Romance e dintorni: intervista a Fabrizia Ierace

I topos letterari nei romanzi di genere


Siamo felici di proporre in anteprima l’intervista condotta per il progetto “Manuale di scrittura creativa” di Giulia Carso, presto in uscita per Land Editore, alla scrittrice Fabrizia Ierace. Già autrice del romanzo “Una nuova vita a New York”, Ierace  ritornerà presto negli store con una seconda edizione del suo romance.

Ciao, Fabrizia, e grazie di essere qui. Potremmo dire che il tuo genere eletto – il genere al quale hai consacrato la tua attività di scrittrice – è il romance: quali sono gli elementi che non possono mancare nei tuoi romanzi?

Nei miei romanzi ci sono alcuni elementi che non possono proprio mancare: una protagonista femminile forte che non teme di mostrare le sue fragilità, un protagonista maschile apparentemente irraggiungibile e numerosi ostacoli che i due devono affrontare prima di veder trionfare l’amore. Fondamentale è il ruolo delle emozioni, dei sentimenti e ovviamente dell’amore, inteso non solamente nel senso più romantico del termine, ma declinato nelle sue numerose sfaccettature: a partire da quello che ci lega agli affetti presenti nella nostra vita fino ad arrivare all’amore per se stessi.

In letteratura – soprattutto nel campo della narrativa – si dice spesso che “nessun autore basta a se stesso”; dove con questa frase s’intende il fatto che tutti gli scrittori prendono e rielaborano i grandi romanzi della storia della letteratura. Consideri vera quest’affermazione? Se sì, quali sono gli autori e le autrici classiche che ti hanno condizionato?


Questa affermazione è sicuramente vera. Chiunque si dedica alla scrittura è inevitabilmente influenzato da ciò che ha letto. Prima di diventare un potenziale scrittore, secondo me, è necessario essere un lettore accanito e curioso, pronto ad assorbire il contenuto e lo stile dei grandi autori. Le autrici classiche che più amo sono sicuramente Jane Austen e Charlotte Bronte. Cerco costantemente di ispirarmi a loro, anche se le considero esempi “irraggiungibili” ed “inimitabili”.

Quanto è importante, per una scrittrice di romanzi di genere, rispettare i topos imposti dal canone letterario? Penso ad esempio al lieto fine, o al classico intreccio amore-odio tra i protagonisti…

Credo che rispettare i topos imposti dal canone letterario sia importante per collocare la propria opera all’interno di un genere ben preciso, per poterle dare un’identità facilmente riconoscibile. Chi compra e legge i libri romance ha delle determinate aspettative che, secondo me, non è utile disattendere per non rischiare di confondere o deludere il lettore.

Amori epici, personaggi maschili irraggiungibili e lieto fine assicurato. Un’accusa che viene spesso rivolta alle autrici di romance è quella di illudere le lettrici, di portarle troppo lontane dalla vita vera. Cosa ne pensi?


Non credo che i romance illudano le lettrici. La presenza del lieto fine assicurato, al contrario, è quello che spinge chi ama questo genere a leggerlo. È bello lasciarsi cullare dalla convinzione che, qualunque cosa accada, alla fine l’amore trionfa sempre. Non penso che ciò porti le lettrici lontane dalla vita reale, ma al contrario, possa aiutare ad affrontarla con più ottimismo, più coraggio e con più voglia di mettersi in discussione e di lasciarsi andare.

Pensi che l’aver inserito i tuoi romanzi in un genere letterario preciso abbia aiutato te e i tuoi editori a promuoverli meglio?


Credo di sì. È importante avere un’identità precisa, perché permette di lavorare in maniera più mirata rivolgendosi ad una specifica tipologia di lettore. Sono fermamente convinta che la confusione non porti mai a nulla di buono.

Seconda edizione presto disponibile

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