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PanCricri: Il Panettone con Farina di Grilli che Divide il Natale 2024

Il Natale 2024 segna un cambio di rotta nella pasticceria natalizia con l’arrivo del PanCricri, un panettone prodotto con l’aggiunta di farina di grilli. Promosso come un’alternativa ecologica al classico dolce natalizio, il PanCricri  nasce a Pinerolo (Torino) dal cuoco Davide Muro, e sta attirando curiosità e generando opinioni contrastanti. Da una parte c’è chi lo considera un esempio virtuoso di innovazione alimentare e rispetto per l’ambiente; dall’altra chi solleva dubbi sul gusto, sull’accettazione culturale e persino sull’effettivo beneficio ecologico. Farina di grilli: cos’è e perché è usata? La farina di grilli è un prodotto derivato da insetti allevati per il consumo umano; un ingrediente lodato per il suo elevato contenuto proteico e il basso impatto ambientale. Gli insetti richiedono meno acqua, cibo e spazio rispetto agli allevamenti tradizionali di carne, e producono anche meno gas serra. Inserirla in un prodotto iconico come il panettone può sembrare un passo audace, ma riflette un trend crescente nell’industria alimentare globale: l’integrazione degli insetti nelle diete quotidiane per combattere l’emergenza climatica. Il Panettone che divide Nonostante l’intento sostenibile, il PanCricri non convince tutti. Le principali critiche riguardano l’accettazione culturale, perché il panettone è un simbolo delle festività italiane, e per molti consumatori tradizionali l’idea di includere grilli può sembrare un affronto alla tradizione. C’è poi la questione gusto: l’idea della farina di grilli potrebbe scoraggiare i meno avventurosi. Ancora non conosciamo i costi, ma la farina di grilli non è ancora un prodotto economico. Ciò probabilmente renderà il PanCricri un’opzione di nicchia, lontana dalla portata della maggior parte delle famiglie. Un nuovo passo verso la sostenibilità o una semplice trovata commerciale? Il dibattito intorno al PanCricri non si limita al gusto o alla tradizione. Alcuni critici sottolineano che, per quanto innovativa, l’introduzione della farina di grilli in un prodotto come il panettone potrebbe essere più una strategia di marketing che una soluzione concreta ai problemi ambientali. D’altro canto, i sostenitori vedono nel PanCricri un esperimento necessario per sensibilizzare il pubblico sull’importanza di ridurre il consumo di proteine animali tradizionali. Che sia una semplice moda passeggera o il primo passo verso un futuro alimentare diverso, resta il fatto che il PanCricri fa parlare di sé. Provarlo o no? La risposta dipenderà da quanto siete disposti a mettere alla prova le vostre tradizioni natalizie.   Scopri Land Magazine admin Novembre 20, 2024 PanCricri: Il Panettone con Farina di Grilli che Divide il Natale 2024 Il Natale 2024 segna un cambio di rotta nella pasticceria natalizia con l’arrivo del PanCricri, un panettone prodotto con l’aggiunta di farina di grilli. Promosso come un’alternativa ecologica al classico Read More admin Novembre 20, 2024 Psicologia vittoriana: come nasce l’interesse per il paranormale e la mente umana L’epoca vittoriana è stata il periodo delle grandi scoperte scientifiche e delle rivoluzioni industriali, ma anche l’età d’oro del paranormale. Per quanto suoni strano, i vittoriani erano tanto affascinati dai Read More admin Novembre 19, 2024 Si dice avvocato o avvocata?  Ah, il dilemma eterno! Quando si parla di professioni declinate al femminile è come se qualcuno avesse stappato una bottiglia di polemiche frizzanti. Si dice avvocato o avvocata? 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Psicologia vittoriana: come nasce l’interesse per il paranormale e la mente umana

L’epoca vittoriana è stata il periodo delle grandi scoperte scientifiche e delle rivoluzioni industriali, ma anche l’età d’oro del paranormale. Per quanto suoni strano, i vittoriani erano tanto affascinati dai misteri della mente quanto dal mondo dello spirito: per loro, l’invisibile era solo un altro aspetto della realtà, che si doveva capire e, se possibile, controllare. Tra sedute spiritiche, esperimenti bizzarri e i primi studi di psicologia, scopriamo come il paranormale e la psiche umana abbiano trovato un posto nel cuore (e nelle case) dei vittoriani. Sedute spiritiche: comunicare con l’aldilà come passatempo serale In epoca vittoriana, i salotti non erano solo spazi per tè e conversazioni educati. Al calar della notte, diventavano teatri per sedute spiritiche! L’ossessione per la comunicazione con i defunti divenne così comune che medium professionisti e dilettanti erano richiesti quanto i pianisti. Le sedute spiritiche erano una sorta di “evento sociale”, una serata di intrattenimento in cui i partecipanti potevano sperimentare l’ebbrezza del sovrannaturale senza uscire di casa. Lo spiritismo non era visto solo come un gioco, ma come un modo per esplorare i “territori oscuri” della mente e del mondo. L’idea era che la mente umana potesse raggiungere un livello di percezione superiore, una sorta di “stato intermedio” tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Gli “incontri” con gli spiriti – tra scricchiolii di mobili, sussurri e mani misteriose – divennero così popolari che le sedute spiritiche divennero una moda. Ovviamente, non mancavano i “falsi medium” che, con trucchi teatrali, creavano spettacoli da brivido per chi era in cerca di emozioni forti. La Society for Psychical Research: quando scienza e paranormale si incontrano Non solo i curiosi erano attratti dal paranormale, ma anche scienziati, filosofi e intellettuali che volevano capire cosa si nascondesse dietro i fenomeni inspiegabili. Così, nel 1882, nacque la Society for Psychical Research (SPR), un’organizzazione che si proponeva di studiare scientificamente i fenomeni paranormali. Da apparizioni di fantasmi a telepatia e chiaroveggenza, la SPR cercava di dimostrare che dietro a questi fenomeni potessero esserci leggi scientifiche non ancora scoperte. Per quanto possa sembrare strano, la SPR fu la prima organizzazione a studiare in modo sistematico le esperienze “paranormali”. Gli scienziati dell’epoca documentavano tutto, dalle testimonianze di apparizioni alle descrizioni di visioni ipnotiche, sperando di trovare un nesso tra mente e sovrannaturale. Insomma, mentre oggi molti guardano con scetticismo al paranormale, i vittoriani pensavano di poter arrivare a comprendere l’incomprensibile. I primi passi della psicologia: da Freud alle prime teorie sulla mente L’epoca vittoriana non ha solo portato al boom delle sedute spiritiche, ma anche a un nuovo interesse per la psiche umana. Gli scienziati dell’epoca iniziarono a porsi domande sull’origine dei pensieri, dei sogni e dei traumi, aprendo la strada a teorie psicologiche che ancora oggi influenzano il nostro modo di vedere la mente. Sigmund Freud, uno dei nomi più noti della psicologia, iniziò le sue ricerche alla fine del periodo vittoriano. Le sue teorie sul subconscio, sui sogni e sull’interpretazione delle nevrosi si intrecciarono con il mistero della mente che i vittoriani avevano appena cominciato a esplorare. Freud non parlava di fantasmi, ma di ricordi e desideri sepolti, un’interpretazione che sembrava ancora più spaventosa dei fenomeni paranormali, perché riguardava il lato oscuro della mente umana. L’ossessione per i sogni e l’inconscio Il fascino per il mistero non si fermava ai fantasmi: i sogni divennero un altro terreno di esplorazione. In epoca vittoriana, molte persone iniziarono a tenere diari dei propri sogni, convinti che potessero contenere messaggi nascosti o predire il futuro. I sogni venivano analizzati, interpretati e considerati una finestra sull’inconscio. Questa ossessione per i sogni era anche legata alla nascita dell’ipnosi come strumento di esplorazione della mente. L’ipnosi divenne popolare tra scienziati e dilettanti, che cercavano di esplorare il lato oscuro della coscienza umana. Molti speravano di trovare un modo per “comunicare” con i traumi sepolti o con memorie dimenticate. Insomma, la psiche era un nuovo mondo tutto da scoprire, quasi quanto i misteri dell’aldilà. Oggi: paranormale e psicologia, un fascino che resiste Anche oggi siamo affascinati dalla mente e dai misteri dell’ignoto. Se i vittoriani avevano sedute spiritiche e medium, oggi abbiamo studi di psicologia avanzata, ipnosi terapeutica e indagini scientifiche sui fenomeni paranormali. Ma la domanda di fondo è sempre la stessa: esiste qualcosa di “oltre” la nostra percezione? E, soprattutto, cosa si nasconde davvero nella mente umana? L’epoca vittoriana ci ha lasciato in eredità questo eterno interrogativo e, forse, la risposta non è tanto importante quanto il piacere di esplorare. Alla fine, la nostra curiosità è l’unico vero “spirito” che continua a vivere e a crescere Scopri Land Magazine admin Novembre 13, 2024 La doppia vita dei vittoriani: come la società nascondeva i suoi segreti La doppia vita dei vittoriani: come la società nascondeva i suoi segretiL’epoca vittoriana ci ha regalato abiti eleganti, letteratura indimenticabile e… segreti a non finire. Dietro i corsetti stretti e Read More Silvia Dal cin Novembre 12, 2024 Rubrica “10 libri per bambini che non puoi non aver letto” Libro n. 9. “Altissima” di Sibylle Delacroix LA STORIAElisa è una bambina alta, molto alta rispetto ai suoi amici e compagni di classe. Questa sua particolarità la mette a disagio. 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Si dice avvocato o avvocata?

  Ah, il dilemma eterno! Quando si parla di professioni declinate al femminile è come se qualcuno avesse stappato una bottiglia di polemiche frizzanti. Si dice avvocato o avvocata? Oppure, per non farci mancare niente, dobbiamo rispolverare il più antico e aulico avvocatessa? Spoiler: quest’ultimo, per quanto affascinante come un vecchio grammofono, ha ormai fatto il suo tempo. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come siamo arrivati a questa controversia linguistica. Una questione di abitudine (e di potere) Per secoli dire “avvocato” significava automaticamente immaginare un uomo con toga e codino impomatato. Le donne, semplicemente, non erano contemplate nell’equazione. Quando finalmente anche il gentil sesso ha iniziato a sedersi dietro il banco della difesa, il linguaggio si è trovato impreparato. L’italiano, si sa, è una lingua di tradizione e, come tutte le tradizioni, ama fare resistenza al cambiamento. Così per decenni si è preferito usare “avvocato” anche per le donne, come se un suffisso al femminile potesse minacciare la sacralità della professione. C’era chi giustificava questa scelta dicendo che “avvocato” è un titolo, e i titoli – secondo questa logica arbitraria – dovrebbero restare neutri. Neutri sì, ma solo quando al potere ci sono gli uomini. Interessante, vero? Forse più che di grammatica qui stiamo parlando di una questione di rappresentazione e di potere. Avvocato o avvocata? La grammatica risponde Ora facciamoci aiutare dalla grammatica. In italiano le professioni declinate al femminile non solo sono corrette, ma spesso suonano pure meglio. Avvocata, architetta, ingegnera, ministra: tutte versioni perfettamente in linea con le regole della lingua. Eppure alcune di queste parole continuano a provocare reazioni simili a quelle che si hanno di fronte a un ananas sulla pizza: “Non è naturale!” gridano i puristi. E invece è solo che non ci siamo abituati. La parola “avvocata”, per esempio, esiste da secoli. Non è un’invenzione recente né il risultato di qualche complotto femminista per sabotare il vocabolario. Era già usata nel latino medievale per indicare la Madonna come “avvocata nostra“, colei che intercede per noi. Se poteva funzionare per la Vergine Maria, perché non dovrebbe funzionare per una professionista che difende un cliente in tribunale? Le resistenze (e qualche sorriso) Come mai, allora, c’è ancora tanta resistenza? Forse perché certe parole, come per l’appunto “avvocata”, portano con sé un cambiamento simbolico che a qualcuno fa paura. Cambiare il linguaggio significa cambiare l’immaginario collettivo, e questo richiede tempo. Le parole hanno potere, e usarle nel modo giusto può essere rivoluzionario. Certo, c’è anche chi si appiglia a questioni di “estetica sonora”. “Avvocata” non suona bene, dicono alcuni. Ma attenzione: sono spesso gli stessi che non trovano niente di strano in parole come “gorgogliava” o “schiamazzo”. Forse è solo una scusa, un modo per evitare di affrontare il vero problema: accettare che le donne non solo occupano posti tradizionalmente maschili, ma li plasmano e li ridefiniscono anche con il linguaggio. COMING SOON SCOPRI LAND MAGAZINE admin Novembre 19, 2024 Si dice avvocato o avvocata? Read More Silvia Dal cin Novembre 19, 2024 Rubrica “10 libri per bambini che non puoi non aver letto” Libro n. 10. “Grande orso abbraccia tutti” di Nicholas Oldland LA STORIAOrso ama abbracciare. Abbraccia cose, animali, anche persone. Felice, pieno di amore, ama regalare forti abbracci a tutti. Ma Read More admin Novembre 18, 2024 Arancie, roccie e pantoffole: la buffa storia di come cambia la lingua Ah, la lingua italiana! Un elegante tango di vocali e consonanti che però – come tutti i ballerini – ogni tanto inciampa. 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Arancie, roccie e pantoffole: la buffa storia di come cambia la lingua

Ah, la lingua italiana! Un elegante tango di vocali e consonanti che però – come tutti i ballerini – ogni tanto inciampa. Ma attenzione, perché quel che oggi chiamiamo “errore” ieri era stile, e ciò che oggi giudichiamo con aria di sufficienza era norma di tutto rispetto. E così, amici, benvenuti nell’affascinante mondo delle parole che il tempo ha deciso di mandare in pensione (o di ridicolizzare, che è peggio). Prendiamo arancie, per esempio. Oggi, se scrivi “arancie” al posto di “arance”, rischi di essere rimandato in prima elementare, magari con una maestra che ti guarda con compassione. Ma nel Settecento e nell’Ottocento questa “i” era tutt’altro che un errore: era un modo legittimo e diffuso di scrivere il plurale di quei succosi frutti arancioni. Una scelta stilistica, direbbero i poeti. E invece oggi? “È sbagliato,” sentenziano i grammarnazi. Ma chi sono loro per giudicare? Non si chiamava forse Boccaccio quel tizio che scriveva “fiorancie”?   E che dire di roccie? Sì, proprio con la “i”. Questa “i” se ne stava lì tranquilla e rispettabile, decorando testi letterari e manuali di geologia, finché qualcuno – presumibilmente un accademico severo – ha deciso che le parole in -cia e -gia dovevano perdere la vocale se il suono era dolce. Via la “i”! Peccato che nel frattempo quella “i” fosse entrata nel cuore degli scrittori, quasi fosse il tocco finale di un’opera d’arte. Ma no, dovevamo semplificare. Così ora abbiamo rocce, senza fronzoli. È più pratico? Forse. È più elegante? Decisamente no. E poi ci sono le adorabili pantoffole. Quelle calzature comode e accoglienti, con una “t” in più che oggi ci farebbe ridere. Ma nell’Ottocento nessuno rideva: le pantoffole erano la norma linguistica, e nessuno osava suggerire che togliere quella “t” avrebbe reso la vita più facile. Poi, un bel giorno, la lingua italiana ha deciso che le pantofoline potevano fare a meno di quel vezzo consonantico. Oggi ci immaginiamo i nostri bisnonni che infilano le “pantoffole” con aria distinta, e viene quasi voglia di rimettere quella “t”, se non altro per amore della tradizione.   Infine, eccoci a diacciata, una parola che sembra uscita da un romanzo storico. “Diacciata” è quel termine che ci ricorda che il gelo, una volta, aveva un suono tutto suo, più arcaico, più poetico. Oggi è diventata “ghiacciata”, una versione più concreta e “congelata”. Ma dite la verità: non vi viene un brivido romantico solo a leggerla? La verità è che la lingua cambia, sempre. È viva, e come ogni essere vivente si evolve. Ma attenzione: l’evoluzione non sempre è sinonimo di miglioramento. Perché sì, possiamo ringraziare le riforme linguistiche per averci tolto qualche doppia di troppo o aver semplificato i plurali, ma non possiamo negare che certi dettagli ci mancano. Erano le rughe di un volto maturo, le cicatrici di una lingua che ha vissuto. Quindi, la prossima volta che vedete qualcuno scrivere “arancie”, non ridetegli in faccia. Potreste star guardando un nostalgico dei tempi in cui il nostro vocabolario indossava ancora la giacca con i bottoni dorati. E poi, chissà, fra cent’anni magari qualcuno scriverà un articolo ironico su di noi che dicevamo “qual è” senza apostrofo. Perché sì, amici, il cambiamento linguistico è l’unica costante: oggi è regola, domani sarà errore. E voi, preferite le arancie o le arance? Scopri Land Magazine admin Novembre 18, 2024 Arancie, roccie e pantoffole: la buffa storia di come cambia la lingua Read More admin Novembre 17, 2024 Land Editore al BUK ROMANCE 2024: cronaca di un weekend in rosa Roma, Cinecittà World, 16 Novembre 2024. C’è qualcosa nell’aria, e no, non è solo il profumo invitante delle crepe alla nutella provenienti dal chiosco dietro al nostro stand.È la magia del Read More Cristina Ferri Novembre 16, 2024 Ricette: Gli spaghetti di Lilli e il vagabondo Di Cristina Ferri Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Read More Lorenzo Foschi Novembre 15, 2024 Narrativa videoludica: Little Nightmares A CURA DI I LIBRI DI LORENZO FOSCHI Fai clic qui Nel quarto episodio si é discussa la percezione del medium videoludico da parte dei mass media! 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