Chi era davvero Mary Bennet? Jane Austen non ne fece un’eroina: la riscrittura di The Other Bennet Sister
C’è qualcosa di irresistibile, per il nostro presente, nei personaggi dimenticati. Prendiamo una figura rimasta ai margini di un grande classico, le concediamo un trauma, una voce che nessuno aveva ascoltato, un percorso di emancipazione e possibilmente una storia d’amore capace di dimostrare che, in fondo, avevamo sempre sbagliato a giudicarla. È un meccanismo narrativo perfettamente legittimo. Ma nel caso di Mary Bennet, la sorella di mezzo di Orgoglio e pregiudizio, rischia di produrre un curioso equivoco: convincerci che sia stata Jane Austen a raccontarla come una giovane intellettuale incompresa, schiacciata dalla bellezza delle sorelle e ignorata da una famiglia incapace di riconoscerne il valore. Cosa per niente vera e che vale la pena ricordare, alla vigilia dell’arrivo italiano di The Other Bennet Sister – Orgoglio e riscatto, la serie tratta dal romanzo di Janice Hadlow che debutterà su Sky il 26 settembre 2026. La presentazione ufficiale parla apertamente di un percorso di «indipendenza», «accettazione di sé» e reinvenzione personale, destinato a portare Mary fuori dall’ombra delle sorelle e verso una grande storia d’amore. È una bella premessa per una serie televisiva. Semplicemente, questa Mary appartiene molto più alla sensibilità contemporanea che a Jane Austen. Mary Bennet nel romanzo: non la sorella geniale dimenticata, ma una caricatura Per capire chi fosse davvero Mary Bennet bisogna tornare al testo di Pride and Prejudice, pubblicato nel 1813, e soprattutto recuperare una cosa che gli adattamenti moderni tendono talvolta ad addolcire: Jane Austen poteva essere spietatamente divertente con i propri personaggi. Mary non viene costruita come una vittima segretamente brillante, ma come figura comica. Il suo problema non consiste semplicemente nell’essere meno bella di Jane ed Elizabeth o meno vivace di Lydia. Mary vuole disperatamente essere considerata intelligente, colta e profonda. Legge molto, studia, suona, riflette sulla natura umana. Ma Austen introduce una distanza ironica fondamentale tra l’immagine che Mary ha di se stessa e ciò che Mary effettivamente riesce a essere. Quando Mr Bennet la coinvolge in una conversazione, la definisce ironicamente una ragazza di «deep reflection», che legge grandi libri e ne ricava estratti. A quel punto Austen chiude la scena con una frase micidiale: “Mary wished to say something very sensible, but knew not how.” Mary vorrebbe dire qualcosa di molto intelligente, ma non sa cosa dire. In poche parole c’è praticamente tutto il personaggio. Mary desidera apparire intelligente più di quanto sappia pensare autonomamente. Ed è una distinzione enorme. Mary legge molto. Ma Jane Austen ci dice che non capisce molto Qui nasce probabilmente uno degli equivoci più interessanti delle riletture moderne. Oggi siamo culturalmente predisposti a simpatizzare con la ragazza che legge mentre le altre pensano ai balli, agli ufficiali e ai matrimoni. Il codice narrativo contemporaneo ci ha abituati quasi automaticamente a interpretarla come la sorella intelligente: introversa, trascurata, forse goffa, certamente più profonda degli altri. Ma Austen non costruisce affatto questa equivalenza. Leggere non rende automaticamente Mary saggia. Anzi, la sua cultura è spesso presentata come libresca, derivativa, esibita. Mary raccoglie massime, formula sentenze, ripete concetti generali e sembra aspettare costantemente l’occasione di mostrare agli altri ciò che ha imparato. Quando parla dell’orgoglio, per esempio, pronuncia una piccola dissertazione distinguendo pride e vanity. Il punto comico non è necessariamente che ciò che dice sia falso. È che Mary parla come se stesse recitando una definizione appresa dai libri, mentre la conversazione intorno a lei procede con una spontaneità completamente diversa. Ed è questo il cuore della satira austeniana. Elizabeth è intelligente perché osserva. Mary vuole essere intelligente perché ha letto. Lizzy dialoga, provoca, sbaglia, interpreta, cambia opinione. Mary sentenzia. Quelle «osservazioni di morale trita» che dicono moltissimo C’è poi un passaggio ancora più esplicito, e particolarmente difficile da conciliare con l’idea di una Mary semplicemente sottovalutata. A un certo punto Austen racconta che Mary è, come al solito, immersa nello studio della musica e della natura umana. Sembrerebbe quasi una descrizione lusinghiera. Poi arriva la stoccata. Gli altri devono ascoltare i suoi estratti e le sue nuove osservazioni di “threadbare morality”: letteralmente una morale ormai logora, consumata dall’uso, fatta di considerazioni convenzionali e abusate. Non siamo davanti alla filosofa incompresa di Longbourn. Siamo davanti a una ragazza che si prende tremendamente sul serio mentre l’autrice invita il lettore a sorridere di lei. La distinzione è fondamentale perché Jane Austen non sta prendendo in giro Mary per il fatto che ami leggere. Sarebbe una lettura piuttosto assurda per un’autrice come Austen. Sta prendendo in giro la pedanteria, l’ostentazione della cultura, la convinzione che accumulare nozioni e massime equivalga automaticamente ad avere profondità di pensiero. Mary possiede conoscenze. Le manca quella capacità di comprenderle e applicarle al mondo reale che Austen attribuisce invece ai suoi personaggi più riusciti. Il problema è confondere la riscrittura con la Mary di Jane Austen Ed eccoci alla nuova serie. The Other Bennet Sister dichiara apertamente il proprio progetto narrativo: Mary diventa la sorella trascurata che desidera trovare il proprio posto nel mondo e che, lasciando la famiglia, intraprende un percorso verso l’indipendenza, l’accettazione di sé e l’amore. La produzione arriva a prometterle una «epic love story», mentre Sky presenta la sua vicenda come una storia di emancipazione e consapevolezza personale. Si tratta di una scelta perfettamente coerente con il funzionamento delle riscritture dei classici. Un personaggio secondario offre uno spazio narrativo enorme: pochi elementi definiti dal testo originale possono diventare il punto di partenza per costruire un passato, delle motivazioni, dei conflitti e un futuro. La distinzione fondamentale riguarda quindi la reinterpretazione contemporanea e il personaggio creato da Jane Austen. La nuova Mary riceve una profondità psicologica, un dolore, delle aspirazioni e un arco di trasformazione che Orgoglio e pregiudizio non le attribuisce. Nel romanzo del 1813 Austen la utilizza soprattutto in funzione satirica. La sua pedanteria, la sua scarsa capacità di comprendere le situazioni sociali, il desiderio di esibire la propria cultura e la distanza tra ciò che crede di sapere e ciò che effettivamente comprende costituiscono parte essenziale della caratterizzazione. The Other Bennet Sister parte da quel materiale e gli





