Silvia Dal Cin

CATFISH, un fenomeno preoccupante

Catfish significa letteralmente “pesce gatto”, ma online significa ben altro! Catfishing è quando una persona si finge qualcun’altro su internet per ingannare. Usa foto finte, nome falso, vita inventata. Nel 2010 uscì il documentario “Catfish”. Raccontava di un ragazzo che parlava online con una ragazza che… non esisteva. Da lì è nato il termine. Poi MTV ha messo in onda la serie TV “Catfish: False Identità”, nella quale cercavano di aiutare la gente a capire se la persona con cui stavano parlando era reale o se erano stati truffati da profili falsi. Perché Catfish? Il pesce gatto è un pesce che “stuzzica” gli altri pesci per tenerli svegli durante il trasporto. L’idea è: il catfish online ti “stuzzica” emotivamente per tenerti agganciato. Nel libro “Il ragazzo del crepuscolo” c’è una sorta di catfishing, che però non avviene online ma di persona. Non possiamo dire molto di più per non fare spoiler, ma Ludovica incontra un ragazzo che… non è chi dice di essere. Catfish equivale a Adescamento è Sostituzione di persona? La sostituzione di persona si verifica se usi foto e dati di qualcun altro, o inventi un’identità da zero. “Sono Marco, 15 anni, calciatore” ma in realtà è un adulto di 40 anni. Dopo che si finge, inizia a creare un legame di fiducia. E questo è l’adescamento: chiede confidenze, foto, soldi, incontri. L’obiettivo può essere manipolazione emotiva, sextortion, truffa, o peggio. Sostituzione di persona e adescamento di minore, ricordiamolo, sono reati penali! Perché è un pericolo serio per i preadolescenti (ma anche per adolescenti)? Di base manca esperienza; essendo molto giovani non si ha ancora il radar per capire “sta cosa non torna”. Preadolescenti e adolescenti cercano approvazione! Un preadolescente che si sente solo/invisibile è esca perfetta. Il/la catfish gli dà attenzioni 24/7, lui/lei si affeziona. Data la giovane età, confondono online/realtà..Per loro “amico di Fortnite” è uguale a amico vero, punto. Non pensano che dietro ci sia una bugia. Per fortuna in “Il ragazzo del crepuscolo” non c’è un pericolo reale, ma nella realtà? Riflettiamoci e confidiamoci sempre con qualcuno che, essendo esterno alla vicenda, può darci il suo parere in merito (meglio se un adulto!).

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DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti)

Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? Questa è una delle premesse di “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno, scritto da Martina Lago. Eppure, Ludovica grazie al campeggio incontrerà… no non possiamo fare spoiler! Concentriamoci allora sul fatto che dovrà rinunciare al cellulare e sarà costretta al “detox digitale”. Che cos’è e perché fa bene? Il detox digitale (la disintossicazione dagli schermi, cellulare, tablet, PC ecc) fa bene a tutti, ma ai preadolescenti 10-13 anni fa la differenza tra “sopravvivere” e “crescere bene”. A quell’età il cervello è in piena costruzione. Attenzione, memoria, autocontrollo? TikTok/IG/YouTube Shorts sono fatti per darti un colpo di dopamina ogni 3 secondi. Risultato: il cervello si abitua al “tutto subito” e fa fatica con compiti lenti tipo studiare, leggere, annoiarsi. Il detox riallena l’attenzione a durare più di pochi secondi! La luce blu degli schermi e le notifiche fino a tardi portano a distruggere il ritmo del sonno. Un preadolescente che dorme male si sveglia nervoso, va male a scuola, litiga di più. Stare senza schermo 1-2h prima di dormire aiuta! In 3-4 giorni di detox già si dorme meglio e si è meno irritabili. E poi, se ogni momento vuoto lo passo a fare scroll sul cellulare, non imparo mai l’importanza della noia creativa! È dalla noia che nascono idee, giochi inventati, chiacchiere reali con amici/famiglia. Il detox gli ridà spazio per chiedersi “cosa mi va di fare ora?” invece di “cosa mi propone l’algoritmo?”. E infine, parliamo di ansia e confronto sociale? A 11-12 anni l’autostima è fragile. Vedere vite “perfette” 24/7 crea insicurezza. Staccare un po’ dai social porta a meno ansia da prestazione. Non serve sparire per una settimana o un mese. Anche 1 giorno a settimana senza social, o “niente telefono a tavola/dopo le 21” già resetta il cervello. Provare per credere!

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SEGNALAZIONE NUOVA USCITA GIUNTI ED.

Una storia di formazione, profonda e poetica, che mette al centro la Groenlandia -una terra estrema e maestosa, oggi protagonista, suo malgrado, di una contesa geopolitica- e la sua profonda connessione con i popoli che la custodiscono. Un romanzo che accende una luce su questi luoghi inesplorati del mondo: storie che sembrano lontane ma sono in realtà molto vicine. Giunti Editore Collana Biblioteca Pagine 240 In libreria 15 luglio 2026 Prezzo € 16.90 Età di riferimento 11+ LA TRAMA: Rune vive quasi in capo al mondo, nella cittadina di Qaanaaq, uno degli ultimi centri abitati a nord della Groenlandia. Suo padre è scomparso nei ghiacci alla ricerca di cacciagione, sua madre è scivolata nell’alcolismo. Rune se ne prende cura come può, mentre nella natura estrema e maestosa che lo circonda compare un misterioso orso bianco, che sembra vegliare su di lui. Insieme a Rasmus, il pazzo del villaggio, e guidato dall’orso, dovrà lottare per salvare la sua terra e cercare la sua aurora. L’ AUTORE: Roberto Morgese insegna nella scuola primaria ed è scrittore dal 2010. Scrive per bambini piccoli, grandi e adulti. Nelle sue storie affronta spesso temi di riscatto o di attualità sociale e civile. Gli piace quando, dentro ai suoi racconti, “gli ultimi” o le persone in difficoltà diventano protagonisti vincenti.

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UNA STORIA SULLA DIVERSITÀ

Ho ricevuto questo libro dal suo autore e l’ho letto molto volentieri: una lettura adatta anche ai ragazzi, ma indirizzata a mio parere soprattutto agli adulti. Edito da La Compagnia del Libro, scritto da Davide Sanna e illustrato da Ylenia Petrini, “La vita alta e profonda di Luchino De Filippis” racconta la storia di un bambino davvero particolare. Luchino (Luca) nasce di 38 chili e alto 1 metro e 40 cm. Dal parto alla prima infanzia, alla scuola, tutto è difficile per lui, che è così diverso. Fortunatamente trova l’amicizia di Bruno, un bambino della sua stessa età, ma con la caratteristica opposta: è molto piccolo e anche occhialuto. I compagni, maligni, li soprannominano Pertica e Mosca. La storia prosegue poi con il breve racconto della sua vita e delle sue difficoltà. Arrivato a due metri e settantasei, senza talenti particolari, come farà ad affrontare l’età adulta, dopo la difficile esperienza delle scuole? Come ben scrive l’autore: “il mondo non sembrava fatto per lui”. Ciò che colpisce, oltre all’originalità dei personaggi, sono alcuni passaggi, come questo: “Ma prendete la foglia di un ramo di un qualsiasi albero: non troverete in quello stesso albero, né in alcun albero al mondo della stessa specie, una foglia uguale. Non c’è niente da fare: la Natura è diversità. Per questa ragione, i pregiudizi non possono che essere sbagliati: quello che vale per una persona non può valere allo stesso modo per un’altra, ciascuno essendo diverso e fatto a modo suo, ed essendo ognuno complicato, non riconducibile a una formula o a un’etichetta. Li usa chi non ha voglia di pensare, probabilmente. Certo, sono comodi: semplificano la realtà, facendo diventare tutto bianco o tutto nero quello che invece è pieno di sfumature; e proprio per questo non rendono mai onore alla verità.” Un passaggio certamente difficile da comprendere per un bambino (anche se l’editore ha indicato 6+ come target) ma sicuramente molto chiaro per un ragazzo più grande o un adulto. La storia di fatto gira proprio intorno all’essere diversi, a sentirsi diversi, all’essere esclusi. Proprio perché si parla di queste tematiche, ma anche di trasformazione e crescita, di pregiudizi e di stereotipi, lo consiglio a partire dai 11/12 anni. I capitoli finali riservano delle sorprese e ci lasciano delle domande: chi è davvero “mostro”? Chi è davvero “diverso”? E chi siamo noi, comunque, per giudicare cos’è normale?

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Perchè preadolescenti e adolescenti cercano il “brivido”?

Perché il cervello degli adolescenti e preadolescenti è letteralmente progettato per cercare il brivido? Il cervello preme tutto sull’acceleratore, perché non ha ancora capito come usare i freni! Tra i 12 e i 25 anni vince ancora il sistema della ricompensa e della dopamina. La corteccia prefrontale, quella che dice “ehi, è pericoloso, frena”, matura più tardi, verso i 25 anni (si spera! In alcuni non matura mai!). In questa fase è anche normale testare i limiti per diventare adulti. Da un punto di vista evolutivo ha senso. Per staccarsi dai genitori e capire “chi sono”, devono provare cose al limite: sport estremi, sfide online, storie horror. Il pericolo fittizio di un film o videogioco è una palestra sicura per allenare paura/coraggio senza rischi reali. E poi c’è (l’odiato) Status sociale. Nel gruppo dei pari, chi rischia guadagna rispetto: l’adrenalina e il “ci sono riuscito” valgono come medaglia sociale. E Sì, frequentare sconosciuti è proprio uno di quei “pericoli” che attira tantissimo. Nel libro “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno per la Collana S.E.P.T. di First Letter, Martina Lago ci racconta proprio di una frequentazione di questo tipo: un perfetto sconosciuto, che si può incontrare solo al crepuscolo e in un luogo isolato, è una buona scelta? Un volto nuovo, una storia che non conosci, zero regole già stabilite. Le persone conosciute sono “già viste”, gli sconosciuti sono un boost di dopamina gratis. Subentra poi il “Decido io chi frequentare, non mamma/papà”. O le mie amiche, come nel caso di Ludovica. Parlare con sconosciuti online o dal vivo è il modo più diretto per dire “sono grande, faccio le mie scelte”. Anche se la scelta è rischiosa, per i preadolescenti è prova di autonomia. E poi… posso crearmi una nuova identità. Con gli amici di sempre sei “il timido”, “il secchione”, “il figlio di…”. Con uno sconosciuto puoi reinventarti da zero. Nessuno sa il tuo passato, quindi puoi provare versioni diverse di te stesso senza giudizio. E anche questo succede in “Il ragazzo del crepuscolo”. Infine… è una questione di brivido. È la stessa attrazione dei film horror: non sai come andrà a finire. Quell’incertezza attiva il sistema della ricompensa. “E se fosse la persona più figa del mondo? E se fosse un’avventura epica?”. Il cervello gonfia le possibilità positive e minimizza i rischi. Il problema è che proprio quando il “freno” non è ancora maturo, il rischio reale c’è: manipolazione, truffe, situazioni pericolose. Il pericolo sembra fittizio, ma le conseguenze possono essere reali. Occhio!

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