Libere di scrivere dark romance: intervista a Priska Nicoly

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I fatti

Ad oggi non esiste alcuna correlazione riconosciuta tra problematiche psicologiche e generi letterari preferiti. Prima di condannare un genere, dal momento che la censura è una misura gravissima, è necessario portare dati scientifici che giustifichino quella condanna.
Priska Nicoly
Scrittrice

Salve Priska, grazie di aver accettato di partecipare a questa intervista su un argomento che alcuni definiscono controverso.

Iniziamo con qualche curiosità su di te: come hai iniziato il tuo percorso nel mondo della scrittura? Hai rituali particolari che ti aiutino durante la stesura?

Grazie a voi! Per me è un piacere parlare di questo argomento.

Come tante persone che da adulte finiscono per scrivere, ho iniziato da piccola. Ho scritto le mie prime storie a nove anni sui diari segreti, poi fanfiction da adolescente, e a quindici anni ho finito il mio primo romanzo. Ne ho scritti altri tre prima dei diciannove anni, e lavorando al mio quinto mi sono bloccata. Ho ricominciato solo dodici anni dopo, quando ho appreso una routine che mi ha permesso di scrivere circa sei libri all’anno da allora. Ora non potrei immaginare una vita senza scrittura.

Il mio rituale è aggiornare un conteggio di cinquantamila parole che ha una scadenza mensile; in questo modo sfido me stessa a scrivere ogni singolo giorno.

Mi fa piacere precisare che anche se ultimamente ho sperimentato tanti generi diversi, tutto ciò che ho scritto prima dei vent’anni è ascrivibile al genere del dark romance storico, da sempre quello a cui mi sono dedicata con maggiore spontaneità sin da giovanissima.

Perché hai scelto di scrivere dark romance storici?

Da piccola ero sempre dalla parte dei cattivi! In qualsiasi storia ho sempre trovato più affascinante il villain. Il buono è una semplice messa in pratica della morale che ci viene insegnata, ma il cattivo ci costringe a farci domande. Cosa è andato storto con questa persona? In quale momento della sua vita ha iniziato a credere di poter violare le regole, e quale vantaggio ne ha tratto? Trovo sia quasi impossibile trovarsi in scena un cattivo senza elaborare una qualche teoria che lo riguardi. Quando un personaggio ti costringe a pensare significa che quel personaggio è riuscito.

Con il tempo ho iniziato ad apprezzare anche le motivazioni complesse dietro i personaggi buoni, per quanto mi piaccia sempre inserire luci e ombre, ma il fascino del cattivo mi è ancora irresistibile: è legato in maniera indissolubile a una speranza di cambiamento. Quando vediamo un cattivo ci interroghiamo sul suo passato ma facciamo anche ipotesi sul suo futuro. In un romance in genere ci aspettiamo una qualche redenzione che si sviluppi all’interno del rapporto con l’altro personaggio, o una corruzione che operi su entrambi. Il buono è solo un personaggio, ma il cattivo è una trama intera.

Il dark romance prende quel cattivo che le storie della nostra infanzia hanno relegato a un ruolo secondario e lo rende protagonista. Il nome stesso del genere è una promessa: troverai oscurità in questa storia ma ci sarà anche amore, in una qualche forma più o meno tradizionale, più o meno perversa. Scelgo l’ambientazione storica per i miei dark romance perché il contrasto tra vizio e morale era molto più marcato nel passato: c’era una spinta più forte a essere brave persone per via del peso della religione, e allo stesso tempo la legge facilitava i soprusi dei più ricchi e dei più forti. Tante situazioni che ho immaginato in un’ambientazione storica sarebbero (per fortuna) poco realistiche ai giorni nostri.

Il dark è visto con occhio tanto critico da chi non lo conosce, mentre è un genere molto amato e difeso da chi lo legge. Cosa ne pensi al riguardo?

Penso che la lettura e la creatività siano due aree in cui la libertà dell’individuo debba essere difesa. Non esiste letteratura senza libertà. Se accettassimo la censura, quale autorità superiore dovrebbe decidere cosa si legge e cosa si scrive? Tanti dark romance, tra cui alcuni dei libri che ho scritto io stessa, sono difficili da definire come tali. A volte c’è la tendenza a dare una giustificazione morale ai propri gusti, invece di accettarli con serenità: se non mi piace qualcosa va già bene così, non è necessario elaborare complicate ragioni filosofiche per legittimare la mia preferenza, e delegittimare quella altrui.

La sola eccezione a mio avviso esiste per quella fruizione che danneggi effettivamente l’individuo, lo renda pericoloso o depresso; l’ho detto da psicologa sul mio profilo Instagram ma lo ripeto qui: non è il caso dei dark romance. Ad oggi non esiste alcuna correlazione riconosciuta tra problematiche psicologiche e generi letterari preferiti.

Prima di condannare un genere, dal momento che la censura è una misura gravissima, è necessario portare dati scientifici che giustifichino quella condanna. Non ci sono dati statistici di nessun tipo che sostengano l’ipotesi che il dark romance sia dannoso in alcun modo. I gusti sono sacrosanti, personali, e non devono essere motivati; la condanna a un genere è una limitazione della libertà personale quindi sì, per essere presa in considerazione deve portare prove concrete ed essere scrutinata da vicino. L’affermazione sui danni del dark romance è infondata e antiscientifica.

L'intervista continua su
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