ce lo spiega Alessia Cannizzaro alla presentazione di AssoStampa di Palermo
Alessia Cannizzaro, autrice del saggio Scritto con coraggio, ha presentato il suo lavoro presso Assostampa, sede di Palermo, riportando al centro del dibattito una figura troppo spesso relegata ai margini dei manuali di storia. Noi di Land Magazine abbiamo deciso di partire proprio da qui: da una donna che ha usato la scrittura come strumento di rottura, di denuncia e di cambiamento. Perché parlare oggi di Nellie Bly non è un esercizio nostalgico, ma un atto profondamente contemporaneo.
In un mondo in cui il giornalismo combatte tra clickbait, fake news e titoli tipo “Non crederai mai a quello che è successo al punto 7”, tornare a parlare di Nellie Bly non è nostalgia: è sopravvivenza culturale.
Nellie Bly non è stata “una giornalista donna”. È stata una giornalista, punto. E oggi più che mai abbiamo bisogno del suo metodo, del suo coraggio e della sua sana, pericolosa abitudine di dire la verità anche quando dava fastidio.
1. Perché ha inventato il giornalismo investigativo (prima che fosse cool)
Quando Bly si fece internare di proposito in un manicomio per denunciare le condizioni disumane dei pazienti, non stava cercando visibilità.
Stava facendo quello che oggi chiamiamo inchiesta sotto copertura. Solo senza team, senza social e senza assicurazione sanitaria.
2. Perché dimostra che il giornalismo non è neutro
Nellie Bly prendeva posizione. Stava dalla parte degli ultimi, dei dimenticati, degli invisibili.
Oggi, quando “essere obiettivi” viene spesso confuso con “non esporsi”, lei ci ricorda che raccontare i fatti è già una scelta politica.
3. Perché ha smontato il mito della donna “inadatta”
Fine Ottocento: alle donne si concedevano rubriche su moda, cucina e buone maniere.
Lei rispose infiltrandosi in istituzioni, viaggiando sola per il mondo e mettendo in crisi sistemi di potere.
Elegante? No. Rivoluzionario? Assolutamente sì.
4. Perché il suo lavoro ha avuto conseguenze reali
Dopo la pubblicazione delle sue inchieste, leggi cambiarono, fondi vennero stanziati, strutture riformate.
Oggi sembrare “virali” è spesso più importante che essere efficaci. Bly era efficace. Punto.
5. Perché il suo modo di raccontare è ancora modernissimo
Scriveva in prima persona, con uno stile diretto, empatico, narrativo.
In pratica: faceva storytelling prima che diventasse una parola abusata nei corsi marketing.
6. Perché ha anticipato il concetto di giornalismo immersivo
Non osservava da lontano: entrava nella storia, la viveva, la subiva.
Un approccio che oggi torna centrale nel reportage, nel podcast narrativo, nel longform.
7. Perché ci ricorda che il coraggio non è un hashtag
Nessuna posa. Nessun manifesto. Solo azione.
In tempi in cui il coraggio spesso si misura in like, Nellie Bly ci mette davanti a una domanda scomoda:
quanto siamo davvero disposti a rischiare per ciò in cui crediamo?
8. Perché il suo viaggio intorno al mondo non era un gioco
Quando batté il record immaginario di Jules Verne, non stava facendo turismo.
Stava dimostrando che una donna poteva fare tutto, anche quando il mondo diceva il contrario.
9. Perché il giornalismo ha bisogno di modelli, non solo di opinioni
Parlare di Nellie Bly oggi significa offrire un riferimento concreto a chi vuole informare, raccontare, denunciare.
Non un’icona patinata, ma un esempio scomodo.
10. Perché dimenticarla sarebbe un errore imperdonabile
La memoria non è un archivio polveroso: è uno strumento politico.
Ricordare Nellie Bly significa difendere l’idea che il giornalismo possa ancora cambiare le cose.
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