maleducati può essere nocivo Questo è ciò che hanno evidenziato vari ricercatori nell’analizzare i comportamenti di un campione di dipendenti addetti al servizio clienti di medie e grandi aziende.  Potrebbe infatti esserci una correlazione tra la sopportazione e la minimizzazione della maleducazione da parte dei clienti e un aumento generalizzato della scortesia da parte dei lavoratori, ma ciò dipende da molti fattori individuali e situazionali: un lavoratore ha un alto rischio di sviluppare una risposta scortese generalizzata a causa del livello di stress o frustrazione causato dalla maleducazione ripetuta dei clienti un lavoratore che ha subito un comportamento maleducato e lo ha minimizzato, ha la forte tendenza a interpretare gli atteggiamenti del cliente successivo come a sua volta scortesi e maleducati, anche qualora questa sensazione non sia supportata da evidenze concrete Ecco perché si usa l’espressione “Occhiali colorati della maleducazione”: secondo gli studiosi, minimizzare o sopportare troppa scortesia tende a far sì che il dipendente si crei un filtro che offusca la loro visione complessiva dei clienti, propendendo per giudicarli tutti maleducati e aggressivi.  Insomma, la maleducazione è così contagiosa che chi la subisce tende a mettersi troppo sull’attenti e a diventare più suscettibile nei confronti degli altri, perché, dopo aver subito un episodio di scortesia, si aspetta sempre il peggio dalle persone.  Ecco cosa significa l’espressione coniata dai ricercatori “occhiali colorati della maleducazione”.  E tu lo sapevi?  Nel prossimo articolo vedremo delle piccole tecniche per gestire gli episodi di maleducazione da parte degli altri. 

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Come capire se si è affetti da prosopagnosia?

La prosopagnosia è una condizione neurologica in cui una persona ha difficoltà a riconoscere i volti, anche quelli di persone familiari, senza che ci siano problemi visivi o deficit di memoria. Se sospetti di avere la prosopagnosia, puoi seguire alcuni passaggi per avere una migliore comprensione della tua situazione. Prosopagnosia, i diversi livelli Sì, esistono diversi livelli di prosopagnosia che possono variare in base alla gravità e all’impatto che hanno sulla capacità di una persona di riconoscere i volti. I livelli di prosopagnosia possono essere classificati in tre categorie principali: Prosopagnosia congenita: Questo è il tipo più grave di prosopagnosia ed è presente fin dalla nascita. Le persone affette da prosopagnosia congenita possono avere gravi difficoltà nel riconoscere i volti, incluso il riconoscimento dei visi familiari, come quelli dei membri della famiglia o degli amici più stretti. Prosopagnosia acquisita: Questo tipo di prosopagnosia si sviluppa in seguito a un danno cerebrale, come un trauma cranico, un ictus, una lesione o una malattia neurologica. La prosopagnosia acquisita può variare in gravità a seconda della localizzazione e dell’estensione del danno cerebrale. Prosopagnosia parziale: Questa forma di prosopagnosia è meno grave delle due precedenti. Le persone con prosopagnosia parziale possono avere difficoltà nel riconoscere i volti solo in determinate situazioni o con persone meno familiari, ma possono essere in grado di identificare volti familiari o persone con cui interagiscono regolarmente. In ogni caso, è importante sottolineare che la prosopagnosia non è legata a problemi di vista o di memoria. Le persone affette da questa condizione possono avere una visione normale e non hanno problemi di memoria generale. La prosopagnosia è un disturbo specifico del riconoscimento dei volti, causato da anomalie nella regione del cervello deputata al riconoscimento facciale. Ecco alcuni modi per capire se si è affetto da prosopagnosia Autovalutazione: inizia con una valutazione personale della tua capacità di riconoscere i volti. Rifletti sui tuoi problemi o le difficoltà che hai avuto nel riconoscere le persone in varie situazioni. Osservazione delle tue esperienze: fai attenzione a come ti comporti in situazioni sociali o lavorative che coinvolgono il riconoscimento dei volti. Ad esempio, nota se hai problemi a identificare le persone con cui interagisci regolarmente. Domande a familiari o amici: chiedi a parenti o amici fidati se hanno notato comportamenti insoliti o difficoltà nella tua capacità di riconoscere i volti. Ricerca e confronto: Leggi informazioni su cosa sia la prosopagnosia e confronta le tue esperienze con i sintomi tipici della condizione. Tieni presente che solo un professionista della salute può diagnosticare ufficialmente la prosopagnosia. Consulto con uno specialista: se ritieni di avere la prosopagnosia o hai preoccupazioni riguardo al tuo riconoscimento dei volti, è fondamentale consultarti con uno specialista, come un neurologo o un neuropsicologo. Questi professionisti possono condurre esami e test specifici per valutare la tua capacità di riconoscimento facciale e giungere a una diagnosi accurata. Valutazione neuropsicologica: uno specialista può utilizzare test specifici per valutare la tua capacità di riconoscere volti e identificare altre possibili cause dei tuoi sintomi. LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More società Come capire se si è affetti da prosopagnosia? 16.07.23 società Realtà aumentata, realtà virtuale e metaverso: le differenze 13.07.23 libri Altro che Medioevo: il vero secolo buio è stato il Seicento americano 13.07.23 società Una donna alla guida? Che scandalo! 08.07.23 firstletter “Pio Piumotti vuole andare in vacanza”, il libro illustrato che spiega la disabilità ai bambini 06.07.23 QUIZ Quanto ne sai sulla grammatica italiana? Fai il quiz 06.07.23 società Le razze umane non esistono, ma in America sì 03.07.23 Nuove uscite La Grande Guerra nel nuovo romance di Liana Zimmardi 01.07.23

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