Nei miei anni di esperienza, mi sono accorta che uno dei compiti più delicati dell’editor è mantenere l’equilibrio. Non quello tra autore ed editore – parlare di questo implicherebbe aprire un altro capitolo – ma tra due estremi che minacciano costantemente la qualità del lavoro editoriale: l’ipercriticismo e il lassismo. Entrambi sono comprensibili, entrambi sono comuni, ed entrambi, se non gestiti, possono compromettere un testo.
L’ipercriticismo dei giovani editor: quando il controllo prende il posto della visione
L’ipercriticismo è particolarmente frequente negli editor junior, ma non è esclusivo delle prime fasi di carriera. Nasce spesso da una combinazione di fattori:
bisogno di legittimazione professionale
adesione rigida alle regole apprese (grammaticali, stilistiche, narrative)
paura di “non fare abbastanza”
identificazione del valore dell’editor con la quantità di interventi
In questa fase l’editor tende a considerare ogni deviazione dalla norma come un errore e ogni ambiguità come un problema da risolvere. Il testo diventa un campo di esercitazione tecnica più che un organismo narrativo.
Manifestazioni tipiche
L’ipercriticismo si manifesta attraverso:
sovra-editing stilistico, con uniformazione della voce dell’autore
interventi locali che ignorano la funzione del passaggio nel contesto
commenti normativi (“questo non si fa”, “meglio evitare”)
sostituzione sistematica di scelte legittime con soluzioni “più corrette”
Il risultato è spesso un testo pulito, coerente e leggibile, ma impoverito sul piano espressivo. L’autore può percepire l’editing come un atto di espropriazione più che di collaborazione.
I rischi principali
Perdita della voce autoriale
Standardizzazione dei testi
Rottura del patto di fiducia con l’autore
Riduzione del libro a esercizio tecnico
Il rischio più sottile è che l’editor confonda la precisione con la qualità, dimenticando che un libro non è un insieme di frasi corrette, ma un’esperienza di lettura.
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Perché l’ipercriticismo è tipico degli editor junior
Un editor junior entra nel lavoro editoriale con una pressione implicita: dimostrare di meritare il ruolo. Non ha ancora uno storico di libri pubblicati, né un’autorevolezza riconosciuta. L’unico spazio in cui può rendere visibile il proprio valore è l’intervento sul testo.
Da qui nasce una convinzione tacita ma potente:
Se non intervengo molto, sembrerà che non stia lavorando.
L’ipercriticismo diventa così una strategia di legittimazione. Ogni correzione è una prova di presenza, ogni commento un segnale di competenza.
La formazione iniziale degli editor è fortemente normativa: grammatica, stile, coerenza, buone pratiche. Questo è necessario, ma produce un effetto collaterale: le regole vengono interiorizzate come criteri assoluti, non come strumenti.
L’editor junior tende a pensare:
che esista una soluzione “giusta” per ogni frase
che la deviazione dalla norma sia sempre un errore
che il compito dell’editor sia correggere ciò che non rientra nello standard
Manca ancora la capacità – che arriva con l’esperienza – di distinguere tra errore, scelta consapevole e imperfezione funzionale.
All’inizio del percorso professionale, il controllo è rassicurante. È misurabile, verificabile, difendibile. La qualità editoriale, invece, è spesso ambigua, negoziabile, contestabile.
Per questo molti editor junior associano inconsciamente:
più controllo = più qualità
più interventi = miglior editing
Ne deriva un editing che privilegia ciò che può essere corretto facilmente (frase, lessico, punteggiatura) a scapito di ciò che richiede visione, rischio e responsabilità critica.
Il lassismo degli editor anziani: quando il rispetto diventa rinuncia
Il lassismo nasce spesso da motivazioni opposte ma altrettanto comprensibili:
timore del conflitto con l’autore
eccessiva deferenza verso il “talento”
stanchezza o carico di lavoro elevato
convinzione che l’intervento editoriale debba essere minimo
In alcuni casi è una reazione all’ipercriticismo precedente: l’editor, temendo di invadere, sceglie di arretrare troppo.
Manifestazioni tipiche
problemi strutturali non segnalati
ripetizioni, incoerenze o debolezze lasciate intatte
commenti vaghi o rassicuranti ma poco utili
editing limitato alla superficie del testo
Il lassismo si traveste spesso da rispetto dell’autore, ma in realtà priva il libro di una lettura critica qualificata.
I rischi principali
Testi immaturi pubblicati troppo presto
Occasioni di miglioramento perse
Autori non accompagnati nella crescita
Diminuzione del valore editoriale del libro
Un editing troppo leggero non tutela né l’autore né il lettore. Il silenzio, in questo contesto, diventa una vera e propria omissione.
Uno dei motori principali del lassismo è la paura del confronto con l’autore. Segnalare un problema strutturale, mettere in discussione una scelta narrativa o chiedere una riscrittura comporta attrito. Richiede tempo, argomentazione ed esposizione.
In molti contesti editoriali il lassismo è anche una risposta al sovraccarico. Tempi stretti, molteplici titoli, risorse limitate portano l’editor a concentrare l’energia sul minimo indispensabile.
In questi casi il lassismo non nasce da un’idea sbagliata dell’editing, ma da una riduzione forzata dell’ambizione. Il problema è che questa riduzione finisce per diventare una norma.
Perché il lassismo è difficile da correggere
A differenza dell’ipercriticismo, il lassismo:
non lascia tracce evidenti
è difficile da misurare
viene spesso premiato perché riduce i conflitti
passa per maturità o discrezione
Proprio per questo è più pericoloso. Un editor ipercritico è visibile e correggibile. Un editor lassista può lavorare a lungo senza essere messo in discussione.
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