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Il carcere di Salpêtrière: il lato oscuro della rivoluzione francese e la sorte delle donne imprigionate

Se pensate che la Rivoluzione Francese sia stata solo ghigliottine e slogan rivoluzionari, beh, c’è un capitolo piuttosto oscuro che non è così chiacchierato nei libri di storia: il carcere di Salpêtrière. Un nome che suona quasi elegante, ma che in realtà nasconde uno dei luoghi più tetri e crudeli della Parigi rivoluzionaria. Questo luogo, nato come manicomio e prigione, diventò la destinazione delle donne che, per una ragione o per l’altra, finivano “scomode”. Spoiler: non c’era niente di glamour.

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Lacrime, sangue e fango: un racconto horror di Isabella Vinci

A cura di La sua ultima lacrima era stata la sua prima condanna. Aveva cinque anni. Era seduto in giardino sull’altalena fatta di corda lisa e un’asse di legno marcita. Acqua salata gli scendeva silenziosa dagli occhi, mischiandosi con la pioggia acida di fine novembre nel suburbio squallido della metropoli. Piangeva perché la madre era scappata via. Lo aveva abbandonato. Era da solo con il Mostro. Rabbia e tristezza colavano copiosi dai suoi occhi. Si sentì chiamare. Il respiro affannoso del Mostro lo raggiunse da sotto il portico. – Torna dentro. Non rispose, il respiro mozzato. Il Mostro lo raggiunse in due falcate barcollanti. Lo afferrò per una spalla esile, spintonandolo dall’altalena. Faccia nel fango, si sentì soffocare. – T’ho detto di tornare dentro, piccolo stronzo. Si alzò faticosamente. I suoi compagni avevano dei papà e delle mamme. Lui aveva un Mostro che lo picchiava e faceva sanguinare se lo vedeva ciondolare per casa. – Cosa stavi facendo? Stavi piangendo per quella puttana? – No … No. Una manata forte lo mandò a sbattere contro l’albero. – Cosa ti avevo detto? Non piangere! Se vedo anche solo una lacrima, ti rispedisco al Creatore. Sei inutile. Non mi servi manco per comprare le birre. Vai dentro a darti una ripulita. – Sì, signore. Era iniziato così. Nonostante il dolore alla testa per averla sbattuta, nonostante la sofferenza dell’abbandono, si mise ritto e ingoiò le lacrime. Le sentì scivolare lungo la gola, vischiose come il fango in cui era impantanato. Il Mostro si divertiva a testarlo, per vedere di che tempra fosse fatto. Per vedere se riusciva a farlo crollare. A romperlo. Lo picchiava, lo offendeva, lo umiliava. Aveva dieci anni, quando ogni lacrima vischiosa di fango e sangue non sputati nella faccia del Mostro si fusero in un grumo lattiginoso. Lo vide la prima volta quando il Mostro lo portò a casa del Pervertito. – È ora che contribuisci alle spese familiari. Sono dieci anni che fai il parassita. Questo mio amico è interessato a te. Chi sono io per negare agli altri i propri vizi? Non aveva ben capito. Poi aveva visto lo scambio di soldi. Gli occhi avidi del Mostro. Rideva soddisfatto. Non aveva capito. Poi lo aveva lasciato da solo con il Pervertito. Aveva iniziato ad ansimare sui suoi vestiti, strappandoglieli mentre lui cercava di scappare.  Aveva urlato, ma quello aveva riso. – Non dire una parola. Adesso sei il mio schiavo. Obbedisci!  Lo aveva afferrato, costretto a terra. La sua impotenza era diventata furia. Non piangeva, ma alimentava quella furia nel suo animo. Finché qualcosa era esploso dentro di lui. Aveva alzato gli occhi quando il Pervertito si era fermato, guardando terrorizzato verso un angolo. Era lì che aveva visto la Creatura per la prima volta. Sembrava fatta di una sostanza vischiosa e gelatinosa. Si muoveva ondeggiando, come l’acqua in una bacinella. Faceva un lieve borbottio con ogni passo che la portava ad avvicinarsi al Pervertito. E quando era arrivata davanti a loro, si era mossa fulminea. Non riusciva a vederne quasi i movimenti, sconvolto dalle urla di dolore del bastardo che lo aveva aggredito. Sangue si sparse ovunque e poi più niente. La Creatura ondeggiò sulle gocce rosso cremisi che si allargavano sul pavimento lercio, assorbendone la consistenza. Ripulì ogni traccia del suo passaggio e poi sparì. Sconvolto rimase per parecchio tempo ad osservare la stanza silenziosa, cercando di capire cosa fosse appena accaduto. Si era alzato tremando sulle gambe magre come fuscelli, che quasi non sembravano sopportare il suo esile peso. Si era trascinato fino alla porta incrostata di anni di sporcizia, che si apriva sulla tana del Mostro. Il cigolio lo tradì immediatamente, ma era ancora troppo scosso per preoccuparsene. – Cosa cazzo ci fai qui? Il Mostro lo agguantò per una spalla, scuotendolo violentemente. La furia cieca che lo aveva colto poco prima si riversò di nuovo all’esterno, risvegliandolo dal torpore. Ed ecco che di nuovo la Creatura era lì, davanti le scale che portavano al piano di sopra. Ondeggiava lenta, con un movimento quasi ipnotico. Il Mostro lo lasciò andare di colpo e si voltò terrorizzato verso la porta. Stava per scappare. L’istante successivo la Creatura fu su di lui. Nuove urla agonizzanti gli avvolsero le orecchie, mentre guardava ad occhi spalancati la scena. La Creatura stava inglobando dentro di sé il Mostro, centimetro dopo centimetro, finché di lui non rimase che del sangue scuro sul pavimento. La Creatura si avvicinò a lui, ma non ne aveva paura. Sembrò quasi chinarsi, ma senza sfiorarlo. E poi sparì.    Aveva tredici anni quando la rivide ancora. In orfanotrofio se l’era passata discretamente bene, perché gli stavano tutti alla larga. La storia della misteriosa scomparsa del Mostro che era stato il padre era circolata in fretta. Lo guardavano come se fosse pericoloso o appestato. Non era nessuna delle due cose, anche se non aveva ancora capito cosa fosse la Creatura. Non era più comparsa. Poi era stato trasferito in una casa-famiglia. I proprietari si erano mostrati gentili, ma lui non si fidava. Non si fidava di nessuno. Avevano tentato di inserirlo nella routine quotidiana, ma lui non riusciva ad integrarsi. Ogni gesto gli sembrava sospetto. Gli affidatari avevano ogni giorno espressioni sempre più sconsolate. Finché non avevano chiamato gli assistenti sociali e avevano rinunciato a lui. – Non ha spiccicato una parola. – Non vuole essere toccato. – Non permette neppure agli altri ragazzi di avvicinarsi. – Non possiamo prenderci cura di lui. – Gli altri sono a disagio. – Dobbiamo pensare al benessere dei più piccolini. Lo avevano rimandato in orfanotrofio. Era iniziato uno sfortunato viavai tra la struttura e altre case-famiglia.  Poi era arrivato in quella più cupa e fatiscente tra tutte. – Cerca di integrarti, stavolta. Se non lo fai, saremo costretti a mandarti in una clinica psichiatrica.  L’assistente sociale non sembrava particolarmente entusiasta della cosa, ma non poteva farci nulla. La clinica psichiatrica sembrava un posto spaventoso. Quando era molto piccolo aveva sentito dire a quella traditrice della madre

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Alessandro Capurso e il suo “Anamnesis” a Letture al Calice, rassegna artistica letteraria

COMUNICATO STAMPAPresentazione di “Anamnesis” – Conversano (BA), 20 ottobre 2024 Letture al Calice, rassegna culturale che unisce arte, letteratura e valorizzazione dei prodotti del territorio, prosegue il suo percorso dopo il successo dei primi appuntamenti dedicati a libri e vini con il format “Parole, sorsi e copertine”. La Puglia, con la sua ricchezza culturale e paesaggistica, è stata al centro di ciascuno di questi incontri, e sarà nuovamente protagonista domenica 20 ottobre 2024 con l’evento “Brindisi d’Arte”, che si terrà presso _pianodue a Conversano, in provincia di Bari. Il primo appuntamento della serata vedrà la presentazione del libro “La porta della neve” dello scrittore Toni Augello, una riflessione poetica e narrativa che esplora tematiche universali come la memoria e l’identità. Accanto alla presentazione del volume, verrà inaugurata la mostra fotografica “Anamnesis. Distopia di una città”, curata dal fotografo Alessandro Capurso. L’esposizione propone un racconto visivo che si muove tra il reale e l’immaginario, catturando l’essenza di una città sospesa tra passato e futuro.   Inoltre, ad arricchire ulteriormente l’esperienza sensoriale e artistica della serata, sarà l’installazione delle suggestive luminarie della collezione “Ulivo” di Lucciole di Puglia, un atelier artigianale di Fasano, ideato e diretto da Donato Potenza. Le opere luminose, ispirate alla tradizione pugliese delle luminarie, doneranno un’atmosfera incantata e contemporanea agli spazi espositivi, creando un ponte ideale tra tradizione e innovazione. La serata sarà impreziosita dai sapori del territorio, grazie alla collaborazione con alcuni tra i più rinomati produttori locali: Tenute Bradascio di Gioia del Colle, eccellenza nel campo della viticoltura; Azienda Agricola Arcadia di Ginosa, specializzata nella produzione di olio extravergine d’oliva; Azienda Agricola Turco di Lesina, rinomata per la sua produzione casearia; Caseificio Artigiana e Farinella Prodotti da Forno di Putignano, che offriranno prelibatezze artigianali del territorio; La Nuova Miriam Frutta di Conversano, nota per la qualità dei suoi prodotti ortofrutticoli. Questa serata di cultura, arte e sapori si pone l’obiettivo di creare un dialogo tra diverse forme espressive – letteratura, fotografia, artigianato e enogastronomia – offrendo un’esperienza immersiva e multisensoriale ai partecipanti. Vi invitiamo a partecipare a questa occasione unica per scoprire e celebrare il meglio della cultura pugliese, in un contesto che valorizza le eccellenze locali e la creatività contemporanea.   Scopri Land Magazine admin Ottobre 15, 2024 Alessandro Capurso e il suo “Anamnesis” a Letture al Calice, rassegna artistica letteraria Read More admin Ottobre 15, 2024 “Mangiare i mobili”: l’arte (perduta?) di sopravvivere nel 1700 e oltre Hai mai sentito il modo di dire “si mangiavano i mobili”? 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