Silvia Dal Cin

F.O.M.O. e iperconnessione

Parliamo di questo problema, che affligge i giovanissimi ma non solo? La FOMO è la Fear Of Missing Out, letteralmente la paura di essere esclusi o di perdersi qualcosa. Iperconnessione significa essere sempre connessi, tramite notifiche, app, ecc . Le due sono legate da un circolo vizioso: l’essere sempre online alimenta l’ansia di perdere aggiornamenti, e questa stessa ansia spinge a rimanere iperconnessi. L’accesso continuo a internet e agli smartphone rende visibile in tempo reale la vita degli altri, attivando il timore costante che stia accadendo qualcosa di imperdibile altrove. Spoiler: non è così. Per placare questa insicurezza, la persona controlla lo schermo in modo ripetuto, trasformando l’uso della tecnologia in un comportamento di ossessione. Ma più tempo si passa sui social, più cresce il confronto sociale con le vite apparentemente perfette degli altri, il che accresce l’ansia e, di conseguenza, il bisogno di restare connessi. Insomma un circolo continuo e deleterio. Aumentano così ansia e stress. L’interruzione continua delle proprie attività e la necessità di risposte immediate riducono il benessere psicologico, diminuiscono le capacità di attenzione e concentrazione e quindi aumenta nelle persone la stanchezza mentale. Inoltre, dato che l’attenzione è rivolta al mondo virtuale anziché alla realtà vissuta in prima persona, in realtà si finisce davvero per perdersi qualcosa, anzi tutto: si smette di vivere davvero e si continua a guardare scorrere la vita DEGLI ALTRI. Allora meglio praticare la JOMO (Joy of Missing Out) e vivere davvero! La situazione di Tommaso in “Il posto nel gruppo” riflette perfettamente la F.O.M.O. Il ragazzino si accorge che gli amici hanno un gruppo whatsapp dove lui non è inserito. Inizia subito a pensare che lo abbiano escluso per qualche motivo, che così si stia perdendo chissà quali eventi e scambi di informazioni… Volete sapere che succede poi? Il libro è disponibile sia in formato cartaceo che ebook.

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30 settembre 1868 – 158 anni di Piccole Donne

Se chiediamo a Wikipedia, ci dirà: “””Piccole donne (Little Women) è il più famoso romanzo di Louisa May Alcott, pubblicato inizialmente negli Stati Uniti in due volumi, il primo nel 1868 e il secondo nel 1869. Il romanzo è considerato un classico della letteratura americana e dell’infanzia. L’opera, liberamente ispirata alla vita dell’autrice e delle sue tre sorelle, è generalmente classificata come un romanzo autobiografico o semi-autobiografico. In Italia, i due volumi vengono generalmente pubblicati come due romanzi separati, Piccole donne e Piccole donne crescono.””” Grazie Wikipedia per le informazioni, ma ora parliamone davvero! Cos’è Piccole Donne? È un libro coccola, un cozy book perfetto da rileggere in autunno e inverno, una storia da consegnare alle nuove generazioni. Perchè? anche se ovviamente è “figlia del suo tempo”, in Piccole Donne Luisa May Alcott ci regala personaggi meravigliosi. Autodeterminazione, indipendenza, libertà di scelta, diversi percorsi di vita: le sorelle March ci offrono la possibilità di scorgere tantissimi aspetti diversi, tutti ugualmente validi. Piccole Donne di Louisa May Alcott è ancora attuale perché appunto non impone un unico ideale di donna, ma mostra personalità diverse e complementari attraverso le quattro sorelle March (la bontà e la creatività musicale di Beth, il senso del dovere e la maturità di Meg, l’ambizione artistica e economica di Amy e lo spirito ribelle e creativo di Jo) . Il personaggio di Jo March, in particolare, incarna il rifiuto delle convenzioni sociali dell’epoca (e forse anche attuali). Jo difende la propria libertà intellettuale e l’autonomia economica! Piccole Donne ci parla poi di un concetto molto attuale: resilienza. La gestione della crisi economica e delle assenze familiari spingono le sorelle March proprio a essere resilienti e, di riflesso, ispirano anche i lettori. E se spaventa la lunghezza dei testi (ricordiamo che l’opera completa è in due volumi) ? Niente paura, è disponibile una versione illustrata e semplificata del primo volume, ottima anche per i più piccoli, edita da First Letter editrice, illustrazioni di Matteo Della Libera, testi di Silvia Dal Cin.

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FIABE E … ATU

Il catalogo ATU (Aarne-Thompson-Uther Index) è un sistema internazionale di classificazione che organizza fiabe e racconti popolari in base ai loro temi e alle loro trame ricorrenti. Creato dal folklorista finlandese Antti Aarne nel 1910, ampliato dallo statunitense Stith Thompson nel 1928 e 1961, e infine aggiornato dal tedesco Hans-Jörg Uther nel 2004 (da cui la sigla ATU). Come funziona? Ogni fiaba riceve un numero identificativo (un “tipo”) basato sulla trama di base, permettendo di collegare versioni simili di una stessa storia provenienti da tutto il mondo. Quali sono le categorie principali? 001–299: Animali e fiabe sugli animali (es. il lupo e la volpe) 300–749: Fiabe di magia (es. draghi, eroi, oggetti magici) 750–849: Fiabe religiose 850–999: Novelle e racconti realistici o di inganno 1000–1199: Storielle di orchi sciocchi o personaggi buffi. Proviamo a fare qualche esempio? I tre porcellini è ATU 124, Rapunzel è ATU 310, La Bella Addormentata nel bosco 420. Se vuoi approfondire, puoi trovare altre info qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Aarne-Thompson

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NUOVA USCITA GIUNTI ED.

Dettagli Carmen Pellegrino LA TRAMA: La piccola ape Olivia è troppo leggera per volare e troppo goffa per guidare le compagne al polline: per questo le anziane stabiliscono che non c’è più posto per lei nell’alveare. E così Olivia parte per un solitario volo nel deserto, alla ricerca di un luogo in cui creare un nido tutto per sé. È un’avventura difficile e pericolosa, ma lei la affronta con coraggio e con curiosità. Le sorprese, però, non sono finite: lungo la sua strada la attendono altre avventure, altri mondi e persone. Un viaggio – anzi, un volo! – per comprendere qualcosa di nuovo di sé e degli altri e, soprattutto, per imparare che nessuno è solo nell’Universo. LE AUTRICI: Carmen Pellegrino vive a Napoli. Con il primo romanzo Cade la terra (2015) ha vinto il Premio Rapallo Carige Opera Prima e il Premio Selezione Campiello. Con il romanzo Se mi tornassi questa sera accanto (2017) ha vinto il Premio Dessì. Nel 2021 ha pubblicato La felicità degli altri, Premio Selezione Campiello e Premio Letterario Internazionale Latisana per il Nord-Est, e nel 2024 il romanzo Dove la luce, con il quale ha vinto il Premio italo-americano The Bridge. Nel 2023 le è stato assegnato il PEN Translation Price. Per la Fondazione Feltrinelli ha curato diverse pubblicazioni, oltre ad aver scritto e condotto i podcast di Non solo storia. Collabora con la Lettura del Corriere della Sera. Del 2026 è il memoir Le verità provvisorie.Olivia è il suo esordio nella narrativa per ragazzi.Carla Manea dopo la maturità artistica si diploma come illustratrice alla Scuola del Fumetto di Milano. Ha seguito corsi di perfezionamento a Macerata e a Sarmede. È graphic designer e illustratrice free lance. Ha pubblicato per varie case editrici italiane e straniere. Espone i suoi lavori in mostre collettive in Italia e all’estero. Dal 2013 insegna illustrazione alla Scuola Comics di Padova e realizza laboratori per biblioteche e scuole d’infanzia.

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ADOTTANTI: GENITORI DI SERIE B?

L’adozione è una scelta, non un ripiego. Di questo sono fermamente convinta. E voi? Leggo a volte commenti anche sui social in merito ai “Genitori di Serie B” (per assurdo, viene etichettata in questo modo anche una mamma che ha partorito con parto cesareo anziché parto naturale 🙄). Spesso questa definizione di “Serie B” è collegata anche ai genitori adottivi, “colpevoli” di non essere biologicamente in relazione con i figli. Eppure, non sono genitori meno “veri”. I genitori adottivi si occupano dei loro figli tanto quanto i genitori biologici. Il legame di sangue non è una garanzia di legame, amore, cura. Inoltre, chi decide di adottare supera una lunga serie di controlli sociali e psicologici, accettando questa “invasione”. Ho chiesto un parere a Rupa Muolo, la cui storia ha ispirato “Pragasi” di Felice Muolo. «I genitori adottivi sono diversi dai genitori naturali? Perché? E secondo te sono “meno” genitori?». «Non ho mai considerato l’adozione come una scelta di ripiego. Naturalmente questo è l’opinione di me figlia. Io che, figlia, sono diventata all’età di 6 anni e mezzo, prima ero solo una bimba sola, senza radici, solo un nome, dato chissà da chi.Non mi considero una figlia speciale o diversa, se non solo nei tratti somatici, come non considero i miei genitori diversi da quelli cosiddetti naturali. Siamo diventati figlia/genitori in tempi diversi dalla normalità; ma l’attesa, il dubbio, la paura, lo sconforto, la rabbia, la gioia pura, le aspettative sono state esattamente come se fosse stata una “gravidanza”, persino più lunga dei nove mesi consueti.»

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