Elisabetta

NARRATIVA IN GIOCO – This War of Mine: storie di sopravvivenza

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO This War of Mine: il gioco che racconta storie di sopravvivenza La guerra vista dagli occhi dei civili e non da quelli di eroi o soldati. Persone normali che cercano di sopravvivere. In questa Giornata della Memoria, vogliamo ricordare che la guerra non è solo battaglia: è fame, freddo, dolore e paura. Colpisce gente normale che si ritrova a prendere decisioni difficili, a volte impossibili. Strategia e decisioni in gioco This War of Mine, il board game ispirato all’omonimo videogioco, ha una componente fortemente narrativa. Non è un gioco di strategia pura: racconta storie difficili, spesso tragiche, ma incredibilmente umane. Ogni partita è diversa. Ogni gruppo di sopravvissuti ha proprie dinamiche, conflitti interni, necessità e scelte morali. Devi decidere: rubare cibo a un gruppo di bambini per sfamare la tua famiglia? Aiutare un ferito anche se significa usare medicine della tua scorta esigua? Mandare a cercare rifornimenti il più giovane o il più esperto? La difficoltà di sopravvivere Le partite sono lunghe, molto lunghe: possono durare anche 6 ore. E sono difficili. Spesso si perde. Si perdono personaggi, si perde speranza, si perde la partita. Ma quello che rimane dopo la partita è una storia. La storia di quel gruppo di persone, di quelle scelte, di quei momenti dolorosi. Ti ricordi quando avete sacrificato il cane perché non avevate da mangiare, o quando avete costruito il depuratore dell’acqua piovana e almeno la sete non era più un problema. Ti ricordi il crollo psicologico dei personaggi e con che facilità poi è crollato tutto. Narrativa emotiva attraverso il gioco This War of Mine usa le meccaniche di gioco per creare narrativa emotiva. Le carte che peschi sono eventi che ti costringono a confrontarti con dilemmi reali. La guerra non è spettacolo, ma esperienza vissuta. È un gioco che, non solo ti intrattiene, ma ti fa riflettere. Che non ti fa vincere facilmente: ti fa capire quanto sia difficile sopravvivere. Ricordare significa anche capire. E questo gioco ti fa capire.

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NARRATIVA IN GIOCO – Microfiction: il gioco delle Serie TV

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO Microfiction: il gioco di ruolo per creare la tua Serie TV È finita la tua serie preferita e sei in astinenza? Sicuramente ti mancano i personaggi e le atmosfere di quei luoghi in cui hai sognato, sperato e magari anche pianto un po’. Se ti dicessi che puoi far continuare quella magia? Che puoi creare la “tua” serie, con i “tuoi” personaggi, e viverla insieme ai tuoi amici? Cos’è Microfiction e come funziona Microfiction di Luca Bonisoli è il gioco di ruolo che trasforma te e i tuoi amici in una troupe televisiva. Non giochi un eroe fantasy o un detective, ma una web-serie completa, episodio dopo episodio. Funziona come un vero set: crei i personaggi, stabilisci il genere (thriller, commedia, fantascienza…) e vai in onda. Ogni sessione di gioco è un episodio, ogni episodio costruisce la stagione. E tu e i tuoi amici siete insieme attori, sceneggiatori e registi. Crea la tua Serie TV: da Stranger Things a Black Mirror Vuoi raccontare una storia da brividi stile Black Mirror? O tornare nel Sottosopra perché non riesci ad accettare che la serie Stranger Things sia finita? Oppure vuoi mettere in scena un dramma sentimentale che spacca il cuore? Microfiction ti dà le regole da seguire e il resto dipende dalla tua fantasia. Improvvisazione narrativa: come si gioca a Microfiction La genialità è che non devi preparare nulla prima: bastano carta, matita, gomma e 6 dadi a 6 facce. Si può giocare dal vivo (da 2 a 5 giocatori), ma anche in videoconferenza o tramite play by post (su forum o social). Improvvisi mentre giochi, seguendo le regole che catturano proprio quella sensazione da serie TV: i colpi di scena e i momenti che ti fanno dire “devo assolutamente vedere l’episodio dopo”. E quando quella serie finisce? Ne inizi un’altra. Con nuovi personaggi, nuove storie, nuove stagioni da vivere insieme. Perché le migliori serie non sono quelle che guardi sul divano. Sono quelle che crei tu.

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Drabble mania: consigli di scrittura per aspiranti scrittori (puntata 29)

Scrivere un romanzo: La parola FINE è solo l’inizio della fine Scrivere un romanzo: La parola FINE è solo l’inizio della fine Elisabetta Venturi Scrittrice e insegnante Drabble mania Scrivere drabble insegna a colpire, emozionare, stupire, sconvolgere il lettore con poche parole. Inoltre puoi giocare con le parole: scrivere una storia intorno a una parola che non conosci, così diventerà parte del tuo vocabolario; puoi darti regole folli sulle lettere da non usare oppure tirare i dadi (esistono molti giochi con questo scopo) e usare le immagini che escono. Leggi fino alla fine per avere un consiglio di scrittura completamente gratuito Una nuova scopa Immobile in mezzo alla stanza, Beffa fissava la scopa appesa al soffitto della baita.Il salto supersonico era una figata: un piccolo saltello su due piedi e via, verso l’alto. Già… Due piedi.Beffa guardò sconsolata le calze piene di dolciumi e immaginò la tristezza sul faccino dei suoi bimbi.Okay, ce la posso fare.Si piegò sulle ginocchia, ma una fitta lancinante alla caviglia le fece spostare all’istante tutto il peso sulla stampella. Beffa spostò lo sguardo dalla stampella al sacco straripante di carbone e sorrise. Beffa volò fuori dalla finestra sulla sua nuova e fiammante stampella a carbone. Consiglio di scrittura Trovare le idee Molti studenti spesso mi dicono “vorrei scrivere, ma non trovo le idee”. Ci sono una quantità incredibile di modi per trovare le idee; inoltre, è una capacità che si può allenare: all’inizio ti guarderai intorno, ti dovrai fermare a pensare, dovrai cercarle tra le righe di una rivista, facendoti domande, usando delle immagini… Poi comincerai ad avere il problema opposto: idee che esplodono ovunque e continuamente.  Da dove partire? Dal proprio vissuto, dalle cose che ti succedono: sdrammatizzare, esorcizzare, enfatizzare sono solo alcune delle possibilità che ti dà la scrittura.  Secondo te, da cosa è scaturita la mia idea di Beffa? 😉 Ne vuoi di più? Ti è piaciuto questo drabble? Ne trovi tanti altri nella raccolta “100 parole per 100 emozioni”. VAI AL LIBRO Al prossimo drabble!

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BASTA violenza sulle donne – quando le istituzioni incontrano il coraggio

Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO Casalecchio di Reno, 25 novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ci sono serate che lasciano il segno, che ti cambiano. Come il convegno “BASTA violenza sulle donne”, organizzato a Casalecchio di Reno. Un evento che ha unito istituzioni, esperti, arte e testimonianze, trasformando numeri agghiaccianti in volti, storie ed emozioni. Un messaggio chiaro: uscire dalla violenza è possibile. 🎭 Un palco pieno di coraggio La sera del 25 novembre, il teatro era gremito. Oltre 300 persone tra istituzioni locali, carabinieri, studenti delle scuole superiori e cittadini. Un fiume di bottiglie d’olio donate a tutte le donne presenti e tre dipinti straordinari di Annalisa Corato che spiccavano sul palco. Uno dei dipinti di Annalisa Corato, parte del trittico “Non vedo, non sento, non parlo” Il convegno è stato un susseguirsi di voci autorevoli e necessarie. Susanna Zaccaria, responsabile della Casa delle Donne di Bologna, ha ricordato che ogni anno mille donne si rivolgono al centro dopo aver subito violenza. Violenza domestica, psicologica, fisica, economica. Diverse forme di una stessa trappola: la perdita di autonomia. Le donne vedono la loro vita come una gabbia e temono rappresaglie o di non farcela economicamente. Don Giacomo Panizza, il prete che tiene testa alla ‘ndrangheta con la Comunità “Progetto Sud”, ha portato testimonianze dalla Calabria, dove il problema è soprattutto culturale. «Ho visto un bambino di dieci anni fare il capofamiglia, comandare sulle sorelle maggiori e sulla madre. È una mentalità che va scardinata.» Lia Russo, Segretario provinciale Usic Parma che si occupa del Codice Rosso, ha spiegato come funzionano le denunce. «Anche le segnalazioni di persone vicine alla vittima valgono come denuncia. Ci sono misure immediate: arresto in flagranza, allontanamento, case rifugio a indirizzi segreti.» Le resistenze delle vittime sono causate dal legame sentimentale con il carnefice – inevitabile dopo anni di vita insieme –, dalla dipendenza economica e dalla paura di perdere la casa o l’affido dei minori. Il gesto per chiedere aiuto: il pugno chiuso che stringe il pollice Il primo contatto con le forze dell’ordine ha l’obiettivo di costruire un rapporto di fiducia e dissipare i dubbi fornendo informazioni, tra cui l’esistenza di strumenti utili come il reddito di libertà (500 euro al mese per le donne vittime di violenza) o l’aspettativa retribuita per le dipendenti. L’avvocato Valentina Di Loreto ha ribadito l’importanza dell’educazione: «Il Codice Rosso, nel 2019, ha introdotto normative sulla violenza di genere, rafforzate nel 2023. Ma il sistema è ancora composto da uomini che spesso sottovalutano il pericolo. Dobbiamo rieducare, a partire dalle scuole. E ricordare che per le donne vittime di violenza la tutela legale è un diritto.» Mayra Sallie, modella e artista brasiliana nata nelle favelas di Rio, insieme all’amica Gaia Schiralli, ha presentato il progetto “Tessuti d’amore”: trasformare ciò che sembra da buttare in qualcosa di nuovo. Mayra ha realizzato il proprio abito da sposa utilizzando materiali poveri e naturali. Il loro intervento è stato commovente. Hanno parlato del senso di appartenenza che si crea dopo il matrimonio e che spesso è proprio l’innesco della violenza. Dobbiamo invece riflettere sulla relazione e chiederci se quella persona ci sostiene. Il matrimonio non deve ridursi alla festa e all’abito. Bisogna mettere da parte la superficialità e domandarsi: «Voglio davvero sposare quella persona?» Il presidente di Business Card, Davide Munaro, ha poi illustrato una card dedicata al supporto legale per le donne vittime di violenza. 👠 Numeri che sconvolgono, storie che ispirano Una cosa mi colpisce sempre in questi eventi: i numeri. Mille donne all’anno chiedono aiuto solo nel territorio bolognese. E quante non lo fanno? Quante restano in silenzio? È per loro che, dopo gli interventi istituzionali, il palco si è trasformato. Sotto la guida delicata e commossa del maresciallo Monica Giorgi, si sono alternati canti, balli e un corto teatrale che ha commosso la sala intera. Una sceneggiatura nata da una telefonata inaspettata, da un “sì” detto nonostante la paura, da attori che per la prima volta hanno abbandonato la commedia per raccontare un dramma. Ma questa è un’altra storia. Una storia di scrittura che cura, di parole che diventano ponti verso la libertà. [Un’altra storia -> un altro articolo. Resta con noi! Leggi Land Magazine] 📞 Numero nazionale antiviolenza: 1522 (attivo 24/7, gratuito)

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