Silvia Dal Cin

CASA FAMIGLIA, AFFIDO E ALTRE SITUAZIONI

Una “casa famiglia” è una comunità di tipo familiare. Ci vivono solitamente pochi minori, seguiti da educatori o da una coppia che fa da genitore “di professione”. L’obiettivo è ricreare un ambiente stabile: orari, scuola, regole, affetto. Non è un istituto è di solito ospita piccoli gruppi di ragazzi (o di ragazzi e ragazze, spesso divisi per età) e resta aperta 24 ore su 24. Non è quindi una comunità diurna, ma una vera e propria residenza. Perché alcuni ragazzi ci finiscono? Succede quando il Tribunale per i Minorenni valuta che restare a casa metta a rischio il minore. I motivi più frequenti: trascuratezza grave, maltrattamenti, violenza assistita, dipendenze dei genitori, lutti o malattie che impediscono di accudire. A volte è lo stesso genitore che, in difficoltà, chiede aiuto ai servizi sociali. L’allontanamento è sempre l’ultima scelta, usata solo se gli altri interventi non bastano. Anche Max, de “La Banda +1” vive in comunità e proprio l’intervento di uno degli educatori, Giovanni, lo aiuterà a riflettere e crescere. Ma oltre alle “case famiglia”, esistono altre soluzioni. Una di queste è l’affido familiare. Il minore va a vivere per un periodo con una famiglia affidataria, selezionata e formata dai servizi. I genitori biologici mantengono diritti e doveri, salvo diversa decisione del giudice. L’affido punta sempre al rientro a casa, quando la situazione migliora. L’ affido temporaneo è una forma di affido con durata definita fin dall’inizio, di solito non superiore a 24 mesi. Si usa per emergenze o in attesa che la famiglia d’origine superi un momento critico: una detenzione breve, un percorso di disintossicazione, problemi economici gravi. Può essere a tempo pieno o solo diurno, nei weekend, per aiutare senza sradicare del tutto. Altre soluzioni previste in Italia sono: Affido a parenti – il minore va da nonni, zii o fratelli maggiorenni. Si preferisce per mantenere i legami. Comunità educative – simili alle case famiglia ma con più ragazzi e un progetto educativo strutturato. Spesso per adolescenti. Adozione – quando il rientro in famiglia è impossibile e il Tribunale dichiara lo stato di adottabilità. A differenza dell’affido, è definitiva. Supporto domiciliare – educatori e assistenti sociali intervengono a casa per aiutare i genitori. Così si evita l’allontanamento.

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BULLISMO NELLA SCUOLA: L’IMPORTANZA DEI DOCENTI

Possiamo creare regole, prontuari, normative… ma se chi lavora nella scuola, a contatto con i ragazzi, non riconosce i comportamenti scorretti e non interviene, che si può fare? Il bullismo non è “una ragazzata”. È un comportamento ripetuto che umilia. In classe può cominciare con una battuta, un soprannome, un gruppo che esclude qualcuno in mensa. Poi può diventare spintoni, foto girate nelle chat, minacce. La vittima smette di parlare, i voti calano, le assenze aumentano. Il danno resta anche quando il campanello suona. C’è poco da fare: sono i docenti fanno la differenza. Sono gli adulti che vedono gli alunni ogni giorno che devono cogliere i segnali prima di tutti: lo studente che arriva sempre per ultimo, quello che non viene mai scelto nei gruppi, le risate che partono appena qualcuno apre bocca. Individuare è il primo passo. Significa non girare la testa quando una frase suona male, non liquidare tutto sufficienza. Cosa fare allora? Correggere. Correggere però non vuol dire solo punire. Vuol dire interrompere la dinamica. Il docente autorevole mette regole chiare e conseguenze coerenti, ma soprattutto insegna alternative: come si gestisce un conflitto, come si chiede scusa, come si difende un compagno senza diventare a propria volta aggressivi. Chi fa il bullo spesso cerca potere o approvazione. Se l’adulto risponde con coerenza, toglie pubblico al comportamento e restituisce responsabilità. È importante anche lavorare con l’intero gruppo classe: i veri alleati contro il bullismo sono gli spettatori silenziosi. Un insegnante che crea un clima in cui aiutare è normale sposta tutto il gruppo. Collaborare con famiglie, psicologo scolastico e dirigente completa la rete: nessuno ferma il bullismo da solo. I docenti non possono sostituirsi a genitori o tribunali, ma possono evitare che la scuola diventi un posto insicuro! Vedere subito, nominare il problema, intervenire con fermezza e educare alle relazioni … si può e si deve fare! Perché una classe che impara il rispetto è una classe dove si impara meglio tutto il resto! È proprio questo ciò che succede nella scuola de “La Banda +1”; grazie al prof. Salimberti, che interviene subito appena nota il disagio di Bianca, tutto finisce per il meglio.

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W LA SORELLANZA (MA POVERE SORELLE MAGGIORI)

Ho letto con piacere “La casa di Pine Island” di Polluce Horvath, edizione italiana Camelozampa 2022. Si tratta di un libro per ragazzi, ma piacevolissimo anche per gli adulti. Le quattro sorelle McCready hanno 14,12,10 e 8 anni e sono rimaste orfane. Dopo un anno in attesa di qualche parente che potesse occuparsene, finalmente arriva la risposta positiva dalla prozia Martha. Il trasferimento dal Borneo a Pine Island, in Canada, non è facile! Tutto cambia, soprattutto perché quando arrivano la prozia è… morta. Le sorelle però non vogliono essere separate e quindi trovano un modo per fingere che ci sia un adulto a badare a loro. Una storia che parla di crescita, di sacrifici, ma anche di sorellanza. Tra momenti più tesi e momenti di risate, Polly Horvath ci porta in una avventura alla Piccole Donne, in un ambiente sano e incontaminato. Ho sentito un particolare feeling con Fiona (la “maledizione” delle sorelle maggiori) ma ho amato anche il personaggio di Al e la sua trasformazione. Perfetto anche dai 10 anni in su!

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PRINCIPESSE E PRINCIPI SONO SOLO PER BAMBINI?

A cura di Per qualche strana ragione, se si dice “un libro con protagonista una principessa”, si pensa a un libro per l’infanzia? Ma è davvero così? Davvero i libri con protagonisti principesse e principi sono per bambini? No! I libri con principesse e principi non sono “solo per bambini”. Dipende da come vengono trattati i temi. Per bambini / YA: sono quelli più famosi, come le fiabe classiche o le rivisitazioni Disney. Spesso la principessa è ingenua, da salvare, con morale semplice. Per adulti: ce ne sono tantissimi, ma cambiano tono e temi. Qui le principesse non aspettano solo il principe azzurro. Qualche esempi di libri con protagonisti royal ma per adulti? Fantasy epico come. Il Trono di Spade. Romance storico/fantasy come The Cruel Prince. Riscritture dark come Uprooted. Classici come Anna Karenina. La differenza vera è: Libri per bambini = il titolo di “principessa” è il punto. Libri per adulti = il titolo di “principessa” è un contesto. Si parla di potere, doveri, identità, politica, amore complicato. Il libro con protagonista una principessa non è quindi sinonimo di un genere “infantile”, è un’ambientazione. E nel caso di “Sembrava un cuore di cristallo” della Collana S.e.p.t. di First Letter? Avendo come target pre adolescenti e adolescenti, i due mondi si mescolano. Il regno, la principessa, la magia sono sì un’ambientazione ma anche un contesto. Provate a leggerlo e farci sapere cosa ne pensate!

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RED FLAGS E LIBRI PER RAGAZZI

Le red flag sono segnali d’allarme: comportamenti, atteggiamenti o dinamiche che indicano che una relazione, anche all’inizio, potrebbe diventare tossica, dannosa o sbilanciata. Non sono prove di reato, ma sono come le spie gialle della macchina: ignorarle non significa che esploderà subito, ma aumenta il rischio. Le red flag più comuni? 1. Controllo e gelosia eccessivaTi chiede di giustificare ogni uscita, controlla il telefono, ti dice con chi puoi o non puoi parlare. All’inizio può sembrare “ci tiene”, ma è possessività mascherata da amore. 2. Mancanza di rispetto per i tuoi limitiDici “no” e insistono, ti fanno sentire in colpa, minimizzano quello che provi con frasi tipo “esageri” o “non capisci uno scherzo”. Il rispetto del “no” è la base. 3. Svalutazione e gaslightingTi fanno dubitare di te stesso: “Sei troppo sensibile”, “Non è mai successo”, “Ti inventi le cose”. A lungo andare ti fa perdere fiducia nel tuo giudizio. 4. Sbalzi d’umore e scarico della responsabilitàUn giorno sono affettuosi, il giorno dopo freddi o aggressivi. Quando qualcosa va storto, la colpa è sempre tua, mai loro. 5. IsolamentoTi spingono a vedere meno amici e famiglia, “perché stiamo bene solo noi due”. L’isolamento è una delle prime mosse nelle relazioni abusive. 6. Pressione sui tempi e sull’intimitàTi spingono a dire “ti amo” subito, a fare passi fisici o emotivi per cui non ti senti pronto. L’urgenza artificiale serve a saltare la fase in cui li conosci davvero. Perché è importante riconoscerle fin da giovanissimi? 1. Il cervello e l’identità sono ancora in costruzioneDa adolescenti e nei primi anni da adulti si è più malleabili. Una relazione tossica in quella fase può farti interiorizzare idee sbagliate su cosa sia “normale” in amore. Rischi di portare quel modello avanti per anni. 2. Non hai ancora riferimenti solidiA 16-22 anni spesso è la prima o seconda relazione seria. Se non sai come funziona una relazione sana, accetti comportamenti tossici perché non hai un termine di paragone. Riconoscere le red flag ti dà un metro. 3. È più facile uscire prestoPiù vai avanti, più ti legano emozioni, tempo, social, a volte soldi o convivenza. Una red flag ignorata a 17 anni diventa molto più difficile da affrontare a 25, quando la situazione è più “complicata”. 4. Ti alleni al rispetto di te stessoSaper dire “questo non mi va bene” e andartene è un muscolo. Se lo alleni presto, diventa naturale mettere limiti anche al lavoro, alle amicizie, alla famiglia. Se non lo fai, impari a sopportare. 5. Previeni danni emotivi realiAnsia, calo dell’autostima, depressione spesso nascono da mesi/anni in relazioni dove le red flag sono state normalizzate. Intercettarle prima riduce il rischio. Riconoscere una red flag non significa fuggire al primo difetto. Tutti abbiamo lati complicati. La differenza è tra “ha un difetto e ci lavora” e “ha un comportamento che ti toglie valore, sicurezza, libertà e non cambia”. E perché dovrei leggere “Sembrava un cuore di cristallo”? Sebbene il tema delle red flag non sia centrale nella storia, le vicende della principessa, soprattutto nel suo primo incontro con l’amore, sono proprio esempi perfetti di segnali dall’allarme. L’amore per questo principe misterioso e poco limpido convincerà la principessa a fare una scelta poco “sana”… ma fortunatamente ci sarà chi le farà notare l’errore prima che sia troppo tardi!

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