Mariangela Camocardi: intervista a un’autrice bestseller

Pubblicata per la prima volta nel 1986, Mariangela Camocardi è molto più che una scrittrice di best seller. Dalla sua pubblicazione dei primi romanzi storici per conto di Mondadori Editore, la sperimentazione di Mariangela con personaggi e ambientazioni sempre diverse non si è mai fermata, rendendola una delle autrici più amate nell’ambito del romance storico e non. Scrittrice prolifica, vincitrice di diversi premi, è stata direttrice di una rivista specializzata (Romance Magazine) e fondatrice, insieme ad altre personalità di spicco della letteratura italiana, di un’associazione che riunisce scrittrici che operano nel settore della cultura a livello europeo e mondiale. Per questo motivo non possiamo che dirci lieti di averla qui con noi.

Mariangela Camocardi, l'intervista

Ciao, Mariangela, e grazie per aver accettato di passare un po’ di tempo insieme alla nostra redazione. Bisogna ammettere che dal tuo primo romanzo, Nina del tricolore, di strada ne hai fatta parecchia. I tuoi personaggi sono maturati, l’accuratezza dei romance storici è diventata sempre più maniacale – in senso positivo, ovviamente… una strada tutta in salita, insomma. Anche se, dobbiamo ammetterlo, a distanza di anni rileggiamo ancora con piacere piccole perle come Il mio amore sei tu. Non a caso alcuni dei tuoi romanzi sono stati inseriti nella collana Oro di Mondadori: per alcune lettrici rappresentano dei veri e propri classici. Cosa si prova a essere considerata una sorta di “pietra miliare” del romance?

Ciao, grazie a voi, davvero. Francamente non mi considero tale. Perché dovrei? Un autore, per ciò che riguarda me, almeno, non deve smettere mai di affinare il proprio stile, di impegnarsi per proporre una storia che possa arrivare dritto al cuore dei lettori, scritta meglio del romanzo precedente.

Qual è il periodo storico a cui va istintivamente il tuo cuore quando si tratta di cominciare a programmare un nuovo romanzo?

Non ho preferenze, ho navigato dal 1400 ai giorni nostri con una certa disinvoltura. Però sì, c’è un periodo a cui mi sono dedicata di più, la fine ottocento, definita anche Belle Epoque. Le nostre antenate iniziavano a rivendicare l’emancipazione, le suffragette protestavano e marciavano in tutto il mondo per avere diritto al voto e alla parità con gli uomini. Nella mia serie Venus parlo di loro e di come l’indipendenza femminile fosse all’ordine del giorno.

Qual è il libro che hai scritto a cui sei più affezionata?

Ah, che domanda difficile a cui rispondere… Tempesta d’amore svetta nella mia top ten con almeno 5 ristampe di vari editori. Idem Sogni di vetro, e di recente I domani che verranno, ambientato nella Seconda guerra mondiale dopo l’8 settembre 1943, best seller di Amazon nell’edizione cartacea. Non posso ovviamente fare torti agli altri romanzi, amo singolarmente ciascuno di essi, e non potrebbe essere altrimenti, giusto?

Un simile successo è tutt’altro che scontato, soprattutto in un paese, l’Italia, dove si vendono meno libri rispetto alla media europea. Quanto pensi abbia inciso la fortuna, nella tua carriera di scrittrice, e quanto il duro lavoro?

La fortuna per il 30% e il resto duro lavoro. Durissimo, direi, per cui devi avere la forza e la tenacia per non gettare la spugna e arrenderti. Qui da noi il talento, la bravura, un testo eccellente vengono spesso sacrificati in nome del marketing. Si contano le copie vendute, o si punta su uno scribacchino improvvisato pescando magari nelle classifiche fasulle online, quelle condizionate dalle claque organizzate: sono situazioni che danneggiano le buone letture e i buoni autori, ahimè, e che lasciano il tempo che trovano. Un vero peccato.

Vorresti dare un consiglio agli scrittori in erba che desiderino cominciare a scrivere romance storici?

I consigli servono a ben poco, anzi, a nulla, temo. Le nuove leve vogliono ottenere detto fatto il successo, ambiscono esibire la fascia di fenomeno letterario dall’esordio. I suggerimenti altrui risultano loro fastidiosi, più che rappresentare uno strumento utile, se non proprio indispensabile, per imparare, per diventare capaci di esprimersi in modo consono in ciò che firmano. Personalmente, quando scrivo uno storico, mi “attrezzo” in ogni possibile maniera, leggendo biografie di protagonisti dell’epoca, ogni cronaca del tempo che fu, documentari, film e qualunque altra cosa contribuisca a calarmi nelle atmosfere di allora. Mi preparo, in definitiva, a vivere con i miei personaggi nel passato che racconterò.

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