interviste

FIGLI DI DUE PAESI

Mi sono chiesta cosa si provi a sapere di essere adottati. Non solo per quanto riguarda il fatto di essere biologicamente figli di una coppia e essere “di cuore” figli di un’altra. Ma anche, per le adozioni internazionali, cosa significhi essere figli di due paesi, quello in cui sei nata e quello in cui cresci. Quanto rimane in un bambino della sua cultura di nascita? E quanto invece diventa importante o predominante la cultura di adozione? Funziona allo stesso modo per i bambini figli di genitori provenienti da due paesi diversi o no? Ho provato a cercare una risposta generale, tenendo ben presente che ogni esperienza personale è diversa. La doppia appartenenza culturale, l’essere “figli di due paesi”, è una sfida complessa. Conservare la memoria del paese di origine può essere una scelta o una necessità, anche in base all’età del minore quando viene adottato. Inserirsi nella cultura adottante è però necessario per l’integrazione sociale, per sviluppare un nuovo senso di appartenenza. Ma si sviluppano traumi? Forse. Conoscere entrambe le culture è necessario? Di nuovo, forse. Tutti i minori adottati sviluppano poi, anche solo una volta divenuti adulti, la volontà o la necessità di riavvicinarsi alla cultura di origine? No, non sempre. Ho chiesto il parere di Rupa Muolo, la donna che ha ispirato il libro per ragazzi “Pragasi”, di Felice Muolo. «Tu sei italiana. Ma ti senti ANCHE italiana? O ti senti ANCHE indiana? Perché? E crescendo come è stato il rapporto con il tuo paese di origine?» «Mi considero più figlia del mondo, come mi hanno sempre insegnato i miei genitori, figlia amata, dalle radici italiane, anzi pugliesi, ma anche l’indiana con il puntino, puntino inteso per il bindi, decorazione tipicamente asiatica.Sono un mix delle due identità, certamente la parte italiana è quella che mi ha resa figlia delle possibilità, quella indiana è scolpita sulla pelle, nel nome, il cui significato è il motore del mio vivere».

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LE ATTIVITÀ ESTIVE

L’estate sta finendo. Si tirano le somme delle attività che sono andate per la maggiore e ci chiediamo: esiste ancora l’usanza del campeggio parrocchiale in montagna o della colonia al mare?Le due esperienze hanno vissuto parabole molto diverse: il campeggio parrocchiale (o campo scuola) gode ancora ma salute, mentre la colonia al mare intesa in senso tradizionale è quasi del tutto scomparsa, trasformata in moderni “summer camp”.I campeggi e i campi scuola organizzati da parrocchie, oratori e gruppi scout sono estremamente diffusi e frequentati in tutta Italia. Anzi, molte diocesi registrano ogni anno un vero e proprio boom di richieste.Si svolgono prevalentemente in estate, durano da una a due settimane e la meta prediletta è la montagna (sebbene non manchino soluzioni al mare o in collina). Hanno costi accessibili per le famiglie, si basano sul lavoro di educatori e cuochi volontari e offrono un forte valore formativo incentrato sull’autonomia, sulla spiritualità e sulla vita di comunit. Ma oggi per le parrocchie è molto più complesso organizzarli rispetto al passato. Questo a causa di normative di sicurezza e igieniche molto rigide, della riduzione del numero di sacerdoti e della complessità nel trovare volontari disponibili a gestire la logistica tutto l’anno.La colonia al mare tradizionale invece si è evoluta. La classica “colonia estiva” del dopoguerra — quella con enormi camerate, i bambini che si spostavano rigorosamente in fila e le rigide routine orarie gestite da enti pubblici o grandi aziende — non esiste quasi più. Moltissimi degli storici edifici e complessi edilizi sulle coste romagnole, toscane o liguri sono oggi abbandonati o riconvertiti. La richiesta di mandare i figli al mare da soli esiste ancora, ma la formula è cambiata radicalmente. Oggi si parla di campi estivi tematici privati o associativi (es. Campi Avventura, campus sportivi, Campi Estivi WWF Travel o centri per l’apprendimento delle lingue).Abbiamo chiesto a Emma Battistella ti raccontarci brevemente la sua esperienza al campo e ci ha stupito, rivelandoci di aver utilizzato non solo riferimenti pop (un cartone animato) ma anche libri per ragazzi al camposcuola. Il campo scuola della sua parrocchia, dedicato ai ragazzi delle medie, aveva come tema Inside Out 2 e tutte quelle nuove emozioni che i ragazzini si trovano ad affrontare. Ogni animatore aveva un’emozione assegnata, nel caso di Emma era “l’invidia”. Oltre ad aver cercato riferimenti nella vita quotidiana, per aiutare i ragazzi a riflettere ha usato i volumi della Collana S.e.p.t. di First Letter, che sono proprio dedicati ai preadolescenti.

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Salone del Libro di Torino 2026: l’esordio di Cristiana Rosada, una nuova voce del romance contemporaneo

Prima ancora delle recensioni, delle classifiche e dei numeri, esiste un momento che ogni scrittore ricorda per sempre: quello in cui il proprio libro incontra per la prima volta i lettori. Per Cristiana Rosada, autrice esordiente del romanzo Un amore sbagliato così giusto, quel momento ha avuto come cornice il prestigioso Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, uno degli appuntamenti culturali più importanti d’Europa. L’arrivo al Salone rappresenta un traguardo significativo per un’autrice che ha costruito il proprio percorso professionale tra comunicazione, grafica e scrittura per il web, approdando oggi alla narrativa con una storia che affronta temi delicati e profondamente umani. Al centro del romanzo troviamo Caterina, una giovane donna chiamata a confrontarsi con un sentimento complesso e controverso: l’amore per una persona che la società considera “sbagliata”. Una relazione tra studentessa e professore che diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul significato delle scelte, dei giudizi esterni e della libertà di vivere la propria verità emotiva. Ciò che rende particolarmente interessante questo debutto è la forte componente emotiva che attraversa l’intera narrazione. Rosada non nasconde infatti di aver riversato nella protagonista parte della propria sensibilità, costruendo un personaggio intenso, fragile e autentico, capace di parlare a lettori di età diverse.   L’intervista Cristiana, il tuo romanzo Un amore sbagliato così giusto è stato presentato per la prima volta al Salone Internazionale del Libro di Torino. Che emozione hai provato entrando in quel contesto da esordiente? La prima parola che mi viene in mente è stupore. L’ambiente fieristico, indipendentemente dal settore merceologico, è un luogo di comunicazione, incontri, dialoghi, vecchie conoscenze e nuove amicizie. Immaginavo già che avrei vissuto giorni intensi, ma non così ricchi di entusiasmo. Ho incontrato persone di ogni età, unite dal piacere di scoprire nuove storie. Ho percepito l’energia di un settore, quello editoriale, che pur confrontandosi con vecchi dilemmi e nuove sfide continua a essere vitale, popolato da persone animate da una passione autentica. Ho abbracciato autrici che già conoscevo e con cui si è creata immediatamente una bellissima sintonia. Ho stretto mani, ascoltato storie e firmato le prime dediche tra emozione e imbarazzo. Il libro affronta un tema delicato e contemporaneo: un legame “proibito” tra una studentessa e un professore. Quando hai capito che questa storia meritava di diventare un romanzo? Qualche anno fa ho dovuto affrontare una malattia di quelle che definiamo “importanti”, e che spesso lasciano segni più nell’anima che nel corpo. In momenti simili ci sono giorni più difficili di altri, in cui fare i conti con sé stessi aiuta a restare ancorati al presente. Una volta lessi che Italo Calvino descriveva l’arte narrativa come il “saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto”. È proprio da lì che è nata Caterina: da quel piccolo frammento di verità che ho compreso della vita. Caterina è una protagonista fragile ma intensa. Quanto c’è di autobiografico, emotivamente parlando, nel suo modo di vivere l’amore e la crescita? Bella domanda. A volte ho l’impressione di essere fatta per il novanta per cento di emozioni e solo per il resto di carne e sangue. Possiedo una permeabilità emotiva totale: assorbo tutto ciò che mi circonda, percepisco l’interiorità delle persone in modo immediato e, talvolta, persino travolgente. Vivere con questa intensità non è sempre semplice. È come avere un radar sempre acceso, uno strumento che solo con il tempo e la maturità ho imparato a regolare, trovando il giusto equilibrio tra protezione e autenticità. Questa sensibilità ha inevitabilmente plasmato Caterina, ma non solo lei. Frammenti del mio vissuto emotivo si riflettono anche negli altri personaggi del romanzo. Hai lavorato per anni nella grafica e nella scrittura per il web prima di arrivare alla narrativa. Cosa ti ha insegnato quel percorso sul potere delle parole? Ho sempre pensato che la lingua italiana sia molto più di un semplice mezzo di comunicazione: è una straordinaria forma d’arte e uno strumento di precisione unico. La sua ricchezza lessicale permette di descrivere oggetti, azioni ed emozioni con sfumature capaci di evocare immagini vivide nella mente di chi legge. Per me esiste un parallelismo perfetto tra il potere evocativo di un testo ben scritto e quello di una fotografia o di un’immagine. Nel corso degli anni ho capito che linguaggio visivo e linguaggio verbale possiedono la stessa dignità espressiva e la stessa capacità di generare emozioni profonde. Le parole, proprio come la luce e i colori, possono imprimersi nell’anima e lasciare un segno indelebile. Il titolo Un amore sbagliato così giusto incuriosisce molto. Quando è nato e cosa rappresenta quel contrasto tra “sbagliato” e “giusto”? Il titolo è arrivato alla fine, dopo aver concluso l’intera fase di editing. Fin dall’inizio, però, il romanzo è stato costruito attorno a questo contrasto, che riguarda non solo la vita sentimentale della protagonista, ma molte delle situazioni che affrontiamo ogni giorno. Chi può stabilire cosa sia davvero giusto o sbagliato in amore? Spesso le convenzioni sociali trasformano alcune idee in verità assolute, condannando ciò che esce dagli schemi. Caterina decide di rompere il paradigma del “non si fa” e del “non si può”, cambiando radicalmente la direzione della propria vita. Ha scelto la persona giusta o quella sbagliata? Forse la domanda corretta è un’altra: ha scelto la persona giusta per sé? E c’è un solo modo per scoprirlo: vivere quella scelta fino in fondo. Oggi i giovani cercano nelle storie più autenticità che perfezione. Perché, secondo te, le relazioni complicate parlano così tanto alle nuove generazioni? È un tema complesso. Osservando i giovani, noto che sono immersi in un flusso continuo di stimoli e bombardati da modelli spesso irraggiungibili. Questo genera insicurezza. A vent’anni molti parlano di relazioni con il disincanto di chi ne ha cinquanta. Inoltre esiste una costante esigenza di condividere tutto pubblicamente: emozioni, storie, relazioni, vita privata. Viviamo in un mondo iperconnesso che, a volte, rischia di diventare superficiale. Le storie che raccontano dinamiche complesse e imperfette consentono invece di normalizzare fragilità e insicurezze, aiutando a elaborare emozioni

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Dal dark fantasy alla magia del Salone: Artemisia Nocturne conquista Torino con il suo debutto da autrice

Dal cuore della Sicilia ai corridoi affollati del Salone Internazionale del Libro di Torino: per Artemisia Nocturne, autrice dark fantasy romance, la prima esperienza da scrittrice alla manifestazione è stata un momento carico di emozione, consapevolezza e meraviglia. Abituata fino a poco tempo fa a vivere il Salone da semplice lettrice, Artemisia ha raccontato quanto sia stato travolgente attraversare quegli spazi con un libro pubblicato e con la possibilità di incontrare dal vivo lettori, creator e altri autori. Un passaggio che segna simbolicamente il confine tra il sogno custodito in silenzio e la concreta realtà editoriale. L’autrice siciliana ha spiegato di aver capito davvero di voler scrivere quando una persona a lei molto vicina lesse la prima bozza del suo romanzo, spingendola a credere nella storia che aveva creato. Da quel momento la scrittura è diventata qualcosa di impossibile da ignorare: non più soltanto un rifugio creativo, ma una strada da percorrere con determinazione. Anche Torino e il Salone hanno superato le sue aspettative. Artemisia li descrive come luoghi vivi, quasi sospesi, capaci di trasmettere un senso di appartenenza a chi ama le storie. Per un’autrice che arriva dal fantasy e dal romance dalle tinte oscure, trovarsi immersa in un universo popolato da migliaia di lettori ha rappresentato la conferma che i libri continuano a creare connessioni autentiche.     L’intervista Essendo il tuo primo Salone del Libro, che effetto fa vedere così tante persone immerse nello stesso mondo fatto di storie e libri? È stata un’emozione straordinaria vedere così tante persone accomunate dalla stessa passione. Anni fa mi era stato detto che la lettura fosse qualcosa di solitario, il Salone mi ha fatto vedere l’altra faccia della medaglia: la condivisione. Qual è stata la prima cosa che hai pensato entrando al Salone come autrice e non più solo come lettrice? La prima cosa che ho pensato è stata: “Ok, allora è tutto vero!” Entrare da autrice è stato il momento in cui ho realizzato davvero di aver trasformato qualcosa che amo in qualcosa di concreto. Da esordiente, cosa ti emoziona di più: incontrare i lettori o confrontarti con altri autori? Entrambe, ma in modo completamente diverso. Incontrare i lettori mi scioglie il cuore, perché vedere qualcuno interessarsi alla mia storia e amarla come faccio io è qualcosa che faccio fatica a realizzare ancora tutt’ora. Confrontarmi con gli autori, invece, mi ricorda che ho tantissimo da imparare da loro. Se potessi descrivere questa tua prima esperienza al Salone con una sola parola, quale sarebbe? Direi “Conferma”, perché ogni giorno pensavo:”Sì, questo è il mio posto.” Torino e il Salone del Libro erano come li avevi immaginati? Hanno superato di gran lunga le mie aspettative. Mi aspettavo qualcosa di grande, ma vivere il Salone dall’interno è completamente diverso. Sei giovanissima e hai già pubblicato un dark fantasy romance: a che punto si passa da “scrivo per hobby” a “ok, forse sono davvero un’autrice”? Per me il punto di svolta è arrivato quando la mia ex coinquilina e amica ha letto la prima bozza del romanzo. È stata lei a farmi credere in questa storia e a inseguire questo sogno. Fino a quel momento la scrittura era qualcosa che tenevo nascosta. Prima volta a Torino? Impressioni a caldo: più “che città elegante” o più “ma dove sono finite le granite?” Purtroppo non ho avuto modo di girare Torino quanto avrei voluto, ma quello che ho visto mi ha fatto amare Torino e il suo lato magico. Però devo ammettere una cosa: da siciliana sono rimasta un po’ delusa dai “cannolini”, non erano esattamente quelli a cui sono abituata! Che lettrice eri prima di diventare autrice? Hai sempre amato il dark fantasy romance? Ero, e sono ancora, una lettrice onnivora. Ho iniziato da piccola con il fantasy grazie a “Le Cronache di Narnia” e al “Ciclo dell’Eredità”, per quanto riguarda il dark, invece, ho iniziato a leggerlo negli ultimi anni. Quando mi è venuta l’idea per la storia ho pensato: “Perché non unire queste due cose?” Così è nato il mix tra la componente fantasy, i personaggi oscuri e il romance. Se dovessi descrivere Dark Hunter con tre parole, quali useresti? Amore, prezzo e destino. In Dark Hunter ogni scelta ha un prezzo, l’amore non è semplice e il destino rincorre continuamente i personaggi. E ora la domanda finale: ti senti più emozionata o più terrorizzata all’idea che i lettori si affezionino ai tuoi personaggi? Assolutamente emozionata! Non vedo l’ora di scoprire a quali personaggi si affezioneranno di più e come cambieranno i loro sentimenti nel corso della trilogia. Sapere che qualcuno riesca a entrare così tanto nella storia da amare, odiare e soffrire insieme ai personaggi è una delle più grandi soddisfazioni da autrice. Amore, prezzo e destino. In Dark Hunter ogni scelta ha un prezzo, l’amore non è semplice e il destino rincorre continuamente i personaggi. Artemisia Nocturne Autrice Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Scopri Land Magazine admin Maggio 26, 2026 Dal dark fantasy alla magia del Salone: Artemisia Nocturne conquista Torino con il suo debutto da autrice Dal cuore della Sicilia ai corridoi affollati del Salone Internazionale del Libro di Torino: per Artemisia Nocturne, autrice dark fantasy romance, la prima esperienza da scrittrice alla manifestazione è stata Read More admin Maggio 26, 2026 Galà G.E.T. 2026 al Teatro Colosseo di Torino: Giulio Base riceve il Premio Gian Mesturino Il grande spettacolo delle arti performative torna protagonista a Torino con il nuovo appuntamento del Galà dei G.E.T. – Germana Erba’s Talents, in programma giovedì 28 maggio 2026 alle ore Read More admin Maggio 26, 2026 Neil Young Day 2026 a Castelnuovo Rangone: il mito del “Loner” rivive al Parco John Lennon Sabato 13 giugno 2026 il cuore della provincia modenese tornerà a battere al ritmo di chitarre acustiche, assoli elettrici e atmosfere senza tempo con il ritorno del Neil Young Day Read More admin Maggio 25, 2026 Monica Sauna incontra i lettori ad Alba: firmacopie per “Il futuro è

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CADORE DOLOMITI MUSIC FESTIVAL – la più estesa rassegna musicale italiana

Il 12 luglio ha preso il via il Cadore Dolomiti Music Festival! Più di 60 appuntamenti, 80 artisti internazionali coinvolti, 58 diverse location che stanno rendendo il Cadore la meta più gettonata tra gli amanti della musica. Nelle location più belle delle Dolomiti bellunesi, un festival diffuso che al suo interno ne contiene ben tre: il Music Festival infatti è stato creato dall’unione di tre diverse rassegne. Ente capofila è la Magnifica Comunità di Cadore, un’istituzione storica con sede a Pieve di Cadore (Belluno) e riunisce ben 22 Comuni. La Magnifica Comunità conserva l’identità culturale della regione dal 1338 e sostiene l’unione delle diverse comunità locali. Ho intervistato per Land Magazine il Presidente, Sig. Renzo Bortolot. “Cos’è e di che cosa si occupa la Magnifica Comunità?” “L’intento della Magnifica Comunità, ente storico culturale, è quello di promuovere e sostenere ogni iniziativa volta a valorizzare le Dolomiti bellunesi, una delle aree naturalistiche più belle del mondo (nella lista del Patrimonio Mondiale dal 2009). La Magnifica Comunità era l’organo che governava il Cadore fino al 1807, sciolta con la riforma amministrativa napoleonica; nel 1875 fa i Comuni hanno deciso di consorziarsi nuovamente, per preservare il patrimonio di boschi e immobili. Per i cadorini la Magnifica Comunità rappresenta unità e identità. Ha sede in un palazzo del 1400 a Pieve di Cadore. Tra le iniziative portate avanti dalla Magnifica Comunità c’è anche il progetto del restauro complessivo della casa natale di Tiziano Vecellio, sempre a Pieve di Cadore; il progetto ha visto il suo compimento quest’anno e la casa verrà riaperta nel prossimo mese di settembre. Sono stati fatti interventi anche per l’accessibilità, anche in ottica delle prossime Paraolimpiadi Milano-Cortina 2026, implementando non solo la possibilità di accedere fisicamente alla casa dell’artista ma anche la possibilità per tutti di comprendere e apprezzare Tiziano Vecellio, con contenuti creati espressamente” “Perchè unire 3 rassegne in un unico festival?” “Proprio al fine di sostenere e valorizzare il territorio, la Magnifica Comunità si è fatta ente proponente del Cadore Dolomiti Music Festival. È sempre stata sostenitrice della rassegna degli Organi storici, poi fra gli ideatori della rassegna Dolomiti più note. Quando è arrivata l’anno scorso la proposta della Provincia di unire e coordinare i vari festival, ci siamo proposti e siamo stati accettati anche dagli altri organizzatori. L’idea è quella di permettere una migliore fruizione, evitando sovrapposizioni di date, ad esempio. “Perchè dovremmo partecipare agli eventi del festival?” “Sono rappresentati tanti generi musicali diversi, c’è una grandissima offerta per ogni pubblico e anche per gli esperti, data la presenza di artisti di grosso calibro. È inoltre un invito a conoscere il territorio cadorino e dei paesaggi meravigliosi. Con la scusa dei concerti, si possono scoprire angoli di bosco, ma anche paesini, chiese, piazze. Il Festival è attivo anche al di là dei confini del Cadore, con eventi a Cortina o in Carnia, ad Agordo, Longarone… ma il cuore del festival è in Cadore” “Gli eventi sono gratuiti? A pagamento? Come possiamo partecipare?” “Gli eventi sono quasi tutti gratuiti, solo tre sono a pagamento. Sono eventi del Dolomiti Blues&Soul Festival (26/07 San Vito di Cadore – Johnny Sansone , 02/08 Borca di Cadore – Sir Oliver Mally Group & Peter Schneider e 16/08 San Vito di Cadore – Kevin Dacy White) ma sono a prezzo molto accessibile. Non è necessaria la prenotazione per nessun evento.” “I nostri lettori sono spesso anche lettori di romance. Secondo Lei qual è il posto più romantico di tutto il Cadore e/o delle Dolomiti bellunesi?” “Non si tengono concerti quest’anno lì, ma consiglio di andare a Lagole / Lago delle Tose, che era un posto magico già per i Celti, una sorta di santuario di acqua sorgiva medicamentosa. Un altro posto che consiglio, dove si terrà anche un concerto il 30/08 della rassegna Le Dolomiti più note, che è Malga Giau. Il concerto, dal titolo “Dalle Dolomiti alla Laguna” sarà ad opera di multistrumentisti davvero bravi. Ovviamente bellissime e romantiche anche tante piazzette dei nostri borghi. Se posso consigliare una chiesa, segnalo la Chiesa di Vinigo di Cadore, tutta affrescata, nella quale si terrà un concerto della rassegna Organi Storici il prossimo 29/07. Segnalo infine in particolare il concerto del 17/08, a Candide, dove suonerà un’artista internazionale, spagnola, di 99 anni, l’organista Monserrat Torrent Serra, la decana mondiale dei maestri organisti. Ringraziando il Presidente per il tempo che mi ha dedicato, mi unisco all’invito a partecipare a questo maxi evento lungo tutta l’estate. Come già detto, il Festival è il risultato dell’unione di tre storiche rassegne musicali: “Le Dolomiti più note”, dal 20 luglio al 13 settembre, giunge nel 2025 alla sua IX edizione: dieci mattinate tra musica classica, tradizione di montagna e cantautori moderni, per scoprire territori nascosti delle Dolomiti, nei borghi del Cadore. Si tratta di un vero e proprio festival musicale in quota, tra rifugi e malghe, con concerti immersi nella natura. “Organi storici in Cadore”, dal 18 luglio al 7 settembre, è la rassegna estiva di concerti con al centro il ricco patrimonio organario presente nel territorio. Giunta alla XXXII edizione, propone una trentina di concerti che hanno come centro il caratteristico e meraviglioso suono dell’organo. Nel Cadore vi sono infatti più di 20 organi storici, prevalentemente del ‘700 e dell’800. Infine “Dolomiti Blues & Soul Festival”, dal 12 luglio al 24 agosto, è un viaggio nella musica afroamericana e nelle sue sfumature. Giunto alla XXIV edizione, è una rassegna che porta alla scoperta di luoghi più noti, come Cortina d’Ampezzo, a piccoli borghi come Perarolo e Cibiana. Antiche e suggestive piazze – ma non solo – si animano a ritmo di soul, funk, rock’n’roll, swing, ecc Un territorio meraviglioso, da scoprire a suon di musica! Scopri i programmi e sostieni la Magnifica Comunità di Cadore su magnificacomunitadicadore.it

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