società

Si dice avvocato o avvocata?

  Ah, il dilemma eterno! Quando si parla di professioni declinate al femminile è come se qualcuno avesse stappato una bottiglia di polemiche frizzanti. Si dice avvocato o avvocata? Oppure, per non farci mancare niente, dobbiamo rispolverare il più antico e aulico avvocatessa? Spoiler: quest’ultimo, per quanto affascinante come un vecchio grammofono, ha ormai fatto il suo tempo. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come siamo arrivati a questa controversia linguistica. Una questione di abitudine (e di potere) Per secoli dire “avvocato” significava automaticamente immaginare un uomo con toga e codino impomatato. Le donne, semplicemente, non erano contemplate nell’equazione. Quando finalmente anche il gentil sesso ha iniziato a sedersi dietro il banco della difesa, il linguaggio si è trovato impreparato. L’italiano, si sa, è una lingua di tradizione e, come tutte le tradizioni, ama fare resistenza al cambiamento. Così per decenni si è preferito usare “avvocato” anche per le donne, come se un suffisso al femminile potesse minacciare la sacralità della professione. C’era chi giustificava questa scelta dicendo che “avvocato” è un titolo, e i titoli – secondo questa logica arbitraria – dovrebbero restare neutri. Neutri sì, ma solo quando al potere ci sono gli uomini. Interessante, vero? Forse più che di grammatica qui stiamo parlando di una questione di rappresentazione e di potere. Avvocato o avvocata? La grammatica risponde Ora facciamoci aiutare dalla grammatica. In italiano le professioni declinate al femminile non solo sono corrette, ma spesso suonano pure meglio. Avvocata, architetta, ingegnera, ministra: tutte versioni perfettamente in linea con le regole della lingua. Eppure alcune di queste parole continuano a provocare reazioni simili a quelle che si hanno di fronte a un ananas sulla pizza: “Non è naturale!” gridano i puristi. E invece è solo che non ci siamo abituati. La parola “avvocata”, per esempio, esiste da secoli. Non è un’invenzione recente né il risultato di qualche complotto femminista per sabotare il vocabolario. Era già usata nel latino medievale per indicare la Madonna come “avvocata nostra“, colei che intercede per noi. Se poteva funzionare per la Vergine Maria, perché non dovrebbe funzionare per una professionista che difende un cliente in tribunale? Le resistenze (e qualche sorriso) Come mai, allora, c’è ancora tanta resistenza? Forse perché certe parole, come per l’appunto “avvocata”, portano con sé un cambiamento simbolico che a qualcuno fa paura. Cambiare il linguaggio significa cambiare l’immaginario collettivo, e questo richiede tempo. Le parole hanno potere, e usarle nel modo giusto può essere rivoluzionario. Certo, c’è anche chi si appiglia a questioni di “estetica sonora”. “Avvocata” non suona bene, dicono alcuni. Ma attenzione: sono spesso gli stessi che non trovano niente di strano in parole come “gorgogliava” o “schiamazzo”. Forse è solo una scusa, un modo per evitare di affrontare il vero problema: accettare che le donne non solo occupano posti tradizionalmente maschili, ma li plasmano e li ridefiniscono anche con il linguaggio. COMING SOON SCOPRI LAND MAGAZINE admin Novembre 19, 2024 Si dice avvocato o avvocata? Read More Silvia Dal cin Novembre 19, 2024 Rubrica “10 libri per bambini che non puoi non aver letto” Libro n. 10. “Grande orso abbraccia tutti” di Nicholas Oldland LA STORIAOrso ama abbracciare. Abbraccia cose, animali, anche persone. Felice, pieno di amore, ama regalare forti abbracci a tutti. Ma Read More admin Novembre 18, 2024 Arancie, roccie e pantoffole: la buffa storia di come cambia la lingua Ah, la lingua italiana! Un elegante tango di vocali e consonanti che però – come tutti i ballerini – ogni tanto inciampa. 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Arancie, roccie e pantoffole: la buffa storia di come cambia la lingua

Ah, la lingua italiana! Un elegante tango di vocali e consonanti che però – come tutti i ballerini – ogni tanto inciampa. Ma attenzione, perché quel che oggi chiamiamo “errore” ieri era stile, e ciò che oggi giudichiamo con aria di sufficienza era norma di tutto rispetto. E così, amici, benvenuti nell’affascinante mondo delle parole che il tempo ha deciso di mandare in pensione (o di ridicolizzare, che è peggio). Prendiamo arancie, per esempio. Oggi, se scrivi “arancie” al posto di “arance”, rischi di essere rimandato in prima elementare, magari con una maestra che ti guarda con compassione. Ma nel Settecento e nell’Ottocento questa “i” era tutt’altro che un errore: era un modo legittimo e diffuso di scrivere il plurale di quei succosi frutti arancioni. Una scelta stilistica, direbbero i poeti. E invece oggi? “È sbagliato,” sentenziano i grammarnazi. Ma chi sono loro per giudicare? Non si chiamava forse Boccaccio quel tizio che scriveva “fiorancie”?   E che dire di roccie? Sì, proprio con la “i”. Questa “i” se ne stava lì tranquilla e rispettabile, decorando testi letterari e manuali di geologia, finché qualcuno – presumibilmente un accademico severo – ha deciso che le parole in -cia e -gia dovevano perdere la vocale se il suono era dolce. Via la “i”! Peccato che nel frattempo quella “i” fosse entrata nel cuore degli scrittori, quasi fosse il tocco finale di un’opera d’arte. Ma no, dovevamo semplificare. Così ora abbiamo rocce, senza fronzoli. È più pratico? Forse. È più elegante? Decisamente no. E poi ci sono le adorabili pantoffole. Quelle calzature comode e accoglienti, con una “t” in più che oggi ci farebbe ridere. Ma nell’Ottocento nessuno rideva: le pantoffole erano la norma linguistica, e nessuno osava suggerire che togliere quella “t” avrebbe reso la vita più facile. Poi, un bel giorno, la lingua italiana ha deciso che le pantofoline potevano fare a meno di quel vezzo consonantico. Oggi ci immaginiamo i nostri bisnonni che infilano le “pantoffole” con aria distinta, e viene quasi voglia di rimettere quella “t”, se non altro per amore della tradizione.   Infine, eccoci a diacciata, una parola che sembra uscita da un romanzo storico. “Diacciata” è quel termine che ci ricorda che il gelo, una volta, aveva un suono tutto suo, più arcaico, più poetico. Oggi è diventata “ghiacciata”, una versione più concreta e “congelata”. Ma dite la verità: non vi viene un brivido romantico solo a leggerla? La verità è che la lingua cambia, sempre. È viva, e come ogni essere vivente si evolve. Ma attenzione: l’evoluzione non sempre è sinonimo di miglioramento. Perché sì, possiamo ringraziare le riforme linguistiche per averci tolto qualche doppia di troppo o aver semplificato i plurali, ma non possiamo negare che certi dettagli ci mancano. Erano le rughe di un volto maturo, le cicatrici di una lingua che ha vissuto. Quindi, la prossima volta che vedete qualcuno scrivere “arancie”, non ridetegli in faccia. Potreste star guardando un nostalgico dei tempi in cui il nostro vocabolario indossava ancora la giacca con i bottoni dorati. E poi, chissà, fra cent’anni magari qualcuno scriverà un articolo ironico su di noi che dicevamo “qual è” senza apostrofo. Perché sì, amici, il cambiamento linguistico è l’unica costante: oggi è regola, domani sarà errore. E voi, preferite le arancie o le arance? 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L’intelligenza artificiale e le copertine di libri: quando le mani hanno sei dita e i sorrisi fanno paura

Oggi l’intelligenza artificiale è diventata una componente centrale nella creazione di copertine di libri. Le case editrici si sono accorte che, al posto di affidarsi ai capricci di artisti in carne ed ossa, potevano semplicemente chiedere a un algoritmo di mettere insieme un’immagine accattivante. Certo, un’immagine quasi accattivante. Del resto, perché accontentarsi di una rappresentazione realistica quando puoi avere un’inspiegabile sovrabbondanza di dita? Uno degli inconvenienti più divertenti (e preoccupanti) delle cover create dall’IA è il mistero delle sei dita. Non c’è niente da fare, i personaggi delle copertine IA sembrano appartenere a una misteriosa razza di esseri superiori che hanno trovato il segreto per avere un dito in più su ogni mano. E non è mai lo stesso dito: a volte è un pollice extra, altre volte è un mignolo un po’ troppo amichevole. Se dovessimo interpretare la logica delle IA, potremmo concludere che il prossimo stadio evolutivo dell’umanità sia proprio quello di… aumentare le dita! E poi ci sono i sorrisi. Ah, i sorrisi. L’intelligenza artificiale ha un concetto tutto suo di sorriso amichevole. Invece di una bocca che si solleva dolcemente agli angoli, abbiamo espressioni che sembrano ispirate ai migliori film horror: bocche sproporzionate, denti messi alla rinfusa, sguardi vacui che non ispirano proprio fiducia. Eppure c’è chi sostiene che sia una scelta estetica: vuoi mettere l’effetto suspense che un sorriso del genere suscita in un potenziale lettore?  A questo punto sorge spontanea una domanda: ma questa IA chi l’ha istruita? Forse i programmatori, dopo anni di prove, si sono convinti che sei dita siano il segreto del carisma universale, o forse le AI stanno cercando di dirci qualcosa: “Umani, non siete ancora abbastanza evoluti per capire la mia arte!” Comunque sia le copertine dei libri generate dall’IA stanno cambiando il panorama editoriale. E se i personaggi con dita extra e sorrisi spaventosi riescono a vendere più copie, chi siamo noi per giudicare? Magari nel futuro avremo una nuova categoria di letteratura, quella dei “libri surreali per mani sovrannaturali”.    Naturalmente non ci sono solo dita extra e sorrisi inquietanti; l’IA ha un talento particolare nel mettere dettagli fuori contesto. Vi è mai capitato di vedere copertine in cui un personaggio tiene in mano un libro aperto, ma su entrambe le pagine appare la stessa parola ripetuta in loop? O magari un personaggio indossa un cappello che pare un misto tra un sombrero e un ombrello. Questo è il tocco magico dell’IA: creare elementi tanto inspiegabili quanto… indimenticabili. E se credete che sia difficile sfuggire a un libro con una copertina simile, aspettate di vedere la creatività che l’IA riversa sui paesaggi di sfondo. Un romanzo fantasy? Eccovi un paesaggio generico, una montagna che sembra uscita da un quadro cubista, un fiume che sfida la gravità e scorre verso l’alto, magari con un drago in lontananza che sembra partorito da un incubo o da un talent show medievale. Serve un romanzo contemporaneo? Vedrete grattacieli che si fondono con alberi e automobili che galleggiano a mezz’aria come bolle di sapone. È come se l’IA stesse cercando di mandare messaggi subliminali: “Chi legge questo libro potrebbe essere trasportato in una realtà dove tutto è possibile… e niente ha senso!”   Perché tutto questo avviene? Semplice. Gli algoritmi sono come un cuoco inesperto che ha mille ingredienti a disposizione ma nessuna ricetta. Prendono un po’ di tutto e lo mettono insieme senza preoccuparsi troppo del risultato finale. Se un cuoco umano potrebbe capire che una torta di mele non beneficia di salsa piccante, l’IA pensa: “Perché no?”  Così, se in un romanzo storico ambientato nel Medioevo compare un personaggio con uno smartphone nella copertina, è solo un altro esperimento di stile. Del resto, magari è un messaggio di marketing rivolto ai lettori moderni: “Avete mai pensato a come sarebbe stato il Medioevo con un po’ di Wi-Fi?” A proposito di marketing, c’è anche un altro punto a favore delle copertine generate dall’IA: sono indimenticabili, nel bene e nel male. Prendiamo per esempio i libri romantici. Se prima i lettori si aspettavano copertine con paesaggi romantici e sguardi languidi, oggi possono ritrovarsi di fronte a baci che sfidano le leggi della fisica, mani che si fondono con l’aria, volti che si incontrano ma che sembrano provenire da dimensioni diverse. E tutto ciò, paradossalmente, funziona! “Guardare queste copertine è come fare un viaggio psichedelico,” dice una nostra fonte vicina. “Ti chiedi: cosa voleva dire l’autore con questo sfondo rosso acceso e quella coppia con braccia troppo lunghe?” Certo, non tutte le cover AI finiscono nel regno del surreale. Alcune ce la fanno ad avvicinarsi a qualcosa di quasi normale… quasi. Ma è proprio questo il problema: quel “quasi”. Una copertina può sembrare perfetta a prima vista, ma basta uno sguardo più attento per scoprire che il protagonista ha un dito in più o una mano misteriosamente spuntata dal nulla. Insomma, è come quando ti siedi sulla sedia e scopri che c’è una piccola gobba che non notavi subito ma che rende impossibile starci comodo.   E tu sei a favore delle cover con IA? Faccelo sapere con un commento Scopri Land Magazine admin Novembre 11, 2024 L’intelligenza artificiale e le copertine di libri: quando le mani hanno sei dita e i sorrisi fanno paura Read More admin Novembre 9, 2024 Le canzoni d’amore più belle della storia: perché l’amore, diciamocelo, ci piace un bel po’ L’amore: un sentimento che ci fa sudare le mani, battere il cuore e, a volte, ci rende un po’ patetici. E qual è il modo migliore per esprimere tutto questo Read More Cristina Ferri Novembre 9, 2024 Ricette: i biscotti di Rapunzel Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni Read More Francesca Redolfi Novembre 8, 2024 Hanno ucciso l’uomo ragno, inno di una generazione A dodici anni come quasi tutte le coetanee ero fan assidua degli 883, e innamorata di Max Pezzali.  Si

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Quando la regola scolastica è diseducativa

Scambiarsi una mela non è un crimine: riflessioni su un gesto di solidarietà vietato In un mondo che ha sempre più bisogno di solidarietà e che anela semplici gesti di vicinanza, ci ritroviamo a vivere tempi assurdi in cui anche un piccolo gesto come quello di condividere una mela diventa motivo di rimprovero. È successo a una bambina delle scuole elementari, sgridata per aver offerto un pezzo della sua mela a una compagna. La regola, ormai comune in molte scuole, vieta rigorosamente lo scambio di cibo tra bambini per motivi legati all’igiene e alla sicurezza. Ma dietro una norma che può sembrare ragionevole si nasconde un problema più profondo, che merita una riflessione. Il cibo come simbolo di condivisione e appartenenza Sin dagli albori dell’umanità il cibo ha avuto un ruolo centrale nel costruire legami. Nelle culture di tutto il mondo l’atto di condividere un pasto, un pezzo di pane o di frutta è più di un semplice scambio di nutrienti: è un segno di vicinanza, di solidarietà, di fiducia. Per i bambini poi offrire il proprio cibo a un compagno è un gesto di gentilezza spontanea, una forma innocente di amicizia che va ben oltre la mera condivisione materiale. Questi piccoli gesti – come dare una mela – aiutano i bambini a imparare il valore dell’empatia e della generosità, insegnano loro che possono prendersi cura degli altri anche con piccoli atti. Sgridare una bambina per un gesto del genere, per di più in un contesto educativo, significa trasmetterle un messaggio sbagliato: quello che la condivisione è pericolosa, che dare qualcosa agli altri può essere sanzionabile.   Ha senso rispettare regole che non hanno senso? Il valore (e i limiti) delle norme Il rispetto delle regole è una delle prime lezioni che impariamo fin da piccoli. Ma cosa succede quando una regola, invece di migliorare la convivenza o proteggere il benessere collettivo, appare priva di significato o persino controproducente? Ci troviamo di fronte a una questione non banale e che tocca principi etici, sociali e soprattutto educativi: ha senso rispettare regole che non hanno senso?   Le scuole come luoghi di educazione (non di limitazione) È comprensibile che le scuole vogliano garantire la sicurezza alimentare e prevenire allergie, intolleranze, contaminazioni, lamentele di genitori bizzosi. Ma ciò non dovrebbe trasformarsi in un divieto assoluto di scambio del cibo… un divieto che toglie ai bambini la possibilità di imparare lezioni fondamentali sulla vita e sulle relazioni sociali. Un ambiente educativo dovrebbe offrire ai bambini un modello di umanità e apertura, non di rigidità burocratica. Invece di punire i bambini le scuole potrebbero cogliere l’occasione per spiegare perché alcune precauzioni alimentari sono importanti, senza demonizzare completamente il valore del gesto stesso. Le regole, quando applicate in modo cieco e inflessibile com’è questo il caso, rischiano di creare un contesto in cui i valori umani vengono messi in secondo piano rispetto alla rigidità delle norme.   Questi tempi assurdi: la solidarietà è ora una minaccia Che ne sarà dei nostri figli se gesti semplici e naturali come lo scambio di un pezzo di mela vengono sanzionati? Non rischiamo forse di diventare  insensibili al valore della condivisione e del conforto? Se ogni gesto che può rappresentare una minima fonte di rischio diventa condannabile, vietato, sanzionato, rischiamo di perdere di vista il valore  valore simbolico di comportamenti umani come lo scambio di cibo. Il rischio è quello di crescere una generazione di bambini che vedrà nella vicinanza e nella condivisione un pericolo, anziché una risorsa e un qualcosa che caratterizza in profondità la natura umana.  La questione non è solo vietare o permettere lo scambio di cibo, ma quale tipo di società educhiamo i nostri figli a immaginare e a costruire. Se li cresciamo insegnando loro che persino una mela può essere una minaccia, come possiamo aspettarci che diventino adulti generosi e pronti a prendersi cura degli altri?   Scopri Land Magazine admin Novembre 6, 2024 Quando la regola scolastica è diseducativa Read More Dominique Pillinger Novembre 6, 2024 Tinder, Poliamore e LGBTQ+ – Gen Z e la loro libertà di amare A cura di La Generazione Z sta riscrivendo le regole dell’amore e delle relazioni, abbracciando una libertà di espressione e di scelta senza precedenti. In molti paesi, i giovani di Read More Silvia Dal cin Novembre 5, 2024 Rubrica “10 libri per bambini che non puoi non aver letto” Libro n. 8. “Guizzino” di Leo Lionni LA STORIAGuizzino è l’unico pesciolino nero tra tanti pesciolini rossi. Un giorno Guizzino rimane solo, perchè un grosso tonno ha mangiato il resto Read More admin Novembre 5, 2024 “Sagome di carta” di Eufemia Griffo: un viaggio tra magia, storia e profumi di erbe stregate Disclaimer: questo libro è stato acquistato autonomamente da Land Magazine per garantire un’opinione imparziale e non influenzata da collaborazioni promozionali o editoriali. La recensione riflette esclusivamente il giudizio del recensore Read More Cristina Ferri Novembre 2, 2024 Ricette: il Baklava di Aladino Di Cristina Ferri Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Read More Cristina Ferri Ottobre 31, 2024 Coraline e la porta magica We are small but we are manyWe are many we are smallWe were here before you roseWe will be here when you fall. Coraline si è appena trasferita con i suoi Read More Lorenzo Foschi Ottobre 30, 2024 Giovani autori – episodio 3 A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Fai clic qui https://www.landeditore.it/wp-content/uploads/2024/10/3.mp4 Read More Arianna Ciancaleoni Ottobre 30, 2024 Autunno in musica: la playlist delle Vintage Girls Ottobre. Il plaid, le candele e le tisane. Ottobre. Il primo freddo e i primi sabato sera in casa a guardare un film su Netflix.Ottobre. Poteva mai mancare una playlist delle Read More admin Ottobre 30, 2024 Cosa sono i cataplasmi? Rimedi naturali che hanno sfidato il tempo Se ti sei mai trovato di fronte a una nonna armata di foglie e impacchi misteriosi, allora hai probabilmente incontrato il famoso

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DIVENTARE GENITORI: Infertilità e aspettative sociali

Un suggerimento di lettura per affrontare il tema Spesso e volentieri parenti, amici o estranei rivolgono alle coppie la domanda: “ma quando fate un bambino?”. Ma anche “quando fate un fratellino / sorellina?” praticamente appena hai partorito il primo figlio.Ma che succede se un figlio non arriva? Oppure se già solo averne uno è costato immensa fatica, sforzi fisici e magari anche economici?Il sito dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) stima che in Italia il 15% delle coppie sia infertile. L’infertilità può dipendere in ugual misura dalla donna e dall’uomo. Il 15% significa una coppia su sei, praticamente. Bisogna ovviamente distinguere tra infertilità (impossibilità di portare a termine una gravidanza con la nascita di un bambino sano) e sterilità (incapacità di concepire). Ciò significa che una coppia su sei in Italia trova difficoltà nel portare avanti una gravidanza, con conseguenze fisiche e psicologiche importanti e purtroppo spesso molto sottovalutate. Le cause dell’infertilità possono essere molteplici e non intendo affrontarle in questo articolo. Voglio invece soffermarmi sulle aspettative sociali che circondano ogni coppia, in particolare queste coppie. Purtroppo spesso anche i sanitari, oltre che parenti e amici, dopo una gravidanza dicono “vabbè dai, potete sempre riprovare”. Oppure sottovalutano l’impatto emotivo del lutto (perchè è un lutto, a tutti gli effetti, anche quello perinatale) sul genitore e sulla coppia.Altre volte sono i figli stessi che, per desiderio personale o perchè anche loro spinti dalla comunità, a chiedere con insistenza un fratellino o una sorellina. Ma che fare se questo fratellino o sorellina non arriva? Non è facile non poter soddisfare le aspettative, che siano della società o del figlio primogenito. Anche per questo motivo ho scritto la storia di Fortunata. I Signori Giraffa aspettano a lungo il loro cucciolo, a differenza di tanti altri animali che li circondano. Poi, quando finalmente il cucciolo arriva, è speciale, diverso dagli altri (ed anche questo può succedere, nei casi di infertilità). Consiglio questo libro, tra gli altri, soprattutto ai genitori che si trovano in questa situazione, perchè possa essere una lettura di partenza per parlare di infertilità e di diversità con i loro figli e con il resto della comunità. A cura di LEGGI ANCHE firstletter 22.04.23 Il primo progetto First Letter sta per vedere la luce: presentazione di Silvia Dal Cin e Matteo Della Libera Grandi novità in casa First Letter Editrice: il progetto è ufficialmente avviato, e al Salone del libro di Torino di quest’anno verrà presentato il primo Read More firstletter Raccontare storie di inclusione ai bambini: il ruolo dei genitori e degli educatori 07.10.24 firstletter L’importanza di pubblicare più libri in alta leggibilità 30.09.24 firstletter Nuovo libro per bambini, “I Signori Giraffa aspettano un cucciolo” per First Letter Editrice 23.09.24 firstletter Libri per bambini che insegnano l’amore e l’accettazione: i must-have per ogni piccola biblioteca 23.09.24 firstletter Come le storie illustrate possono insegnare valori importanti ai bambini 09.09.24 firstletter L’importanza di abbracciare le differenze nei bambini: Un viaggio di crescita e amore 02.09.24 firstletter Libri per bambini da leggere almeno una volta nella vita: Harold e la matita viola 20.08.24 firstletter Libri per bambini da leggere almeno una volta nella vita: IL GRINCH DI Dr. Seuss 13.08.24

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