recensioni

UNA STORIA SULLA DIVERSITÀ

Ho ricevuto questo libro dal suo autore e l’ho letto molto volentieri: una lettura adatta anche ai ragazzi, ma indirizzata a mio parere soprattutto agli adulti. Edito da La Compagnia del Libro, scritto da Davide Sanna e illustrato da Ylenia Petrini, “La vita alta e profonda di Luchino De Filippis” racconta la storia di un bambino davvero particolare. Luchino (Luca) nasce di 38 chili e alto 1 metro e 40 cm. Dal parto alla prima infanzia, alla scuola, tutto è difficile per lui, che è così diverso. Fortunatamente trova l’amicizia di Bruno, un bambino della sua stessa età, ma con la caratteristica opposta: è molto piccolo e anche occhialuto. I compagni, maligni, li soprannominano Pertica e Mosca. La storia prosegue poi con il breve racconto della sua vita e delle sue difficoltà. Arrivato a due metri e settantasei, senza talenti particolari, come farà ad affrontare l’età adulta, dopo la difficile esperienza delle scuole? Come ben scrive l’autore: “il mondo non sembrava fatto per lui”. Ciò che colpisce, oltre all’originalità dei personaggi, sono alcuni passaggi, come questo: “Ma prendete la foglia di un ramo di un qualsiasi albero: non troverete in quello stesso albero, né in alcun albero al mondo della stessa specie, una foglia uguale. Non c’è niente da fare: la Natura è diversità. Per questa ragione, i pregiudizi non possono che essere sbagliati: quello che vale per una persona non può valere allo stesso modo per un’altra, ciascuno essendo diverso e fatto a modo suo, ed essendo ognuno complicato, non riconducibile a una formula o a un’etichetta. Li usa chi non ha voglia di pensare, probabilmente. Certo, sono comodi: semplificano la realtà, facendo diventare tutto bianco o tutto nero quello che invece è pieno di sfumature; e proprio per questo non rendono mai onore alla verità.” Un passaggio certamente difficile da comprendere per un bambino (anche se l’editore ha indicato 6+ come target) ma sicuramente molto chiaro per un ragazzo più grande o un adulto. La storia di fatto gira proprio intorno all’essere diversi, a sentirsi diversi, all’essere esclusi. Proprio perché si parla di queste tematiche, ma anche di trasformazione e crescita, di pregiudizi e di stereotipi, lo consiglio a partire dai 11/12 anni. I capitoli finali riservano delle sorprese e ci lasciano delle domande: chi è davvero “mostro”? Chi è davvero “diverso”? E chi siamo noi, comunque, per giudicare cos’è normale?

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UN ROMANCE PER RAGAZZI… A BIVI?

Team Giacomo o Team Leo? E se potessi scegliere tu come va a finire?“L’anno del mio primo bacio” è il primo romance a bivi in cui sei tu a decidere!Ad ogni capitolo troverai un bivio, in base ai punti accumulati, costruirai il finale perfetto per te! Scoprilo in libreria! Quando ho visto la sponsorizzata sui social, con il testo sopra riportato, mi sono subito incuriosita. Un libro game… romance? Solitamente sono libri di avventura, o mistery, ma un romance e oltretutto anche per ragazzi mi sembrava davvero una bella novità. L’ho acquistato, letto e fatto leggere anche da chi è nel target (11+). E funziona. Il fatto di poter scegliere, di poter condizionare il futuro di Ari e del suo bacio, è intrigante. Ad ogni capitolo è possibile fare una scelta e poi annotare cuoricini o stelline. In base alle scelte effettuate poi il finale sarà diverso e Ari bacerà Giacomo o Leo. Scrittura per ragazzi, argomento e linguaggio adatti, le premesse sono tutte rispettate in questa nuova uscita de Il Battello a Vapore. “Aiuta Ari a scegliere cosa fare: in questo romanzo a bivi sarai tu a decidere! Ari ha tredici anni e una sola certezza nella vita: odia la terza media. Tutti continuano a ripeterle che è un anno di passaggio, importante e bellissimo, ma lei ci vede solo la fine di un’era e l’obbligo di scegliere la scuola superiore, due cose che detesta. Per questo ha un piano: si iscriverà allo stesso liceo della sua migliore amica, Ginny, e tutto sarà come sempre. Ma le cose sembrano decise a non andare per il verso giusto: tutto attorno a lei sta cambiando! Ginny ha aperto la loro amicizia a una terza incomoda, Giacomo, il suo vicino di casa carino ma impacciato, è diventato quasi attraente, per non parlare poi delle attenzioni che ha iniziato a riservarle Leo, il bad boy biondo della scuola che tutte vorrebbero. E Ari? Cosa vuole davvero? Seguire la sua passione per il disegno e iscriversi al liceo artistico? Dire a Ginny che è gelosa? Trasformare l’amicizia con Giacomo in qualcosa di più, oppure buttarsi tra le braccia di Leo?”

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W LA SORELLANZA (MA POVERE SORELLE MAGGIORI)

Ho letto con piacere “La casa di Pine Island” di Polluce Horvath, edizione italiana Camelozampa 2022. Si tratta di un libro per ragazzi, ma piacevolissimo anche per gli adulti. Le quattro sorelle McCready hanno 14,12,10 e 8 anni e sono rimaste orfane. Dopo un anno in attesa di qualche parente che potesse occuparsene, finalmente arriva la risposta positiva dalla prozia Martha. Il trasferimento dal Borneo a Pine Island, in Canada, non è facile! Tutto cambia, soprattutto perché quando arrivano la prozia è… morta. Le sorelle però non vogliono essere separate e quindi trovano un modo per fingere che ci sia un adulto a badare a loro. Una storia che parla di crescita, di sacrifici, ma anche di sorellanza. Tra momenti più tesi e momenti di risate, Polly Horvath ci porta in una avventura alla Piccole Donne, in un ambiente sano e incontaminato. Ho sentito un particolare feeling con Fiona (la “maledizione” delle sorelle maggiori) ma ho amato anche il personaggio di Al e la sua trasformazione. Perfetto anche dai 10 anni in su!

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Off Campus e il ritorno dei Golden boy

C’è stato un momento, negli ultimi anni, in cui il romance mainstream ha iniziato a convincersi che per essere interessante dovesse necessariamente parlare di amori tossici, oscuri, distruttivi, persino estremi. I bad boy sono diventati uomini emotivamente indisponibili e da “salvare”, il desiderio si è trasformato in controllo, la tensione romantica in manipolazione. In mezzo a una valanga di dark romance, relazioni sbilanciate e protagonisti costruiti attorno al trauma e alla crudeltà, Off Campus arriva quasi come un’anomalia. E forse è proprio questo il motivo per cui funziona così bene. Garrett Graham non è un bad boy, è un golden boy da manuale. Ed era ora che una serie romance tornasse a parlare di ragazzi popolari non arroganti, distruttivi o emotivamente violenti. I protagonisti maschili sono capaci di essere gentili senza perdere fascino, vulnerabili senza perdere carisma, rispettosi senza diventare noiosi. Garrett è bello, sicuro di sé, capitano della squadra di hockey della Briar University, idolatrato dal campus intero. Ha anche lui un passato che in qualche modo lo opprime, ma mentre, in qualsiasi altra serie recente, sarebbe stato il classico ragazzo tossico da redimere, Off Campus sceglie una strada diversa, lo rende gentile, empatico, rispettoso e per questo adorabile. La serie di Prime Video compie qualcosa di rarissimo nel panorama young adult contemporaneo: prende tutti i cliché del romance universitario e li usa per costruire una storia sana, senza rinunciare alla tensione, al desiderio o all’ossessione romantica che il pubblico cerca. Perché la verità è che questa serie riesce in qualcosa che molte produzioni molto più ambiziose falliscono: ti fa stare bene, bene davvero. In un momento storico in cui gran parte della serialità young adult sembra convinta che maturità significhi oscurità permanente, Off Campus ricorda invece che anche la dolcezza può essere adulta, che anche la vulnerabilità può essere una forza, che innamorarsi può ancora essere raccontato come qualcosa di bello, desiderabile e perfino rassicurante. E forse è proprio questo il motivo per cui, a mio avviso, è la serie migliore vista quest’anno. La prima stagione Così come accade nei romanzi di Elle Kennedy, ogni stagione di Off Campus seguirà una coppia diversa, concentrandosi sulle vicende sentimentali di uno dei giocatori della squadra di hockey della Briar University. Un meccanismo molto simile a quello di Bridgerton: il mondo resta lo stesso, i personaggi continuano a intrecciarsi, ma il focus emotivo si sposta ogni volta su una nuova storia d’amore. Ed è proprio questa struttura corale a rendere l’universo di Off Campus così coinvolgente: lo spettatore non si affeziona soltanto a Hannah e Garrett, ma sente fin da subito che ogni membro del gruppo avrà qualcosa da raccontare. Questa prima stagione di Off Campus segue la storia tra Hannah Wells ed Garrett Graham. Lei è una studentessa di musica brillante, ironica, emotivamente più forte di quanto creda. Lui è la stella dell’hockey universitario con un futuro professionistico appeso ai voti disastrati. L’accordo iniziale è semplice: Hannah lo aiuta a studiare, Garrett finge di essere il suo ragazzo per attirare l’attenzione del musicista di cui lei è infatuata. Fake dating, proximity trope, college romance: la serie non nasconde mai i propri meccanismi narrativi, li abbraccia apertamente. E funziona esattamente per questo. Hannah e Garrett comunicano. Si ascoltano. Imparano a rispettarsi prima ancora di desiderarsi. E sembra assurdo doverlo sottolineare, ma oggi vedere una storia d’amore costruita sul consenso, sull’educazione emotiva e sulla vulnerabilità reciproca finisce quasi per sembrare rivoluzionaria. Soprattutto perché la serie non rinuncia mai all’intensità. Le scene romantiche funzionano, la tensione sessuale è costante. La chimica tra Ella Bright e Belmont Cameli è probabilmente una delle migliori viste quest’anno in una serie young adult. Non è una chimica costruita solo sulle scene hot – che ci sono e funzionano pure benissimo – ma sugli sguardi, sui tempi comici, sulla naturalezza con cui i personaggi si cercano anche nei momenti più semplici. Si percepisce immediatamente che i due attori credono davvero nella relazione che stanno interpretando. Ella Bright, soprattutto, sorprende enormemente. La sua Hannah evita ogni stereotipo dell’eroina romance contemporanea: non è la ragazza “diversa dalle altre”, non è goffa per contratto, non è definita esclusivamente dal trauma che porta dentro. È intelligente, sarcastica, ambiziosa e consapevole. Sa già chi vuole essere, anche se non sa ancora come esserlo. Garrett, invece, sotto l’immagine da atleta perfetto nasconde il peso di aspettative familiari soffocanti e una fragilità che la serie affronta con una delicatezza inaspettata. Perché Off Campus funziona davvero Sotto l’estetica da guilty pleasure perfetto, c’è una scrittura emotiva molto più solida di quanto sembri. Tratta temi profondi senza risultare pesante e riesce a essere leggera senza diventare superficiale. Un equilibrio che sulla carta era difficilissimo da raggiungere, ma che sullo schermo diventa quasi naturale. Il racconto poi funziona anche grazie alla costruzione del gruppo. Come ogni grande romance seriale, Off Campus capisce che il pubblico non si innamora solo della coppia principale, ma del mondo intero. La Briar University diventa rapidamente un comfort place: le camere del dormitorio, le partite di hockey, le feste universitarie, le amicizie cameratesche, le prese in giro tra compagni di squadra. C’è un calore collettivo che manca in tantissime produzioni young adult recenti, spesso troppo concentrate sul trauma individuale per lasciare spazio alla leggerezza della vita condivisa. Garrett, Logan, Dean, Tucker. Ragazzi popolari, belli, atletici, desiderati da tutti. Ma anche capaci di chiedere scusa, di prendersi cura delle persone che amano, di essere emotivamente presenti. Si prendono in giro continuamente, litigano, si provocano, competono sul ghiaccio e fuori, ma sotto quella dinamica da spogliatoio esiste un affetto profondissimo. La squadra non è solo il luogo dello sport, ma una vera famiglia emotiva. Ed è significativo che, anche quando entrano in gioco rivalità sentimentali o tensioni personali, il legame tra loro non venga mai davvero spezzato. Off Campus racconta ragazzi che si sostengono, che si leggono addosso le fragilità senza bisogno di verbalizzarle continuamente, che sanno esserci nel momento in cui serve davvero. Fare squadra, nella serie, non significa solo vincere una partita di

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ESSERE NERD È MERAVIGLIOSO (e non è vero che non si trova un fidanzato)

Ho letto con curiosità DATING AND DRAGONS, di Kristy Boyce, edito nella versione italiana da Giunti, traduzione di Mathilde Bonetti. Si tratta di una storia 14+, catalogata Teen, ma ammetto che l’ho adorata, pur avendo un’età, ehm, decisamente superiore! Quinn e Logan sono due adolescenti decisamente nerd, che si conoscono quando lei cambia città e scuola. Grazie alla stessa passione per D&D, allo zampino di una nonna irresistibilmente impicciona e alle partite in diretta social… scopriranno che certe regole sono fatte per essere infrante. Questa storia per ragazzi non è solo romance, ma è una dichiarazione d’amore a D&D e ai Giochi di ruolo. In più, dimostra in modo semplice e avvincente come possano esistere amicizie e amori sani e altri decisamente tossici. Si parla sì di amore, ma si parla moltissimo anche di amicizia e di famiglia. Questa è sicuramente una storia in cui i teenager potranno riconoscersi e dalla quale potranno prendere spunto per divertimenti sani, intelligenti e “sfidanti”. Super consigliato! Potete recuperare anche l’altro volume già pubblicato, “Dungeons and drama”! Io lo farò di certo!

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