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Fermarsi o chiudere

Quello che avrebbe dovuto insegnarci il covid è il prendersela con calma. Concedere i giusti tempi a se stessi e al proprio lavoro; ritornare a pensare alle cose importanti come la famiglia, gli affetti e la salute. 
Quanti di noi hanno colto questa lezione?

Ci dispiace dirlo, ma sono stati in pochissimi ad averlo fatto. Noi non ne siamo stati capaci. Forse perché ci sentivamo gli occhi di molti addosso, ma in questi mesi non abbiamo fatto altro che mettere carne sul fuoco, e poi ancora e ancora e ancora. Perchè le piccole imprese, per restare a galla, devono tentare di sostenere i ritmi produttivi dei giganti editoriali: loro che pubblicano cinque, sei, sette uscite al mese e che nemmeno durante la pandemia hanno rallentato, cogliendo le esigenze di mercato di quanti – e sono stati in molti – erano costretti a restare a casa e tentando di offrire loro sempre nuove proposte culturali.

Il primo errore della nostra casa editrice è stato questo: tentare di tenere il passo dei giganti. Non siamo un grande gruppo editoriale, non siamo una società per azioni, le banche non ci conoscono nemmeno – figurarsi sostenerci durante questo duro periodo – e quindi non abbiamo il salvagente creditizio né il capitale umano di grandi case editrici, che possono velocemente regolare l’offerta in base alla domanda, anche in caso di picchi improvvisi di richieste di nuove uscite letterarie. 

Quegli stessi gruppi editoriali che, pur avendo il credito bancario dalla loro parte, pur avendo l’appoggio e ampie conoscenze in politica, impongono ai piccoli editori una distribuzione con scontistiche folli – che variano dal 35% a quasi il 50% – ma ma che, soprattutto, pretendono di vendere i nostri libri e di pagarceli dopo ben 180 giorni dall’effettiva vendita: ebbene sì, anche in periodo di pandemia il più grande grossista italiano ha continuato con la sua politica di pagare i piccoli editori distribuiti dopo sei mesi dalla vendita di ciascuna singola copia.

Assurdo, vero? E’ come se noi piccoli fossimo costretti a fare costantemente prestiti in denaro ai grandi gruppi editoriali, che investono quei soldi in azioni lasciando le piccole case editrici in costante crisi di liquidità. 

In una società giusta accadrebbe il contrario: in una società giusta, lo Stato costringerebbe le grandi aziende a concedere credito alle più piccole, e non il contrario.

Ricapitolando, in questi mesi ne abbiamo affrontate di tutti i colori: il covid ha portato ritardi mostruosi nella produzione e nella consegna delle merci (libri compresi, soprattutto quelli dei piccoli editori i quali stampano in tirature generalmente basse) ma questo non ha sensibilizzato nessun movimento politico nè culturale nell’idea di restituire un briciolio di contrattazione alle piccole realtà imprenditoriali italiane. 

Pur essendo la piccola imprenditoria quella che si è più impoverita durante questa pandemia, il potere di contrattazione continua a restare nelle mani dei pesci grossi, nell’indifferenza legislativa. Altro che libero mercato = più opportunità per tutti: lo chiamano così perché il più forte è ormai libero di vessare i piccoli. 

No, non è nostra intenzione piagnucolare, se a qualcuno stesse venendo questo dubbio: siamo dei lottatori, e usciremo anche da questa situazione. Ma è giusto dire le cose per come stanno in realtà, senza raccontare la favoletta che stia andando tutto bene. 

Tornando a noi

Persino quando metà del nostro ufficio è entrato in isolamento ci siamo imposti di continuare con i nostri folli ritmi, ma l’entrata in zona gialla di diverse regioni, il Natale e gli ulteriori disagi portati dalle mancate consegne hanno definitivamente stremato anche noi. 

 Una presa di coscienza

La verità è che non siamo giganti – siamo straordinariamente piccoli, e basta un medio ritardo da parte dei nostri fornitori per farci rischiare di chiudere definitivamente. Per noi una presentazione mancata è un duro colpo al bilancio di un’impresa, che si regge su gratuità dei servizi offerti agli scrittori, prezzi dei libri popolari e continua ricerca estetica per portare ai lettori un prodotto il migliore possibile. 

Si pensa che la pandemia abbia raggiunto il suo culmine nell’inverno 2020, ma in realtà non è altro che mera percezione, in quanto in questi ultimi mesi, nel settore editoriale, la crisi delle materie prime ha colpito con forza i piccoli editori, impedendogli di ricevere le merci in tempo per le festività natalizie, causando ritardi giganteschi e portando con sè danni economici ingenti a causa delle mancate consegne, presentazioni e vendite presso le librerie e i distributori. Come sempre accade durante le grandi crisi della storia, sono state le piccole realtà come la nostra a farne le spese.

La conseguenza della carenza di carta è stato prima di tutto l’aumento dei prezzi di stampa, che fino a poco tempo fa non abbiamo voluto addossare ai lettori (non lo ritenevamo giusto), ma anche di altri beni indispensabili come l’energia elettrica e la benzina, che a sua volta hanno inciso sul costo dei trasporti. 

I nostri distributori e grossisti non hanno potuto ricevere i nostri libri per tempo; l’entrata in zona gialla di alcune regioni strategiche per la fornitura di carta ha ulteriormente esasperato la situazione, impedendoci di fare il nostro lavoro. Le aziende più puntuali stimano un ritardo di almeno due mesi sulla fornitura delle merci, e in tutto questo ci siamo noi, che abbiamo coraggiosamente tentato di rimanere a galla… con scarsi risultati. La positività al covid di molti membri dello staff non è stata che la ciliegina sulla torta. 

Per questo motivo lo diciamo chiaro e tondo: abbiamo bisogno di fermarci per non soccombere. Non ha senso voler combattere contro la Storia, né saremo mai così arroganti da pretendere di addossare ai lettori e agli scrittori i problemi di questo periodo storico. 

Questo post, quindi, non è un addio ma un arrivederci: gennaio lo utilizzeremo per fare il punto della situazione, per promuovere le nostre uscite recenti (e non), per studiare un piano volto ad affrontare questo brutto periodo, nonché per organizzare le fiere in programma. 

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