Glossario delle Nuove Tribù – Piccolo Dizionario delle Giovani Creature
Un tempo c’erano “amico”, “compare”, “socio” e, nelle migliori commedie italiane, “fratello”. Oggi c’è bro.
Abbreviazione dell’inglese brother (fratello), questa parola è diventata uno dei pilastri del linguaggio giovanile contemporaneo. E la cosa interessante è che spesso non indica affatto un vero fratello. Anzi.
“Bro” può essere l’amico del cuore, il compagno di classe, il collega di mille avventure o persino uno sconosciuto con cui si condivide un momento di solidarietà universale. È una parola elastica, capace di adattarsi a quasi ogni situazione.
«Grazie, bro.»
«Bro, ma che hai fatto?»
«Bro, ti prego, no.»
Tre frasi, tre significati diversi.
Il segreto del suo successo è la semplicità. “Bro” crea immediatamente complicità e informalità. È veloce, diretto e funziona perfettamente nei messaggi, nei meme e nelle conversazioni online.
Naturalmente esiste anche il lato ironico del fenomeno. Chiamare qualcuno “bro” può servire a prendere bonariamente in giro una situazione assurda o a commentare una scelta decisamente discutibile. In questi casi il termine va letto con la stessa attenzione con cui si interpreta un punto esclamativo di troppo.
In sintesi, se qualcuno vi chiama “bro”, non correte a cercare l’albero genealogico. Nella maggior parte dei casi significa semplicemente che siete entrati, almeno per un momento, nel suo ristretto circolo di fiducia.

