Oggi lo chiamiamo age gap romance e sappiamo perfettamente che cosa aspettarci quando questa definizione compare nella presentazione di un romanzo: due protagonisti separati da una differenza d’età significativa, spesso appartenenti a momenti molto diversi della propria vita, la cui relazione sentimentale deve confrontarsi non soltanto con l’attrazione reciproca, ma anche con tutto ciò che quella distanza anagrafica comporta in termini di esperienza, aspettative, posizione sociale e giudizio esterno. È diventato uno dei trope più riconoscibili del romance contemporaneo (e uno dei più discussi); eppure, per rintracciarne le origini, bisogna tornare molto più indietro rispetto a BookTok, alla narrativa rosa del Novecento e persino alla nascita del romance così come oggi lo intendiamo. La letteratura, infatti, raccontava relazioni caratterizzate da importanti differenze d’età molto prima che qualcuno pensasse di attribuire loro un’etichetta specifica; la vera differenza rispetto al presente consiste nel fatto che, per secoli, quella distanza non rappresentava necessariamente l’elemento eccezionale della relazione. Poteva essere significativa, poteva suscitare commenti e perplessità negli altri personaggi, poteva contribuire a determinare gli equilibri della coppia; molto più raramente, però, costituiva da sola il centro del conflitto romantico. Per comprendere come siamo arrivati all’age gap romance contemporaneo bisogna quindi partire da una considerazione apparentemente semplice: prima che esistesse il trope, esistevano già le condizioni sociali che avrebbero permesso alla letteratura di raccontarlo. Prima dell’age gap romance c’era il matrimonio Scopri Guardare alle relazioni sentimentali del Settecento e dell’Ottocento utilizzando esclusivamente categorie contemporanee rischia di produrre una rappresentazione piuttosto distorta del passato. Il matrimonio, soprattutto nelle classi medie e alte, non era soltanto il coronamento di una relazione amorosa; costituiva anche un accordo economico, familiare e sociale, attraverso il quale si amministravano patrimoni, proprietà, eredità, alleanze e possibilità di avanzamento. Questo non significa, come una certa rappresentazione popolare dell’Ottocento potrebbe far pensare, che fosse normale vedere continuamente uomini anziani sposare adolescenti; le pratiche matrimoniali europee erano molto più complesse e variavano enormemente in base al periodo, alla classe sociale e al luogo. Significa piuttosto che uomini e donne non arrivavano necessariamente al matrimonio nelle stesse condizioni economiche e sociali: un uomo appartenente a determinate classi poteva essere incoraggiato ad aspettare di avere una professione, una rendita o una posizione sufficientemente stabile prima di formare una famiglia; una giovane donna poteva invece entrare nel mercato matrimoniale molto prima. La differenza d’età diventava così una delle numerose possibili asimmetrie presenti all’interno di una coppia; accanto agli anni potevano esserci differenze di patrimonio, istruzione, esperienza, libertà personale e capacità di movimento all’interno della società. Ed è proprio questo intreccio a essere fondamentale per comprendere perché l’age gap abbia avuto una fortuna narrativa tanto duratura: l’età, da sola, racconta relativamente poco; ciò che interessa alla letteratura è tutto quello che può rappresentare. L’uomo più adulto può avere già una posizione sociale consolidata, una casa, un patrimonio, una reputazione e un passato sentimentale; la giovane protagonista, al contrario, può trovarsi ancora nel momento in cui deve conquistare la propria autonomia e decidere quale posto occupare nel mondo. La distanza anagrafica diventa quindi anche distanza di esperienza; ed è esattamente in questo spazio che il romanzo trova il conflitto. Quando l’age gap esisteva già, ma nessuno lo chiamava così Uno dei testi ai quali bisogna inevitabilmente guardare quando si ricostruisce la genealogia della narrativa sentimentale moderna è Pamela, or Virtue Rewarded di Samuel Richardson, pubblicato nel 1740; la storia della giovane Pamela Andrews e del suo padrone, Mr B., contiene infatti molti degli elementi che torneranno, profondamente trasformati, nella narrativa romantica dei secoli successivi. In questo caso, tuttavia, ciò che separa i due personaggi è molto più significativo della semplice età; tra Pamela e Mr B. esiste soprattutto una distanza sociale ed economica enorme, perché lui appartiene alla classe dei proprietari mentre lei è una domestica alle sue dipendenze. La relazione mette quindi immediatamente in gioco un elemento destinato a diventare centrale anche nel moderno dibattito sull’age gap: la distribuzione del potere all’interno della coppia. È un passaggio importante perché permette di evitare una lettura troppo semplice del trope. La differenza di dieci, quindici o vent’anni non crea automaticamente una storia; diventa narrativamente interessante quando modifica il rapporto tra i personaggi, quando significa che uno dei due conosce un mondo nel quale l’altro sta appena entrando oppure quando si accompagna a una diversa posizione economica, professionale o familiare. Quella struttura esisteva già nel romanzo settecentesco; mancava semplicemente il nostro vocabolario per descriverla. Jane Austen aveva già scritto un age gap romance? Se prendessimo alcuni romanzi di Jane Austen e li pubblicassimo oggi, accompagnandoli con quelle liste di trope che ormai fanno parte della comunicazione editoriale del romance, almeno uno potrebbe ricevere senza troppe difficoltà l’etichetta age gap: Emma. Emma Woodhouse ha quasi ventun anni; George Knightley ha sedici anni più di lei, un dato che Austen rende perfettamente esplicito all’interno del romanzo. Il particolare diventa ancora più interessante considerando la natura della loro relazione: Knightley conosce Emma da quando era bambina, possiede un’esperienza del mondo molto maggiore della sua e, per buona parte della storia, occupa nei suoi confronti una posizione quasi pedagogica; la contraddice, la rimprovera, individua con lucidità alcuni dei suoi difetti e rappresenta una delle pochissime persone dalle quali Emma accetta davvero di essere messa in discussione. Letto attraverso una sensibilità contemporanea, questo rapporto può risultare molto più complesso di quanto appaia a una lettura puramente romantica; letto nel contesto austeniano, però, mostra soprattutto quanto la differenza d’età potesse essere utilizzata per costruire due personaggi che si trovano in momenti differenti della propria maturazione personale. Austen torna su un meccanismo simile anche in Ragione e sentimento, dove il colonnello Brandon ha circa trentacinque anni mentre Marianne Dashwood è ancora molto giovane. In questo caso l’età non è affatto invisibile; al contrario, contribuisce inizialmente al disinteresse di Marianne, che guarda Brandon attraverso la lente esasperata della propria giovinezza e considera i suoi trentacinque anni quasi una dichiarazione di definitiva appartenenza alla vecchiaia. Il passaggio è ironico (come spesso accade in Austen), ma è anche rivelatore: la differenza