No, l’istinto materno non esiste

Sono anni che i gruppi femministi di tutto il mondo si battono per questa semplice, scontata verità: l’istinto materno non esiste. O meglio, è qualcosa di socialmente appreso, ma non è legato a nessuna funzione biologica insita nel DNA delle donne.

Diventarne consapevoli, per una società consumistica come la nostra, può essere tremendamente doloroso, anche a causa di pressioni politiche che osteggiano quest’idea, accecate come sono dal binomio maternità = crescita del PIL.

Eppure, prendere atto del fatto che l’istinto materno sia una chimera potrebbe rendere più semplice il vissuto di molte madri, costantemente oppresse dall’ideale irraggiungibile della madre perfetta, obbligatoriamente soddisfatta del suo ruolo di accudimento, che non fa mai una piega di fronte alle difficoltà che la società individualista le pone di fronte.

Il concetto di istinto materno è ammantato di una profonda mitologia culturale che vuole le madri intrinsecamente, magicamente e antropologicamente legate ai loro figli… per carità, la maggior parte delle volte è così, ma che succede quando una madre non è, per vari motivi, felice di essere tale?

Succede che la società la osteggia al punto da farla sentire una completa outsider, e peggio ancora la abbandona, facendole sentire tutto il peso della sua inadeguatezza, persa in un limbo che la vuole costretta a ricoprire un ruolo che non desidera, alle prese con sensi di colpa e, peggio ancora, con un sentimento di frustrazione che non di rado diventa un grande motivo di sofferenza anche per i figli.

D’altro canto, di padri che rifiutano il loro ruolo genitoriale è pieno il mondo, eppure la società, con loro, è molto indulgente, perché è alla madre che viene riconosciuto – anche quando non se lo merita – il ruolo di caregiver migliore, deputata biologicamente a prendersi cura della prole.

Eppure quante volte, nella nostra vita, abbiamo sentito di figli costantemente in conflitto con la propria figura materna, alla quale non riconoscono il ruolo di caregiver, vuoi perché davvero per loro non lo è stata, vuoi perché la società ha insegnato ai bambini in primis e agli adulti poi ad avere aspettative altissime sull’esperienza della maternità?

E allora le madri imperfette diventano dei mostri da condannare; le madri assenti sono ree di aver trascurato il ruolo più importante della loro vita, e quelle violente – violente, sì – diventano delle figure mitologiche alla stregua dei fantasmi.

Una madre violenta genera incredulità, né più né meno della terrificante storiella di un orco che sbuca da dietro un albero: spaventosa, per carità, ma pur sempre una storiella rimane. E la cosa peggiore è che molti bambini non vengono creduti, nemmeno a distanza di anni, nemmeno quando crescono e sono in grado di padroneggiare i loro ricordi.

Perché una madre non può, semplicemente, essere un orco: l’istinto materno glielo impedisce.

Vero?

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