Tre canzoni di Fabrizio de Andrè per ritrovare l’ispirazione e scrivere un romanzo
La rubrica Sia la musica che la scrittura hanno il potere di comunicare, ispirare ed emozionare, e la loro combinazione può portare a risultati straordinari. Proprio per questo noi di Land Editore adoriamo tenervi allenati con la nostra rubrica dedicata al rapporto tra musica e ispirazione. Oggi il tema è la musica di Fabrizio de André, uno dei cantautori italiani più famosi e influenti del XX secolo. Ma siccome è di De André che stiamo parlando, ossia di uno straordinario poeta oltre che cantante, musicista e autore, in questa puntata della nostra rubrica musicale non possiamo esimerci dall’includere anche i testi: sono loro, infatti, a detenere l’impatto culturale più ampio, in quanto inni contro il bigottismo e la vacuità dell’esistenza moderna, ma anche esaltazioni immaginifiche della libertà di vivere l’amore in tutte le sue forme. E allora ecco TRE CANZONI DI FABRIZIO DE ANDRE’ PER SCRIVERE I TUOI ROMANZI Se stai scrivendo un Big city to small town (*) Il brano è stato accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, ed è diventato uno dei pezzi distintivi del repertorio di Fabrizio De André. La sua bellezza intramontabile e il suo messaggio universale continuano a toccare il cuore degli ascoltatori di tutte le generazioni. De André utilizza una prosa poetica per descrivere l’ambiente decadente in cui vive la protagonista senza nome, ma nello stesso tempo riconosce la sua umanità e la sua capacità di dare un po’ di gioia a chiunque incontri. La figura di Bocca di Rosa diventa simbolo di un mondo difficile e complesso, ma anche di una umanità in grado di sprizzare un po’ di luce anche nelle situazioni più buie. https://youtu.be/F7hWpZUQxZ0 Il testo La chiamavano bocca di rosaMetteva l’amore, metteva l’amoreLa chiamavano bocca di rosaMetteva l’amore sopra ogni cosaAppena scese alla stazioneNel paesino di Sant’IlarioTutti si accorsero con uno sguardoChe non si trattava di un missionarioC’è chi l’amore lo fa per noiaChi se lo sceglie per professioneBocca di rosa né l’uno né l’altroLei lo faceva per passioneMa la passione spesso conduceA soddisfare le proprie voglieSenza indagare se il concupitoHa il cuore libero oppure ha moglieE fu così che da un giorno all’altroBocca di rosa si tirò addossoL’ira funesta delle cagnetteA cui aveva sottratto l’ossoMa le comari d’un paesinoNon brillano certo in iniziativaLe contromisure fino a quel puntoSi limitavano all’invettivaSi sa che la gente dà buoni consigliSentendosi come Gesù nel tempioSi sa che la gente dà buoni consigliSe non può più dare cattivo esempioCosì una vecchia mai stata moglieSenza mai figli, senza più voglieSi prese la briga e di certo il gustoDi dare a tutte il consiglio giustoE rivolgendosi alle cornuteLe apostrofò con parole argute“Il furto d’amore sarà punito”Disse “dall’ordine costituito”E quelle andarono dal commissarioE dissero senza parafrasare“Quella schifosa ha già troppi clientiPiù di un consorzio alimentare”Ed arrivarono quattro gendarmiCon i pennacchi, con i pennacchiEd arrivarono quattro gendarmiCon i pennacchi e con le armiSpesso gli sbirri e i carabinieriAl proprio dovere vengono menoMa non quando sono in alta uniformeE l’accompagnarono al primo trenoAlla stazione c’erano tuttiDal commissario al sacrestanoAlla stazione c’erano tuttiCon gli occhi rossi e il cappello in manoA salutare chi per un pocoSenza pretese, senza preteseA salutare chi per un pocoPortò l’amore nel paeseC’era un cartello gialloCon una scritta neraDiceva “addio bocca di rosaCon te se ne parte la primavera”Ma una notizia un po’ originaleNon ha bisogno di alcun giornaleCome una freccia dall’arco scoccaVola veloce di bocca in boccaE alla stazione successivaMolta più gente di quando partivaChi mandò un bacio, chi gettò un fioreChi si prenota per due orePersino il parroco che non disprezzaFra un miserere e un’estrema unzioneIl bene effimero della bellezzaLa vuole accanto in processioneE con la Vergine in prima filaE bocca di rosa poco lontanoSi porta a spasso per il paeseL’amore sacro e l’amor profano Se stai scrivendo un romanzo di viaggio… e d’amore Lasceremo allo stesso Fabrizio un commento sulla sua Dolcenera; il cantautore diceva, infatti, durante un’intervista, che “Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell’innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l’oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c’è l’alluvione che ha sommerso Genova nel ’70, dall’altra c’è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l’assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l’amore, ma lei è con l’acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all’esercizio del proprio potere assoluto.” – Fabrizio de Andréhttps://youtu.be/iKSkLw7YKwo Il testo Nera che porta via che porta via la viaNera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera neraNera che picchia forte che butta giù le porteNu l’è l’aegua ch’à fá baggiáImbaggiâ imbaggiâNon è l’acqua che fa sbadigliare(ma) chiudere porte e finestre chiudere porte e finestreNera di malasorte che ammazza e passa oltreNera come la sfortuna che si fa la tana dove non c’è luna lunaNera di falde amare che passano le bareÂtru da stramûâ nu n’á â nu n’áAltro da traslocareNon ne ha non ne haMa la moglie di Anselmo non lo deve sapereChé è venuta per meÈ arrivata da un’oraE l’amore ha l’amore come solo argomentoE il tumulto del cielo ha sbagliato momentoAcqua che non si aspetta altro che benedettaAcqua che porta male sale dalle scale sale senza sale saleAcqua che spacca il monte che affonda terra e ponteNu l’è l’aaegua de ‘na rammâ‘n calabà ‘n calabàNon è l’acqua di un colpo di pioggia(ma) un gran casino un gran casinoMa la moglie di Anselmo sta sognando del mareQuando ingorga gli anfratti si ritira e risaleE il lenzuolo si gonfia sul cavo dell’ondaE la lotta si fa scivolosa e profondaAmiala cum’â l’aria amìa cum’â l’è cum’â l’èAmiala cum’â l’aria amia ch’â l’è lê ch’â l’è lêGuardala come arriva guarda com’è com’èGuardala come arriva guarda che è lei che è leiAcqua di spilli
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