storia

La leggenda a cui Torino deve il suo nome

Torino è una città decisamente magica, e anche la leggenda che diede origine al suo nome lo è.  Ma perché proprio Torino? Leggi l’estratto di Follow The stars, il nuovo historical romance ambientato a Torino di Tatiane Paiva, per scoprirlo La leggenda narra che nell’antichità un drago minacciò le mura di Torino. Stanchi di vivere nel terrore, gli abitanti decisero di scatenargli contro un’altra bestia di eguale forza, che avrebbe avuto il compito di sconfiggerlo. Il prescelto era un toro e, per renderlo ancora più forte, i cittadini fecero sì che si ubriacasse con del vino rosso. Con tutta la forza che possedeva, il toro riuscì a colpire fatalmente il drago attraverso l’uso del suo corno, poco prima di morire anche lui.In segno di gratitudine verso quell’incredibile eroe, l’immagine del coraggioso animale compare ancora oggi nello stemma della città, e dal salvatore derivava anche il nome di Torino, simbolo di forza, tenacia, coraggio e libertà. E tu, sapevi perché Torino si chiama così? Faccelo sapere nei commenti e non dimenticare di condividere l’articolo se ti è piaciuto.  Precedente Successivo Sarà un MM il nuovo romance di Sonja G.Rosenkov Torino, 21 Gennaio 2023 Comunicato stampa Sarà un MM il nuovo romance di Sonja G.Rosenkov, Read More Nuova collaborazione Land Editore con Viagrande Studios Land editore è felice di annunciare che il legame tra Torino e la Sicilia sta Read More Brescia Irlanda sola andata: presentazione di Barbara Bonzi Un nuovo arrivo made in Land Editore sarà in libreria nei prossimi mesi. Stiamo parlando Read More

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Lo chaperon in epoca vittoriana

Dal vocabolario Treccani: ‹šaprõ′› s. m., fr. [uso fig. di chaperon «cappuccio», dim. di chape «cappa»]. – 1. Donna, per lo più anziana, che un tempo accompagnava una giovane nubile di buona famiglia ai ricevimenti, nei viaggi e sim., per salvaguardarne la rispettabilità. 2. estens. Chi introduce qualcuno in un ambiente nuovo, spec. mondano: fare da chaperon. Treccani Vocabolario Perché, tra tutti gli argomenti e i personaggi interessanti legati all’Epoca Vittoriana, proprio la Chaperon? Da quando leggo romanzi o assaporo film storici, se compare questa figura all’apparenza marginale, sobbalzo per un attimo, immaginando di essere chiamata dalla mia Signora, per una passeggiata di coppia. La penso relegata in un angolo, silenziosa ad osservare ogni movimento, ogni sussurro. Oltre alla tensione e all’emozione della dama in questione, mi chiedo cosa prova la Chaperon e… se accadesse oggi, ho la netta sensazione che sarei imbarazzata oltre ogni misura. Forse mi manterrei a distanza, fingendo di guardare altrove, completamente paonazza in volto per paura di udire qualche sconceria da dover riportare ad una madre curiosa. Mi sentirei d’intralcio, eccome. In Epoca Vittoriana non era così. Lo/la Chaperon stessa, pur sentendosi in qualche modo d’ostacolo, considerava il suo ruolo normale, anzi indispensabile per salvaguardare la rispettabilità di una ragazza di buona famiglia. Quasi sicuramente amava spettegolare con la servitù o le proprie amicizie, di quanto accadeva durante le uscite, ritenendosi onorata di coprire un incarico tanto ragguardevole. La Chaperon non apparteneva solo alla servitù ma poteva essere anziana, una zia zitella, o una sorella minore. Il termine, importato dalla Francia, deriva dalla Falconeria, o meglio, da un cappuccio in cuoio con cui veniva interamente coperta la testa di un uccello rapace, ad eccezione del rostro, al fine di ammansirlo privandolo di stimoli visivi. L’imposizione e il decoro dettato dall’essere accompagnati da questa figura, limitava il rischio legato al sesso prima del matrimonio, o mirava a evitare situazioni ed incontri pericolosi per l’incolumità di una vergine altolocata di qualsiasi età. In un secondo momento, diventò ancor più indispensabile perché permetteva la sicurezza della dama in viaggio, nei ricevimenti o durante un incontro. Anche gli uomini non ne erano esentati durante il corteggiamento. Le regole erano molto rigide. Ad esempio, un uomo e una donna potevano solo toccarsi la mano, non oltre. Una signorina perbene non si doveva voltare a guardare i giovanotti e così via. La reputazione prima di tutto! Nell’epoca attuale il termine Chaperon viene utilizzato anche in senso scherzoso: è l’accompagnatore che impedisce qualsiasi azione sventata e prematura o chi introduce qualcuno in un contesto a lui insolito. Per darvi una chicca, “Le modelle Dolce & Gabbana percorrono la grande scalinata circondate da due ali di chaperon, pronti a tendere la mano per sorreggerle durante la discesa”. Con questa piccola curiosità, vi saluto e… alla prossima! Precedente Successivo

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Vi porto nelle sale da Tè vittoriane

Di Francesca Costenaro Ammetto di avere una passione: l’Epoca Vittoriana. Durante la stesura del libro ‘La ragazza dell’altalena’, ambientato ai giorni nostri con un’immersione toccante verso la fine della seconda guerra mondiale, ho deciso di inserire nei primi capitoli un assaggio di quest’epoca, grazie a un ballo in maschera che farà conoscere i protagonisti Laura e Sebastian e i loro segreti. Il biglietto d’invito, per altro lasciato decantare in cantina per quasi un mese con l’idea che ‘prendesse odore di antichità’, chiede agli invitati di vestirsi da dame e cavalieri del 1840. Così, documentandomi sugli abiti indossati durante i fastosi balli, ho avuto il piacere di scoprire un altro interessante argomento che vorrei approfondire ora: le donne e le sale da tè in Epoca Vittoriana. Curioso, no? Noi che oggi andiamo spesso a cena fuori, a fare colazione in caffetteria, a bere l’aperitivo la sera (in alcune occasioni alzando un po’ il gomito e lo dico orgogliosa, nel modo più naturale possibile), ci chiediamo mai com’era la questione nel milleottocento, a Londra, nel cuore del progresso e del colonialismo inglese mondiale? La donna che diede inizio all’usanza del tè del pomeriggio Anna Russel, Duchessa di Belford, vissuta fra fine settecento e metà ottocento, non può lontanamente immaginare di quale importante rito nazionale sia divenuta l’artefice. Era la dama di compagnia della regina Vittoria e tra pranzo e cena lamentava spesso di sentirsi strana, soprattutto tra le quattro e le cinque. Così iniziò a farsi portare di nascosto delle fette di pane imburrate e una tazza di tè nella propria camera. A seguire, prese l’abitudine di invitare nel castello di Belvoir alcuni amici per condividere il rito e successivamente a Londra. La Regina Vittoria apprezzò talmente tanto che lanciò una vera moda del tè del pomeriggio dove tutto veniva curato nei minimi dettagli, anche una torta composta in suo onore: la Victoria sponge di pan di spagna, panna e fragole. Come potete immaginare, nacquero le sale da tè. Nel campo della ristorazione c’erano luoghi per tutte le tasche e per tutti i gusti. Ma i ristoranti, le locande, le caffetterie erano assiduamente  frequentati da … uomini! Le donne potevano accedervi solo accompagnate da mariti, o fidanzati, ma mai da sole. I ristoranti erano un po’ come i club, adatti a una clientela maschile. La donna infatti veniva considerata come ‘l’angelo del focolare’, adatta per badare alla casa, rintanata tra le mura domestiche proprie o di altre dame, oppure prodiga per opere di beneficienza in istituti caritatevoli. Le uniche donne presenti in pub, locande e ristoranti, non accompagnate, erano le prostitute.   Le sale da tè: com’erano fatte? Con la nascita delle sale da tè e pasticcerie, si apre uno spiraglio: le donne possono incontrarsi senza dare scandalo, naturalmente durante le ore diurne. E cosa potevano bere, o degustare? Immaginate tazze di porcellana decorate di fiori blu, azzurri, rossi, posate di  argenteria, cristalli e alzatine ricoperte di sfiziosità come bocconcini al salmone o tartine. I tipi di tè, importati dallo Sri Lanka, erano low tea o high tea, gradevoli da dopo pranzo fino a circa le 18:00. Annusate il profumo di scones appena sfornati, sandwich, pane con marmellate di diversi gusti e burro o panna densa e corposa, la famosa clotted cream, ma anche pollo, uova, insalate di frutta e di verdura. Da bere potevano deliziarsi, oltre che con il tè, con caffè, cioccolata o limonata. In rarissimi casi e posti si poteva degustare un bicchiere di vino bianco in bollicine. La tappezzeria era comoda, con affreschi, poltrone soffici o sedie colorate. Le sale illuminate da grandi lampadari a candele, poi a olio e infine a gas. Le donne si riunivano e chiacchieravano con garbo, per lo più di questioni futili o pettegolezzi, rigorosamente rispettose del galateo. Sarà verso la fine dell’ottocento, nel 1880, che la questione comincerà a cambiare e si potranno vedere le prime donne al ristorante da sole, addirittura fumare dietro qualche paravento. Ma questo è un altro racconto.   Un piccolo grande passo per l’emancipazione delle donne Questa, signori miei, è la descrizione di un piccolo passo importante nella storia dell’emancipazione femminile, che ci aiuta ad immaginare di essere una dama dell’epoca, che ha appena scoperto di poter uscire da sola in una sala da tè e fremere di desiderio, in un’emozione unica, per un assaggio di quella fantastica libertà di cui godiamo oggi, in occidente. I nostri romanzi storici Altri articoli admin Febbraio 15, 2022 Le affascinanti origini del Munaciello Traducendo la parola Munaciello (o Monaciello) dal napoletano, potremmo ottenere admin Febbraio 24, 2022 Quattro posti da visitare nella magica Agrigento A volte nulla come un piccolo viaggio può aiutarci a admin Febbraio 25, 2022 Il canto delle spighe di grano di Francesca Redolfi: leggi la sinossi No, non siamo ancora pronti per svelarvi la data di

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Nacque a Torino la prima collana di libri economici d’Italia

Spesso, i lettori si lamentano del prezzo troppo alto dei libri…  la verità, però, è che rispetto al passato i libri, al giorno d’oggi, restano uno dei beni di consumo più economici in circolazione. Ci hai mai riflettuto su? Leggere un libro costa meno di andare a cena fuori, di una serata al cinema – se si conta l’acquisto di popcorn e bibite gassate – e di un biglietto per un parco divertimenti. Nei secoli passati, però, la lettura non era affatto un’attività alla portata di tutti, non solo perché, prima dell’invenzione della stampa, i libri rappresentavano costosi prodotti manifatturieri, ma anche perché fino all’Ottocento inoltrato pochissime persone sapevano leggere. L’idea di creare una collana di libri economici viene da un torinese Sapevi che fu proprio un torinese, il tipografo e libraio Giuseppe Pomba, a inaugurare nel 1832 la prima collana di libri economici d’Italia?  Si chiamava Biblioteca popolare, era composta da classici italiani e latini e si distingueva per la scelta di immettere nel mercato libri molto semplici, senza illustrazioni e dalle dimensioni di un tascabile.  Libri scarni, li definisce Wikipedia, ma che ebbero un ruolo rivoluzionario nel coinvolgere quasi 10.000 lettori in questa iniziativa di popolarizzazione della lettura. Un’idea davvero unica, che nessun editore italiano prima di Pomba aveva avuto…  fatto che conferma la centralità  storica di Torino nel panorama editoriale italiano.  L’idea di Pomba di allargare il mercato editoriale, modernizzandolo e rendendolo a portata di tutti, fu non solo geniale ma anche di grande successo, visto che alcuni titoli arrivarono a essere stampati in esemplari di 12.000 copie. Giuseppe Pomba e l’UTET Pochi anni dopo Pomba non solo ebbe l’idea di unire tutti gli editori in un’associazione corporativista (Associazione Librai Italiani), ma fondò la casa editrice storica UTET, ancora oggi il punto di riferimento per la saggistica universitaria e non. Pomba, inoltre, diventò il primo presidente dell’Associazione librai italiani,  ed ebbe il merito non indifferente di aver importato dall’Inghilterra e dall’America moltissime macchine tipografiche all’avanguardia, che diedero una grande spinta al mondo dell’editoria della penisola. Libertà di stampa = libera circolazione delle idee L’iniziativa imprenditoriale di Pomba fu avvantaggiata dal fatto che Napoleone, in quegli anni, instaurò in Italia la libertà di stampa, caratteristica che permase a Torino anche dopo la Restaurazione e che è evidentemente indice di quanto la libertà di espressione possa essere foriera di grande crescita economica, culturale e sociale. I nostri romanzi storici Altri articoli admin Febbraio 15, 2022 Le affascinanti origini del Munaciello Traducendo la parola Munaciello (o Monaciello) dal napoletano, potremmo ottenere admin Febbraio 24, 2022 Quattro posti da visitare nella magica Agrigento A volte nulla come un piccolo viaggio può aiutarci a admin Febbraio 25, 2022 Il canto delle spighe di grano di Francesca Redolfi: leggi la sinossi No, non siamo ancora pronti per svelarvi la data di

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