A CURA DI
ENGLISH LIFE, YES OR NOT?
è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai?
Libri di Oriana Turus
C’è qualcosa di magico nell’andare ai concerti, ma c’è qualcosa di ancora più meraviglioso nell’andare ai concerti di gruppi musicali che sono nati e cresciuti nel posto in cui si esibiscono. Si crea un’atmosfera intima anche se ci si trova in un’arena piena di gente.
È quello che è da poco accaduto a Sheffield dove martedì 30 giugno i Def Leppard sono “tornati” a casa per riproporre tutte le loro canzoni. Tra assoli di chitarra indimenticabili anche per chi non è abituato ad ascoltarli a lungo, giacche glitterate e piccoli problemi tecnici con l’audio, Joe Elliot and company, hanno spaccato.
Un concerto durato un paio di ore il che, considerando la non più giovanissima età dei membri della band e i vari problemi di salute che hanno subito durante gli anni, è tantissimo.
Meritano il massimo rispetto.
Voce mai calante, energia emanata al top, uno spettacolo tutto da guardare e ascoltare e, davvero, la ritengo una fortuna essere stata lì.
I Def Leppard sono una delle band storiche di Sheffield, tutti li conoscono e li amano, continuano a farlo anche ora che cominciano a fare più fatica. Chi conosce la loro storia, sa che nel corso degli anni, alcuni membri del gruppo si sono ritrovati in situazioni tragiche, tra cui il batterista, Rick Allen, che a seguito di un incidente stradale ha subito l’amputazione del braccio sinistro, ma questo non lo ha comunque fermato. Nonostante la tentazione di mollare fosse al massimo, alla fine non ha ceduto, ha progettato un nuovo tipo di batteria elettronica che gli permette tuttora di suonare assieme agli altri, gli stessi non hanno esitato a prendersi una pausa dalle esibizioni dal vivo per il tempo in cui lui è rimasto assente per le cure e il recupero post operatorio.
Una dimostrazione di amicizia indissolubile e di unione che mette tutti sotto una nuova luce.
Superata la morte del primo chitarrista Steve Clarke, la band affronta la malattia di Vivian Campbell, sostituto dello stesso Clarke, un destino – o forse sfortuna – che sembra remare contro ai chitarristi e al bassista che, nel 1994, ha contratto una paralisi facciale che lo ha costretto a fermarsi.
Sembra quasi che una maledizione si sia abbattuta su tutti loro.
E, nonostante tutto, ci sono ancora.
Per fortuna nostra, direi.
In tutto questo, i Def Leppard si sono fatti supportare da un’altra band storica che, in quanto a qualità e potenza, dimostra di essere tuttora sul pezzo e fa capire come certe canzoni durino ancora nel tempo.
Ebbene sì, gli Extreme erano la band di supporto dei Def Leppard, coloro che hanno scaldato l’atmosfera e riportato indietro all’infanzia.
Con “More than words” hanno toccato picchi di entusiasmo e lacrime che non si possono spiegare.
Viverlo è stato pazzesco.
Ecco perché, per farvi ripercorrere quegli anni, suggerisco due canzoni che trovate nel link.
Non sono state scelte a caso. Da amanti delle storie d’amore non potevano che essere due brani che per musica e testo starebbero benissimo nella playlist di un libro romance, perché rappresentano colonne sonore perfette.
https://youtu.be/NE_i5W1_7oA?si=NDtcRGx8WkZbxsVD – “When love and hate collide”, Def Leppard
https://youtu.be/UrIiLvg58SY?si=CqY1HDaRMUG2MMPh – “More than words”, Extreme
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