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CATFISH, un fenomeno preoccupante

Catfish significa letteralmente “pesce gatto”, ma online significa ben altro! Catfishing è quando una persona si finge qualcun’altro su internet per ingannare. Usa foto finte, nome falso, vita inventata. Nel 2010 uscì il documentario “Catfish”. Raccontava di un ragazzo che parlava online con una ragazza che… non esisteva. Da lì è nato il termine. Poi MTV ha messo in onda la serie TV “Catfish: False Identità”, nella quale cercavano di aiutare la gente a capire se la persona con cui stavano parlando era reale o se erano stati truffati da profili falsi. Perché Catfish? Il pesce gatto è un pesce che “stuzzica” gli altri pesci per tenerli svegli durante il trasporto. L’idea è: il catfish online ti “stuzzica” emotivamente per tenerti agganciato. Nel libro “Il ragazzo del crepuscolo” c’è una sorta di catfishing, che però non avviene online ma di persona. Non possiamo dire molto di più per non fare spoiler, ma Ludovica incontra un ragazzo che… non è chi dice di essere. Catfish equivale a Adescamento è Sostituzione di persona? La sostituzione di persona si verifica se usi foto e dati di qualcun altro, o inventi un’identità da zero. “Sono Marco, 15 anni, calciatore” ma in realtà è un adulto di 40 anni. Dopo che si finge, inizia a creare un legame di fiducia. E questo è l’adescamento: chiede confidenze, foto, soldi, incontri. L’obiettivo può essere manipolazione emotiva, sextortion, truffa, o peggio. Sostituzione di persona e adescamento di minore, ricordiamolo, sono reati penali! Perché è un pericolo serio per i preadolescenti (ma anche per adolescenti)? Di base manca esperienza; essendo molto giovani non si ha ancora il radar per capire “sta cosa non torna”. Preadolescenti e adolescenti cercano approvazione! Un preadolescente che si sente solo/invisibile è esca perfetta. Il/la catfish gli dà attenzioni 24/7, lui/lei si affeziona. Data la giovane età, confondono online/realtà..Per loro “amico di Fortnite” è uguale a amico vero, punto. Non pensano che dietro ci sia una bugia. Per fortuna in “Il ragazzo del crepuscolo” non c’è un pericolo reale, ma nella realtà? Riflettiamoci e confidiamoci sempre con qualcuno che, essendo esterno alla vicenda, può darci il suo parere in merito (meglio se un adulto!).

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DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti)

Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? Questa è una delle premesse di “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno, scritto da Martina Lago. Eppure, Ludovica grazie al campeggio incontrerà… no non possiamo fare spoiler! Concentriamoci allora sul fatto che dovrà rinunciare al cellulare e sarà costretta al “detox digitale”. Che cos’è e perché fa bene? Il detox digitale (la disintossicazione dagli schermi, cellulare, tablet, PC ecc) fa bene a tutti, ma ai preadolescenti 10-13 anni fa la differenza tra “sopravvivere” e “crescere bene”. A quell’età il cervello è in piena costruzione. Attenzione, memoria, autocontrollo? TikTok/IG/YouTube Shorts sono fatti per darti un colpo di dopamina ogni 3 secondi. Risultato: il cervello si abitua al “tutto subito” e fa fatica con compiti lenti tipo studiare, leggere, annoiarsi. Il detox riallena l’attenzione a durare più di pochi secondi! La luce blu degli schermi e le notifiche fino a tardi portano a distruggere il ritmo del sonno. Un preadolescente che dorme male si sveglia nervoso, va male a scuola, litiga di più. Stare senza schermo 1-2h prima di dormire aiuta! In 3-4 giorni di detox già si dorme meglio e si è meno irritabili. E poi, se ogni momento vuoto lo passo a fare scroll sul cellulare, non imparo mai l’importanza della noia creativa! È dalla noia che nascono idee, giochi inventati, chiacchiere reali con amici/famiglia. Il detox gli ridà spazio per chiedersi “cosa mi va di fare ora?” invece di “cosa mi propone l’algoritmo?”. E infine, parliamo di ansia e confronto sociale? A 11-12 anni l’autostima è fragile. Vedere vite “perfette” 24/7 crea insicurezza. Staccare un po’ dai social porta a meno ansia da prestazione. Non serve sparire per una settimana o un mese. Anche 1 giorno a settimana senza social, o “niente telefono a tavola/dopo le 21” già resetta il cervello. Provare per credere!

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Perchè preadolescenti e adolescenti cercano il “brivido”?

Perché il cervello degli adolescenti e preadolescenti è letteralmente progettato per cercare il brivido? Il cervello preme tutto sull’acceleratore, perché non ha ancora capito come usare i freni! Tra i 12 e i 25 anni vince ancora il sistema della ricompensa e della dopamina. La corteccia prefrontale, quella che dice “ehi, è pericoloso, frena”, matura più tardi, verso i 25 anni (si spera! In alcuni non matura mai!). In questa fase è anche normale testare i limiti per diventare adulti. Da un punto di vista evolutivo ha senso. Per staccarsi dai genitori e capire “chi sono”, devono provare cose al limite: sport estremi, sfide online, storie horror. Il pericolo fittizio di un film o videogioco è una palestra sicura per allenare paura/coraggio senza rischi reali. E poi c’è (l’odiato) Status sociale. Nel gruppo dei pari, chi rischia guadagna rispetto: l’adrenalina e il “ci sono riuscito” valgono come medaglia sociale. E Sì, frequentare sconosciuti è proprio uno di quei “pericoli” che attira tantissimo. Nel libro “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno per la Collana S.E.P.T. di First Letter, Martina Lago ci racconta proprio di una frequentazione di questo tipo: un perfetto sconosciuto, che si può incontrare solo al crepuscolo e in un luogo isolato, è una buona scelta? Un volto nuovo, una storia che non conosci, zero regole già stabilite. Le persone conosciute sono “già viste”, gli sconosciuti sono un boost di dopamina gratis. Subentra poi il “Decido io chi frequentare, non mamma/papà”. O le mie amiche, come nel caso di Ludovica. Parlare con sconosciuti online o dal vivo è il modo più diretto per dire “sono grande, faccio le mie scelte”. Anche se la scelta è rischiosa, per i preadolescenti è prova di autonomia. E poi… posso crearmi una nuova identità. Con gli amici di sempre sei “il timido”, “il secchione”, “il figlio di…”. Con uno sconosciuto puoi reinventarti da zero. Nessuno sa il tuo passato, quindi puoi provare versioni diverse di te stesso senza giudizio. E anche questo succede in “Il ragazzo del crepuscolo”. Infine… è una questione di brivido. È la stessa attrazione dei film horror: non sai come andrà a finire. Quell’incertezza attiva il sistema della ricompensa. “E se fosse la persona più figa del mondo? E se fosse un’avventura epica?”. Il cervello gonfia le possibilità positive e minimizza i rischi. Il problema è che proprio quando il “freno” non è ancora maturo, il rischio reale c’è: manipolazione, truffe, situazioni pericolose. Il pericolo sembra fittizio, ma le conseguenze possono essere reali. Occhio!

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Alice in Wonderland e Beatrix Potter, un legame inaspettato.

Se leggendo questo titolo vi state chiedendo che cosa abbiano in comune “Alice nel paese delle meraviglie” e Beatrix Potter, eccovi accontentati. No, il legame non sono i conigli. O per lo meno, non solo! Il 4 luglio 1862 Lewis Carroll parlò per la prima volta di Alice. Era in barca sul Tamigi con le sorelle Liddell (tra le quali Alice, la bambina che ispirò la storia). A luglio del 1865 venne stampata la prima edizione di “Alice in Wonderland” (Alice nel paese delle meraviglie), subito ritirata perché l’illustratore non era soddisfatto della qualità di stampa. La prima edizione effettiva è del 1866. Bene, e l’altra parte di questo legame? Helen Beatrix Potter è stata un’illustratrice, una scrittrice, una naturalista, un’imprenditrice e molto altro. Il suo amore per la vita e per la natura era e rimane palpabile tra le pagine dei suoi lavori. Nata il 28 luglio 1866 a South Kensington, Londra, sotto il segno del Leone, morì il 22 dicembre 1943 a Near Sawrey, sempre nel Regno Unito. Ma allora qual è il legame tra l’opera di Carroll e Beatrix Potter, oltre all’anno “di nascita”? Dal saggio “Searching for Beatrix Potter” edito da First Letter editrice: “l’amore di Beatrix per il disegno e la pittura, specialmente ad acquerello, sembra sia nato già nell’infanzia. A circa sei o sette anni la bambina ricevette in regalo dal professor Wilson, un amico del padre, una copia di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” con le illustrazioni di Tenniel, che la affascinarono. *** Piccola divagazione: Sir John Tenniel (1820 – 1914) era un pittore e illustratore britannico, ricordato soprattutto per le sue illustrazioni dei romanzi di Lewis Carroll. Il suo stile era umoristico e la qualità artistica delle sue opere molto elevata. L’eleganza della composizione, l’accuratezza e la precisione nel disegno e nel tratto hanno sicuramente ispirato la Beatrix bambina. Quindi ecco spiegato il legame! Se volete scoprire altro su Beatrix Potter, trovate molte informazioni e curiosità su di lei nel saggio sopra menzionato.

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PREADOLESCENTI E ANIMALI DOMESTICI

Tra i 10 e i 18 anni cambia tutto: corpo, umore, amicizie, scuola. In questo caos che sono preadolescenza (9/10 -12 anni) e adolescenza (13-18 anni), un animale domestico diventa spesso un punto fermo. Non giudica, non mette like, non chiede spiegazioni se una giornata è andata storta! Dare da mangiare al cane, pulire la lettiera del gatto, portare il criceto dal veterinario sono compiti concreti. Per un preadolescente vuol dire imparare la responsabilità senza lezioni teoriche. Se salto la passeggiata, il cane ne soffre. Se mi dimentico la ciotola, il gatto me lo fa capire. È causa ed effetto, chiaro e immediato. Questa routine aiuta anche a gestire il tempo, a rispettare impegni, a sentirsi utili. Per molti ragazzi insicuri, sapere che un essere vivente dipende da loro rafforza l’autostima. E poi… gli animali sono spesso un supporto psicologico che non parla ma comprende tutto. Gli animali, si sa, abbassano lo stress. Accarezzare un cane fa produrre ossitocina e riduce il cortisolo. Dopo un litigio con i genitori o una verifica andata male, il gatto che fa le fusa sul letto vale più di mille consigli. I pets ascoltano senza interrompere. Per un adolescente che fa fatica a esprimere emozioni, parlare al proprio cane è spesso il primo passo per aprirsi anche con le persone. Studi e pet therapy lo confermano: la presenza di un animale riduce ansia, senso di solitudine e sintomi depressivi. Per i ragazzi con DSA, autismo o fobia sociale, il pet diventa un mediatore. Aiuta a rompere il ghiaccio con i coetanei: portare il cane al parco crea occasioni di dialogo più semplici di una chat. Non è solo coccole, però! Attenzione: un animale non è un antidepressivo da comprare. Richiede tempo, soldi, pazienza. Se la famiglia adotta solo “per fare contento” il figlio, il rischio è che il peso ricada tutto sui genitori o che l’animale venga trascurato appena l’entusiasmo cala. La scelta va condivisa e valutata.Quando funziona, il legame è potente. Bianca, de “La Banda +1” lo sa bene: meno male che c’è Troll, un cane brutto ma estremamente amato. L’adolescente impara empatia, gestione della frustrazione e cura dell’altro. Il pet, in cambio, restituisce presenza costante in un’età in cui tutto sembra provvisorio. Crescere con un animale vuol dire avere un alleato silenzioso che ti insegna che volere bene è anche portare fuori il cane alle 6 di mattina, anche se tu hai ancora sonno!

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