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“NON È UN PAESE PER SINGLE”, UNA ROM-COM CHE FUNZIONA

Con Non è un paese per single, Prime Video sembra finalmente aver trovato la formula giusta per adattare il romance italiano contemporaneo senza snaturarlo. Tratto dal bestseller di Felicia Kingsley, il film prende tutto ciò che il pubblico cerca in una commedia romantica (comfort movie, trope riconoscibili, tensione sentimentale, ironia leggera e ambientazioni da sogno) e lo rielabora con una consapevolezza rara nelle recenti trasposizioni italiane del genere. La differenza si nota subito. Negli ultimi anni diversi adattamenti italiani hanno cercato di inseguire il modello delle produzioni young adult internazionali, finendo però spesso intrappolati in una versione artificiale della realtà italiana: dialoghi costruiti, dinamiche poco credibili, personaggi che sembravano vivere in una copia sbiadita di serie americane. Film come Love Me Love Me, per esempio, pur partendo da un materiale potenzialmente forte, non sono riusciti davvero a trovare un’identità precisa. L’ambientazione italiana appariva quasi cosmetica, un involucro che non influenzava davvero la storia né i personaggi. Il risultato era un romance sospeso in una dimensione finta, incapace di risultare autenticamente internazionale ma neppure davvero italiano. Non è un paese per single, invece, compie l’operazione opposta: prende una struttura da rom-com classica e la radica completamente nel contesto italiano. E funziona proprio per questo. Belvedere in Chianti non è una cartolina generica piazzata sullo sfondo per esigenze estetiche, ma un microcosmo sociale che influenza ogni scelta dei personaggi. Essere single, in questo paese, non è solo uno status sentimentale: è quasi una colpa sociale, un’anomalia che tutti si sentono autorizzati a commentare. È una dinamica molto italiana, soprattutto provinciale, e il film la sfrutta con intelligenza sia sul piano comico sia su quello emotivo. Laura Chiossone dirige il film con misura, evitando sia l’estetizzazione eccessiva sia i manierismi da rom-com patinata. La regia accompagna la storia senza mai cercare di sovrastarla, mantenendo sempre il focus sui personaggi e sulle loro dinamiche emotive. È una scelta coerente con la natura stessa del progetto: una rom-com che punta sulla leggerezza, sul ritmo e sull’intimità più che sull’estetizzazione forzata o su virtuosismi visivi. Il cuore del film resta la storia tra Elisa e Michele, interpretati da Matilde Gioli e Cristiano Caccamo. Ed è qui che emerge probabilmente uno degli aspetti più sorprendenti della pellicola: il casting. In un panorama in cui molte produzioni streaming sembrano privilegiare la riconoscibilità social o la “faccia giusta” rispetto alla reale capacità interpretativa, qui si percepisce finalmente una scelta costruita attorno ai personaggi. Gioli riesce a dare a Elisa una vulnerabilità concreta, mai eccessivamente romanzata. È ironica, stanca, emotivamente chiusa, ma senza diventare la classica protagonista “goffa” da manuale. Caccamo, dal canto suo, evita il rischio del love interest stereotipato e porta in scena un Michele credibile, maturo, con una leggerezza naturale che rende la chimica tra i due molto più efficace di quanto accada spesso in prodotti simili.   Ed è proprio questa credibilità a fare la differenza. Il film non ha paura dei cliché, anzi li abbraccia apertamente: il ritorno del primo amore, la cittadina di provincia, la protagonista che ha smesso di credere nei sentimenti, le seconde possibilità. Invece di usarli come scorciatoie narrative, li tratta come elementi strutturali del genere romance. Non è un paese per single vuole essere una storia d’amore. E questa sincerità narrativa finisce per diventare uno dei suoi punti di forza maggiori. Non a caso, alla base della storia c’è anche un evidente omaggio a Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Come nel classico della Austen, anche qui il cuore della narrazione non è soltanto la storia sentimentale, ma il conflitto tra aspettative sociali, orgoglio personale e vulnerabilità emotiva. Il film rielabora questi elementi in chiave contemporanea e pop, senza mai perdere la leggerezza tipica della commedia romantica. Anche il ritmo contribuisce moltissimo alla riuscita del film. La sceneggiatura scorre con fluidità, senza tempi morti evidenti e senza quella sensazione da “episodi cuciti insieme” che spesso caratterizza le recenti produzioni italiane. Ogni scena ha una funzione precisa: sviluppare la relazione, approfondire il contesto o mantenere viva la leggerezza della narrazione. Il film dura il giusto, non si perde in sottotrame inutili e soprattutto comprende perfettamente cosa debba fare una rom-com: creare coinvolgimento emotivo senza appesantire lo spettatore. Dal punto di vista visivo, poi, il film è estremamente efficace. La fotografia sfrutta le campagne toscane nel modo più intuitivo possibile, mostrando allo spettatore vigneti dorati, strade assolate, casolari e capanni, tramonti delicati, piazze vive, ma senza scadere mai nella pubblicità turistica. La Toscana diventa uno spazio sospeso nel tempo, perfetto per una storia che parla di ritorni, nostalgia e sentimenti lasciati in sospeso. È un’estetica calda, luminosa, che accompagna il tono della pellicola senza sovrastarlo. L’unico vero elemento stonato è probabilmente la colonna sonora. Non tanto per la scelta dei brani in sé, quanto per il modo in cui vengono utilizzati. In più momenti la musica sembra entrare in scena con un’intensità emotiva diversa rispetto a quella delle immagini, creando un effetto straniante. Alcuni passaggi che dovrebbero risultare intimi o delicati finiscono quasi per perdere naturalezza perché accompagnati da canzoni troppo invasive o fuori tono. E in certi casi il mix audio diventa persino problematico: le musiche coprono le battute degli attori, spezzando il ritmo dei dialoghi invece di sostenerlo. Ma al netto di questa debolezza, Non è un paese per single resta uno dei migliori esempi recenti di trasposizione di un romance italiano. Non rincorre forzatamente il modello internazionale, non costruisce personaggi che parlano come utenti TikTok dentro scenari irreali. Semplicemente prende i meccanismi classici della commedia romantica e li applica a un immaginario italiano riconoscibile e credibile. Ed è forse proprio qui il motivo per cui il film funziona così bene: nella sua semplicità. In un panorama in cui molte produzioni sembrano ossessionate dall’idea di apparire “moderne” a tutti i costi, questa sembra aver capito che il pubblico romance non cerca necessariamente originalità assoluta. Cerca emozioni familiari raccontate bene. E il film, con tutti i suoi cliché, riesce esattamente in questo.  

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Recensione FIVE di Ilona Bannister (Giunti Editore)

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Recensione del thriller psicologico FIVE – Ilona Bannister (Giunti Editore) FIVE di Ilona Bannister non è un semplice thriller psicologico; è un’immersione profonda nelle pieghe più oscure dell’animo umano, un romanzo che sfida le convenzioni e costringe il lettore a confrontarsi con interrogativi scomodi. Inizio folgorante Il romanzo si apre con una scena che toglie il fiato: una stazione ferroviaria, un bambino in pericolo e una madre, Emma, che per una frazione di secondo esita. Da qui, le vite di cinque personaggi – Emma, il figlio Gideon, l’uomo d’affari, la Signora Worth e Sonny – si intrecciano in un crescendo di tensione e rivelazioni. La narrazione è frammentata, con salti temporali e cambi di prospettiva che mantengono alta la suspense, costringendo il lettore a ricomporre un puzzle emotivo e psicologico. Personaggi indimenticabili e temi profondi Ciò che rende FIVE un’opera così potente è la profondità dei suoi personaggi, ognuno con le proprie fragilità, segreti e motivazioni ambigue. Attraverso le loro storie, l’autrice esplora temi universali e attualissimi: il giudizio sociale e le sue conseguenze devastanti, la complessità della maternità e le sue sfide silenziose, la neurodiversità e la necessità di una maggiore comprensione, e la percezione della realtà, spesso distorta dalle nostre paure e pregiudizi. “La vita e la morte accadono indipendentemente da ciò che pensate, ipotizzate, scrivete nella vostra recensione online, sognate, volete, scegliete o desiderate. O meritate.” – Five di Ilona Bannister Stile narrativo e impatto emotivo Lo stile, incisivo e diretto, crea un’atmosfera tesa e claustrofobica. Il narratore, a tratti onnisciente, spinge il lettore a riflettere sulla natura del bene e del male, sulla responsabilità individuale e collettiva. “[…] voi sapete fin dall’inizio, da quando siete arrivati in questa stazione stamattina, che ci sono cinque personaggi principali e che uno di loro morirà.” – Five di Ilona Bannister FIVE è un romanzo che non si limita a raccontare una storia, ma provoca, interroga e lascia un segno. È un’esperienza di lettura che vi terrà incollati alle pagine, facendovi dubitare delle vostre certezze e costringendovi a guardare la realtà da prospettive inaspettate. Giudizio complessivo ⭐⭐⭐⭐⭐ Consiglio vivamente FIVE a chiunque ami i thriller psicologici ben costruiti, ricchi di suspense e con una forte componente emotiva. È un libro che vi farà pensare, discutere e, forse, riconsiderare alcune delle vostre convinzioni più radicate. Preparatevi a un viaggio intenso e indimenticabile. Il 5 maggio 2026, non lasciatevelo sfuggire.

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Libri per ragazzi: alla scoperta di QUEL GIORNO IN CUI…

Quel giorno in cui papà doveva fare un discorso imbarazzante” è un libro di educazione sessuale per ragazzi di Marc-Uwe Kling, pubblicato in Italia da Giunti, che affronta in modo ironico e divertente il momento in cui un padre deve parlare di sessualità alla figlia adolescente, Lisa, che sta per vivere il suo primo weekend romantico.  Il libro è consigliato dai 10 anni in su e mira a rendere un argomento delicato più accessibile e meno imbarazzante per tutti.  Il mio parere? Non eè sicuramente un libro da dare in mano con leggerezza a un ragazzino o una ragazzina di 10 anni con cui non si è mai fatta educazione sessuale. Più che altro perché non capirebbe perché fa tanto ridere! Se invece sa di cosa sta parlando papà, allora coglierà gli elementi divertenti della spiegazione e ne capirà l’imbarazzo! Se invece cercate delle storie che facciano educazione affettiva, non perdetevi le uscite della collana S.e.p.t. di First Letter editrice!

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Libri per ragazzi: alla scoperta di SEMPLICEMENTE MARIA

«Semplicemente Maria» di Jay Hardwig (Uovonero), tradotto da Sante Bandirali, è un libro meraviglioso. È stato finalista nella categoria 11+ del #PremioStregaRagazzeeRagazzi2025. La trama: Maria Romero, undicenne cieca, cerca in tutti i modi di essere normale, ma è difficile esserlo quando si hanno occhi di vetro e si impugna un bastone bianco. JJ Munson, suo vicino e compagno di classe, è un ragazzino asmatico e stravagante che tenta di coinvolgerla in una serie di sfide da investigatori privati dilettanti. Quando una giovane ragazza scompare, la nuova amicizia e il coraggio di Maria saranno messi a dura prova in modi inaspettati. La mia opinione? Questo è un piccolo capolavoro. Un libro autentico, che racconta una ragazzina che sì, è cieca, ma è comunque una ragazzina. È Maria. Punto. Un libro adatto fin dai 10 anni, una lettura piacevole e scorrevole, che fa sorridere e commuove. Se vuoi scoprire altri libri per ragazzi, non perderti le nuove uscite della Collana S.e.p.t. di First Letter editrice!

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RECENSIONE “TROPE – I SEGRETI DELLA SCRITTURA DEL ROMANCE & DEL ROMANTASY”

Ho acquistato “Trope, i segreti della scrittura del romance & del romantasy” di Alice Doublier, ed. Il Castoro Off. Mi aspettavo un manuale e in effetti le aspettative sono state mantenute: 22€ per un manuale di 250 pagine, in cui sono contenuti moltissimi trope utilizzati nel romance e in tutte le sue forme. Un manuale, non un dizionario. Infatti, ognuno dei trope analizzati (sono moltissimi ma non è super esaustivo, perché i trope sono decine e decine, ma riguarda i più noti) è ben spiegato, anche inserito nel contesto del sottogenere in cui viene utilizzato, vengono indicati due o più romanzi in cui si trova il trope, ci sono consigli di scrittrici del genere e, dulcis in fundo, ci sono gli esercizi! Un caso pratico alla volta da cui partire per scrivere la nostra scena, utilizzando il trope appena spiegato. Il manuale è diviso in tre parti principali: trope strutturanti, trope personaggi e trope specifici. Sia in sovracopertina che all’interno vi sono le divertenti e esplicative illustrazioni di Juliette Buttigieg. In omaggio anche gli adesivi. consigliato? Sì.

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