Ottobre 2024

LAND EDITORE PARTECIPA ALLA SECONDA EDIZIONE ITALIANA DELLO “STUFF YOUR KINDLE DAY”

Siamo entusiasti di annunciare la partecipazione di Land Editore alla seconda edizione italiana dello “Stuff Your Kindle Day”, che si terrà il prossimo 20 ottobre 2024. Questo evento speciale, già molto popolare negli Stati Uniti, rappresenta un’occasione unica per gli amanti della lettura digitale, perché permette ai lettori di scaricare gratuitamente una vasta gamma di libri e riempire il proprio Kindle di nuove avventure letterarie. Lo “Stuff Your Kindle Day”, già virale su piattaforme come TikTok, è stato portato in Italia grazie a un’iniziativa di Romance Book, con l’obiettivo di creare un’opportunità per autori ed editori di condividere i propri libri con un pubblico più ampio. Durante questa giornata diversi titoli di Land Editore saranno disponibili gratuitamente su Kindle, suddivisi per genere per facilitare la scelta dei lettori. Come partecipare Per partecipare allo “Stuff Your Kindle Day” basterà visitare la pagina dedicata all’evento il 20 ottobre 2024: sul sito di Romance Book i lettori troveranno la lista completa dei libri disponibili gratuitamente. I titoli saranno suddivisi in categorie e generi, così da permettere una navigazione facile e intuitiva.   Per ulteriori informazioni: Visitate il sito ufficiale dell’organizzatore: Romance Book – Per tutti coloro che trovano l’amore tra le pagine di un libro Seguite il blog sui social per aggiornamenti e news sull’evento   Scopri Land Magazine admin Ottobre 17, 2024 LAND EDITORE PARTECIPA ALLA SECONDA EDIZIONE ITALIANA DELLO “STUFF YOUR KINDLE DAY” Read More admin Ottobre 16, 2024 Lo scandalo Diddy: facciamo chiarezza In Italia non se ne parla, ma la società americana è sconvoltaIn queste ore, negli Stati Uniti uno scandalo di proporzioni enormi sta scuotendo l’industria musicale e l’intera società: il Read More Lorenzo Foschi Ottobre 16, 2024 Narrativa videoludica: percezione del videogioco A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Fai clic qui Nel terzo episodio ho lanciato una sfida che ti consiglio di recuperare! 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Lo scandalo Diddy: facciamo chiarezza

In Italia non se ne parla, ma la società americana è sconvolta In queste ore, negli Stati Uniti uno scandalo di proporzioni enormi sta scuotendo l’industria musicale e l’intera società: il caso che coinvolge Sean “Diddy” Combs, un gigante della musica hip-hop. Sebbene in Italia questa vicenda sia passata in gran parte sotto silenzio, oltreoceano le accuse sono diventate un argomento dominante nei media e sui social. La figura di Diddy, imprenditore di successo e icona culturale, è ora al centro di una serie di accuse gravissime che hanno messo a nudo il lato oscuro dello show business americano. Le accuse Il caso è emerso pubblicamente a seguito delle pesanti dichiarazioni di Cassie Ventura, ex compagna di Diddy dal 2007 al 2018. Cassie, cantante e modella, ha denunciato anni di abusi fisici, psicologici e sessuali, che hanno caratterizzato la loro relazione. In una causa intentata contro Combs, ha descritto un ambiente di violenza e coercizione, in cui veniva costretta a partecipare a “feste” a base di droghe e alcol, degenerando in episodi di abuso sessuale. Cassie ha inoltre affermato che Diddy esercitava un controllo spietato su di lei e su altri, sfruttando il suo potere per mantenere il silenzio e impedire che le sue azioni fossero denunciate​   Le reazioni Queste accuse hanno rapidamente innescato una reazione a catena. Altri testimoni e vittime hanno iniziato a raccontare storie simili, rivelando un presunto schema di abusi che si estendeva ben oltre la relazione con Cassie. Oltre alla violenza personale, si parla anche di traffico di esseri umani, di distribuzione di droghe e dell’uso di armi da fuoco illegali, tutte accuse che hanno allarmato l’opinione pubblica americana.   La gravità delle accuse è amplificata dall’immenso potere e dall’influenza di Diddy nel mondo dello spettacolo. Come produttore e fondatore di Bad Boy Records, ha lanciato la carriera di artisti come The Notorious B.I.G. e ha intrattenuto rapporti stretti con numerose celebrità di alto profilo, inclusi Beyoncé, Jay-Z e persino Justin Bieber. Il nome di Bieber è emerso di recente in questo scandalo quando è stato diffuso un vecchio video in cui Diddy, scherzosamente, prometteva di portarlo a feste private durante la sua adolescenza. Lo scandalo Diddy ha portato alla luce un aspetto inquietante dell’industria musicale: la cultura del potere, dell’abuso e del silenzio. Negli ultimi anni, vari scandali hanno messo in discussione la condotta di potenti figure dello show business, ma il caso Diddy rappresenta uno dei più scioccanti. Gli Stati Uniti stanno osservando con crescente sdegno l’evoluzione di queste accuse, chiedendosi quanto possa essere radicata questa cultura del silenzio nell’intrattenimento.   Cosa possiamo aspettarci? Con il processo ancora in corso e nuove testimonianze che potrebbero emergere lo scandalo Diddy non mostra segni di esaurimento. Gli avvocati del rapper negano categoricamente le accuse, e Diddy stesso non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche approfondite. Ma il danno alla sua immagine è già significativo e potrebbe trasformarsi in un punto di non ritorno per la sua carriera: negli Stati Uniti l’onda d’urto di questo scandalo si fa sentire in tutto lo spettro mediatico, e solleva interrogativi sul futuro dell’industria musicale e sulla necessità di un cambiamento culturale profondo per prevenire e affrontare abusi di potere così gravi.    Le accuse di traffico sessuale e abuso Oltre alle accuse di violenza domestica e coercizione psicologica, su Diddy pesa un’inchiesta federale per traffico sessuale. Si sospetta che il rapper abbia organizzato incontri sessuali non consensuali durante eventi e “feste” private, coinvolgendo varie donne che venivano drogate per essere sfruttate. Queste accuse comprendono anche la sollecitazione e distribuzione di droghe e armi da fuoco illegali, elementi che stanno complicando ulteriormente la sua posizione legale.  Le “freak offs” e l’abuso di potere Un aspetto particolarmente inquietante del caso riguarda quello che Diddy chiamava “freak offs”, feste private in cui coinvolgeva donne sotto l’effetto di droghe per compiere atti sessuali con altre persone, spesso prostitute. Queste feste erano caratterizzate da un uso massiccio di droghe e alcol e da un clima di abuso e sopraffazione, secondo quanto riportato da Cassie e altre persone coinvolte.  Prossimi sviluppi La situazione legale di Diddy potrebbe evolversi ulteriormente nei prossimi mesi, soprattutto se nuove vittime decideranno di testimoniare o se emergeranno prove schiaccianti. Per ora, la sua immagine pubblica è gravemente compromessa e l’impatto di questo scandalo si farà sentire a lungo nel mondo dell’intrattenimento americano. Scopri Land Magazine admin Ottobre 16, 2024 Lo scandalo Diddy: facciamo chiarezza Read More Lorenzo Foschi Ottobre 16, 2024 Narrativa videoludica: percezione del videogioco A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Fai clic qui Nel terzo episodio ho lanciato una sfida che ti consiglio di recuperare! Oggi, invece, ci togliamo un dente: parliamo Read More admin Ottobre 16, 2024 Il carcere di Salpêtrière: il lato oscuro della rivoluzione francese e la sorte delle donne imprigionate Se pensate che la Rivoluzione Francese sia stata solo ghigliottine e slogan rivoluzionari, beh, c’è un capitolo piuttosto oscuro che non è così chiacchierato nei libri di storia: il carcere Read More admin Ottobre 16, 2024 Lacrime, sangue e fango: un racconto horror di Isabella Vinci A cura di La sua ultima lacrima era stata la sua prima condanna.Aveva cinque anni. 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Narrativa videoludica: percezione del videogioco

A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Fai clic qui Nel terzo episodio ho lanciato una sfida che ti consiglio di recuperare! Oggi, invece, ci togliamo un dente: parliamo della percezione del videogioco nei media generalisti!   Nel corso degli ultimi decenni, i videogiochi sono passati da semplici passatempi a complesse opere narrative, capaci (a volte) di competere con film e letteratura in termini di profondità e impegno emotivo. Tuttavia, nonostante la loro evoluzione e la crescente legittimazione culturale, la percezione dei videogiochi nei media generalisti spesso rimane critica e superficiale, focalizzandosi su aspetti negativi che possono distorcere la realtà di questa forma d’arte.Perché si, di forma d’arte si parla, parola d’autore!   Dì la verità, anche te hai visto almeno una volta un servizio sulla violenza nei videogiochi!Spesso, in seguito a tragici eventi come sparatorie di massa, alcuni media sono stati rapidi nell’attribuire parte della colpa ai videogiochi, suggerendo un legame diretto tra la violenza nei giochi e comportamenti aggressivi nella vita reale. Questa narrazione persiste, nonostante la vasta letteratura scientifica non possa confermare tali affermazioni. Studi, al contrario, hanno mostrato che non esiste una correlazione diretta e significativa tra videogiochi violenti e aggressività nel mondo reale. Quello appena citato è, in realtà, un problema più ampio e radicato della comunicazione di massa; governata da sensazionalismi e bias cognitivi.Un po’ come dire che, dato che sia vendite di gelati sia omicidi aumentano d’estate, allora sussista una correlazione diretta tra consumo di gelato e istinto omicida. Un altro punto di critica riguarda l’impatto dei videogiochi sul benessere psicologico e sociale dei giovani. Articoli e servizi televisivi spesso dipingono i videogiochi come causa di isolamento sociale o dipendenza. Sebbene questi problemi possano effettivamente presentarsi, molti studi indicano che i videogiochi possono anche avere effetti positivi, come il miglioramento delle abilità cognitive, il rafforzamento delle relazioni sociali attraverso il gioco di squadra e l’aumento della fiducia in sé. La narrativa videoludica, in particolare, è un aspetto che merita maggiore riconoscimento. Giochi come “The Last of Us”, “BioShock Infinite”, “The Witcher” sono solo alcuni illustri esempi.   Se non hai letto l’episodio pilota, in cui racconto di cosa tratterà la serie, ti consiglio di recuperarlo! Io mi chiamo Lorenzo Foschi, e sono un giovane autore e informatico. Con Land Editore ho pubblicato “Lathar”, il mio fantasy, a cui ho poi associato lo sviluppo di un videogioco. Se sei curioso di scoprire quello che combino nella mia vita ti consiglio di fare un giro sul mio instagram personale, @lorenzofoschi, ma non prima di aver letto altri articoli su Land Magazine!

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Il carcere di Salpêtrière: il lato oscuro della rivoluzione francese e la sorte delle donne imprigionate

Se pensate che la Rivoluzione Francese sia stata solo ghigliottine e slogan rivoluzionari, beh, c’è un capitolo piuttosto oscuro che non è così chiacchierato nei libri di storia: il carcere di Salpêtrière. Un nome che suona quasi elegante, ma che in realtà nasconde uno dei luoghi più tetri e crudeli della Parigi rivoluzionaria. Questo luogo, nato come manicomio e prigione, diventò la destinazione delle donne che, per una ragione o per l’altra, finivano “scomode”. Spoiler: non c’era niente di glamour.

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Lacrime, sangue e fango: un racconto horror di Isabella Vinci

A cura di La sua ultima lacrima era stata la sua prima condanna. Aveva cinque anni. Era seduto in giardino sull’altalena fatta di corda lisa e un’asse di legno marcita. Acqua salata gli scendeva silenziosa dagli occhi, mischiandosi con la pioggia acida di fine novembre nel suburbio squallido della metropoli. Piangeva perché la madre era scappata via. Lo aveva abbandonato. Era da solo con il Mostro. Rabbia e tristezza colavano copiosi dai suoi occhi. Si sentì chiamare. Il respiro affannoso del Mostro lo raggiunse da sotto il portico. – Torna dentro. Non rispose, il respiro mozzato. Il Mostro lo raggiunse in due falcate barcollanti. Lo afferrò per una spalla esile, spintonandolo dall’altalena. Faccia nel fango, si sentì soffocare. – T’ho detto di tornare dentro, piccolo stronzo. Si alzò faticosamente. I suoi compagni avevano dei papà e delle mamme. Lui aveva un Mostro che lo picchiava e faceva sanguinare se lo vedeva ciondolare per casa. – Cosa stavi facendo? Stavi piangendo per quella puttana? – No … No. Una manata forte lo mandò a sbattere contro l’albero. – Cosa ti avevo detto? Non piangere! Se vedo anche solo una lacrima, ti rispedisco al Creatore. Sei inutile. Non mi servi manco per comprare le birre. Vai dentro a darti una ripulita. – Sì, signore. Era iniziato così. Nonostante il dolore alla testa per averla sbattuta, nonostante la sofferenza dell’abbandono, si mise ritto e ingoiò le lacrime. Le sentì scivolare lungo la gola, vischiose come il fango in cui era impantanato. Il Mostro si divertiva a testarlo, per vedere di che tempra fosse fatto. Per vedere se riusciva a farlo crollare. A romperlo. Lo picchiava, lo offendeva, lo umiliava. Aveva dieci anni, quando ogni lacrima vischiosa di fango e sangue non sputati nella faccia del Mostro si fusero in un grumo lattiginoso. Lo vide la prima volta quando il Mostro lo portò a casa del Pervertito. – È ora che contribuisci alle spese familiari. Sono dieci anni che fai il parassita. Questo mio amico è interessato a te. Chi sono io per negare agli altri i propri vizi? Non aveva ben capito. Poi aveva visto lo scambio di soldi. Gli occhi avidi del Mostro. Rideva soddisfatto. Non aveva capito. Poi lo aveva lasciato da solo con il Pervertito. Aveva iniziato ad ansimare sui suoi vestiti, strappandoglieli mentre lui cercava di scappare.  Aveva urlato, ma quello aveva riso. – Non dire una parola. Adesso sei il mio schiavo. Obbedisci!  Lo aveva afferrato, costretto a terra. La sua impotenza era diventata furia. Non piangeva, ma alimentava quella furia nel suo animo. Finché qualcosa era esploso dentro di lui. Aveva alzato gli occhi quando il Pervertito si era fermato, guardando terrorizzato verso un angolo. Era lì che aveva visto la Creatura per la prima volta. Sembrava fatta di una sostanza vischiosa e gelatinosa. Si muoveva ondeggiando, come l’acqua in una bacinella. Faceva un lieve borbottio con ogni passo che la portava ad avvicinarsi al Pervertito. E quando era arrivata davanti a loro, si era mossa fulminea. Non riusciva a vederne quasi i movimenti, sconvolto dalle urla di dolore del bastardo che lo aveva aggredito. Sangue si sparse ovunque e poi più niente. La Creatura ondeggiò sulle gocce rosso cremisi che si allargavano sul pavimento lercio, assorbendone la consistenza. Ripulì ogni traccia del suo passaggio e poi sparì. Sconvolto rimase per parecchio tempo ad osservare la stanza silenziosa, cercando di capire cosa fosse appena accaduto. Si era alzato tremando sulle gambe magre come fuscelli, che quasi non sembravano sopportare il suo esile peso. Si era trascinato fino alla porta incrostata di anni di sporcizia, che si apriva sulla tana del Mostro. Il cigolio lo tradì immediatamente, ma era ancora troppo scosso per preoccuparsene. – Cosa cazzo ci fai qui? Il Mostro lo agguantò per una spalla, scuotendolo violentemente. La furia cieca che lo aveva colto poco prima si riversò di nuovo all’esterno, risvegliandolo dal torpore. Ed ecco che di nuovo la Creatura era lì, davanti le scale che portavano al piano di sopra. Ondeggiava lenta, con un movimento quasi ipnotico. Il Mostro lo lasciò andare di colpo e si voltò terrorizzato verso la porta. Stava per scappare. L’istante successivo la Creatura fu su di lui. Nuove urla agonizzanti gli avvolsero le orecchie, mentre guardava ad occhi spalancati la scena. La Creatura stava inglobando dentro di sé il Mostro, centimetro dopo centimetro, finché di lui non rimase che del sangue scuro sul pavimento. La Creatura si avvicinò a lui, ma non ne aveva paura. Sembrò quasi chinarsi, ma senza sfiorarlo. E poi sparì.    Aveva tredici anni quando la rivide ancora. In orfanotrofio se l’era passata discretamente bene, perché gli stavano tutti alla larga. La storia della misteriosa scomparsa del Mostro che era stato il padre era circolata in fretta. Lo guardavano come se fosse pericoloso o appestato. Non era nessuna delle due cose, anche se non aveva ancora capito cosa fosse la Creatura. Non era più comparsa. Poi era stato trasferito in una casa-famiglia. I proprietari si erano mostrati gentili, ma lui non si fidava. Non si fidava di nessuno. Avevano tentato di inserirlo nella routine quotidiana, ma lui non riusciva ad integrarsi. Ogni gesto gli sembrava sospetto. Gli affidatari avevano ogni giorno espressioni sempre più sconsolate. Finché non avevano chiamato gli assistenti sociali e avevano rinunciato a lui. – Non ha spiccicato una parola. – Non vuole essere toccato. – Non permette neppure agli altri ragazzi di avvicinarsi. – Non possiamo prenderci cura di lui. – Gli altri sono a disagio. – Dobbiamo pensare al benessere dei più piccolini. Lo avevano rimandato in orfanotrofio. Era iniziato uno sfortunato viavai tra la struttura e altre case-famiglia.  Poi era arrivato in quella più cupa e fatiscente tra tutte. – Cerca di integrarti, stavolta. Se non lo fai, saremo costretti a mandarti in una clinica psichiatrica.  L’assistente sociale non sembrava particolarmente entusiasta della cosa, ma non poteva farci nulla. La clinica psichiatrica sembrava un posto spaventoso. Quando era molto piccolo aveva sentito dire a quella traditrice della madre

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