I referendum rappresentano una delle massime espressioni della volontà popolare in Italia. Dalla fine della monarchia alla conquista di diritti civili fondamentali, fino alle recenti riforme costituzionali, ogni consultazione referendaria ha segnato il percorso democratico del nostro Paese. Ripercorriamo insieme le tappe più significative della storia dei referendum italiani.
1946 – La nascita della Repubblica
Il primo, e forse più cruciale, referendum nella storia dell’Italia repubblicana si tenne il 2 e 3 giugno 1946. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale gli italiani furono chiamati a scegliere tra monarchia e repubblica. Il popolo decise di voltare pagina, scegliendo la Repubblica con oltre il 54% dei voti. Fu un momento epocale: non solo perché segnò la fine della monarchia dei Savoia, ma anche perché per la prima volta votarono le donne.
1974 – Il referendum sul divorzio
Il secondo grande passaggio democratico avvenne nel 1974, quando si votò per abrogare la legge sul divorzio, introdotta nel 1970. La Chiesa cattolica e i conservatori spingevano per l’abrogazione, ma il 59% degli italiani votò per mantenere il diritto al divorzio. Fu una pietra miliare nel cammino dei diritti civili e rappresentò un’importante affermazione del principio di laicità dello Stato.
1981 – L’aborto e le libertà individuali
Nel 1981 si votò su più quesiti, tra cui quelli relativi alla legge sull’aborto. Due diversi referendum puntavano a cancellare o restringere la legge 194, che regolava l’interruzione volontaria di gravidanza. In entrambi i casi, vinsero i “no” all’abrogazione. La società italiana confermò la volontà di tutelare la libertà e l’autodeterminazione delle donne.
1987 – Il nucleare e la sfiducia verso il potere
Dopo il disastro di Chernobyl, gli italiani furono chiamati a esprimersi su tre quesiti relativi all’energia nucleare. I votanti si espressero chiaramente contro l’utilizzo del nucleare, portando alla progressiva dismissione delle centrali attive. In quel voto c’era anche un chiaro segnale di sfiducia verso una classe politica percepita come poco trasparente e distante.
2001 – La riforma del Titolo V della Costituzione
La riforma del Titolo V mirava a rafforzare l’autonomia delle Regioni, ridefinendo i rapporti tra Stato centrale ed enti locali. Vinse il “sì”, ma con una partecipazione bassa. Nonostante ciò, la riforma ha avuto un impatto notevole sull’assetto istituzionale del Paese.
2020 – Il taglio dei parlamentari
Uno dei referendum più recenti è stato quello del 2020, in cui gli italiani si sono espressi a favore della riduzione del numero dei parlamentari. Il “sì” ha vinto con quasi il 70% dei voti. Si è trattato di un segnale forte da parte della cittadinanza, che chiedeva una politica più snella ed efficiente, anche se non priva di criticità sul piano della rappresentanza.
2025 – Il futuro del lavoro e della cittadinanza
Oggi l’Italia si appresta ad affrontare un nuovo appuntamento referendario, questa volta centrato su temi sociali di grande rilevanza: lavoro, contratti e cittadinanza. Ancora una volta il referendum si conferma uno strumento fondamentale per dare voce diretta ai cittadini e orientare le scelte legislative su questioni cruciali per il futuro del Paese.
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