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La famiglia Twinings: da Thomas a Elizabeth, la dinastia che trasformò il tè in un simbolo inglese

La famiglia Twinings: da Thomas a Elizabeth, la dinastia che trasformò il tè in un simbolo inglese Oggi basta leggere la parola Twinings su una scatola di tè per evocare immediatamente qualcosa di profondamente britannico: Londra, le tazze di porcellana, il rito del tè, i salotti, forse persino quella rassicurante eleganza inglese che sembra esistere da sempre. Eppure, dietro uno dei marchi più riconoscibili della storia del tè, non troviamo soltanto un’impresa commerciale; troviamo una famiglia che attraversò il Settecento e l’Ottocento britannico partecipando, generazione dopo generazione, ai cambiamenti economici, politici, scientifici e sociali del Paese. La storia comincia con Thomas Twining, nato nel 1675, e può idealmente condurci fino a Elizabeth Twining, nata nel 1805: artista botanica, autrice e filantropa che trasformò il privilegio economico ereditato dalla propria famiglia in uno strumento per occuparsi di educazione e riforma sociale. In mezzo ci sono commercianti, una vedova che prese in mano gli affari in pieno Settecento, un uomo che contribuì alla battaglia contro l’altissima tassazione del tè e una famiglia che riuscì a legare il proprio nome a una bevanda fino quasi a renderli inseparabili. Thomas Twining: tutto comincia con un bambino arrivato a Londra   La storia della famiglia Twinings, almeno quella che conosciamo attraverso il tè, comincia molto prima dell’apertura del celebre negozio dello Strand. I Twining provenivano dal Gloucestershire e appartenevano a una famiglia legata tradizionalmente alla lavorazione tessile. Nel 1684, in un periodo di difficoltà economiche, la famiglia si trasferì a Londra; Thomas aveva appena nove anni. Inizialmente sembrava destinato a seguire la strada paterna e iniziò infatti un apprendistato come tessitore, ma la capitale gli offrì possibilità completamente diverse. Nel 1701, a circa ventisei anni, Thomas divenne Freeman della City of London. Nel frattempo aveva abbandonato il settore tessile e si era avvicinato al commercio delle merci provenienti da lontano, lavorando per un ricco mercante e acquisendo familiarità anche con le prime importazioni di tè. Bisogna ricordare che all’inizio del Settecento il tè non era ancora la bevanda quotidiana che associamo all’Inghilterra contemporanea. Era costoso, esotico e fortemente tassato; il suo consumo, tuttavia, stava crescendo rapidamente tra le classi più ricche. Thomas intuì ciò che stava accadendo. Nel 1706 acquistò Tom’s Coffee House, sullo Strand di Londra. La posizione era particolarmente favorevole: dopo il Grande incendio del 1666 molte famiglie facoltose si erano progressivamente spostate verso la zona occidentale della città e l’area era frequentata da una clientela benestante. Londra possedeva già migliaia di coffee house, perciò Thomas aveva bisogno di qualcosa che lo distinguesse dalla concorrenza. Scelse il tè. Il problema delle donne nelle coffee house La scelta di Thomas fu intelligente anche per un’altra ragione, strettamente collegata alle convenzioni sociali dell’epoca. Le coffee house erano essenzialmente spazi maschili. Per una donna rispettabile frequentarle non era socialmente accettabile; le donne dell’aristocrazia e delle famiglie benestanti, però, desideravano acquistare il tè da servire nelle proprie case. Secondo la ricostruzione storica della stessa Twinings, alcune clienti aspettavano quindi nelle carrozze mentre un servitore entrava nella coffee house per comprare il prodotto. Thomas comprese il paradosso: esisteva una clientela femminile economicamente importante che desiderava il suo tè, ma le convenzioni le impedivano di entrare nel luogo in cui veniva venduto. Nel 1717 ampliò quindi l’attività e aprì uno spazio specificamente destinato alla vendita di tè e caffè secchi. Entrare in un negozio, per una donna, era perfettamente accettabile. Nacque così il Golden Lyon, contraddistinto da un leone dorato. Quel luogo esiste ancora: è il celebre negozio Twinings al 216 dello Strand, di fronte alle Royal Courts of Justice. Tre secoli di storia aziendale partono, in sostanza, dalla capacità di Thomas Twining di osservare la società che aveva davanti e comprenderne le trasformazioni prima di molti altri. Daniel Twining: il tè attraversa l’Atlantico Thomas morì nel 1741 e l’attività passò al figlio Daniel Twining, che aveva lavorato come apprendista del padre e conosceva quindi direttamente il mestiere. Con Daniel la reputazione dell’azienda continuò a crescere e il commercio iniziò ad assumere una dimensione internazionale. I registri della famiglia mostrano che già nel 1749 il tè Twinings veniva esportato nelle colonie americane; tra i clienti figurava persino il governatore di Boston. È un dettaglio particolarmente suggestivo se pensiamo a ciò che sarebbe accaduto pochi decenni più tardi. Nel 1773 Boston sarebbe infatti diventata il teatro del celebre Boston Tea Party, durante il quale casse di tè furono gettate in mare in segno di protesta contro la politica fiscale britannica. La stessa Twinings ricorda una tradizione secondo la quale il tè gettato nel porto non sarebbe stato il loro. Daniel, tuttavia, non fu l’unica figura importante di questa seconda fase della storia familiare. Alla sua morte entrò in scena una donna. Mary Twining: una donna alla guida dell’azienda nel Settecento Nel 1762 Mary Twining, vedova di Daniel, assunse la direzione dell’attività familiare. Il particolare merita attenzione perché siamo nel XVIII secolo e vedere una donna alla guida di un’impresa commerciale di questo livello era tutt’altro che ordinario. Mary avrebbe continuato a occuparsi dell’azienda per circa ventuno anni. E non furono anni semplici. Il tè era gravato da una tassazione enorme, che favoriva inevitabilmente il contrabbando. Il prodotto introdotto illegalmente nel Paese poteva inoltre essere adulterato con foglie, rametti, cortecce e altre sostanze allo scopo di aumentarne artificialmente il volume. La reputazione di una casa commerciale dipendeva quindi anche dalla capacità di garantire l’autenticità e la qualità del prodotto. La storia aziendale di Twinings attribuisce a Mary una posizione molto netta: rifiutare il tè di contrabbando e continuare a commercializzare tè di qualità nonostante le condizioni difficili del mercato. È uno dei passaggi più interessanti dell’intera storia della famiglia, perché il nome Twinings non fu costruito esclusivamente dagli uomini che lo portarono. Richard Twining e la battaglia contro la tassa sul tè Nel 1783 la guida passò a Richard Twining, figlio di Daniel e Mary. Con lui la storia familiare si intrecciò direttamente con la politica economica britannica. Il problema principale era sempre lo stesso: le tasse sul tè erano

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L’evoluzione del colore rosa tra neutralità e associazione di genere

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Libri di Oriana Turus Fai clic qui Il rosa è un genere molto apprezzato nel mondo letterario, ma porta dietro di sé un sacco di discriminazioni e giudizi. Ma anche il colore rosa non se la passa tanto meglio, anche se, devo ammettere, che nasconde una storia alquanto interessante. Ripercorriamola insieme. Un tempo, il rosa era semplicemente un “rosso sbiadito”, simbolo di forza e potere e dunque prerogativa maschile, veniva considerato troppo acceso e poco consono a una femmina, per la quale andavano meglio tonalità come il blu o l’azzurro (vedasi il velo della Vergine Maria). Diciamo che fino agli anni ’30-’40, il rosa non era associato ad alcun genere, in seguito grazie a processi chimici e alla nascita di tonalità diverse, si inizia ad accomunare il rosa alla pelle e alle nudità femminili, creando un differente punto di vista. Negli anni ’50 Marilyn Monroe, icona di stile, e la nascita della Barbie, consacrano il rosa come colore esclusivamente femminile. Negli anni ‘60 e ’70 però, il movimento femminista avvia la sua protesta contro la visione retrograda e stereotipata del rosa associato al genere, in particolar modo riguardante il ruolo della donna vista come passiva e priva di carattere e autonomia. Non è un caso che proprio negli anni ’70 in Francia nascano i Barbapapà, personaggi divenuti poi famosi per la loro capacità di trasformarsi in qualunque cosa, in cui il papà è rosa e la mamma nera. Ma è dagli anni ’80 che le cose cambiano e, grazie soprattutto a campagne di marketing mirate, avviene la definitiva suddivisione legata al genere. Quindi vestiti blu e azzurri per i maschi, rosa per le femmine. Macchinine e soldatini per i maschi, pentoline e ferri da stiro per le femmine. Cosa è cambiato oggi? Poco o nulla, in realtà. La tendenza è tuttora quella di associare il rosa al mondo femminile e il resto a quello maschile anche se si cerca di puntare nuovamente sulla neutralità, anche se spesso nei negozi si trovano ancora reparti divisi per genere.   In “Piccole donne” c’è già un accenno alla distinzione di genere quando Amy per distinguere il maschio dalla femmina, mette un fiocco azzurro a lui e uno rosa a lei, ma all’epoca era considerata una moda francese, un vezzo non espressamente un modo per definire uno o l’atra.   Scopri Land Magazine admin Settembre 8, 2026 The Crown: 5 motivi per riguardare la serie Netflix sulla famiglia reale britannica A quasi tre anni dalla conclusione, The Crown conserva una qualità piuttosto rara per una serie televisiva: la seconda visione può risultare persino più interessante della prima. 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Tra giungla e monsoni: viaggio nell’India coloniale che ha conquistato gli esploratori europei

Per gran parte dell’Ottocento, l’India rappresentò per gli europei qualcosa di molto più complesso di una semplice colonia. Era un luogo in cui la natura sembrava ignorare ogni regola conosciuta, dove la stagione delle piogge trasformava intere regioni in mari di fango, dove le foreste nascondevano tigri, elefanti e serpenti velenosi, e dove ogni viaggio richiedeva una preparazione che oggi apparirebbe quasi militare. Eppure, proprio questa imprevedibilità rese il subcontinente una delle destinazioni più affascinanti per esploratori, naturalisti, militari, commercianti e avventurieri provenienti dall’Europa. L’immagine romantica dell’esploratore con il cappello di sughero, il taccuino in mano e il fucile appoggiato sulla spalla nasce proprio in questo contesto storico. Dietro quelle spedizioni, tuttavia, si nascondevano motivazioni molto più concrete: conoscere il territorio significava controllarlo, sfruttarne le risorse e consolidare il dominio britannico. Un continente che sembrava infinito Per un inglese appena sbarcato a Calcutta o a Bombay, l’India appariva quasi impossibile da comprendere. Non era soltanto enorme: era composta da centinaia di popoli, lingue, religioni, climi e paesaggi completamente differenti tra loro. Nel giro di poche settimane si poteva passare dalle pianure umide del Bengala alle montagne dell’Himalaya, dalle foreste tropicali dell’Assam ai deserti del Rajasthan, fino alle immense piantagioni di tè che, proprio durante il XIX secolo, iniziavano a trasformare profondamente l’economia dell’Impero Britannico. Per molti europei l’India sembrava quasi un continente separato dal resto del mondo, un luogo dove ogni giornata prometteva una nuova scoperta. La giungla: il grande mistero dell’Impero   Tra tutti gli ambienti naturali, nessuno esercitava un fascino maggiore della giungla. Non bisogna immaginare soltanto una foresta fitta e oscura. La giungla indiana era un ecosistema estremamente complesso, composto da alberi giganteschi, bambù, liane, felci tropicali, fiumi impetuosi e una biodiversità che lasciava sbalorditi persino gli scienziati dell’epoca. Gli esploratori raccontavano spesso di giornate trascorse ad avanzare per poche centinaia di metri, costretti a tagliare continuamente la vegetazione con i machete. L’umidità era talmente elevata che gli abiti non si asciugavano mai del tutto, mentre gli insetti rendevano il riposo quasi impossibile. Le sanguisughe erano una presenza costante durante la stagione delle piogge. Bastavano pochi minuti di cammino tra l’erba alta perché decine di piccoli parassiti si attaccassero agli stivali o alle gambe. Ma ciò che alimentava davvero l’immaginario europeo erano gli animali. Le tigri del Bengala, i leopardi, gli elefanti selvatici, i rinoceronti dell’Assam, i cobra reali e i pitoni diventavano protagonisti dei racconti di viaggio pubblicati nei giornali britannici, contribuendo a trasformare l’India in una terra quasi leggendaria. Il monsone: quando la natura dettava legge Chi non ha mai vissuto un monsone difficilmente può immaginare quanto esso influenzasse la vita quotidiana. Per mesi il cielo si oscurava quasi improvvisamente. Piogge torrenziali cadevano senza interruzione, gonfiando i fiumi e cancellando intere strade. I ponti crollavano. Le carovane si fermavano. Le spedizioni venivano rinviate. Le comunicazioni diventavano lentissime. Molti funzionari britannici imparavano rapidamente che il calendario amministrativo doveva adattarsi ai ritmi della natura e non il contrario. Paradossalmente, però, proprio il monsone garantiva la straordinaria fertilità di molte regioni indiane. Senza quelle piogge, le immense coltivazioni di tè, riso, cotone e spezie non avrebbero mai potuto prosperare. Le spedizioni scientifiche L’Ottocento fu anche il secolo delle grandi esplorazioni naturalistiche. Botanici, zoologi, geologi e cartografi percorrevano migliaia di chilometri raccogliendo semi, insetti, fossili e campioni vegetali destinati ai musei europei. Molte delle piante ornamentali oggi comuni nei giardini occidentali furono descritte scientificamente proprio durante queste spedizioni. Anche il tè dell’Assam divenne oggetto di un enorme interesse scientifico ed economico. Comprendere dove crescesse spontaneamente e come coltivarlo su larga scala significava ridurre la dipendenza dalla Cina e garantire all’Impero Britannico un vantaggio commerciale enorme. La figura dell’esploratore si sovrapponeva spesso a quella del funzionario coloniale: osservare significava anche raccogliere informazioni strategiche sul territorio. Vivere lontano dall’Europa La vita quotidiana degli europei in India era molto diversa da quella raccontata nei romanzi d’avventura. Il caldo tropicale costringeva a modificare completamente gli orari della giornata. Le abitazioni coloniali venivano costruite con soffitti molto alti, ampie verande e grandi finestre per favorire la ventilazione naturale. I punkah, enormi ventagli azionati manualmente da servitori, cercavano di rendere sopportabili le temperature durante le ore più afose. L’alimentazione cambiava inevitabilmente. Molti britannici imparavano ad apprezzare curry, chutney e spezie locali, mentre altri cercavano disperatamente di ricreare le abitudini culinarie inglesi importando conserve, tè, porcellane e perfino semi per coltivare ortaggi europei. Le malattie tropicali, tuttavia, rimanevano il principale nemico. Malaria, colera e dissenteria colpivano frequentemente funzionari, soldati ed esploratori, ricordando continuamente quanto fosse fragile la presenza europea in un ambiente tanto diverso. Il fascino dell’ignoto Le cronache di viaggio dell’epoca mostrano un elemento ricorrente: lo stupore. Gli europei descrivevano con entusiasmo templi antichissimi nascosti nella vegetazione, mercati affollati dai colori vivacissimi, processioni religiose, montagne avvolte dalla nebbia e tramonti che sembravano incendiare la giungla. Molte descrizioni erano inevitabilmente filtrate dallo sguardo coloniale e tendevano a esotizzare la realtà indiana. Eppure, al di là dei pregiudizi del tempo, emerge un dato evidente: pochi luoghi riuscivano a suscitare un senso di meraviglia tanto intenso. L’India appariva immensa, imprevedibile e impossibile da raccontare completamente. Un viaggio che cambiò anche l’Europa L’incontro con l’India non trasformò soltanto il subcontinente. Cambiò profondamente anche la cultura europea. Nei musei arrivarono migliaia di reperti naturalistici e archeologici. Nei giardini botanici comparvero nuove specie vegetali. Nelle case britanniche il tè divenne una bevanda quotidiana, mentre mobili, tessuti, carte geografiche e racconti di viaggio alimentarono una vera e propria fascinazione per l’Oriente. Molti giovani ufficiali partivano convinti di conoscere il mondo e tornavano con una visione completamente diversa della natura, delle culture e delle dimensioni dell’Impero. L’India coloniale fu certamente teatro di sfruttamento economico e dominio politico, ma fu anche uno dei più grandi laboratori di esplorazione geografica e scientifica dell’Ottocento. Tra giungle impenetrabili, monsoni devastanti, montagne inesplorate e piantagioni destinate a rivoluzionare il commercio mondiale del tè, il subcontinente continuò ad attirare generazioni di viaggiatori, lasciando un segno profondo tanto nella storia britannica quanto in quella globale.   Scopri Land Magazine

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Fabrizio Olivero vince il Festival Nazionale dello Scrittore 2026: a settembre in uscita con Land Editore Il caso del fante di picche

Un importante riconoscimento nazionale anticipa l’uscita del suo nuovo romanzo. Fabrizio Olivero, autore torinese che entrerà a far parte del catalogo Land Editore a partire da settembre 2026, ha conquistato il Premio Performance alla settima edizione del Festival Nazionale dello Scrittore, svoltosi a Campodolcino, in provincia di Sondrio. La manifestazione, ideata e coordinata da Claudio Secci per il Collettivo Scrittori Uniti, rappresenta uno degli appuntamenti più interessanti dedicati alla narrativa contemporanea. Undici autori provenienti da tutta Italia si sono sfidati davanti a una giuria composta da giornalisti e rappresentanti delle istituzioni, mettendo alla prova non solo la qualità delle proprie opere, ma anche la capacità di raccontarle al pubblico in appena centoventi secondi. È proprio in questa categoria, dedicata alla migliore presentazione, che Fabrizio Olivero ha saputo distinguersi, conquistando la giuria grazie alla sua coinvolgente esposizione de Il caso del fante di picche, il romanzo che Land Editore pubblicherà a settembre 2026. Ambientato a Torino, il libro conduce il lettore nel mondo della grande musica e del collezionismo, dove il tentativo di rubare un prezioso Stradivari si trasforma in un omicidio. Quando il custode del Conservatorio viene trovato morto e il celebre violino scompare nel nulla, il commissario Cravero e la sua squadra iniziano un’indagine fatta di false piste, segreti e misteri che attraversano il cuore della città. Con le sue atmosfere eleganti, l’ambientazione torinese e una trama costruita con precisione, Il caso del fante di picche si inserisce nella migliore tradizione del giallo italiano, offrendo al tempo stesso una voce originale e contemporanea. Per Land Editore, l’affermazione di Olivero rappresenta un motivo di grande orgoglio. Il premio ottenuto al Festival Nazionale dello Scrittore conferma infatti il valore di un autore già apprezzato per i suoi precedenti lavori, tra cui Il bisbetico indomabile – Curiosità e pettegolezzi su Camillo Benso Cavour, e accende i riflettori sull’attesissima uscita editoriale prevista per il prossimo settembre. Il riconoscimento assume un significato ancora più importante perché arriva prima della pubblicazione del romanzo, dimostrando come Il caso del fante di picche abbia già saputo conquistare critica e addetti ai lavori grazie alla forza della sua narrazione e all’efficacia con cui Fabrizio Olivero è riuscito a presentarlo sul palco del festival. Dopo questo prestigioso successo, cresce dunque l’attesa per l’arrivo in libreria del nuovo giallo firmato Fabrizio Olivero, che da settembre 2026 entrerà ufficialmente nel catalogo Land Editore, portando i lettori tra i misteri, i palazzi e le ombre della Torino più affascinante.   Scopri Land Magazine admin Luglio 26, 2026 Fabrizio Olivero vince il Festival Nazionale dello Scrittore 2026: a settembre in uscita con Land Editore Il caso del fante di picche Read More Oriana Turus Luglio 24, 2026 Un viaggio dentro ai trope di “OTTO VOLTE SÌ” A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Luglio 23, 2026 Tre castelli italiani avvolti dal mistero: tra storia documentata e leggende secolari Molti associano immediatamente i castelli infestati italiani alla leggenda di Azzurrina. Eppure il patrimonio storico del nostro Paese custodisce decine di manieri meno conosciuti, ma forse ancora più affascinanti, perché Read More admin Luglio 22, 2026 Annamaria Zizza presenta L’estate della dolciera: a dialogare con l’autrice sarà Ingrid Sciuto di Land Editore Un nuovo appuntamento dedicato ai libri, alle storie e alla cultura attende i lettori nel cuore dell’estate. Alle ore 18, presso il ristorante Essenza di Manipura, si terrà la presentazione Read More admin Luglio 20, 2026 Le colonie dell’Impero Britannico erano un gigantesco affare economico Quando si parla dell’Impero Britannico, il racconto si concentra quasi sempre sulle conquiste militari, sulle grandi esplorazioni o sulla celebre definizione dell’impero “su cui non tramontava mai il sole”. È Read More Silvia Dal Cin Luglio 18, 2026 CATFISH, un fenomeno preoccupante Catfish significa letteralmente “pesce gatto”, ma online significa ben altro! Catfishing è quando una persona si finge qualcun’altro su internet per ingannare. Usa foto finte, nome falso, vita inventata. Nel Read More admin Luglio 16, 2026 Lavinia Fonzi entra in Land Editore: sarà lei la voce de La forza di Sarah Breedlove Qualche tempo fa vi avevamo lanciato una sfida: cercavamo una nuova autrice capace di raccontare la Storia con il rigore della ricerca e l’emozione della narrativa.Non cercavamo soltanto una brava Read More admin Luglio 14, 2026 Regio Manicomio di Torino: la storia oscura del luogo dove la follia venne rinchiusa Dal silenzio delle corsie alle riforme di Franco Basaglia: la storia del Regio Manicomio di Torino racconta molto più dell’evoluzione della medicina. È lo specchio di una società che, per Read More Oriana Turus Luglio 14, 2026 Un viaggio in musica negli anni 90 tra disco, girl power e boyband. A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More Silvia Dal Cin Luglio 13, 2026 DETOX DIGITALE: perché fa bene a tutti (soprattutto ai preadolescenti) Quando Ludovica viene obbligata a partecipare al campeggio parrocchiale, sbuffa. Dovrà rinunciare al cellulare. Come farà? Questa è una delle premesse di “Il ragazzo del crepuscolo”, uscito il 30 giugno, Read More

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Lavinia Fonzi entra in Land Editore: sarà lei la voce de La forza di Sarah Breedlove

Qualche tempo fa vi avevamo lanciato una sfida: cercavamo una nuova autrice capace di raccontare la Storia con il rigore della ricerca e l’emozione della narrativa. Non cercavamo soltanto una brava scrittrice., ma qualcuno in grado di trasformare vite realmente esistite in romanzi che sapessero emozionare, far riflettere e riportare alla luce figure troppo spesso dimenticate. Oggi siamo felici di dirvi che quella ricerca si è conclusa nel migliore dei modi. Abbiamo trovato quella voce in Lavinia Fonzi, nuova autrice Land Editore. Nata a Roma nel 1995 e cresciuta a Milano, Lavinia è una scrittrice e divulgatrice culturale che vive tra l’Italia e l’Inghilterra. Dopo gli studi umanistici e l’esperienza come educatrice museale, ha scelto di dedicarsi a ciò che ama di più: studiare la storia e raccontarla attraverso la narrativa. Da anni approfondisce il periodo compreso tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, restituendo voce a personaggi dimenticati con romanzi costruiti su una solida ricerca storica. Chi ha già letto le sue opere conosce la sua capacità di ricreare le atmosfere del passato con precisione e sensibilità, intrecciando eventi realmente accaduti a storie capaci di coinvolgere il lettore fino all’ultima pagina. Il suo nuovo progetto per Land Editore sarà La forza di Sarah Breedlove, un romanzo dedicato a una delle donne più straordinarie della storia afro-americana: Sarah Breedlove, conosciuta dal mondo come Madam C. J. Walker.   Cover provvisoria Nata in povertà e figlia di ex schiavi, Sarah riuscì a costruire un impero imprenditoriale nel settore della cosmetica, diventando la prima donna americana ad affermarsi come milionaria grazie al proprio lavoro. Ma la sua storia è molto più di un successo economico: è il racconto di una donna che ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità, abbattendo barriere sociali, razziali e culturali in un’epoca in cui sembravano insormontabili. Con la sensibilità narrativa che la contraddistingue, Lavinia Fonzi porterà in vita questa vicenda straordinaria, raccontando non soltanto l’imprenditrice, ma anche la donna, le sue paure, i suoi sogni e il coraggio che le ha permesso di cambiare il proprio destino. Siamo convinti che La forza di Sarah Breedlove sarà un romanzo capace di emozionare e ispirare, inaugurando un percorso editoriale che nasce proprio dalla call dedicata alla narrativa storica e che oggi prende finalmente forma. Benvenuta a bordo, Lavinia. Non vediamo l’ora di condividere con i nostri lettori questo nuovo viaggio nella Storia.

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