RECENSIONE di “LO SGUARDO DI LUCY”, Erin Stewart, Giunti
Lucy è sensibile. Molto. Troppo. Riesce a sentire le emozioni di chi la circonda e ne viene travolta. Le è successo anche all’Acquario, quando è scoppiata a piangere e tutti, anche la sua migliore amica, le hanno dato della “stramba”.
Quando si ritrova a passare da New York, dove vive, all’Isola del Principe Edoardo, in Nuova Scozia… le cose cambiano.
Primo, perché il paesaggio che la circonda è completamente diverso.
Secondo, perché passerà l’estate da sola con il nonno, che non vede da diversi anni.
Terzo, perché tra le sue mani ora non c’è più la scassatissima macchinetta fotografica presa al banco dei pegni, ma la vecchia macchina fotografica della nonna.
Quarto, perché…

Non voglio fare spoiler, ma vi dico che questo libro per ragazzi (11+) vi stupirà. La protagonista, Lucy, ha una ipersensibilità emotiva e sensoriale, ma non viene definita esplicitamente come neurodivergente (e questo è un bene, perché i giovani lettori non siano prevenuti). Viene definita EMPATICA, e di empatia ne servirebbe molta di più, nel mondo!
Nel libro si parla di rapporti umani, salute mentale, autoconsapevolezza, amicizia vera, ma con uno stile e un linguaggio adatto già dai pre-adolescenti. Lucy Sinclair ha dodici anni e i giovani lettori potranno facilmente immedesimarsi in lei, nonostante la sua sensibilità molto peculiare. Deve affrontare sei settimane con un altro essere umano, il nonno, che non la conosce davvero, mettendo in campo tutte le strategie che conosce, per evitare di crollare emotivamente. Ma sarà necessario?
Il nonno sembra un pò il Vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi, con quel fare serio e taciturno.
La nuova amica incontrata sull’isola sembra la reincarnazione di Anna dai capelli rossi. E in effetti i riferimenti a questo libro non mancano.
Noi abbiamo amato questo libro e ve lo consigliamo caldamente come lettura estiva per le scuole medie e primi anni delle superiori!

