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Un milione di visite su Facebook: grazie per aver scritto questa pagina insieme a noi

Cari lettori, care lettrici, Ci sono numeri che rappresentano semplicemente una statistica. E poi ce ne sono altri che raccontano una storia. Questo mese Land Editore ha raggiunto un milione di visite su Facebook, un traguardo che per una casa editrice indipendente significa molto più di una cifra: significa lettori curiosi, autori che ci hanno scelto, libri condivisi, commenti, consigli, emozioni e migliaia di persone che ogni giorno decidono di dedicare qualche minuto al nostro mondo.   Dietro questo risultato non ci sono formule magiche, ma anni di lavoro quotidiano. Ci sono romanzi letti fino a notte fonda, bozze corrette con pazienza, copertine progettate con cura, traduzioni, articoli, dirette, presentazioni, fiere e tantissime conversazioni con chi ama leggere quanto noi. Ogni visita rappresenta qualcuno che ha scoperto un nuovo autore, si è lasciato incuriosire da una copertina o ha semplicemente deciso di fermarsi per sfogliare le nostre novità. Essere una realtà indipendente significa crescere passo dopo passo. Per questo motivo il milione di visite non è un punto di arrivo, ma uno stimolo a continuare a investire nella qualità delle nostre pubblicazioni, nella scoperta di nuovi talenti e nella costruzione di una comunità di lettori sempre più appassionata. A tutti voi che ci seguite da anni, a chi è arrivato da poco e a chi ci scoprirà domani, vogliamo dire semplicemente una cosa: Grazie per il vostro sostegno. Continueremo a fare ciò che amiamo di più: pubblicare storie capaci di emozionare, sorprendere e restare nel cuore. Il viaggio continua. E siamo felici di percorrerlo insieme a voi. Land Editore. Cuore rosa Parlano di noi

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Dalla Cina all’India: la guerra commerciale che ha dato origine al tè che beviamo oggi

Per quasi due secoli gli inglesi hanno bevuto una bevanda che non potevano produrre. Ogni tazza di tè servita nei salotti di Londra, nei club aristocratici o nelle case della classe operaia raccontava una storia che iniziava a migliaia di chilometri di distanza, nelle montagne e nelle piantagioni della Cina. Il tè era molto più di una semplice merce. Era un simbolo di prestigio, un’abitudine ormai irrinunciabile e, soprattutto, una straordinaria fonte di ricchezza. Il problema era che tutta questa ricchezza finiva nelle casse dell’Impero cinese. Fu proprio questo squilibrio economico a innescare una delle più grandi battaglie commerciali del XIX secolo, una competizione destinata a cambiare gli equilibri mondiali e a dare origine al tè che ancora oggi troviamo sugli scaffali dei supermercati. Quando il tè era un monopolio cinese Per secoli la Cina mantenne il controllo quasi assoluto sulla produzione del tè. Gli europei conoscevano la bevanda fin dal Seicento, ma nessuno sapeva con precisione come coltivarla né come trasformare le foglie nelle diverse varietà commerciali. La lavorazione richiedeva conoscenze tramandate da generazioni. Bastava modificare il tempo di ossidazione, l’essiccazione o la tostatura per ottenere tè completamente diversi. Questi segreti erano custoditi con estrema attenzione e difficilmente venivano condivisi con gli stranieri. La situazione garantiva alla Cina una posizione di assoluto vantaggio. Le navi europee arrivavano cariche di argento e ripartivano con stive colme di tè, seta e porcellane. L’Europa desiderava quei prodotti più di quanto la Cina fosse interessata alle merci occidentali. Il problema britannico: una bilancia commerciale in rosso Nella seconda metà del Settecento il consumo di tè in Gran Bretagna esplose. Quella che inizialmente era una bevanda costosa divenne progressivamente accessibile anche alla popolazione meno abbiente. Le importazioni aumentarono anno dopo anno, ma il commercio continuava a essere fortemente sbilanciato. L’Impero britannico acquistava enormi quantità di tè pagando quasi esclusivamente in argento. Era una situazione economicamente insostenibile. Per i dirigenti della Compagnia delle Indie Orientali il problema era chiaro: bisognava trovare un modo per riequilibrare i rapporti commerciali oppure produrre il tè altrove. La seconda opzione sembrava quasi impossibile. L’oppio e l’inizio di un conflitto destinato a cambiare il mondo Gli inglesi tentarono una strada tanto redditizia quanto controversa. Attraverso le coltivazioni presenti in India iniziarono a esportare grandi quantità di oppio verso la Cina. L’obiettivo era semplice: vendere oppio ai mercati cinesi per recuperare l’argento necessario ad acquistare il tè. Il risultato fu devastante. Il consumo della droga aumentò rapidamente e il governo imperiale cercò di bloccarne l’importazione. La risposta britannica fu militare. Tra il 1839 e il 1842 scoppiò la Prima guerra dell’oppio, seguita alcuni anni dopo da un secondo conflitto. Le sconfitte costrinsero la Cina ad aprire nuovi porti al commercio internazionale e a concedere importanti vantaggi economici alle potenze europee. Queste guerre vengono spesso ricordate per le loro conseguenze politiche. In realtà ebbero anche un enorme impatto sulla storia del tè. L’India diventò il piano B dell’Impero britannico Mentre i rapporti con la Cina si deterioravano, Londra comprese quanto fosse rischioso dipendere da un unico fornitore. L’India offriva una soluzione ideale. Il territorio era già sotto il controllo britannico, disponeva di vaste aree coltivabili e poteva garantire una produzione interamente gestita dall’Impero. Restava un solo problema: trovare una varietà di tè adatta alla coltivazione. La risposta arrivò dall’Assam. La scoperta della pianta selvatica osservata da Robert Bruce aprì prospettive completamente nuove. Per la prima volta gli inglesi avevano la possibilità di produrre tè senza acquistarlo dalla Cina. Non bastava trovare la pianta: bisognava imparare a produrre il tè Le prime coltivazioni non furono semplici. I funzionari britannici compresero rapidamente che possedere una pianta non significava conoscere l’arte di trasformarla in una bevanda di qualità. Per questo motivo cercarono di acquisire il sapere cinese con ogni mezzo possibile. Furono inviati botanici, agronomi ed esploratori. Alcuni visitarono le regioni montuose della Cina per osservare da vicino le tecniche di coltivazione, altri cercarono di acquistare semi e strumenti, mentre diversi esperti cinesi furono convinti a lavorare nelle nuove piantagioni indiane. La vera ricchezza, infatti, non erano soltanto le foglie. Erano le competenze necessarie per trasformarle nel prodotto che il mercato europeo desiderava. Il grande furto dei segreti del tè Uno degli episodi più affascinanti di questa storia riguarda il botanico scozzese Robert Fortune. Negli anni Quaranta dell’Ottocento, travestito da mercante cinese, riuscì a entrare in aree normalmente vietate agli stranieri. Durante il viaggio raccolse migliaia di piante, semi e preziose informazioni sulle tecniche di lavorazione. Molti storici considerano la sua missione uno dei più grandi casi di spionaggio industriale dell’età moderna. Grazie a quel patrimonio di conoscenze, le piantagioni indiane iniziarono a produrre tè sempre più competitivo. La nascita del tè moderno Nel giro di pochi decenni il panorama commerciale cambiò radicalmente. L’India aumentò rapidamente la produzione, seguita poco dopo da Ceylon, l’attuale Sri Lanka. Le nuove piantagioni riuscivano a soddisfare una parte crescente della domanda europea, riducendo la dipendenza dalla Cina. Fu anche in questo periodo che nacquero molte delle miscele oggi considerate classiche. Il tè dell’Assam, corposo e ricco di note maltate, divenne la base ideale per le colazioni britanniche. Altre varietà provenienti dal Darjeeling e da Ceylon ampliarono ulteriormente l’offerta. Quello che oggi chiamiamo “English Breakfast Tea” è il risultato diretto di questa trasformazione economica e politica. Una tazza che racconta un secolo di rivalità Quando oggi acquistiamo una confezione di tè difficilmente pensiamo ai commerci internazionali, alle guerre, allo spionaggio industriale e alle strategie coloniali che ne hanno permesso la diffusione. Eppure il tè che beviamo ogni giorno nasce proprio da quella lunga competizione tra Cina e Impero britannico. Non fu soltanto una storia agricola. Fu una sfida tra imperi, un confronto tra economie e una corsa al controllo di una delle merci più preziose dell’Ottocento. Nel prossimo appuntamento entreremo nel cuore dell’Assam del 1821, quando avventurieri, commercianti e giovani britannici lasciavano l’Europa per raggiungere una terra che prometteva ricchezze immense, ma nascondeva anche pericoli difficili da immaginare. Scopri Land Magazine admin Giugno 29, 2026 Quando il tè cambiò

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Sony dice addio ai giochi fisici: cosa cambia davvero per chi acquista in digitale?

Per oltre trent’anni inserire un disco nella console ha rappresentato uno dei gesti più iconici del mondo dei videogiochi. Ora quella tradizione si avvia verso la conclusione. Sony ha annunciato che dal gennaio 2028 tutti i nuovi giochi PlayStation saranno distribuiti esclusivamente in formato digitale, segnando la fine della produzione dei dischi fisici per le nuove uscite. La notizia ha immediatamente acceso un dibattito che va ben oltre la nostalgia. La vera domanda è una sola: quando compriamo un gioco digitale, ne siamo davvero proprietari? Sony punta tutto sul digitale La decisione dell’azienda giapponese non arriva all’improvviso. Da anni il mercato si sta spostando verso gli acquisti online e oggi circa l’80% delle vendite dei giochi PlayStation avviene già in formato digitale. Per Sony, quindi, la scelta rappresenta un adeguamento alle abitudini dei consumatori e un modo per concentrare risorse sui servizi online. Dal 2028 i nuovi titoli saranno acquistabili soltanto tramite il PlayStation Store o attraverso codici digitali venduti dai rivenditori autorizzati. I giochi già pubblicati o già programmati in versione fisica continueranno invece a essere disponibili anche su disco. Il vero problema: acquistare non significa possedere La questione che preoccupa molti giocatori riguarda soprattutto il concetto di proprietà. Quando acquistiamo un disco, possediamo un oggetto fisico che possiamo conservare, prestare, rivendere o collezionare. Con una copia digitale, invece, acquistiamo generalmente una licenza d’uso, legata al nostro account e subordinata alle condizioni imposte dalla piattaforma. Nella maggior parte dei casi i giochi rimangono disponibili per anni, ma il controllo finale resta nelle mani del distributore. È proprio questa differenza che alimenta il dibattito sulla conservazione del patrimonio videoludico. La chiusura degli store di PS3 e PS Vita alimenta le preoccupazioni   Contemporaneamente all’annuncio sulla fine dei dischi, Sony ha confermato anche la progressiva chiusura del PlayStation Store per PS3 e PS Vita. Dal luglio 2027 non sarà più possibile acquistare nuovi contenuti su queste piattaforme. Gli utenti potranno continuare a scaricare i giochi già acquistati “per il prossimo futuro”, ma non saranno più effettuabili nuovi acquisti. Sony motiva la decisione con l’impossibilità di mantenere aggiornati sistemi di pagamento ormai obsoleti. Per molti appassionati questo rappresenta un esempio concreto della fragilità del digitale: quando uno store chiude, l’accesso ai cataloghi viene inevitabilmente limitato. Un futuro senza mercato dell’usato La scomparsa dei dischi comporta anche conseguenze economiche. I videogiochi fisici possono essere rivenduti, acquistati usati o prestati tra amici. Con il digitale tutto questo viene meno. L’intero mercato dell’usato, che per anni ha rappresentato un elemento fondamentale dell’ecosistema videoludico, rischia di ridursi drasticamente. Anche i collezionisti vedono svanire un aspetto importante della loro passione: scatole, libretti illustrativi ed edizioni speciali diventano sempre più rare. È davvero la fine del possesso? Probabilmente il cambiamento era inevitabile. Il digitale offre comodità, download immediati, aggiornamenti automatici e una distribuzione più economica per gli editori. Allo stesso tempo, però, impone una riflessione sempre più attuale: nel mondo digitale stiamo acquistando prodotti o semplicemente il diritto temporaneo di utilizzarli? Il caso PlayStation dimostra che il concetto stesso di proprietà sta cambiando. Non riguarda soltanto i videogiochi, ma anche film, musica, ebook e molti altri contenuti digitali. La fine dei dischi PlayStation rappresenta quindi qualcosa di più della conclusione di un formato fisico. È il simbolo di un’epoca in cui possedere un oggetto lascia progressivamente spazio all’accesso tramite piattaforme, account e licenze. Per alcuni sarà un’evoluzione naturale. Per altri, la perdita definitiva di un modo diverso di vivere la propria passione.   Scopri Land Magazine admin Luglio 3, 2026 Sony dice addio ai giochi fisici: cosa cambia davvero per chi acquista in digitale? Read More Alessia Cannizzaro Luglio 2, 2026 L’Hard Rock Cafe sbarca nel Sud Italia: anche Palermo ha il suo tempio del rock Musica, memorabilia, cucina internazionale e anima siciliana. In via Maqueda apre il quinto Hard Rock Cafe d’Italia e il primo dell’intero Mezzogiorno. L’inaugurazione trasformata in una festa itinerante tra le Read More admin Giugno 29, 2026 Quando il tè cambiò il mondo: la vera storia dietro le piantagioni dell’Assam Per milioni di persone, preparare una tazza di tè è un gesto quotidiano. C’è chi lo beve al mattino, chi lo sceglie per concedersi una pausa e chi lo associa Read More admin Giugno 26, 2026 Dalla Sicilia a Torino, Silvia Maira torna in libreria con Tutta colpa del morto: il romanzo che riporta in scena l’indimenticabile donna Concetta Dal 29 giugno disponibile il nuovo romanzo dell’autrice de La sartoria degli amori imperfetti, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino.Dopo aver conquistato i lettori con La Read More Silvia Dal Cin Giugno 26, 2026 PAPERNELOPE, una nuova uscita Disney – Giunti editore Disney Papernelope­Un titolo che rende omaggio al poema epico per eccellenza: l’Odissea.Un ospite d’eccezione: Aldo Cazzullo, che diventa coprotagonista della storia.L’intera tiratura è arricchita da un overlay illustrato di Papernelope, tratto da una Read More Silvia Dal Cin Giugno 24, 2026 UN ROMANCE PER RAGAZZI… A BIVI? Team Giacomo o Team Leo? E se potessi scegliere tu come va a finire?”L’anno del mio primo bacio” è il primo romance a bivi in cui sei tu a decidere!Ad Read More admin Giugno 23, 2026 10 modi in cui tua suocera può rovinare il giorno del tuo matrimonio (se la lasci fare) C’è una figura che nei film romantici compare sempre più spesso del prete, del fotografo e persino dello sposo: la suocera. Quella che “lo fa per aiutare”, “ha più esperienza” Read More admin Giugno 15, 2026 Beatrix Potter, la donna che comprava fattorie per salvare il paesaggio: una pioniera della conservazione ambientale Quando si pronuncia il nome di Beatrix Potter, il pensiero corre immediatamente ai suoi celebri racconti illustrati per l’infanzia e al coniglietto Peter Rabbit che da oltre un secolo continua Read More admin Giugno 15, 2026 Un amore sbagliato così giusto: Cristiana Rosada presenta il suo romanzo a Vittorio Veneto il 27 giugno VITTORIO VENETO (TV) – Un pomeriggio dedicato alle emozioni, alla narrativa contemporanea e alla magia delle storie che parlano direttamente al cuore dei lettori. Sabato

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Quando il tè cambiò il mondo: la vera storia dietro le piantagioni dell’Assam

Per milioni di persone, preparare una tazza di tè è un gesto quotidiano. C’è chi lo beve al mattino, chi lo sceglie per concedersi una pausa e chi lo associa immediatamente all’eleganza britannica. Eppure, dietro quelle foglie essiccate si nasconde una storia fatta di esplorazioni, rivalità economiche, colonizzazione e ambizioni imperiali. Una storia che attraversa continenti e che ha trasformato una semplice pianta in uno dei prodotti più preziosi del commercio mondiale. Tra tutti i luoghi legati a questa vicenda, uno occupa un posto speciale: l’Assam, una regione nel nord-est dell’India destinata a cambiare per sempre il destino del tè e dell’Impero britannico. Il tè: un lusso che arrivava dalla Cina   Fino ai primi decenni dell’Ottocento, il tè era quasi esclusivamente cinese. Da secoli l’Impero Celeste custodiva gelosamente i segreti della coltivazione e della lavorazione delle foglie, esportando enormi quantità verso l’Europa. Nel Regno Unito il tè aveva ormai conquistato tutte le classi sociali. Nato come bevanda d’élite, era diventato un simbolo della quotidianità britannica. Ogni nave proveniente dalla Cina rappresentava una ricchezza immensa, ma anche un problema sempre più difficile da ignorare. Gli inglesi acquistavano enormi quantità di tè, seta e porcellana, mentre la Cina mostrava scarso interesse per i prodotti europei. Il risultato era uno squilibrio commerciale che prosciugava le riserve d’argento della Gran Bretagna. La ricerca di una soluzione divenne una priorità politica ed economica. Fu proprio questa esigenza a spingere gli inglesi verso una delle più grandi avventure agricole della storia. L’India britannica e la ricerca di un’alternativa All’inizio del XIX secolo l’India era già in larga parte controllata dalla Compagnia Britannica delle Indie Orientali, una delle organizzazioni commerciali più potenti mai esistite. Le sue attività non riguardavano soltanto il commercio. L’azienda amministrava territori immensi, disponeva di un proprio esercito, stipulava trattati politici e finanziava spedizioni scientifiche. Ogni nuova risorsa naturale poteva trasformarsi in un’enorme opportunità economica. L’idea era semplice almeno sulla carta: trovare un luogo dove coltivare il tè senza dipendere dalla Cina. Il problema era che tutti ritenevano la pianta del tè esclusivamente cinese. O quasi. Una regione considerata ai confini del mondo L’Assam era molto diverso dall’India che gli europei conoscevano. Situato lungo il maestoso corso del Brahmaputra, era ricoperto da fitte foreste tropicali, paludi, montagne e una vegetazione apparentemente impenetrabile. Le piogge monsoniche rendevano il clima estremo, mentre la fauna comprendeva elefanti, rinoceronti, tigri e serpenti. Per gli esploratori occidentali era una terra misteriosa. Le popolazioni locali, appartenenti a numerose etnie differenti, vivevano secondo tradizioni antichissime e conoscevano perfettamente le risorse offerte dalla foresta. Tra queste vi era anche una pianta che nessun europeo aveva ancora compreso fino in fondo. Una scoperta destinata a cambiare la storia Secondo la tradizione, nei primi anni Venti dell’Ottocento uno scozzese di nome Robert Bruce entrò in contatto con alcuni capi della comunità Singpho. Durante i suoi viaggi osservò qualcosa di sorprendente: quelle popolazioni raccoglievano le foglie di un arbusto spontaneo e le utilizzavano per preparare una bevanda molto simile al tè. L’osservazione sembrava incredibile. Se quella pianta apparteneva davvero alla stessa specie coltivata in Cina, significava che l’India possedeva una varietà autoctona di tè. La notizia, inizialmente accolta con prudenza, avrebbe attirato l’attenzione di botanici, funzionari coloniali e uomini d’affari. La nascita delle prime piantagioni Negli anni successivi iniziarono gli studi botanici e le prime coltivazioni sperimentali. I risultati superarono ogni aspettativa. La pianta dell’Assam non solo cresceva spontaneamente, ma produceva foglie robuste e ricche di aromi, particolarmente adatte al gusto europeo. Da quella varietà sarebbe nato il celebre tè nero dell’Assam, ancora oggi tra i più apprezzati al mondo. Le foreste iniziarono lentamente a trasformarsi. Al loro posto sorsero immense piantagioni, infrastrutture, strade e insediamenti destinati ai funzionari britannici. In pochi decenni un territorio quasi sconosciuto divenne il cuore pulsante della produzione mondiale di tè. Un cambiamento che trasformò l’economia mondiale La scoperta del tè dell’Assam modificò profondamente gli equilibri internazionali. Per la Gran Bretagna significava poter ridurre la dipendenza dalla Cina, controllare direttamente la produzione e abbattere progressivamente i costi. Per l’India rappresentò invece l’inizio di una trasformazione economica e sociale enorme. Migliaia di lavoratori furono impiegati nelle nuove piantagioni. Intere aree vennero disboscate per fare spazio alle coltivazioni. Nuove città sorsero attorno alle aziende agricole, mentre il commercio del tè divenne uno dei pilastri dell’economia coloniale. Dietro il successo commerciale, tuttavia, si nascondevano anche condizioni di lavoro estremamente dure, profonde disuguaglianze e le contraddizioni tipiche del sistema coloniale britannico. L’eredità dell’Assam Oggi il nome Assam compare sulle confezioni di tè vendute in tutto il mondo. Molti lo associano semplicemente a un gusto intenso e maltato, perfetto per la colazione inglese. Pochi immaginano che quelle foglie raccontino una vicenda fatta di esploratori, interessi economici, diplomazia, rivalità internazionali e trasformazioni epocali. Ogni sorso conserva una piccola traccia di quella storia. Una storia che parla di uomini pronti ad attraversare oceani, affrontare giungle sconosciute e rischiare tutto per una pianta destinata a cambiare il commercio mondiale. Ed è proprio da questa terra, sospesa tra natura selvaggia e ambizioni imperiali, che prenderanno vita molte delle vicende che esploreremo nei prossimi appuntamenti della nostra serie dedicata all’India britannica e all’epopea del tè. Scopri Land Magazine admin Giugno 29, 2026 Quando il tè cambiò il mondo: la vera storia dietro le piantagioni dell’Assam Read More admin Giugno 26, 2026 Dalla Sicilia a Torino, Silvia Maira torna in libreria con Tutta colpa del morto: il romanzo che riporta in scena l’indimenticabile donna Concetta Dal 29 giugno disponibile il nuovo romanzo dell’autrice de La sartoria degli amori imperfetti, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino.Dopo aver conquistato i lettori con La Read More Silvia Dal Cin Giugno 26, 2026 PAPERNELOPE, una nuova uscita Disney – Giunti editore Disney Papernelope­Un titolo che rende omaggio al poema epico per eccellenza: l’Odissea.Un ospite d’eccezione: Aldo Cazzullo, che diventa coprotagonista della storia.L’intera tiratura è arricchita da un overlay illustrato di Papernelope, tratto da una Read More Silvia Dal Cin Giugno 24, 2026 UN ROMANCE PER RAGAZZI… A BIVI? Team Giacomo o Team

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Dalla Sicilia a Torino, Silvia Maira torna in libreria con Tutta colpa del morto: il romanzo che riporta in scena l’indimenticabile donna Concetta

Dal 29 giugno disponibile il nuovo romanzo dell’autrice de La sartoria degli amori imperfetti, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino. Dopo aver conquistato i lettori con La sartoria degli amori imperfetti, Silvia Maira torna con una nuova, irresistibile commedia familiare ambientata nel cuore della Sicilia. Tutta colpa del morto, in uscita il 29 giugno per Land Editore, segna il ritorno di uno dei personaggi più amati dai lettori: donna Concetta, signora dal carattere granitico, ironica, imprevedibile e profondamente autentica. Presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino, il romanzo rappresenta un nuovo tassello del percorso letterario di Silvia Maira, autrice che sta contribuendo a portare la narrativa siciliana contemporanea oltre i confini regionali, conquistando un pubblico nazionale grazie a una scrittura capace di trasformare tradizioni, dialetto, umanità e comicità in storie universali. Con Tutta colpa del morto, la Sicilia non è soltanto un’ambientazione, ma una protagonista viva: le sue famiglie rumorose, i piccoli paesi, le superstizioni, i profumi del mare, i dialoghi irresistibili e quella capacità tutta siciliana di affrontare anche il dramma con un sorriso diventano il linguaggio attraverso cui Silvia Maira racconta emozioni che appartengono a tutti. Donna Concetta è un personaggio già amatissimo ne La sartoria degli amori imperfetti: una donna che non conosce mezze misure, capace di governare figli, nipoti e persino il destino con la stessa determinazione con cui un tempo dirigeva la sua sartoria. Il suo ritorno rappresenta un autentico regalo per i lettori che l’avevano conosciuta e amata nel precedente romanzo. «Ci sono personaggi che non smettono mai di vivere una volta chiuso un libro» racconta Silvia Maira al Salone del Libro di Torino, dove il romanzo è stato presentato in anteprima nazionale. «Concetta è uno di quelli. I lettori continuano a chiedermi di lei.» Con uno stile brillante, cinematografico e ricco di dialoghi vivaci, Tutta colpa del morto intreccia mistero, commedia, legami familiari e tradizione popolare, confermando la cifra narrativa dell’autrice: una scrittura capace di far ridere, emozionare e riconoscersi nelle piccole grandi follie della vita quotidiana. La pubblicazione conferma anche il dialogo culturale tra due realtà geograficamente lontane ma unite dall’amore per la narrativa di qualità: da una parte la Sicilia raccontata con autenticità da Silvia Maira, dall’altra Land Editore, casa editrice torinese che continua a valorizzare voci provenienti da tutta Italia, contribuendo a far conoscere storie radicate nel territorio ma capaci di parlare a lettori ovunque. Con Tutta colpa del morto, Silvia Maira consolida così il proprio percorso letterario, dimostrando come la narrativa siciliana contemporanea possa trovare spazio nel panorama editoriale nazionale senza rinunciare alla propria identità, trasformando dialetto, tradizioni e personaggi indimenticabili in racconti dal respiro universale. Scheda libro Titolo: Tutta colpa del mortoPagine: 290Prezzo: 16,00 euroAutrice: Silvia MairaEditore: Land EditoreUscita: 29 giugno 2026Genere: Commedia familiare Quarta: Per Pippo Cantalamessa, la famiglia è tutto: l’amore solido per sua moglie Maria, l’orgoglio per i suoi cinque figli e un legame indissolubile con il ricordo del padre Cosimino, guida silenziosa anche da lassù. Ma quando la piccola di casa, Vittoria, annuncia il suo matrimonio con il ragazzo della famiglia più ricca del paese, l’equilibrio si spezza.Perché la gioia, a volte, ha un prezzo.Travolto dall’ansia di non essere all’altezza, Pippo si aggrappa alla fede, ai ricordi e a un’antica saggezza popolare: “Quando la fortuna vuole, conosce la strada di casa.” Ma sarà davvero così semplice? E fino a che punto si è disposti a spingersi per amore dei propri figli?Tra ironia, tenerezza e colpi di scena, Tutta colpa del morto è una storia che racconta la forza dei legami familiari, il peso delle aspettative e quella sottile linea tra destino e scelta.Perché a volte, ciò che sembra una disgrazia… potrebbe essere l’inizio di tutto. Scopri Land Magazine admin Giugno 26, 2026 Dalla Sicilia a Torino, Silvia Maira torna in libreria con Tutta colpa del morto: il romanzo che riporta in scena l’indimenticabile donna Concetta Read More Silvia Dal Cin Giugno 26, 2026 PAPERNELOPE, una nuova uscita Disney – Giunti editore Disney Papernelope­Un titolo che rende omaggio al poema epico per eccellenza: l’Odissea.Un ospite d’eccezione: Aldo Cazzullo, che diventa coprotagonista della storia.L’intera tiratura è arricchita da un overlay illustrato di Papernelope, tratto da una Read More Silvia Dal Cin Giugno 24, 2026 UN ROMANCE PER RAGAZZI… A BIVI? Team Giacomo o Team Leo? 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In questo caos che sono preadolescenza (9/10 -12 anni) e adolescenza (13-18 anni), un animale domestico diventa Read More Lorenzo Foschi Giugno 13, 2026 Giappone360: il museo di Hiroshima A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Lathar Lathar – Zero Hiroshima: il museo che si attraversa con lo stomacoC’è un silenzio particolare che si posa addosso quando entri Read More admin Giugno 11, 2026 Land Editore: l’11 giugno escono Cold Land e Aèlys – L’orgoglio domato L’11

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