Di Cristina Ferri
John Keats (1795-1821) è considerato uno dei maggiori letterati del Romanticismo. Tra le sue opere principali si annoverano l’Hyperion, La Belle dame sans merci e numerose odi.
Oggi voglio parlarvi delle meravigliose lettere indirizzate a Fanny Brown, che sugellano una breve ma intensa storia d’amore.
Le lettere d’amore fanno pensare sempre a un passato romantico. Oggi, nell’era digitale, basta un click per avvisare una persona, e con tutta questa tecnologia si è, in parte, perso quel romanticismo proprio dell’animo umano. Oggi voglio curiosare insieme a voi nel passato del poeta John Keats, frugare nelle sue lettere e nei suoi pensieri nascosti.
Le lettere a Fanny Brown restano una meravigliosa testimonianza d’amore. Di questa relazione segreta, conosciamo solo il punto di vista di Keats, in quanto, le risposte di Fanny Brawne vennero bruciate su richiesta del poeta.
Impossibile non avere gli occhi a cuoricino e lo stomaco in subbuglio per queste delicate e attente parole scritte da un uomo innamorato. Le intenzioni del poeta erano serie, l’uomo le aveva regalato persino un anello. Ma questo sentimento era vietato, e i due amanti si scrivevano di nascosto.

Dal testo: Dalla sublime solitudine, leggiamo:
Giovedì, 1° luglio 1819:
“Non so quanto sarebbe agile il mio spirito, quale piacere troverei a dimorare qui, respirare, vagare libero come un cervo per questa magnifica costa, se tanto non pesasse su di me il vostro ricordo…”
E ancora
“Quasi vorrei che noi fossimo farfalle e vivessimo tre soli giorni d’estate – tre simili giorni con voi saprei colmarli con più delizia che non racchiudano cinquanta dei soliti anni…”
L’8 luglio:
“Anche quando non vi penso, ricevo il vostro influsso, e una più tenera natura mi soverchia all’improvviso. Tutti i miei pensieri, tutti i miei giorni e le mie notti infelicissime, trovo che non mi hanno per nulla guarito del mio amore per la Bellezza, bensì l’hanno reso così intenso che io sono ora un meschino a non avervi accanto: o piuttosto, respiro in quell’opaca rassegnazione che non può essere chiamata Vita.”
Febbraio, 1820:
“Mio soave amore, aspetterò pazientemente sino a domani prima di vedervi e, frattanto, se pure ve n’è bisogno, vi assicuro in nome della vostra Bellezza che ogni qualvolta ho toccato un certo argomento poco piacevole, l’ho sempre fatto per la preoccupazione del vostro benessere. Quanto sarei rimasto ferito se voi aveste mai aderito a ciò che tuttavia è molto giusto!”
Marzo 1820:
“Soavissima Fanny,
dunque talora temete che io non vi ami quanto vorreste? Mia diletta Fanciulla, io vi amo sempre e poi sempre senza restrizioni. Più vi ho conosciuta e più vi ho amata.”
Nelle lettere troviamo anche segni della malattia del giovane poeta, la tubercolosi, che lo accompagnerà alla morte. Le lettere sono state conservate da Fanny Brawne e restano una meravigliosa testimonianza d’amore.
Lettere da leggere di nascosto, in punta di piedi, senza disturbare nei cuori dei giovani amanti.

