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I virus più letali della storia: un viaggio attraverso le pandemie che hanno segnato l’umanità

In un mondo dove la vita scorre veloce e siamo costantemente circondati da innovazioni tecnologiche e scoperte scientifiche, può sembrare quasi surreale pensare a quanto fragili siamo ancora di fronte alla natura. In particolare, i virus, quei minuscoli organismi che non possiamo vedere a occhio nudo, hanno il potere di fermarci in traccia, cambiare il corso della storia e ricordarci la nostra vulnerabilità. Oggi voglio portarvi in un viaggio attraverso i virus più letali che hanno segnato l’umanità, lasciando un’impronta indelebile sulla nostra società, cultura e, in molti casi, sul nostro DNA. L’influenza spagnola (1918-1919) Partiamo da un classico, la pandemia di influenza spagnola del 1918. Nonostante il nome, gli studi non hanno potuto confermare la sua origine in Spagna. Questo virus H1N1 ha causato la morte di circa 50 milioni di persone in tutto il mondo, con stime che variano ampiamente a causa della scarsità di dati accurati dell’epoca. La rapidità con cui si diffuse e la sua alta mortalità tra i giovani adulti la rendono una delle pandemie più devastanti della storia. L’HIV/AIDS Passiamo ora a un nemico più subdolo, l’HIV/AIDS. Identificato nei primi anni ’80, questo virus ha ucciso circa 32 milioni di persone da allora. La sua trasmissione attraverso il sangue, il sesso non protetto e da madre a figlio, insieme alla mancanza di una cura definitiva, lo rendono uno dei virus più letali e socialmente destabilizzanti nella storia recente. Il virus dell’Ebola Il virus dell’Ebola, con la sua prima comparsa registrata nel 1976, ha causato varie epidemie principalmente in Africa. La mortalità dei casi varia dal 25% al 90%, a seconda dell’epidemia e del ceppo virale. Le sue trasmissioni attraverso fluidi corporei e la mancanza di un trattamento specifico hanno reso ogni focolaio una crisi sanitaria globale. Il virus della SARS-CoV e della MERS-CoV Sia la SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Severa) che la MERS (Sindrome Respiratoria del Medio Oriente) sono causate da coronavirus, simili a quello che ha causato la pandemia di COVID-19. La SARS emerse nel 2002 in Cina, con una mortalità del 10%, mentre la MERS, comparsa per la prima volta in Arabia Saudita nel 2012, ha una mortalità ancora più elevata, circa il 35%. Entrambi hanno messo in evidenza la nostra vulnerabilità alle malattie respiratorie emergenti. COVID-19 Non possiamo parlare di virus letali senza menzionare l’ultimo arrivato che ha cambiato il mondo come lo conoscevamo: il SARS-CoV-2, responsabile della COVID-19. Dal suo emergere alla fine del 2019, ha causato milioni di morti in tutto il mondo, sconvolgendo economie, sistemi sanitari e la vita quotidiana. La sua capacità di mutare e diffondersi rapidamente ha presentato sfide senza precedenti alla scienza moderna, che, con un impegno globale, ha sviluppato vaccini in tempo record. I virus sono una costante nella nostra esistenza, ricordandoci che, nonostante tutto il progresso, siamo ancora parte di un ecosistema molto più grande e complesso. La storia ci insegna che la prevenzione, la preparazione e la solidarietà globale sono fondamentali per affrontare queste minacce invisibili ma potenti. Come specie, abbiamo dimostrato di poter superare grandi sfide, e affrontare le pandemie sarà una delle prove definitive della nostra resilienza e ingegnosità. 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Arte: il meraviglioso mondo di Bella e Chagall

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Voglio raccontarvi di un amore immenso, onirico, fiabesco, ovvero quello tra Bella Rosenfeld e il pittore bielorusso Chagall. Nelle maggiori opere dell’artista vediamo la giovane Bella raffigurata; l’immagine predominante è di loro due insieme, in volo. Qual è il più grande significato del volo se non la libertà? L’abbandonarsi insieme all’amore, sostenendo l’uno il peso dell’altra. Una storia d’amore meravigliosa, che ancora oggi possiamo ammirare nei quadri dell’artista. Qualche cenno biografico Marc Chagall nacque nel 1887 presso Vicebsk. Figlio di un mercante di aringhe, Chagall era il maggiore di nove fratelli. Nelle opere dell’artista ritorna spesso il periodo dell’infanzia nel villaggio ebraico, così come l’amore per Bella Rosenfeld, che viene ritratta in volo insieme a lui. Formazione Ricevette un’istruzione primaria ebraica tradizionale. Nell’autunno del 1900 si iscrisse alla scuola cittadina di quattro classi con una specializzazione artigianale, dove eccelse nel disegno e nella geometria. Dapprima lavorò come ritoccatore nella bottega di due fotografi, in seguito iniziò a studiare pittura alla scuola-laboratorio del maestro Yehuda (Yudl) Pen, il solo pittore di Vicebsk. L’anno successivo si trasferì a San Pietroburgo; qui frequentò l’Accademia Russa di Belle Arti e conobbe artisti di ogni scuola e stile. Per mantenersi gli studi iniziò a lavorare come artigiano. Questo fu un periodo difficile per lui: gli ebrei potevano infatti vivere a San Pietroburgo solo con un permesso apposito; l’artista venne imprigionato per essere rimasto fuori oltre l’orario consentito. L’incontro con Bella Rimase nella città fino al 1910, anche se di tanto in tanto tornava nel paese natale, dove nel 1909 incontrò, grazie alla modella e amica Thea Brachman, Bella Rosenfeld, figlia di ricchi orefici che successivamente diventerà sua moglie. Nel 1910 lasciò San Pietroburgo per Parigi avvicinandosi alla comunità artistica di Montparnasse. Nella comunità francese abbracciò il cubismo e il fauvismo. In questo periodo dipinse i suoi primi capolavori, nei quali il ricordo di casa è predominante: Alla Russia, agli asini e agli altri, Il Santo vetturino e Io e il villaggio, fiaba cubista dove in un’unica visione sono racchiusi paesaggi russi, fantasie popolari, proverbi ebraici. Nel 1914 ritornò a Vicebsk. Poco dopo il ritorno in Russia, scoppiò la Prima Guerra Mondiale, che lo terrà bloccato in patria fino al 1923. Nel 1915 si unì in matrimonio con Bella Rosenfeld, e l’anno successivo nacque la loro prima figlia, Ida. Ma vediamo insieme qualche opera di Chagall rappresentante l’amata moglie Bella: La passeggiata Il dipinto rappresenta il pittore che tiene per mano la moglie Bella mentre vola; nell’altra ha un uccellino che simboleggia il loro accordo con la natura. Lui la lascia librare in cielo e al tempo stesso la tiene ancorata a sé. Sembra sollevarsi a sua volta, grazie all’amore che lo lega a lei. Un’immagine romantica, che solo un uomo innamorato poteva realizzare. I colori sono vividi, il mondo intorno a loro è fiabesco. L’artista rappresenta se stesso con un sorriso, esprimendo tutta la sua felicità: è una bella giornata, alle loro spalle c’è la città dove i due sono nati e dove vivevano all’epoca (Vicebsk), ai piedi del pittore c’è la classica tovaglia da picnic con una bottiglia di vino e un bicchiere. L’opera vuole indicare un amore che va al di sopra ogni cosa. Il loro sentimento è unico; non conosce barriere né limiti. Lo stile del dipinto risente delle scomposizioni tipiche della scuola cubista con cui Chagall entrò in contatto a Parigi, e questo rafforza l’atmosfera surreale e fiabesca di questo paesaggio placido e tranquillo, come sottolinea il cavallo che pascola indisturbato sullo sfondo. La Passeggiata non è l’unica opera a rappresentarla, la presenza di Bella è infatti predominante nei suoi quadri.   Compleanno Nel suo libro Bella racconta che, mentre decorava la stanza con un mazzo di fiori per il compleanno del marito, Chagall le chiese di fermarsi perché voleva ritrarla, bloccare quel momento perfetto. L’opera è caratterizzata dai due sposi sospesi nell’aria; l’artista per baciare la moglie assume una posizione impossibile. Chagall dipinge minuziosamente la stanza, senza trascurare alcun oggetto, come ad indicare che quando è con la moglie Bella ogni cosa diviene perfetta. Il 2 settembre 1944 Bella morì per un’infezione virale mal curata. La sua morte fu un durissimo colpo per l’artista, che per quasi un anno non riuscì più a dipingere; uscirà dalla depressione solo grazie alla figlia Ida che, oltre a spronarlo a lavorare e fargli tornare l’amore per la vita, nel 1945 gli presentò la trentenne Virginia Haggard McNeil, con la quale Chagall cominciò una relazione che durerà sette anni e che porterà alla nascita del figlio David.     Scopri Land magazine admin Marzo 24, 2024 La follia in letteratura: i libri più iconici La follia, con i suoi mille volti e sfumature, ha da sempre esercitato un fascino irresistibile sugli scrittori di ogni epoca. 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Pierino Porcospino: viaggio alla riscoperta dei piccoli traumi del passato 

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Qualcuno si ricorda de “I Quindici”? Erano una serie di libri per bambini e ragazzi – la prima edizione risale al 1964 – di fatto la prima vera enciclopedia di cui ho memoria e da cui ho attinto per anni in quanto ottima e fornitissima fonte di sapere.  Tra questi quindici volumi, divisi per categoria e contraddistinti per colore, il primo spiccava su tutti, trattava di poesie e rime in tutte le loro versioni e sfaccettature. Tra scioglilingua, nonsense, conte e poesie in rima e non, era impossibile non soffermarsi sulla pagina che riportava la foto di un personaggio bambino che ha probabilmente contribuito a traumatizzare molti fanciulli anche in tenera età. Sto parlando di Pierino Porcospino, considerato miglior materiale da minaccia dal 1845.   Quelli di una certa generazione certamente se la ricordano, ma per le nuove generazioni può tornare utile conoscere non solo la filastrocca, ma anche tutto ciò che ci sta dietro:    Oh, che schifo quel bambino!È Pierino il Porcospino.Egli ha l’unghie smisurateChe non furon mai tagliate;I capelli sulla testaGli han formata una forestaDensa, sporca, puzzolente.Dice a lui tutta la gente:Oh, che schifo quel bambino!È Pierino il Porcospino.   Pierino Porcospino o Der Struwwelpeter non è solo una filastrocca, ma anche il titolo di un libro illustrato per bambini di Heinrich Hoffmann, medico psichiatra che aveva a che fare anche con pazienti molto piccoli, pensato inizialmente solo per il figlio, ma divenuto poi un successo letterario.   L’intento del libro e delle filastrocche era quella di dare degli insegnamenti precisi riguardanti la sfera della salute e della sicurezza, dieci erano le storie e dovevano servire come decalogo dei giusti comportamenti da seguire per non incorrere a una punizione esemplare.Nel caso di Pierino, egli è un ragazzo che rifiuta di collaborare con i genitori: non si taglia le unghie, non si pettina, di fatto assomiglia a un porcospino.  La sua filastrocca, brevissima, ha il compito di introdurre e presentare a titolo di esempio tutti i personaggi e gli argomenti del libro: i giovani protagonisti sono disubbidienti come Pierino. E tutti fanno una brutta fine.    E voi, siete della generazione cresciuta a pane e Pierino Porcospino oppure siete tra quelli che ha scoperto della sua esistenza solo ora?        admin Marzo 24, 2024 The rocky horror show: time warp again A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Marzo 24, 2024 Esercizio di scrittura creativa gratis: Cronache urbane Domenica, è tempo di scrittura creativa! “Cronache urbane: passato, presente, futuro” è un esercizio di scrittura creativa pensato per esplorare l’evoluzione delle città in modi che solo la fantasia può Read More Cristina Ferri Marzo 23, 2024 Stephen King: il dolce preferito di Annie Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Stephen King: il dolce preferito di Annie“Lei rise sommessamente. 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Cosa significava essere servi alla fine del Settecento

Nell’epoca che segnò la transizione verso la modernità, la vita dei servi era intessuta di sfide e precarietà, spesso celate dietro le mura delle dimore in cui lavoravano. Questo sguardo più approfondito svela aspetti meno noti della loro esistenza, quali la mancanza di sicurezza lavorativa, l’assenza di tutele come la pensione e le varie forme di abuso a cui potevano essere esposti.

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