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La pirateria nell’epoca edoardiana

Se c’è una figura che in Peter Pan riesce quasi a rubare la scena al protagonista, quella è sicuramente Capitan Uncino. Elegante, colto, vanitoso e terrorizzato dal ticchettio di un orologio, il celebre pirata è diventato uno dei cattivi più amati della letteratura. Ma quanto c’era di reale nella pirateria all’epoca di Wendy Darling?

La risposta potrebbe sorprendere. Quando Peter Pan venne pubblicato, all’inizio del Novecento, i grandi pirati appartenevano già al passato da oltre un secolo. Eppure il loro mito era più vivo che mai.

Quando i pirati dominavano davvero i mari

 

L’età d’oro della pirateria si colloca tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento. Fu il periodo di personaggi diventati leggendari come Edward Teach, meglio conosciuto come Barbanera, o di capitani che terrorizzavano le rotte commerciali tra i Caraibi, l’America e l’Europa.

I veri pirati erano molto diversi da quelli raccontati nei romanzi. Non indossavano sempre cappelli piumati o giacche sontuose e raramente vivevano avventure romantiche. La loro vita era dura, violenta e spesso molto breve.

Entro la metà del Settecento le grandi potenze navali avevano ormai quasi eliminato il fenomeno. La presenza costante delle flotte militari rese sempre più difficile per i pirati agire indisturbati.

Nell’epoca di Wendy i pirati erano già personaggi da romanzo

Quando Wendy, John e Michael prendono il volo con Peter Pan, il Regno Unito si trova nell’età edoardiana, il periodo che prende il nome da Edward VII e che va dal 1901 al 1910.

In quegli anni la pirateria non rappresentava più una minaccia concreta per gli inglesi. Le persone la conoscevano soprattutto attraverso i libri, le illustrazioni e i racconti d’avventura.

Pochi decenni prima era stato pubblicato L’isola del tesoro, il romanzo che aveva contribuito a creare l’immagine del pirata che conosciamo ancora oggi: il tesoro nascosto, la mappa misteriosa, il pappagallo sulla spalla e le avventure nelle isole tropicali.

Quando Barrie inventò Capitan Uncino, stava quindi attingendo a un immaginario già familiare ai suoi lettori.

Capitan Uncino è il pirata che rappresenta il mondo degli adulti

La cosa più interessante è che in Peter Pan i pirati non sono soltanto nemici da sconfiggere. Simboleggiano qualcosa di più.

Peter e i Bambini Sperduti rappresentano la libertà dell’infanzia. Capitan Uncino, invece, incarna il mondo adulto, con le sue regole, le sue paure e soprattutto la sua ossessione per il tempo.

Non è un caso che il suo più grande terrore sia il coccodrillo che ha ingoiato un orologio. Quel ticchettio costante gli ricorda che il tempo passa e che nessuno può fermarlo.

Così, mentre la vera pirateria era ormai scomparsa dai mari, Barrie la trasformò in una straordinaria metafora narrativa. Nell’epoca edoardiana i pirati non assaltavano più le navi mercantili, ma continuavano a vivere nell’immaginazione dei bambini.

E forse è proprio per questo che Capitan Uncino è sopravvissuto fino ai nostri giorni. Non perché ricordi un autentico corsaro dei Caraibi, ma perché rappresenta una paura che tutti condividiamo: quella di vedere il tempo scorrere senza riuscire a fermarlo.

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