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Il corpo che cambia e la DISMORFIA

Lo sappiamo: la pubertà trasforma rapidamente il corpo dei preadolescenti, generando spesso insicurezze e, nei casi più complessi, il rischio di una percezione distorta di sé o dismorfia. Spesso l’inizio di tutto è lo scatto di crescita, cioè l’aumento rapido e improvviso di statura e peso. I primi a crescere nella classe sono solitamente quelli che poi camminano curvi per mesi o anni, finché anche gli amici li raggiungono. L’aumento di peso poi può essere vissuto male da molti, ma l’arrotondamento delle forme è necessario è fondamentale. La comparsa dei caratteri sessuali secondari (crescita del seno, dei peli, muta della voce) è forse la parte più evidente del cambiamento e della crescita. Il menarca e lo spermarca ne sono poi la conseguenza, con l’avvenuta maturazione sessuale. La crescita però può portare a disarmonie temporanee. Le diverse parti del corpo crescono a ritmi differenti, causando goffaggine o un senso di estraneità verso la propria immagine. È in questo momento che nasce il rischio dismorfia. Il dismorfismo corporeo (o dismorfofobia) è l’ossessione per un difetto fisico minimo o inesistente agli occhi degli altri. Il confronto costante con i coetanei, i cambiamenti ormonali e l’influenza dei social media amplificano l’insoddisfazione corporea. Quali sono i segnali d’allarme?Controllo continuo allo specchio, la svalutazione estrema del proprio aspetto o l’isolamento sociale. È proprio ciò che succede a Chiara in “Il posto nel gruppo”. Quando nello spogliatoio della piscina una compagna fa una battuta senza malizia sul suo seno che sta crescendo, tutto cambia…

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RETELLING, COSA CAMBIA E COSA NO

Negli ultimi anni i retelling sono diventati di gran moda. Perché? Perché uniscono il comfort di una storia già nota con la curiosità di vedere o leggere come l’autore ha inserito elementi nuovi, ha cambiato lo sfondo, luoghi, epoche, ecc per farne un’opera nuova. Cosa DEVE avere un retelling? Deve possedere tutti (o gran parte) degli elementi identificativi della storia originale. La storia di partenza deve essere quindi riconoscibile. Se scriviamo un retelling, ad esempio, di “La Spada nella roccia”, dovranno esserci Arthur/Artù/Semola e Merlino, ma anche altri elementi che ci rimandino al ciclo arthuriano, come ad esempio Ginevra o alcuni Cavalieri. E la Spada? Certo, la Spada ci dovrebbe essere ma potrebbe assumere una nuova forma, o un nuovo significato. E la magia? Certo, anche quella… Il “gioco” del retelling è proprio questo: se cambio il punto di vista della storia, se cambio l’ambientazione o l’epoca, alcuni elementi potrebbero sparire. A volte l’elemento di rottura con la storia originale potrebbe essere l’inserimento di un personaggio nuovo. Nel caso del retelling di “La Spada nella roccia”, un personaggio è stato completamente trasformato: se nell’originale di T. H. White era l’uccello Archimede ad accompagnare Merlino, e nel cartone animato Disney era il gufo Anacleto, nel retelling “Finanziaria Camelot” troviamo Ana (Anacleta), la figlia scorbutica e solitaria di Merlino! È concessa una licenza poetica di questo tipo? Assolutamente sì, perché crea nuove dinamiche! Un personaggio nuovo serve a svelare un nuovo lato del protagonista della storia originaria o a sviluppare un tema moderno, facendo magari compiere delle scelte o delle avventure nuove che ne rivelino la natura. Curiosi di saperne di più su Ana Merlin e Arthur King? Trovate la loro storia nel retelling “Finanziaria Camelot”.

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F.O.M.O. e iperconnessione

Parliamo di questo problema, che affligge i giovanissimi ma non solo? La FOMO è la Fear Of Missing Out, letteralmente la paura di essere esclusi o di perdersi qualcosa. Iperconnessione significa essere sempre connessi, tramite notifiche, app, ecc . Le due sono legate da un circolo vizioso: l’essere sempre online alimenta l’ansia di perdere aggiornamenti, e questa stessa ansia spinge a rimanere iperconnessi. L’accesso continuo a internet e agli smartphone rende visibile in tempo reale la vita degli altri, attivando il timore costante che stia accadendo qualcosa di imperdibile altrove. Spoiler: non è così. Per placare questa insicurezza, la persona controlla lo schermo in modo ripetuto, trasformando l’uso della tecnologia in un comportamento di ossessione. Ma più tempo si passa sui social, più cresce il confronto sociale con le vite apparentemente perfette degli altri, il che accresce l’ansia e, di conseguenza, il bisogno di restare connessi. Insomma un circolo continuo e deleterio. Aumentano così ansia e stress. L’interruzione continua delle proprie attività e la necessità di risposte immediate riducono il benessere psicologico, diminuiscono le capacità di attenzione e concentrazione e quindi aumenta nelle persone la stanchezza mentale. Inoltre, dato che l’attenzione è rivolta al mondo virtuale anziché alla realtà vissuta in prima persona, in realtà si finisce davvero per perdersi qualcosa, anzi tutto: si smette di vivere davvero e si continua a guardare scorrere la vita DEGLI ALTRI. Allora meglio praticare la JOMO (Joy of Missing Out) e vivere davvero! La situazione di Tommaso in “Il posto nel gruppo” riflette perfettamente la F.O.M.O. Il ragazzino si accorge che gli amici hanno un gruppo whatsapp dove lui non è inserito. Inizia subito a pensare che lo abbiano escluso per qualche motivo, che così si stia perdendo chissà quali eventi e scambi di informazioni… Volete sapere che succede poi? Il libro è disponibile sia in formato cartaceo che ebook.

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La principessa del popolo

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui La principessa del popolo A partire dalla metà degli anni Ottanta, Diana divenne madrina di un alto numero di enti di beneficenza. Si occupava di bambini, anziani, tossicodipendenti e malati di AIDS. Il primo ministro Blair, alla sua morte, le attribuì infatti l’appellativo di “principessa del popolo.” In quanto principessa di Galles, Diana doveva fare regolari apparizioni pubbliche, partecipare a eventi e raccogliere fondi, ma non sentiva affatto il peso di tale obbligo. Sviluppò anzi un grande interesse per alcune cause, che venivano totalmente ignorate dalla famiglia reale, come i malati di AIDS e la lebbra. Dal 1991 al 1996 fu rappresentante di un’associazione per il supporto alle vittime di danni cerebrali. Dal 1984 al 1996 appoggiò l’associazione di carità Barnardo’s, ente che garantiva aiuto a giovani e minori. Nel 1988 divenne madrina della sezione giovani della Croce Rossa britannica. La principessa era inoltre sostenitrice di un ente volto a sostenere i servizi di maternità negli ospedali del servizio sanitario nazionale. Nel febbraio 1992 visitò l’ospizio per i malati e i morenti di Madre Teresa a Calcutta, in India. Nel 1995 fece una breve visita a Mosca, dove visitò un ospedale per bambini che aveva in precedenza sostenuto e al quale fornì nuove attrezzature mediche. Tra i suoi riconoscimenti ricordiamo nel 1996 il premio umanitario per il suo impegno con gli anziani dal Centro Pio Manzù. Nel maggio del 1997 Diana inaugurò il Richard Attenborough Centre for Disability and the Arts a Leicester. Tra le numerose battaglie di Lady Diana, non possiamo non menzionare le mine antiuomo. Nel gennaio 1997, sfruttando la sua popolarità, la principessa mise a rischio la sua vita percorrendo, insieme all’organizzazione Halo Trust, un campo minato dell’Angola con indosso un casco e un giubbotto antiproiettile, con l’unico obiettivo di spingere lo stato a vietarle. In Angola erano infatti moltissimi i civili, inclusi i bambini, ad aver perso un arto a causa di queste mine. In seguito, nel dicembre del 1997, grazie anche all’intervento di Diana, il Trattato internazionale di Ottawa vietò l’uso e la produzione delle mine antiuomo. Scopri di più: LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More società No, Elena nera non è un problema: quando a teatro gli uomini interpretavano le donne e nessuno gridava allo scandalo 01.08.26 firstletter BUON COMPLEANNO BEATRIX POTTER! 28.07.26 dark tourism Craco, il paese fantasma della Basilicata: storia, misteri e leggende del borgo abbandonato più inquietante d’Italia 27.07.26 storia Tra giungla e monsoni: viaggio nell’India coloniale che ha conquistato gli esploratori europei 27.07.26 Eventi Fabrizio Olivero vince il Festival Nazionale dello Scrittore 2026: a settembre in uscita con Land Editore Il caso del fante di picche 26.07.26 libri Un viaggio dentro ai trope di “OTTO VOLTE SÌ” 24.07.26 storia Tre castelli italiani avvolti dal mistero: tra storia documentata e leggende secolari 23.07.26 Eventi Annamaria Zizza presenta L’estate della dolciera: a dialogare con l’autrice sarà Ingrid Sciuto di Land Editore 22.07.26

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30 settembre 1868 – 158 anni di Piccole Donne

Se chiediamo a Wikipedia, ci dirà: “””Piccole donne (Little Women) è il più famoso romanzo di Louisa May Alcott, pubblicato inizialmente negli Stati Uniti in due volumi, il primo nel 1868 e il secondo nel 1869. Il romanzo è considerato un classico della letteratura americana e dell’infanzia. L’opera, liberamente ispirata alla vita dell’autrice e delle sue tre sorelle, è generalmente classificata come un romanzo autobiografico o semi-autobiografico. In Italia, i due volumi vengono generalmente pubblicati come due romanzi separati, Piccole donne e Piccole donne crescono.””” Grazie Wikipedia per le informazioni, ma ora parliamone davvero! Cos’è Piccole Donne? È un libro coccola, un cozy book perfetto da rileggere in autunno e inverno, una storia da consegnare alle nuove generazioni. Perchè? anche se ovviamente è “figlia del suo tempo”, in Piccole Donne Luisa May Alcott ci regala personaggi meravigliosi. Autodeterminazione, indipendenza, libertà di scelta, diversi percorsi di vita: le sorelle March ci offrono la possibilità di scorgere tantissimi aspetti diversi, tutti ugualmente validi. Piccole Donne di Louisa May Alcott è ancora attuale perché appunto non impone un unico ideale di donna, ma mostra personalità diverse e complementari attraverso le quattro sorelle March (la bontà e la creatività musicale di Beth, il senso del dovere e la maturità di Meg, l’ambizione artistica e economica di Amy e lo spirito ribelle e creativo di Jo) . Il personaggio di Jo March, in particolare, incarna il rifiuto delle convenzioni sociali dell’epoca (e forse anche attuali). Jo difende la propria libertà intellettuale e l’autonomia economica! Piccole Donne ci parla poi di un concetto molto attuale: resilienza. La gestione della crisi economica e delle assenze familiari spingono le sorelle March proprio a essere resilienti e, di riflesso, ispirano anche i lettori. E se spaventa la lunghezza dei testi (ricordiamo che l’opera completa è in due volumi) ? Niente paura, è disponibile una versione illustrata e semplificata del primo volume, ottima anche per i più piccoli, edita da First Letter editrice, illustrazioni di Matteo Della Libera, testi di Silvia Dal Cin.

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