Come mantenere l’equilibrio editoriale tra ipercriticismo e lassismo

Nei miei anni di esperienza, mi sono accorta che uno dei compiti più delicati dell’editor è mantenere l’equilibrio. Non quello tra autore ed editore – parlare di questo implicherebbe aprire un altro capitolo – ma tra due estremi che minacciano costantemente la qualità del lavoro editoriale: l’ipercriticismo e il lassismo. Entrambi sono comprensibili, entrambi sono comuni, ed entrambi, se non gestiti, possono compromettere un testo.

L’ipercriticismo dei giovani editor: quando il controllo prende il posto della visione

L’ipercriticismo è particolarmente frequente negli editor junior, ma non è esclusivo delle prime fasi di carriera. Nasce spesso da una combinazione di fattori:

  • bisogno di legittimazione professionale

  • adesione rigida alle regole apprese (grammaticali, stilistiche, narrative)

  • paura di “non fare abbastanza”

  • identificazione del valore dell’editor con la quantità di interventi

In questa fase l’editor tende a considerare ogni deviazione dalla norma come un errore e ogni ambiguità come un problema da risolvere. Il testo diventa un campo di esercitazione tecnica più che un organismo narrativo.

 Manifestazioni tipiche

L’ipercriticismo si manifesta attraverso:

  • sovra-editing stilistico, con uniformazione della voce dell’autore

  • interventi locali che ignorano la funzione del passaggio nel contesto

  • commenti normativi (“questo non si fa”, “meglio evitare”)

  • sostituzione sistematica di scelte legittime con soluzioni “più corrette”

Il risultato è spesso un testo pulito, coerente e leggibile, ma impoverito sul piano espressivo. L’autore può percepire l’editing come un atto di espropriazione più che di collaborazione.

I rischi principali

  • Perdita della voce autoriale

  • Standardizzazione dei testi

  • Rottura del patto di fiducia con l’autore

  • Riduzione del libro a esercizio tecnico

Il rischio più sottile è che l’editor confonda la precisione con la qualità, dimenticando che un libro non è un insieme di frasi corrette, ma un’esperienza di lettura.

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Perché l’ipercriticismo è tipico degli editor junior

Un editor junior entra nel lavoro editoriale con una pressione implicita: dimostrare di meritare il ruolo. Non ha ancora uno storico di libri pubblicati, né un’autorevolezza riconosciuta. L’unico spazio in cui può rendere visibile il proprio valore è l’intervento sul testo.

Da qui nasce una convinzione tacita ma potente:

Se non intervengo molto, sembrerà che non stia lavorando.

L’ipercriticismo diventa così una strategia di legittimazione. Ogni correzione è una prova di presenza, ogni commento un segnale di competenza.

La formazione iniziale degli editor è fortemente normativa: grammatica, stile, coerenza, buone pratiche. Questo è necessario, ma produce un effetto collaterale: le regole vengono interiorizzate come criteri assoluti, non come strumenti.

L’editor junior tende a pensare:

  • che esista una soluzione “giusta” per ogni frase

  • che la deviazione dalla norma sia sempre un errore

  • che il compito dell’editor sia correggere ciò che non rientra nello standard

Manca ancora la capacità – che arriva con l’esperienza – di distinguere tra errore, scelta consapevole e imperfezione funzionale.

All’inizio del percorso professionale, il controllo è rassicurante. È misurabile, verificabile, difendibile. La qualità editoriale, invece, è spesso ambigua, negoziabile, contestabile.

Per questo molti editor junior associano inconsciamente:

  • più controllo = più qualità

  • più interventi = miglior editing

Ne deriva un editing che privilegia ciò che può essere corretto facilmente (frase, lessico, punteggiatura) a scapito di ciò che richiede visione, rischio e responsabilità critica.

Il lassismo degli editor anziani: quando il rispetto diventa rinuncia

Il lassismo nasce spesso da motivazioni opposte ma altrettanto comprensibili:

  • timore del conflitto con l’autore

  • eccessiva deferenza verso il “talento”

  • stanchezza o carico di lavoro elevato

  • convinzione che l’intervento editoriale debba essere minimo

In alcuni casi è una reazione all’ipercriticismo precedente: l’editor, temendo di invadere, sceglie di arretrare troppo.

Manifestazioni tipiche

  • problemi strutturali non segnalati

  • ripetizioni, incoerenze o debolezze lasciate intatte

  • commenti vaghi o rassicuranti ma poco utili

  • editing limitato alla superficie del testo

Il lassismo si traveste spesso da rispetto dell’autore, ma in realtà priva il libro di una lettura critica qualificata.

I rischi principali

  • Testi immaturi pubblicati troppo presto

  • Occasioni di miglioramento perse

  • Autori non accompagnati nella crescita

  • Diminuzione del valore editoriale del libro

Un editing troppo leggero non tutela né l’autore né il lettore. Il silenzio, in questo contesto, diventa una vera e propria omissione.

Uno dei motori principali del lassismo è la paura del confronto con l’autore. Segnalare un problema strutturale, mettere in discussione una scelta narrativa o chiedere una riscrittura comporta attrito. Richiede tempo, argomentazione ed  esposizione.

In molti contesti editoriali il lassismo è anche una risposta al sovraccarico. Tempi stretti, molteplici titoli, risorse limitate portano l’editor a concentrare l’energia sul minimo indispensabile.

In questi casi il lassismo non nasce da un’idea sbagliata dell’editing, ma da una riduzione forzata dell’ambizione. Il problema è che questa riduzione finisce per diventare una norma.

Perché il lassismo è difficile da correggere

A differenza dell’ipercriticismo, il lassismo:

  • non lascia tracce evidenti

  • è difficile da misurare

  • viene spesso premiato perché riduce i conflitti

  • passa per maturità o discrezione

Proprio per questo è più pericoloso. Un editor ipercritico è visibile e correggibile. Un editor lassista può lavorare a lungo senza essere messo in discussione.

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