Ecco a voi la guida definitiva per scrivere un pessimo prologo! Se avete sempre sognato di essere cestinati da qualunque casa editrice prima ancora che l’editor superi la seconda pagina, siete nel posto giusto. Prendete carta e penna (o aprite quel documento Word intitolato “Capolavoro_letterario_finalissimo_ultima_versione_VERAMENTE”) e seguite questi passaggi infallibili.
1. Comincia con una lezione di meteorologia
Non c’è niente di più coinvolgente che iniziare il tuo romanzo con un meteo dettagliato. Frasi come:
“La nebbia danzava pigramente sulle colline, mentre il sole faticava a spuntare attraverso strati di nubi plumbee.”
…fanno scappare il lettore più velocemente di quanto tu riesca a dire “rifiuto editoriale”. Ma perché fermarsi alla nebbia? Aggiungi venti provenienti da nord-ovest e un’analisi del tasso di umidità. Ricorda: più dettagli inutili, meglio è.
2. Introduci il tuo personaggio con uno specchio
Ogni protagonista di un pessimo prologo deve necessariamente guardarsi allo specchio e riflettere (letteralmente e figurativamente). Scrivi qualcosa tipo:
“Anna fissava il suo riflesso, osservando i suoi capelli castani, gli occhi grigi e quella cicatrice che le attraversava il sopracciglio, ricordo di un passato oscuro.”
Nulla urla “manoscritto scartato” più di una descrizione fisica piazzata a forza nei primi paragrafi. Il trucco? Fallo sembrare ancora più forzato e melodrammatico.
3. Spoilera tutto
Un prologo che si rispetti deve rivelare immediatamente l’intreccio. Che senso ha tenere il lettore sulle spine? Vai subito al sodo:
“Non sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto la sua famiglia.”
Boom, mistero risolto. Perché perdere tempo a costruire tensione e curiosità quando puoi semplicemente rovinarla tutta?
4. Usa il linguaggio più complesso possibile
Per assicurarti che il lettore si senta un idiota o abbandoni il libro al primo paragrafo, utilizza termini arcaici e costruzioni inutilmente elaborate. Ad esempio:
“L’obnubilante senso di frustrazione gravava come un miasma sull’esistenza già vacillante del protagonista.”
Fai sembrare il tuo romanzo un trattato filosofico del Settecento. Le case editrici lo adorano (non è vero, ma hey, ci stiamo impegnando a farlo male, giusto?).
5. Riassumi la trama in stile Wikipedia
Un prologo pessimo è il luogo perfetto per spiegare tutto ciò che il lettore dovrebbe scoprire nel corso del libro. Riassumi l’intera trama con entusiasmo scolastico:
“Nel Regno di Zantarax, un tempo prospero e governato da un re giusto, un mago malvagio ha preso il potere. Solo un giovane contadino potrà salvare tutti.”
Bello, no? Peccato che ora nessuno voglia leggere il resto.
6. Non avere un motivo per il prologo
Il prologo migliore è quello che non ha alcuna funzione. Non aggiunge nulla alla trama, non introduce temi importanti e potrebbe essere tranquillamente tagliato senza che nessuno se ne accorga. Un esempio perfetto?
“Molti anni prima degli eventi di questa storia, un cavaliere misterioso attraversò la foresta. Nessuno sa perché fosse lì, e la sua apparizione non influirà minimamente su ciò che leggerete.”
Perfetto! Hai appena fatto perdere tempo a tutti.
Fidati,
Seguendo questi consigli, potrai scrivere un prologo talmente pessimo da entrare nella storia dei manoscritti scartati. Ma se per qualche strano motivo il tuo obiettivo fosse scrivere un romanzo che qualcuno voglia davvero leggere… beh, inizia col fare l’opposto di tutto ciò che hai appena letto.
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