Silvia Dal Cin

NUOVA USCITA GIUNTI ED.

Dettagli “Il futuro è uno stato dell’essere tanto quanto il presente e il passato. Pertanto, abbiamo bisogno di una visione, poiché solo grazie a essa possiamo creare un progetto utile a costruire concretamente il futuro che vogliamo. È stata questa concezione così antica, ma allo stesso tempo così moderna, anzi, così postmoderna del futuro, a ispirarmi questo romanzo. L’ho pensato per i giovani, ma non solo per loro. Fino a prova contraria, tutti abbiamo un futuro, fintantoché abbiamo la possibilità di leggere. Così ho deciso di incrociare la storia di Odisseo con l’Odissea di un adolescente di oggi”. LA TRAMA: Andrea ha tredici anni, è sensibile, solitario e si è appena trasferito in una grande città con la madre dopo aver lasciato il piccolo paese di mare in cui è cresciuto. Del padre, morto quando era ancora in fasce, non conserva alcun ricordo.Durante il trasloco, ruba di nascosto un cassetto dalla scrivania della madre e scopre al suo interno un manoscritto inedito scritto proprio dal padre: un romanzo sull’Odissea. Andrea si riconosce subito in quelle pagine, perché la nuova scuola è un campo di battaglia, i bulli lo prendono di mira e la solitudine sembra inghiottirlo.Finché un incontro straordinario cambia tutto… L’ AUTORE: Nato a Pordenone, Andrea Maggi è un insegnante di scuola secondaria. Il suo romanzo Storia di amore e di rabbia (Giunti, 2022) ha vinto la IX edizione del Premio Internazionale di Lettera tura Città di Como. Il docu-reality Il Collegio di Rai 2 lo ha incoronato “il professore più amato d’Italia”. La sua esperienza televisiva prosegue in Splendida Cornice su Rai 3. Ha più di 400 mila follower su Instagram (@andrea maggi1) e oltre 500 mila su TikTok (@ professorandreamaggi).

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FIGLI DI DUE PAESI

Mi sono chiesta cosa si provi a sapere di essere adottati. Non solo per quanto riguarda il fatto di essere biologicamente figli di una coppia e essere “di cuore” figli di un’altra. Ma anche, per le adozioni internazionali, cosa significhi essere figli di due paesi, quello in cui sei nata e quello in cui cresci. Quanto rimane in un bambino della sua cultura di nascita? E quanto invece diventa importante o predominante la cultura di adozione? Funziona allo stesso modo per i bambini figli di genitori provenienti da due paesi diversi o no? Ho provato a cercare una risposta generale, tenendo ben presente che ogni esperienza personale è diversa. La doppia appartenenza culturale, l’essere “figli di due paesi”, è una sfida complessa. Conservare la memoria del paese di origine può essere una scelta o una necessità, anche in base all’età del minore quando viene adottato. Inserirsi nella cultura adottante è però necessario per l’integrazione sociale, per sviluppare un nuovo senso di appartenenza. Ma si sviluppano traumi? Forse. Conoscere entrambe le culture è necessario? Di nuovo, forse. Tutti i minori adottati sviluppano poi, anche solo una volta divenuti adulti, la volontà o la necessità di riavvicinarsi alla cultura di origine? No, non sempre. Ho chiesto il parere di Rupa Muolo, la donna che ha ispirato il libro per ragazzi “Pragasi”, di Felice Muolo. «Tu sei italiana. Ma ti senti ANCHE italiana? O ti senti ANCHE indiana? Perché? E crescendo come è stato il rapporto con il tuo paese di origine?» «Mi considero più figlia del mondo, come mi hanno sempre insegnato i miei genitori, figlia amata, dalle radici italiane, anzi pugliesi, ma anche l’indiana con il puntino, puntino inteso per il bindi, decorazione tipicamente asiatica.Sono un mix delle due identità, certamente la parte italiana è quella che mi ha resa figlia delle possibilità, quella indiana è scolpita sulla pelle, nel nome, il cui significato è il motore del mio vivere».

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Cambiamo la carta geografica (finalmente)

Le Nazioni Unite hanno approvato una storica risoluzione che segna la nascita di una nuova cartografia del mondo. L’Assemblea Generale dell’ONU ha infatti votato a larga maggioranza (164 voti favorevoli – 6 astenuti – 1 contrario) la risoluzione internazionale “Correct the Map”, promossa dal Togo e dagli Stati africani, che prevede il progressivo abbandono della tradizionale proiezione di Mercatore a favore della proiezione Equal Earth. Questa decisione storica ha l’obiettivo di adottare una rappresentazione geografica molto più fedele alle reali dimensioni dei continenti, ponendo fine a distorsioni visive vecchie di quasi 500 anni. La Proiezione di Mercatore risale al 1569, la Proiezione Equal Earth è stata sviluppata nel 2018 da Bojan Šavrič, Tom Patterson e Bernhard Jenny. Nella prima la rappresentazione dell’Africa la vede fortemente rimpicciolita e la Groenlandia appare grande quasi quanto l’intero continente africano (che nella realtà è 14 volte maggiore). La nuova proiezione è più fedele alla realtà, con l’Africa recupera le sue reali e imponenti dimensioni proporzionali. Nella precedente versione il Nord del Mondo (Europa/USA/Russia) era sproporzionatamente grande e visivamente dominante rispetto al resto del globo. Nella nuova mappa è ridimensionato, riflettendo le reali proporzioni di superficie terrestre. La proiezione di Mercatore rimane ideale per la navigazione marina e aerea perché conserva intatti gli angoli e le rotte. La nuova proiezione è invece corretta per la didattica, la geopolitica e il pubblico, garantendo equità visiva tra i continenti. Perché questo cambiamento è sia politico che culturale?La proiezione di Mercatore non viene cancellata del tutto, poiché rimane uno strumento tecnico fondamentale per i navigatori. Tuttavia, l’uso diffuso nelle scuole e nei media ha per secoli “modellato l’immaginazione e influenzato la percezione collettiva” a favore del Nord del mondo. Paesi come la Francia hanno già annunciato di voler introdurre la mappa Equal Earth nei libri scolastici, mentre gli Stati Uniti hanno espresso un voto contrario, definendo la discussione un dispendio di tempo su progetti cartografici del XVI secolo rispetto ad altre urgenze globali.

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ADOTTARE, COME SI FA?

Se si sceglie di adottare, a cosa si va incontro? In Italia, ad anni di burocrazia, accompagnamento e attesa! Facciamo una rapida ma non esaustiva panoramica. In Italia l’adozione è prima di tutto un percorso giuridico e sociale, intrapreso da una coppia etero sposata da almeno 3 anni o che abbia convissuto almeno 3 anni prima del matrimonio. Viene gestito dal Tribunale per i Minorenni e può essere nazionale (per minori dichiarati adottabili in Italia) o internazionale (per minori stranieri e residenti all’estero). I coniugi devono avere almeno 18 anni e non avere più di 45 anni di differenza con il minore adottando (la differenza viene calcolata dall’età del coniuge più giovane). Tutto inizia quando la coppia presenta la Dichiarazione di Disponibilità presso il Tribunale per i Minorenni. Il giudice incarica poi i Servizi Sociali per tutte le verifiche del caso (capacità genitoriali, stabilità affettiva e economica, motivazioni, ecc). Se la coppia viene considerata idonea, sulla base della relazione dei Servizi Sociali, il Tribunale emette una Dichiarazione di Idoneità. E qui inizia l’attesa, perché non funziona come nei film vintage, in cui la coppia si reca nell’Orfanotrofio e “sceglie” un bambino. Eh no(per fortuna, non siamo mica al supermercato!). Se idonea, la coppia viene chiamata in caso di abbinamento con un minore. Inizia poi io periodo di affidamento preadottivo (almeno un anno) prima che l’adozione diventi effettiva. Sul sito del Ministero della Giustizia (e spesso anche nei siti dei vari Tribunali) ci sono maggiori informazioni: https://www.giustizia.it/giustizia/page/it/come_fare_per_diritti_relativi_a_cittadini_e_famiglia Abbiamo chiesto a Rupa Muolo, la trentaseienne la cui storia ha ispirato il libro per ragazzi “Pragasi”, di Felice Muolo (edito da First Letter editrice) di raccontarci cosa ricorda di quel primo periodo dell’adozione. «Quando sei stata adottata quanti anni avevi? Cosa ti avevano spiegato del processo di adozione? Quando hai saputo che saresti stata adottata e da chi?» «Adottata all’età di 6 anni e mezzo. Da prassi, l’Ente autorizzato, che accompagna e prepara le coppie che iniziano l’iter di Adozione Internazionale, preparano sia la coppia che il minore selezionato e abbinato alla famiglia dopo un percorso lungo, fatto di colloqui, burocrazia e tempi morti di attesa. Sia le famiglie che il minore vengono seguiti, informati passo passo del cammino del percorso adottivo. Al momento dell’abbinamento, sia la coppia che il minore prendono visione di foto l’uno dell’altra. Nel mio caso, io ero stata accompagnata da un nonno all’età di 4 anni presso un istituto, con la promessa di essere data in adozione. L’istituto era coordinato e gestito da Suore. Quindi tutte le informazioni preliminari mi sono state date dalla Suora Madre. Successivamente seguita dai referenti in loco dell’Ente in continua collabo Rupa ci ha inviato anche un suo pensiero, che vogliamo condividere con tutti voi: Tu sei adozione. Troppo banale amico. Io sono adozione e tormento. Perdono e rabbia. Nascita e rinascita. Libertà e appartenenza. Radici e rotte da inseguire. Sono amore e odio. Sono ragù e tandoori. Sono foglia secca e germoglio. Sono erbivora e mediterranea. Sono soldo di cacio e dahl indiano. Sono figlia di e dall’identità della fenice, nata per nascere, morire e risorgere. Sono chi non so di essere. Sono chi non avrei immaginato di essere. Sono chi ha scelto di essere questo niente che sono.

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LE ATTIVITÀ ESTIVE

L’estate sta finendo. Si tirano le somme delle attività che sono andate per la maggiore e ci chiediamo: esiste ancora l’usanza del campeggio parrocchiale in montagna o della colonia al mare?Le due esperienze hanno vissuto parabole molto diverse: il campeggio parrocchiale (o campo scuola) gode ancora ma salute, mentre la colonia al mare intesa in senso tradizionale è quasi del tutto scomparsa, trasformata in moderni “summer camp”.I campeggi e i campi scuola organizzati da parrocchie, oratori e gruppi scout sono estremamente diffusi e frequentati in tutta Italia. Anzi, molte diocesi registrano ogni anno un vero e proprio boom di richieste.Si svolgono prevalentemente in estate, durano da una a due settimane e la meta prediletta è la montagna (sebbene non manchino soluzioni al mare o in collina). Hanno costi accessibili per le famiglie, si basano sul lavoro di educatori e cuochi volontari e offrono un forte valore formativo incentrato sull’autonomia, sulla spiritualità e sulla vita di comunit. Ma oggi per le parrocchie è molto più complesso organizzarli rispetto al passato. Questo a causa di normative di sicurezza e igieniche molto rigide, della riduzione del numero di sacerdoti e della complessità nel trovare volontari disponibili a gestire la logistica tutto l’anno.La colonia al mare tradizionale invece si è evoluta. La classica “colonia estiva” del dopoguerra — quella con enormi camerate, i bambini che si spostavano rigorosamente in fila e le rigide routine orarie gestite da enti pubblici o grandi aziende — non esiste quasi più. Moltissimi degli storici edifici e complessi edilizi sulle coste romagnole, toscane o liguri sono oggi abbandonati o riconvertiti. La richiesta di mandare i figli al mare da soli esiste ancora, ma la formula è cambiata radicalmente. Oggi si parla di campi estivi tematici privati o associativi (es. Campi Avventura, campus sportivi, Campi Estivi WWF Travel o centri per l’apprendimento delle lingue).Abbiamo chiesto a Emma Battistella ti raccontarci brevemente la sua esperienza al campo e ci ha stupito, rivelandoci di aver utilizzato non solo riferimenti pop (un cartone animato) ma anche libri per ragazzi al camposcuola. Il campo scuola della sua parrocchia, dedicato ai ragazzi delle medie, aveva come tema Inside Out 2 e tutte quelle nuove emozioni che i ragazzini si trovano ad affrontare. Ogni animatore aveva un’emozione assegnata, nel caso di Emma era “l’invidia”. Oltre ad aver cercato riferimenti nella vita quotidiana, per aiutare i ragazzi a riflettere ha usato i volumi della Collana S.e.p.t. di First Letter, che sono proprio dedicati ai preadolescenti.

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