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CASA FAMIGLIA, AFFIDO E ALTRE SITUAZIONI

Una “casa famiglia” è una comunità di tipo familiare. Ci vivono solitamente pochi minori, seguiti da educatori o da una coppia che fa da genitore “di professione”. L’obiettivo è ricreare un ambiente stabile: orari, scuola, regole, affetto. Non è un istituto è di solito ospita piccoli gruppi di ragazzi (o di ragazzi e ragazze, spesso divisi per età) e resta aperta 24 ore su 24. Non è quindi una comunità diurna, ma una vera e propria residenza. Perché alcuni ragazzi ci finiscono? Succede quando il Tribunale per i Minorenni valuta che restare a casa metta a rischio il minore. I motivi più frequenti: trascuratezza grave, maltrattamenti, violenza assistita, dipendenze dei genitori, lutti o malattie che impediscono di accudire. A volte è lo stesso genitore che, in difficoltà, chiede aiuto ai servizi sociali. L’allontanamento è sempre l’ultima scelta, usata solo se gli altri interventi non bastano. Anche Max, de “La Banda +1” vive in comunità e proprio l’intervento di uno degli educatori, Giovanni, lo aiuterà a riflettere e crescere. Ma oltre alle “case famiglia”, esistono altre soluzioni. Una di queste è l’affido familiare. Il minore va a vivere per un periodo con una famiglia affidataria, selezionata e formata dai servizi. I genitori biologici mantengono diritti e doveri, salvo diversa decisione del giudice. L’affido punta sempre al rientro a casa, quando la situazione migliora. L’ affido temporaneo è una forma di affido con durata definita fin dall’inizio, di solito non superiore a 24 mesi. Si usa per emergenze o in attesa che la famiglia d’origine superi un momento critico: una detenzione breve, un percorso di disintossicazione, problemi economici gravi. Può essere a tempo pieno o solo diurno, nei weekend, per aiutare senza sradicare del tutto. Altre soluzioni previste in Italia sono: Affido a parenti – il minore va da nonni, zii o fratelli maggiorenni. Si preferisce per mantenere i legami. Comunità educative – simili alle case famiglia ma con più ragazzi e un progetto educativo strutturato. Spesso per adolescenti. Adozione – quando il rientro in famiglia è impossibile e il Tribunale dichiara lo stato di adottabilità. A differenza dell’affido, è definitiva. Supporto domiciliare – educatori e assistenti sociali intervengono a casa per aiutare i genitori. Così si evita l’allontanamento.

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BULLISMO NELLA SCUOLA: L’IMPORTANZA DEI DOCENTI

Possiamo creare regole, prontuari, normative… ma se chi lavora nella scuola, a contatto con i ragazzi, non riconosce i comportamenti scorretti e non interviene, che si può fare? Il bullismo non è “una ragazzata”. È un comportamento ripetuto che umilia. In classe può cominciare con una battuta, un soprannome, un gruppo che esclude qualcuno in mensa. Poi può diventare spintoni, foto girate nelle chat, minacce. La vittima smette di parlare, i voti calano, le assenze aumentano. Il danno resta anche quando il campanello suona. C’è poco da fare: sono i docenti fanno la differenza. Sono gli adulti che vedono gli alunni ogni giorno che devono cogliere i segnali prima di tutti: lo studente che arriva sempre per ultimo, quello che non viene mai scelto nei gruppi, le risate che partono appena qualcuno apre bocca. Individuare è il primo passo. Significa non girare la testa quando una frase suona male, non liquidare tutto sufficienza. Cosa fare allora? Correggere. Correggere però non vuol dire solo punire. Vuol dire interrompere la dinamica. Il docente autorevole mette regole chiare e conseguenze coerenti, ma soprattutto insegna alternative: come si gestisce un conflitto, come si chiede scusa, come si difende un compagno senza diventare a propria volta aggressivi. Chi fa il bullo spesso cerca potere o approvazione. Se l’adulto risponde con coerenza, toglie pubblico al comportamento e restituisce responsabilità. È importante anche lavorare con l’intero gruppo classe: i veri alleati contro il bullismo sono gli spettatori silenziosi. Un insegnante che crea un clima in cui aiutare è normale sposta tutto il gruppo. Collaborare con famiglie, psicologo scolastico e dirigente completa la rete: nessuno ferma il bullismo da solo. I docenti non possono sostituirsi a genitori o tribunali, ma possono evitare che la scuola diventi un posto insicuro! Vedere subito, nominare il problema, intervenire con fermezza e educare alle relazioni … si può e si deve fare! Perché una classe che impara il rispetto è una classe dove si impara meglio tutto il resto! È proprio questo ciò che succede nella scuola de “La Banda +1”; grazie al prof. Salimberti, che interviene subito appena nota il disagio di Bianca, tutto finisce per il meglio.

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Premio Strega 2026: Michele Mari guida la sestina finalista. Sorprende Matteo Nucci, doppietta per Pierantozzi tra Strega e Campiello

Il Premio Strega 2026 entra nella sua fase decisiva. Dal Teatro Romano di Benevento è stata annunciata la sestina finalista dell’ottantesima edizione del più prestigioso riconoscimento letterario italiano, confermando alcuni pronostici ma regalando anche qualche sorpresa. A guidare la classifica è Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi), che ha ottenuto 280 voti e si presenta come il principale favorito per la vittoria finale. Un risultato che rafforza ulteriormente la sua candidatura dopo il recente successo al Premio Strega Giovani, assegnato dagli studenti delle scuole superiori italiane e internazionali. Alle sue spalle si piazza, a sorpresa, Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), capace di raccogliere 242 preferenze e di inserirsi con forza nella corsa finale. Più distanziati ma ancora in gioco troviamo Bianca Pitzorno con La sonnambula (195 voti), Teresa Ciabatti con Donnaregina (184 voti), Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (170 voti) ed Elena Rui con Vedove di Camus (163 voti), entrata in sestina come rappresentante dell’editoria indipendente secondo il regolamento del premio. La consacrazione di Alcide Pierantozzi   Tra i nomi che attirano maggiormente l’attenzione c’è quello di Alcide Pierantozzi. Lo scrittore abruzzese, autore di Lo sbilico, riesce infatti nell’impresa di essere finalista sia al Premio Strega sia al Premio Campiello nello stesso anno, un risultato che certifica il consenso crescente della critica nei confronti della sua opera. Negli ultimi mesi il suo romanzo è stato indicato da molti osservatori come una delle sorprese più significative della narrativa italiana contemporanea. Una finale che racconta lo stato della narrativa italiana La sestina del 2026 appare particolarmente eterogenea. Accanto a figure già consolidate come Mari, Pitzorno e Ciabatti emergono autori che rappresentano percorsi letterari differenti e nuove sensibilità narrative. Il risultato è una selezione che sembra fotografare le molte anime della letteratura italiana contemporanea: dalla sperimentazione linguistica alla memoria, dall’autofiction al romanzo storico e filosofico. Quando si saprà il vincitore La proclamazione del vincitore avverrà l’8 luglio 2026 a Roma, in Piazza del Campidoglio, dove voteranno gli 800 aventi diritto tra Amici della Domenica, giurati internazionali, lettori forti, scuole e gruppi di lettura. Sarà l’ultimo atto di un’edizione particolarmente combattuta, che vede Michele Mari partire da favorito ma con diversi contendenti pronti a contendere fino all’ultimo voto il celebre premio letterario.   Scopri Land Magazine admin Giugno 4, 2026 Lady Oscar doveva essere una comparsa: come Oscar François de Jarjayes rubò la scena a Maria Antonietta Read More admin Giugno 4, 2026 Premio Strega 2026: Michele Mari guida la sestina finalista. Sorprende Matteo Nucci, doppietta per Pierantozzi tra Strega e Campiello Read More admin Giugno 4, 2026 Marjane Satrapi è morta: addio all’autrice di Persepolis che raccontò al mondo l’Iran Il mondo della letteratura e del fumetto perde una delle sue figure più importanti. 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Marjane Satrapi è morta: addio all’autrice di Persepolis che raccontò al mondo l’Iran

Il mondo della letteratura e del fumetto perde una delle sue figure più importanti. Marjane Satrapi, autrice franco-iraniana celebre per il graphic novel Persepolis, è morta il 4 giugno all’età di 56 anni. La notizia è stata diffusa dai familiari, che hanno parlato di una donna profondamente segnata dalla scomparsa del marito Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore scomparso nell’aprile del 2025. Secondo il comunicato della famiglia, Satrapi sarebbe morta «di crepacuore» poco più di un anno dopo aver perso quello che aveva definito pubblicamente «l’amore della sua vita». Un’affermazione che restituisce la dimensione umana di un’artista che, pur diventata una figura internazionale, non ha mai smesso di raccontare emozioni autentiche e profondamente personali. Chi era Marjane Satrapi Nata a Rasht, in Iran, nel 1969, Marjane Satrapi è cresciuta durante uno dei periodi più complessi della storia del suo Paese. La Rivoluzione Islamica del 1979 e i profondi cambiamenti politici e sociali che ne seguirono segnarono la sua formazione e sarebbero diventati il cuore della sua opera più celebre. Nel 1994 si trasferì in Francia, dove costruì la propria carriera artistica e ottenne la cittadinanza francese nel 2006. La sua esperienza di emigrata e il rapporto con le proprie radici iraniane avrebbero alimentato gran parte della sua produzione letteraria e cinematografica. Persepolis, il fumetto che ha cambiato la percezione dell’Iran Il nome di Marjane Satrapi resterà per sempre legato a Persepolis, il graphic novel autobiografico pubblicato all’inizio degli anni Duemila che rivoluzionò il modo di raccontare la storia attraverso il fumetto. Attraverso tavole essenziali in bianco e nero, Satrapi narrò la propria infanzia e adolescenza nell’Iran successivo alla rivoluzione islamica, raccontando la vita quotidiana di una ragazza alle prese con la guerra, le restrizioni e il desiderio di libertà. L’opera riuscì in un’impresa rara: rendere accessibile una realtà complessa senza semplificarla. Milioni di lettori scoprirono così un volto dell’Iran diverso da quello spesso raccontato dai media occidentali, fatto di persone, famiglie, passioni e contraddizioni. Il successo del film e il riconoscimento internazionale L’impatto culturale di Persepolis fu tale da portare alla realizzazione di un adattamento cinematografico nel 2007, diretto dalla stessa Satrapi insieme a Vincent Paronnaud. Il film d’animazione conquistò il Premio della Giuria al Festival di Cannes e ottenne una candidatura agli Oscar come miglior film d’animazione, consacrando definitivamente l’autrice sulla scena internazionale. Grazie a quell’opera, il fumetto autobiografico raggiunse un pubblico molto più ampio e venne riconosciuto come uno strumento narrativo capace di affrontare temi storici, politici e sociali con la stessa profondità della letteratura tradizionale. Una vita dedicata all’arte e all’impegno civile Oltre a essere una fumettista di straordinario talento, Marjane Satrapi ha lavorato come regista, sceneggiatrice e illustratrice. Nel corso della sua carriera ha sempre mantenuto una forte attenzione verso le questioni politiche e sociali legate all’Iran contemporaneo. Negli ultimi anni era intervenuta spesso nel dibattito pubblico internazionale come critica del regime iraniano e sostenitrice dei diritti civili, in particolare delle donne che si oppongono alle restrizioni imposte dalle autorità di Teheran. La sua voce era diventata un punto di riferimento non soltanto per il mondo culturale, ma anche per chi vedeva nell’arte uno strumento di testimonianza e cambiamento. L’eredità di Marjane Satrapi Con la morte di Marjane Satrapi scompare una delle narratrici più influenti del nostro tempo. Tuttavia, il suo lavoro continuerà a vivere attraverso le pagine di Persepolis e attraverso tutte le persone che, grazie alle sue opere, hanno imparato a guardare oltre i pregiudizi e le semplificazioni. La sua storia dimostra come un fumetto possa diventare memoria collettiva, come una vicenda personale possa trasformarsi in racconto universale e come l’arte possa contribuire a costruire ponti tra culture diverse. Marjane Satrapi lascia un’eredità preziosa: la convinzione che raccontare la verità, anche quando è scomoda, sia una delle forme più autentiche di libertà. 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Le frasi da non dire mai a un editore (ma che gli editori sentono ogni giorno)

C’è un momento, nella vita di ogni editore, in cui il telefono squilla, arriva una mail o compare un messaggio sui social e lui pensa: “Eccoci, oggi sarà una lunga giornata.” Perché pubblicare libri è un mestiere meraviglioso, ma anche popolato da una fauna umana estremamente creativa. Non stiamo parlando degli scrittori professionisti, che conoscono bene il settore e le sue regole, ma di quella vasta galassia di aspiranti autori convinti che scrivere il manoscritto sia la parte difficile del lavoro. Spoiler: è solo l’inizio. Per curiosità abbiamo chiesto ad alcuni professionisti dell’editoria quali siano le frasi che li fanno sorridere, disperare o guardare il soffitto in cerca di pazienza. Ecco una selezione delle più gettonate. “Tanto me lo vendi tu il mio libro, vero?” L’autore ha scritto il romanzo. Fine della missione. Nella sua visione ideale, da quel momento in poi entra in azione l’editore che, armato di bacchetta magica, trasforma il manoscritto in un bestseller. Peccato che la promozione di un libro sia un lavoro di squadra. Oggi più che mai gli autori sono chiamati a partecipare attivamente: presentazioni, social network, interviste, contatti con i lettori. Pensare che tutto il resto sia compito esclusivo dell’editore è una delle illusioni più diffuse del settore.   “Ho già il libro pronto, bisogna solo fare la copertina” Questa frase viene pronunciata con la stessa leggerezza di chi dice: “La casa è pronta, bisogna solo costruire le fondamenta”. In realtà tra il manoscritto terminato e il libro pubblicato esistono editing, correzione bozze, impaginazione, progettazione grafica, revisione finale, stampa, distribuzione e promozione. La copertina è importante, certo. Ma è soltanto uno dei tanti passaggi. “L’ho già editato io e va bene così” Traduzione editoriale: “Non accetto modifiche.” Ogni editore sa che l’autore conosce il proprio testo meglio di chiunque altro. Proprio per questo spesso fatica a vedere difetti, ripetizioni, incongruenze o punti deboli. L’editing non serve a demolire un’opera, ma a renderla più efficace. Se bastasse rileggersi da soli, la figura dell’editor non esisterebbe. “Quanto bisogna pagare?” Una domanda che arriva spesso prima ancora di sapere cosa pubblichi la casa editrice, quali generi tratti o quale sia il progetto editoriale. È un po’ come entrare in un ristorante e chiedere il conto prima di guardare il menù. Gli editori seri valutano prima il manoscritto, poi eventualmente discutono modalità di pubblicazione. Saltare direttamente all’aspetto economico non è sempre il miglior biglietto da visita. “Io ho scritto il libro, la mia parte l’ho già fatta” Questa meriterebbe una targa commemorativa. La pubblicazione viene spesso percepita come il traguardo finale, quando in realtà rappresenta il punto di partenza. Dopo l’uscita comincia il vero lavoro: incontrare lettori, costruire una presenza online, creare una comunità attorno ai propri libri. Un autore che scompare il giorno dopo la firma del contratto sta lasciando metà del lavoro incompiuto. “Perché il mio libro non è nella libreria sotto casa?” La domanda compare generalmente dopo circa quarantotto ore dall’uscita. A volte dopo ventiquattro. La distribuzione libraria è una macchina complessa. Non tutte le librerie acquistano tutti i titoli, non tutti i libri vengono esposti e non tutte le copie restano sugli scaffali per sempre. Pensare che un romanzo appena pubblicato debba comparire automaticamente in ogni libreria italiana è una delle aspettative più romantiche — e meno realistiche — del mondo editoriale. “Come faccio ad avere il mio libro in vetrina in tutte le librerie d’Italia?” La risposta breve è: non si può. La risposta lunga è ancora più complicata. Le vetrine vengono gestite dai librai secondo strategie commerciali, stagionalità, eventi e accordi promozionali. Nemmeno gli autori più affermati possono pretendere di occupare ogni vetrina del Paese. Eppure il sogno rimane uno dei più diffusi. “Si sa già quante copie ha venduto?” Domanda ricevuta spesso a pochi giorni dall’uscita. Talvolta a poche ore. Nel mondo editoriale i dati arrivano con tempi tecnici, vengono elaborati, confrontati e verificati. Non esiste un contatore in tempo reale che aggiorna le vendite ogni cinque minuti. Anche se molti autori sembrano convinti del contrario. “Cosa pubblicate?” Questa potrebbe sembrare innocua, ma diventa curiosa quando arriva insieme a un manoscritto già inviato. Prima di proporre un libro a un editore sarebbe sempre opportuno sapere che tipo di catalogo abbia, quali generi tratti e quale sia la sua linea editoriale. È un piccolo dettaglio che può fare una grande differenza. La verità che pochi autori vogliono sentire Scrivere un libro richiede talento, passione e disciplina. Pubblicarlo richiede anche pazienza, umiltà e una buona dose di realismo. L’editoria non è una fabbrica di bestseller né una corsia preferenziale verso il successo. È un lavoro fatto di persone, valutazioni, strategie, errori, tentativi e tantissimo impegno.   Scopri Land Magazine admin Giugno 4, 2026 Lady Oscar doveva essere una comparsa: come Oscar François de Jarjayes rubò la scena a Maria Antonietta Quando si pensa a Lady Oscar, l’immagine che affiora immediatamente nella mente è quella di Oscar François de Jarjayes: l’ufficiale della Guardia Reale dai capelli biondi, lo sguardo fiero e Read More admin Giugno 4, 2026 Premio Strega 2026: Michele Mari guida la sestina finalista. Sorprende Matteo Nucci, doppietta per Pierantozzi tra Strega e Campiello Il Premio Strega 2026 entra nella sua fase decisiva. 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