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L’incontro con Carlo

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Diana conobbe Carlo all’età di sedici anni, durante una battuta di caccia. Lui aveva ventinove anni, e la sua famiglia pretendeva che lui si sposasse. La proposta di matrimonio Quando Carlo le fece la proposta di matrimonio, non le sembrava vero. Presa da mille emozioni, accettò di diventare sua moglie, ignara di quel che sarebbe accaduto di lì in poi. L’errore di Diana fu pensare che Carlo fosse realmente innamorato di lei. Lei stessa, negli anni successivi, parlerà piuttosto di una infatuazione di lui, un trasporto che nulla aveva a che vedere con l’amore. L’indifferenza di Carlo I giorni seguenti alla proposta di matrimonio si rivelarono un tormento per Diana. Si trovava in Australia per una vacanza di dieci giorni, ma si struggeva per l’indifferenza di Carlo. L’indifferenza di Carlo si unì ben presto all’insolenza della stampa. A Londra, Diana si trasferì a Buckingham Palace per studiare il protocollo reale, che stabiliva come dovesse parlare, salutare e comportarsi con la servitù. Sembrava tutto maledettamente così difficile. Camilla Camilla era un argomento di discussione frequente nella coppia. Spesso Diana origliava di nascosto le telefonate di suo marito e gli sentiva pronunciare frasi che le facevano intendere che Camilla fosse più di una semplice amica per lui. Ciò nonostante, non era in grado di reagire. Non solo telefonate dolci, ma anche doni. Uno fra questi: un braccialetto d’oro a catenella, sottile, con un disco di smalto blu su cui erano incise le loro lettere G e F intrecciate: Gladys e Fred, i loro soprannomi. Mancavano due settimane al matrimonio. Highgrove Highgrove rappresentava l’ennesima dimostrazione di quanto Carlo fosse preso da Camilla. L’uomo affermava infatti di voler restare nelle vicinanze del ducato, ma la verità era che desiderava stare vicino alla sua amante. Non si poteva più tornare indietro. Scopri di più: LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More società No, Elena nera non è un problema: quando a teatro gli uomini interpretavano le donne e nessuno gridava allo scandalo 01.08.26 firstletter BUON COMPLEANNO BEATRIX POTTER! 28.07.26 dark tourism Craco, il paese fantasma della Basilicata: storia, misteri e leggende del borgo abbandonato più inquietante d’Italia 27.07.26 storia Tra giungla e monsoni: viaggio nell’India coloniale che ha conquistato gli esploratori europei 27.07.26 Eventi Fabrizio Olivero vince il Festival Nazionale dello Scrittore 2026: a settembre in uscita con Land Editore Il caso del fante di picche 26.07.26 libri Un viaggio dentro ai trope di “OTTO VOLTE SÌ” 24.07.26 storia Tre castelli italiani avvolti dal mistero: tra storia documentata e leggende secolari 23.07.26 Eventi Annamaria Zizza presenta L’estate della dolciera: a dialogare con l’autrice sarà Ingrid Sciuto di Land Editore 22.07.26

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FIGLI DI DUE PAESI

Mi sono chiesta cosa si provi a sapere di essere adottati. Non solo per quanto riguarda il fatto di essere biologicamente figli di una coppia e essere “di cuore” figli di un’altra. Ma anche, per le adozioni internazionali, cosa significhi essere figli di due paesi, quello in cui sei nata e quello in cui cresci. Quanto rimane in un bambino della sua cultura di nascita? E quanto invece diventa importante o predominante la cultura di adozione? Funziona allo stesso modo per i bambini figli di genitori provenienti da due paesi diversi o no? Ho provato a cercare una risposta generale, tenendo ben presente che ogni esperienza personale è diversa. La doppia appartenenza culturale, l’essere “figli di due paesi”, è una sfida complessa. Conservare la memoria del paese di origine può essere una scelta o una necessità, anche in base all’età del minore quando viene adottato. Inserirsi nella cultura adottante è però necessario per l’integrazione sociale, per sviluppare un nuovo senso di appartenenza. Ma si sviluppano traumi? Forse. Conoscere entrambe le culture è necessario? Di nuovo, forse. Tutti i minori adottati sviluppano poi, anche solo una volta divenuti adulti, la volontà o la necessità di riavvicinarsi alla cultura di origine? No, non sempre. Ho chiesto il parere di Rupa Muolo, la donna che ha ispirato il libro per ragazzi “Pragasi”, di Felice Muolo. «Tu sei italiana. Ma ti senti ANCHE italiana? O ti senti ANCHE indiana? Perché? E crescendo come è stato il rapporto con il tuo paese di origine?» «Mi considero più figlia del mondo, come mi hanno sempre insegnato i miei genitori, figlia amata, dalle radici italiane, anzi pugliesi, ma anche l’indiana con il puntino, puntino inteso per il bindi, decorazione tipicamente asiatica.Sono un mix delle due identità, certamente la parte italiana è quella che mi ha resa figlia delle possibilità, quella indiana è scolpita sulla pelle, nel nome, il cui significato è il motore del mio vivere».

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ADOTTARE, COME SI FA?

Se si sceglie di adottare, a cosa si va incontro? In Italia, ad anni di burocrazia, accompagnamento e attesa! Facciamo una rapida ma non esaustiva panoramica. In Italia l’adozione è prima di tutto un percorso giuridico e sociale, intrapreso da una coppia etero sposata da almeno 3 anni o che abbia convissuto almeno 3 anni prima del matrimonio. Viene gestito dal Tribunale per i Minorenni e può essere nazionale (per minori dichiarati adottabili in Italia) o internazionale (per minori stranieri e residenti all’estero). I coniugi devono avere almeno 18 anni e non avere più di 45 anni di differenza con il minore adottando (la differenza viene calcolata dall’età del coniuge più giovane). Tutto inizia quando la coppia presenta la Dichiarazione di Disponibilità presso il Tribunale per i Minorenni. Il giudice incarica poi i Servizi Sociali per tutte le verifiche del caso (capacità genitoriali, stabilità affettiva e economica, motivazioni, ecc). Se la coppia viene considerata idonea, sulla base della relazione dei Servizi Sociali, il Tribunale emette una Dichiarazione di Idoneità. E qui inizia l’attesa, perché non funziona come nei film vintage, in cui la coppia si reca nell’Orfanotrofio e “sceglie” un bambino. Eh no(per fortuna, non siamo mica al supermercato!). Se idonea, la coppia viene chiamata in caso di abbinamento con un minore. Inizia poi io periodo di affidamento preadottivo (almeno un anno) prima che l’adozione diventi effettiva. Sul sito del Ministero della Giustizia (e spesso anche nei siti dei vari Tribunali) ci sono maggiori informazioni: https://www.giustizia.it/giustizia/page/it/come_fare_per_diritti_relativi_a_cittadini_e_famiglia Abbiamo chiesto a Rupa Muolo, la trentaseienne la cui storia ha ispirato il libro per ragazzi “Pragasi”, di Felice Muolo (edito da First Letter editrice) di raccontarci cosa ricorda di quel primo periodo dell’adozione. «Quando sei stata adottata quanti anni avevi? Cosa ti avevano spiegato del processo di adozione? Quando hai saputo che saresti stata adottata e da chi?» «Adottata all’età di 6 anni e mezzo. Da prassi, l’Ente autorizzato, che accompagna e prepara le coppie che iniziano l’iter di Adozione Internazionale, preparano sia la coppia che il minore selezionato e abbinato alla famiglia dopo un percorso lungo, fatto di colloqui, burocrazia e tempi morti di attesa. Sia le famiglie che il minore vengono seguiti, informati passo passo del cammino del percorso adottivo. Al momento dell’abbinamento, sia la coppia che il minore prendono visione di foto l’uno dell’altra. Nel mio caso, io ero stata accompagnata da un nonno all’età di 4 anni presso un istituto, con la promessa di essere data in adozione. L’istituto era coordinato e gestito da Suore. Quindi tutte le informazioni preliminari mi sono state date dalla Suora Madre. Successivamente seguita dai referenti in loco dell’Ente in continua collabo Rupa ci ha inviato anche un suo pensiero, che vogliamo condividere con tutti voi: Tu sei adozione. Troppo banale amico. Io sono adozione e tormento. Perdono e rabbia. Nascita e rinascita. Libertà e appartenenza. Radici e rotte da inseguire. Sono amore e odio. Sono ragù e tandoori. Sono foglia secca e germoglio. Sono erbivora e mediterranea. Sono soldo di cacio e dahl indiano. Sono figlia di e dall’identità della fenice, nata per nascere, morire e risorgere. Sono chi non so di essere. Sono chi non avrei immaginato di essere. Sono chi ha scelto di essere questo niente che sono.

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Retelling e curiosità

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui NARCOLEPSY è il titolo scelto per il retelling de “La bella addormentata”, del resto come altro avrei potuto giustificare la questione sonno in cui Aurora cade a causa di un incantesimo? Nessuna strega cattiva in questa storia, piuttosto c’è una zia rancorosa e impicciona che propone intrugli davvero discutibili alla povera nipote, ignara a volte del suo essere cavia e vittima sacrificale di beghe familiari mai risolte. Tornando alla storia, i protagonisti, a cui ho lasciato i nomi originali, sono Aurora e Filippo, rispettivamente paziente e medico. Lei soffre fin da bambina di narcolessia, che, come molti già sapranno, è una malattia neurologica che può diventare invalidante, che porta chi ne soffre ad avere improvvisi colpi di sonno e ad addormentarsi in maniera frequente in qualunque circostanza, e durante una qualsiasi attività. Lui è il medico, specialista del sonno, che l’ha in cura. Un principe non a cavallo ma in camice bianco. L’unico che può aiutarla a uscire, almeno in parte, dal tunnel. Però, ecco, la narcolessia mi è sembrata l’unica soluzione possibile per questo retelling. Non essendo un fantasy la figura delle tre fate è venuta meno. Qui ci sono tre splendide amiche che accompagnano Aurora a tutte le visite mediche, ma anche al karaoke, perché in fondo un po’ di divertimento non guasta. Il loro è un #instantlove e come tutte le favole che si rispettano, c’è il lieto fine. Ecco, dunque, come tutto torna: le scelte fatte scrivendo questa storia non sono casuali, ma studiate nei minimi dettagli.  Ora non mi resta che augurarvi una buona lettura assieme ad Aurora, la sua narcolessia, Filippo e le finte Spice Girl (ma senza Geri). Scopri Land Magazine admin Aprile 16, 2026 La vera causa dei processi di Salem: isteria, politica o vendetta? I Processi alle streghe di Salem continuano a essere uno dei misteri più discussi della storia. Perché una comunità arrivò ad accusare, processare e giustiziare i propri membri sulla base Read More Elisabetta Aprile 15, 2026 Correggere la bozza di FIVE Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Tra le Righe di FIVE: la mia esperienza come correttrice di bozze Ho avuto il privilegio di immergermi nelle pagine Read More admin Aprile 14, 2026 ✨ La scrittura in giallo delle donne: l’esperienza di Arianna Ciancaleoni a Roma Read More Cristina Ferri Aprile 14, 2026 10 COSE CHE NON SAI SU SISSI Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui 10 COSE CHE NON SAI SU SISSI La figura della principessa Sissi è amata in tutto il mondo, ma quanti Read More Silvia Dal Cin Aprile 12, 2026 PRE ADOLESCENZA E NECESSITÀ DI “FUGGIRE DALLA REALTÀ” Se hai a che fare con un preadolescente o sei un preadolescente, capirai benissimo questa frase: HO BISOGNO DI STARE UN PÒ DA SOL*. È una fase naturale del loro Read More admin Aprile 9, 2026 Perché la maggior parte delle “streghe” erano donne? Quando si osservano i Processi alle streghe di Salem, emerge un dato evidente: la stragrande maggioranza degli accusati erano donne. Una coincidenza? Tutt’altro. Dietro questa realtà si nasconde un intreccio Read More admin Aprile 8, 2026 Recensione di The Dirty Truth di Winter Renshaw: un romance raffinato che alza l’asticella Ammettiamolo: nel vasto mondo dei romance contemporanei, trovare uno stile davvero curato è un po’ come trovare parcheggio sotto casa il sabato sera. Possibile… ma raro. Ecco perché The Dirty Read More admin Aprile 8, 2026 Romance Book Party 2026 a Napoli: il grande evento internazionale dedicato alle storie d’amore torna alla Mostra d’Oltremare Napoli si conferma capitale della cultura e della narrativa romantica con la seconda edizione del Romance Book Party 2026, in programma il 6 giugno presso il Palazzo dei Congressi della Read More Silvia Dal Cin Aprile 8, 2026 SEGNALAZIONE NUOVA USCITA Nuova uscita 8+, collana UAO Letture Intermedie, Gallucci. Lello e Giulia sono inseparabili. Lui, però, è un amico immaginario e questo non piace affatto alla mamma della bambina. Un giorno, Read More Silvia Dal Cin Aprile 8, 2026 Segnalazione nuova uscita Giunti ­Il regno verde – Cornelia FunkeGiunti EditoreCollana Le strennePagine 192Prezzo € 19.90In libreria 25 marzo 2026Età di riferimento dai 9 anniLa pluripremiata autrice torna con una storia sulla natura, l’ambiente, i fiori, i frutti e Read More

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L’infanzia di Diana

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Quarta di cinque figli del visconte e della viscontessa Althorp, Diana nacque il 1° luglio 1961 a Sandringham, nel Norfolk. I suoi genitori speravano nella nascita di un figlio maschio che potesse portare avanti il nome degli Spencer, all’epoca considerata una delle famiglie più antiche e importanti. Per questo, inizialmente la bambina non ricevette neanche un nome. Il non sentirsi accettata, il peso di un cognome importante e il divorzio dei suoi genitori caratterizzarono fortemente la sua infanzia. Una bambina diversa Il divorzio dei suoi genitori la poneva infatti in una situazione di profondo disagio, e non solo perché la portava a fare da spola da una casa all’altra; la piccola Diana si sentiva diversa dalle altre coetanee in quanto sapeva di aver perduto la sua spensieratezza. I continui battibecchi tra i suoi genitori la devastavano. Nonostante la sofferenza, però, Diana era una ragazza con molteplici interessi, che andavano dalla lettura agli animali. Ballava il tip tap, giocava a tennis e amava il piano. E ancora, praticava hockey ed era capitano della squadra di netball. Il rapporto con la matrigna Il rapporto con la matrigna era difficile. Diana odiava la matrigna Raine per svariati motivi: per essere stata sgarbata con sua madre; per aver sposato con astuzia suo padre, distruggendo la sua famiglia; la odiava perché spendeva i soldi del padre, e infine, la odiava perché pensava di potersi sostituire a sua madre. Quest’odio si intensificò quando, in seguito a una grave emorragia cerebrale del padre di Diana, Raine le impedì di vederlo. Ciò nonostante, dopo il divorzio, Raine diventò sua alleata. I primi lavori Una ragazza semplice, alla mano. Dai corsi di cucina alle pulizie, dal lavoro come bambinaia all’asilo, Diana si dava da fare facendo doppi lavori, e si diceva felice di questo. Scopri di più:

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