L’adozione è una scelta, non un ripiego. Di questo sono fermamente convinta. E voi?
Leggo a volte commenti anche sui social in merito ai “Genitori di Serie B” (per assurdo, viene etichettata in questo modo anche una mamma che ha partorito con parto cesareo anziché parto naturale 🙄).
Spesso questa definizione di “Serie B” è collegata anche ai genitori adottivi, “colpevoli” di non essere biologicamente in relazione con i figli.
Eppure, non sono genitori meno “veri”. I genitori adottivi si occupano dei loro figli tanto quanto i genitori biologici. Il legame di sangue non è una garanzia di legame, amore, cura. Inoltre, chi decide di adottare supera una lunga serie di controlli sociali e psicologici, accettando questa “invasione”.
Ho chiesto un parere a Rupa Muolo, la cui storia ha ispirato “Pragasi” di Felice Muolo.
«I genitori adottivi sono diversi dai genitori naturali? Perché? E secondo te sono “meno” genitori?».
«Non ho mai considerato l’adozione come una scelta di ripiego. Naturalmente questo è l’opinione di me figlia. Io che, figlia, sono diventata all’età di 6 anni e mezzo, prima ero solo una bimba sola, senza radici, solo un nome, dato chissà da chi.
Non mi considero una figlia speciale o diversa, se non solo nei tratti somatici, come non considero i miei genitori diversi da quelli cosiddetti naturali. Siamo diventati figlia/genitori in tempi diversi dalla normalità; ma l’attesa, il dubbio, la paura, lo sconforto, la rabbia, la gioia pura, le aspettative sono state esattamente come se fosse stata una “gravidanza”, persino più lunga dei nove mesi consueti.»

