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Una giornata con Jane Austen: tra romanzi perduti, retelling scintillanti e il sogno di un book club a Beinasco

C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere un tavolo pieno di libri dedicati a Jane Austen nel 2026. Un po’ come trovare una tazza di tè ancora calda dopo una giornata storta. Sai già che, in mezzo a quelle copertine eleganti, qualcuno parlerà d’amore, di ironia sociale, di donne intelligentissime costrette a sorridere mentre il mondo decide per loro. E infatti è esattamente quello che è successo durante l’evento “Una giornata con Jane Austen”, organizzato alla libreria Giunti al Punto del centro commerciale Le Fornaci di Beinasco. Un evento piccolo solo nelle dimensioni, perché nell’atmosfera c’era tutto: lettrici entusiaste, chiacchiere letterarie, curiosità, romanzi coloratissimi sparsi sui tavoli e quella sensazione bellissima che nasce quando le persone parlano di libri senza alcuna voglia di fare gli intellettuali a tutti i costi. Protagonista dell’incontro è stata Faye Morrison, pseudonimo di Francesca Mogavero, autrice di Spirit and Character – Il romanzo perduto di Jane Austen. Un libro che già dalla copertina sembra dire: “attenzione, qui dentro troverai tè, scandali e probabilmente qualcuno che giudica male un corteggiatore”.   Durante l’intervista le ho chiesto di raccontare il libro in poche parole. Faye ha parlato di un’opera che nasce dall’amore autentico per Austen, ma anche dal desiderio di giocare con la sua eredità narrativa. Ed è proprio questo il punto interessante: Jane Austen continua a generare creatività perché non è mai stata soltanto “romance in costume”.  “Le sue storie parlano ancora oggi di libertà personale, reputazione, famiglia, aspettative sociali e identità femminile. Cambiano gli abiti, restano i problemi esistenziali”, racconta l’autrice.  Secondo Faye, Austen è una scrittrice incredibilmente moderna proprio per la sua ironia. Non moralizza mai davvero. Osserva. Punzecchia e fa emergere il ridicolo umano con una precisione quasi chirurgica. E forse è questo che continua a ispirare retelling, reinterpretazioni e romanzi derivati: aunty Jane è una voce narrativa ancora viva. Sul tavolo dell’evento, infatti, c’era un piccolo paradiso per austeniane e lettrici compulsive. Non solo Spirit and Character, ma anche titoli che dimostrano quanto l’universo austeniano sia diventato creativo, pop e persino irriverente. Faye ce ne dipinge una breve panoramica: da Manslaughter Park – che già dal titolo sembra promettere a Jane Austen un true crime emotivamente elegante – fino ai retelling moderni come Emmett di L.C. Rosen. Libri che prendono personaggi, dinamiche e atmosfere Austeniane e le trasformano, le attualizzano o semplicemente si divertono con esse. E funziona. Perché il pubblico cerca sempre il comfort di un mondo narrativo che conosce, unito però alla sorpresa di qualcosa di nuovo. Anche la libraia Francesca, anima organizzativa dell’evento, ha raccontato che l’idea nasce proprio da questo entusiasmo crescente intorno a Jane Austen e ai romanzi ispirati al suo universo. L’obiettivo era creare un momento di incontro autentico tra lettrici e libri. Un modo per trasformare la libreria in uno spazio vivo, dove le persone possano parlare davvero di ciò che leggono.   Francesca, libraia Giunti al punto E la parte più bella è forse quella finale: il sogno di Francesca sarebbe proprio organizzare un book club dedicato. Un’iniziativa che, diciamolo, farebbe esultare metà delle lettrici piemontesi con la stessa intensità con cui Mr Darcy attraversa la nebbia nella serie BBC del 1995. Perché i book club funzionano ancora? Perché leggere è spesso un’esperienza solitaria, mentre parlare di libri crea connessioni immediate. E Jane Austen, in questo, è quasi perfetta: ogni suo personaggio divide, scatena discussioni, crea fazioni e piccole crisi emotive. C’è chi difenderà sempre Marianne Dashwood e chi invece vorrebbe prenderla delicatamente per le spalle e dirle di respirare. Alla fine dell’evento la sensazione è chiara: Jane continua a sopravvivere perché non appartiene soltanto alla letteratura classica; appartiene alle persone. Alle lettrici che cercano storie intelligenti, ai retelling queer, alle reinterpretazioni moderne, ai romanzi gotici o ironici, o entrambe le cose, e ancora ai gruppi di lettura, alle librerie che provano con coraggio e determinazione a creare comunità attorno ai libri. Sicuramente sarebbe piaciuto anche a lei. Probabilmente avrebbe osservato tutti con aria divertita, prendendo mentalmente appunti per un nuovo romanzo.   Scopri Land Magazine admin Maggio 23, 2026 Una giornata con Jane Austen: tra romanzi perduti, retelling scintillanti e il sogno di un book club a Beinasco C’è qualcosa di profondamente rassicurante nel vedere un tavolo pieno di libri dedicati a Jane Austen nel 2026. 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Flan di asparagi: la ricetta elegante amata nella cucina piemontese, tra storia e sapori di Cavour

Gli asparagi sono tra gli ingredienti simbolo della primavera italiana, protagonisti di piatti raffinati e delicati. Tra le preparazioni più amate della tradizione del Piemonte spicca il flan di asparagi, un antipasto morbido e vellutato che racchiude tutta la semplicità della cucina aristocratica ottocentesca. E proprio parlando di Piemonte, è impossibile non collegare questo piatto a Camillo Benso, conte di Cavour, celebre non solo per il suo ruolo politico nel Risorgimento, ma anche per la passione verso l’agricoltura e l’enogastronomia del territorio. Cavour, infatti, fu un grande promotore dell’innovazione agricola piemontese. Nelle sue tenute sperimentò coltivazioni moderne e valorizzò prodotti locali d’eccellenza, contribuendo indirettamente anche alla diffusione della cultura gastronomica piemontese. Gli asparagi, molto diffusi nelle campagne del nord Italia, erano considerati un ingrediente raffinato, presente spesso nei banchetti nobiliari dell’epoca. Ricetta del flan di asparagi   COMING SOON Ingredienti per 4 persone 500 g di asparagi freschi 2 uova 200 ml di panna fresca 50 g di parmigiano grattugiato 30 g di burro sale q.b. pepe q.b. noce moscata q.b. Per la salsa: 100 g di taleggio oppure fonduta leggera 50 ml di latte Procedimento Pulite gli asparagi eliminando la parte più dura del gambo. Lessateli in acqua salata per circa 10 minuti, quindi scolateli e lasciateli raffreddare. Frullate gli asparagi con le uova, la panna e il parmigiano fino a ottenere una crema liscia. Aggiungete sale, pepe e una leggera spolverata di noce moscata. Imburrate degli stampini monoporzione e versate il composto. Cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 180°C per circa 35 minuti. Nel frattempo preparate la salsa facendo sciogliere il taleggio con il latte a fuoco dolce, mescolando fino a ottenere una crema omogenea. Servite il flan caldo con la fonduta versata sopra o accanto. Un piatto che racconta il Piemonte Il flan di asparagi rappresenta perfettamente l’incontro tra cucina contadina e raffinatezza sabauda. Non è difficile immaginare un piatto simile servito nei salotti frequentati da Camillo Benso, conte di Cavour, dove politica, cultura e gastronomia spesso si intrecciavano. Ancora oggi questa preparazione continua a essere protagonista nei ristoranti piemontesi, soprattutto durante la stagione primaverile, quando gli asparagi raggiungono il massimo del loro sapore. Scopri Land Magazine admin Maggio 21, 2026 Flan di asparagi: la ricetta elegante amata nella cucina piemontese, tra storia e sapori di Cavour Gli asparagi sono tra gli ingredienti simbolo della primavera italiana, protagonisti di piatti raffinati e delicati. 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“Cold land” conquista il Salone del Libro di Torino: grande partecipazione per la presentazione dell’antologia crime curata da Claudio Secci

Il gelo copre tutto. La verità no.Con questo slogan potente e suggestivo, Cold Land – Racconti dalle terre del delitto ha conquistato il pubblico del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove si è svolta la presentazione ufficiale dell’antologia pubblicata da Land Editore. Di fronte allo stand della casa editrice, nel Padiglione 3, si è tenuto un incontro partecipato e intenso che ha visto protagonisti Claudio Secci, curatore dell’opera, ed Elisa Serra, editrice. Un dialogo appassionato sul crime contemporaneo, sulla narrativa noir e sulla capacità delle storie di scavare nelle ombre dell’animo umano.   L’antologia si inserisce nel panorama del crime italiano contemporaneo con un’identità precisa e riconoscibile: racconti che parlano di verità scomode, territori interiori oscuri e tensioni che emergono lentamente, proprio come crepe nel ghiaccio. Il successo dell’incontro torinese conferma ancora una volta il ruolo centrale del Salone del Libro come spazio di incontro tra editoria, autori e comunità di lettori, ma anche la forza di progetti editoriali indipendenti capaci di costruire dialoghi autentici attraverso la letteratura.   Scopri Land Magazine admin Maggio 19, 2026 “Coldland” conquista il Salone del Libro di Torino: grande partecipazione per la presentazione dell’antologia crime curata da Claudio Secci Il gelo copre tutto. La verità no.Con questo slogan potente e suggestivo, Cold Land – Racconti dalle terre del delitto ha conquistato il pubblico del Salone Internazionale del Libro di Read More Elisabetta Maggio 19, 2026 LIBRI RIBELLI – Niente narratore, solo lettere e messaggi Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO ✉️ La magia dei romanzi epistolari: quando la storia passa attraverso le lettere C’è qualcosa di magicamente intimo nelle lettere. Read More Silvia Dal Cin Maggio 18, 2026 ALLEGORIA E LIBRI PER RAGAZZI Spieghiamolo in modo semplice: Allegoria è quando racconti una storia concreta per dire qualcosa d’altro di più astratto. In pratica, la storia ha due livelli: Livello letterale: la trama, i Read More Silvia Dal Cin Maggio 17, 2026 QUANDO ESSERE TROPPO SENSIBILI PUÒ ESSERE UN VANTAGGIO RECENSIONE di “LO SGUARDO DI LUCY”, Erin Stewart, Giunti Lucy è sensibile. Molto. Troppo. Riesce a sentire le emozioni di chi la circonda e ne viene travolta. Le è successo Read More Oriana Turus Maggio 17, 2026 Eurovision: l’ennesimo flop di cui eravamo già a conoscenza A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e Read More admin Maggio 13, 2026 Perché Piangiamo Guardando i Vecchi Cartoni Disney? La Spiegazione Scientifica della Nostalgia Non stai piangendo per Simba. Stai piangendo per te stesso.Esiste un momento molto specifico nella vita adulta in cui il cervello decide di sabotarti emotivamente. Succede magari di notte, mentre Read More admin Maggio 12, 2026 5 cose da fare a Torino durante il Salone Internazionale del Libro Durante il Salone del Libro Torino cambia completamente faccia. La città si riempie di lettori con tote bag sovraccariche, scrittori inseguiti come rockstar e persone che pronunciano frasi tipo: “Questo Read More admin Maggio 11, 2026 10 motivi che rendono Torino la vera capitale italiana del libro C’è chi pensa subito a Milano per l’editoria e chi guarda a Roma per la cultura istituzionale. Poi però arrivi a Torino, entri in una libreria alle 10 del mattino Read More Alessia Cannizzaro Maggio 9, 2026 “NON È UN PAESE PER SINGLE”, UNA ROM-COM CHE FUNZIONA Con Non è un paese per single, Prime Video sembra finalmente aver trovato la formula giusta per adattare il romance italiano contemporaneo senza snaturarlo. Tratto dal bestseller di Felicia Kingsley, Read More Elisabetta Maggio 8, 2026 LIBRI RIBELLI – Appunti, diari, schemi: forme narrative oltre il testo Libri di Elisabetta Venturi VAI AL LIBRO VAI AL LIBRO 📓 Narrativa epistolare: libri che diventano diari, appunti, ricordi Ci sono libri che non si accontentano di raccontare una storia: Read More

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Perché Piangiamo Guardando i Vecchi Cartoni Disney? La Spiegazione Scientifica della Nostalgia

Non stai piangendo per Simba. Stai piangendo per te stesso. Esiste un momento molto specifico nella vita adulta in cui il cervello decide di sabotarti emotivamente. Succede magari di notte, mentre scorri video a caso e compare una scena di The Lion King. Due minuti dopo sei immobile sul divano con gli occhi lucidi, devastato psicologicamente da un leone animato uscito trent’anni fa. La parte più assurda è che razionalmente sai perfettamente cosa sta succedendo. Conosci la scena, conosci la musica, conosci perfino ogni battuta. Eppure il cervello reagisce comunque come se avesse appena ricevuto un pugno emotivo in pieno petto. Questo perché la nostalgia non è semplicemente “ricordare qualcosa con affetto”. Dal punto di vista neuroscientifico è un processo molto più potente e sofisticato. Quando rivediamo un film dell’infanzia, il cervello non recupera soltanto immagini o dialoghi: riattiva interi stati emotivi legati al periodo della vita in cui quei ricordi si sono formati. In pratica, quando guardavi Toy Story da bambino, il cervello non stava registrando soltanto Woody e Buzz Lightyear. Registrava contemporaneamente il contesto emotivo completo: il pomeriggio dopo scuola, il divano di casa, la sensazione di sicurezza, l’odore della cena dalla cucina, i tuoi genitori ancora giovani, la percezione che il tempo fosse infinito e che il problema più grande della tua esistenza fosse trovare le pile del Game Boy. Cosa succede nel cervello quando arriva la nostalgia   Quando anni dopo rivedi quelle immagini, si attivano diverse aree cerebrali legate alla memoria autobiografica e all’elaborazione emotiva. L’ippocampo recupera i ricordi, mentre l’amigdala attribuisce loro il peso emotivo. Ed è qui che avviene il piccolo collasso psicologico. Per il cervello, infatti, ricordare intensamente un’emozione e riviverla non sono processi completamente separati. Alcuni circuiti neurologici si riattivano davvero. Ecco perché certe scene producono effetti fisici concreti: nodo alla gola, pelle d’oca, occhi lucidi, malinconia improvvisa. Tecnicamente sei un adulto che deve pagare bollette e rispondere alle mail. Neurologicamente sei di nuovo un bambino seduto troppo vicino alla TV. La musica amplifica tutto in modo spaventoso. Le colonne sonore Disney sono costruite per creare associazioni emotive potentissime attraverso ripetizione melodica, armonie semplici e memoria musicale. Per questo bastano poche note per distruggere completamente la tua stabilità emotiva. Alan Menken e Hans Zimmer, di fatto, hanno contribuito più loro alle crisi esistenziali dei trentenni che l’intero mercato immobiliare. Da adulti quei film diventano più tristi La vera tragedia è che crescendo iniziamo finalmente a capire i film che da piccoli guardavamo senza filtri. La morte di Mufasa in The Lion King da bambini era semplicemente “la scena triste”. Da adulti invece comprendiamo il trauma della perdita, il senso di colpa, il peso delle aspettative familiari e la paura di restare soli. Improvvisamente quel cartone con i suricati che cantano diventa una riflessione esistenziale sulla mortalità. Pixar ha trasformato questo meccanismo in arte scientifica. Up, ad esempio, comprime amore, invecchiamento, perdita e fallimento dei sogni in pochi minuti. Il cervello reagisce così intensamente perché riconosce quei temi come universali. Non importa aver vissuto esattamente quella storia: basta riconoscere l’idea del tempo che passa. Ed è proprio il tempo il vero protagonista della nostalgia. La nostalgia è una macchina del tempo emotiva I vecchi cartoni ci fanno piangere perché sono prove concrete del fatto che siamo cambiati. Il film è identico. Simba non è invecchiato di un giorno. Woody continua a parlare allo stesso modo. Ma noi sì. E il cervello percepisce questo contrasto in maniera profondissima. Quando riguardiamo questi film non stiamo soltanto osservando una storia. Stiamo confrontando due versioni di noi stessi: quella che guardava quel cartone da bambino e quella che oggi lo guarda con decine di esperienze, paure e perdite in più. In altre parole, non piangiamo davvero per Toy Story 3 o per The Lion King. Piangiamo perché quei film riescono a farci sentire, anche solo per pochi minuti, la distanza enorme tra chi eravamo e chi siamo diventati. E il cervello, davanti a questa consapevolezza, reagisce nel modo più umano possibile: si commuove.   Scopri Land Magazine admin Maggio 11, 2026 10 motivi che rendono Torino la vera capitale italiana del libro C’è chi pensa subito a Milano per l’editoria e chi guarda a Roma per la cultura istituzionale. 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5 cose da fare a Torino durante il Salone Internazionale del Libro

Durante il Salone del Libro Torino cambia completamente faccia. La città si riempie di lettori con tote bag sovraccariche, scrittori inseguiti come rockstar e persone che pronunciano frasi tipo: “Questo autore islandese mi ha devastato emotivamente”. Se stai organizzando la tua visita, ecco 5 cose da fare assolutamente per vivere il Salone senza limitarti a vagare nei padiglioni cercando disperatamente una presa per il telefono. 1. Perdersi dentro il Salone (letteralmente) La prima attività ufficiale del Salone Internazionale del Libro è smarrirsi almeno una volta. Tra stand giganteschi, editori indipendenti, incontri, firme copie e corridoi infiniti, orientarsi diventa una disciplina olimpica. Ma è proprio questo il bello: spesso i libri migliori li scopri per caso. Consiglio pratico: entra con uno zaino vuoto. Uscirai con il peso emotivo di tre romanzi russi e 7 libri che “prima o poi leggerai”. 2. Fare un tour delle librerie più belle della città Fuori dal Salone, Torino continua a respirare libri ovunque. Vale la pena fermarsi in posti iconici come Libreria Luxemburg o Libreria Trebisonda, dove trovi quell’atmosfera da film indie che ti fa venir voglia di comprare volumi anche quando il conto corrente ti implora pietà. 3. Bere un bicerin fingendo di scrivere il prossimo bestseller   Ogni visitatore del Salone, almeno una volta, deve sedersi in un caffè storico torinese e assumere l’espressione intensa dello scrittore in crisi creativa. Il luogo perfetto? Caffè Al Bicerin. Ordina un bicerin, tira fuori un taccuino e guarda fuori dalla finestra come se stessi elaborando il romanzo definitivo sulla fragilità umana. Nessuno ti fermerà. A Torino è considerato normale. 4. Partecipare agli eventi serali del Salone Off Il bello del Salone non finisce nei padiglioni. Con il programma “Salone Off”, tutta la città si riempie di reading, incontri, concerti e dibattiti. Puoi ritrovarti ad ascoltare uno scrittore famoso in una libreria minuscola o finire a discutere di fantascienza durante un aperitivo. E la parte incredibile è che a Torino queste cose succedono davvero. 5. Passeggiare sotto i portici con almeno un libro appena comprato C’è qualcosa di profondamente torinese nel camminare sotto i portici con una borsa piena di libri e la convinzione ottimistica che avrai il tempo di leggerli tutti. Da Piazza Castello fino al Parco del Valentino, la città durante il Salone ha un’atmosfera unica: elegante, lenta, piena di parole e caffeina. Ed è probabilmente uno dei pochi momenti dell’anno in cui comprare 12 libri in un giorno sembra una decisione perfettamente razionale. Scopri Land Magazine admin Maggio 11, 2026 10 motivi che rendono Torino la vera capitale italiana del libro C’è chi pensa subito a Milano per l’editoria e chi guarda a Roma per la cultura istituzionale. 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