The Crown: 5 motivi per riguardare la serie Netflix sulla famiglia reale britannica

A quasi tre anni dalla conclusione, The Crown conserva una qualità piuttosto rara per una serie televisiva: la seconda visione può risultare persino più interessante della prima. Quando conosciamo già matrimoni, divorzi, crisi politiche e lutti che attendono i protagonisti, smettiamo di inseguire gli eventi e cominciamo a osservare ciò che la serie ha disseminato lungo sei stagioni: gesti, silenzi, rinunce e piccoli segnali di fratture future.

Creata da Peter Morgan e distribuita da Netflix, The Crown ha raccontato il regno di Elisabetta II attraverso tre generazioni di interpreti, partendo dal matrimonio con Filippo e arrivando ai primi anni Duemila. E proprio la sua struttura, costruita sul trascorrere del tempo, la rende particolarmente adatta a essere riscoperta.

1. Perché conoscendo già la storia, si vedono molti più dettagli

Alla prima visione siamo inevitabilmente concentrati sugli avvenimenti: l’incoronazione, la crisi di Suez, Margaret e Peter Townsend, Carlo e Diana, Margaret Thatcher, la morte di Diana, l’incendio di Windsor. Sono episodi abbastanza potenti da occupare quasi interamente la nostra attenzione.

Alla seconda visione, invece, The Crown cambia.

Sapendo dove porteranno determinate relazioni, acquistano importanza scene apparentemente secondarie. Il rapporto tra il giovane Carlo e i genitori, per esempio, assume un peso differente quando conosciamo l’uomo adulto che incontreremo nelle stagioni successive. Lo stesso accade osservando Elisabetta e Margaret ancora giovani: dietro alcuni loro scontri si intravede già una delle questioni fondamentali della serie, quella relativa alla libertà individuale concessa — o negata — a chi nasce troppo vicino alla Corona.

La serie lavora moltissimo sulla continuità emotiva e spesso ciò che accade molti episodi dopo sembra avere una piccola radice piantata parecchio tempo prima.

 

2. Perché Claire Foy merita assolutamente una seconda visione

Claire Foy aveva un compito difficilissimo: interpretare una Elisabetta II giovanissima senza trasformarla nella semplice imitazione della sovrana che tutti conoscevamo.

Il risultato rimane uno dei punti più alti dell’intera serie.

La sua Elisabetta deve imparare molto presto che la Corona pretende una particolare forma di sottrazione personale. Essere regina significa controllare il volto, misurare le parole, accettare che persino le relazioni familiari possano diventare questioni costituzionali. Foy riesce a raccontare questo processo attraverso cambiamenti minuscoli, facendo progressivamente scomparire la ragazza dietro la sovrana.

Rivedendo le prime due stagioni conoscendo già la Elisabetta interpretata successivamente da Olivia Colman e Imelda Staunton, questa trasformazione diventa ancora più evidente.

3. Perché Carlo e Diana sono molto più interessanti quando sappiamo come andrà a finire

Probabilmente nessuna parte di The Crown ha provocato tante discussioni quanto la rappresentazione del matrimonio tra Carlo e Diana.

La tentazione di guardare quegli episodi come una semplice ricostruzione del grande dramma sentimentale della monarchia britannica contemporanea è forte. Rivedendoli, però, emerge qualcosa di più interessante: la storia di due persone profondamente incompatibili inserite dentro un sistema che aveva bisogno che fossero compatibili.

 

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