L’ARTE DI VENDERE UN DIFETTO. DIALOGO COMICO DELL’ASSURDO.
L’ARTE DI VENDERE UN DIFETTO DIALOGO COMICO DELL’ASSURDO Uno degli esercizi proposti durante la Summer School Academy di Land, edizione 2026, consisteva nell’inventare un dialogo credibile e divertente tra un venditore e un cliente. Il compito era semplice solo in apparenza: il venditore doveva convincere il cliente ad acquistare un oggetto completamente assurdo (una banana usata, un ombrello bucato, un frigorifero per il Polo Nord… o qualsiasi altra idea dettata dalla fantasia) riuscendo a rendere la conversazione credibile e comica allo stesso tempo. Buona lettura! «Buongiorno, stavo cercando una…una di quelle che ha in vetrina. È la prima volta per me.» Il negoziante uscì da dietro il bancone e si sfregò le mani. «Entri, entri. Le mostro qualcosa che può fare al caso suo.» Più mi addentravo in quel luogo, più l’odore di sigaro si faceva denso, irritandomi le narici. «Da questa parte, venga! Dall’altra parte c’è il reparto signore.» Mi guidò lungo un corridoio dalle pareti scure, punteggiata di insegne al neon rosa fluo. Le seguii con gli occhi finché non andai a sbattere con il fianco contro l’angolo di un espositore. Il negoziante si sollevò in punta di piedi per prendere una scatola dal ripiano più alto. Soffiò sopra l’imballaggio, sollevando una polverina nell’aria. Mi venne da starnutire. Estrasse un sacchetto di plastica trasparente aperto. «Questo modello è arrivato ieri.» Prese una pompa e gonfiò quell’oggetto tutto accartocciato. Quando staccò il tubo dalla valvola sentii un sibilo. Allungai le dita fino a sentire un soffio d’aria sul palmo. «Ah, vedo che ha già notato la funzione» disse, sorridendo. «Veramente sembra…» «È bucata. Ma è in ottimo stato.» «Come in ottimo stato? Io pensavo che…» «Niente paura, le mostro come funziona.» Mi fece segno di avvicinarmi ancora di più. «Lei è fortunato. Questo modello è fuori produzione, e chi ce l’ha, se lo tiene ben stretto! La gonfia solo al momento dell’utilizzo e non occorre più sgonfiarla.» «Certo, lo vedo bene, è bucat…» «Non è tutto!» mi interruppe, alzando un dito. «La vera innovazione è che misura il tempo che impiega nelle prestazioni. Mettiamo che la bambola si sgonfi in un tempo fisso. Che so…in tre minuti.» Annuii con il mento appoggiato alla mano. «È il suo timer. Se lei finisce quando è ancora gonfia…beh, c’è margine di miglioramento sulla resistenza.» «Però se dovessi finire quando ormai è sgonfia…» «In quel caso, complimenti, lei è un vero maratoneta!» Allargò le braccia, facendomi l’occhiolino. «La bambola si è arresa prima di lei.» «Lo sa che non ci avevo pensato?» Sollevai un angolo della bocca. «Comunque, in passato le mie donne erano soddisfatte» dissi tamburellando le dita sul bancone. «Ha detto bene. In passato.» Si chinò verso di me, la voce ridotta a un filo. «Ma ora? Io le sto vendendo una personal trainer. Per di più, a un prezzo irripetibile.» «Quanto?» Tastai le tasche del gilet verde militare. Il negoziante estrasse un blocchetto dal taschino, ci scarabocchiò sopra una cifra, strappò il foglietto e lo appiccicò su quell’involucro stropicciato. «Considerando le alte prestazioni e le funzionalità aggiuntive che le ho appena illustrato…dai, gliela faccio allo stesso prezzo di quelle nuove esposte in vetrina!»
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