Avete presente quell’autore che scrive un libro, lo pubblica, posta una volta su Facebook con la caption “Finalmente il mio sogno si è avverato” e poi… sparisce? Ecco, quel tipo lì è la mascotte ufficiale dell’immobilismo autoriale, la corrente letteraria più diffusa (e meno letta) del terzo millennio.
L’autore fermo: anatomia di una specie in via di autoestinzione
Il fenomeno è affascinante. L’autore immobile è convinto che il solo atto della pubblicazione basti a scatenare un’onda anomala di vendite, recensioni entusiaste e proposte Netflix. Il libro è sul sito dell’editore (in una pagina nascosta, che si trova solo digitando una password in sanscrito antico), e questo dovrebbe bastare.
Fare marketing? “No dai, mica voglio vendermi!”
Promuoversi sui social? “Io sono uno scrittore, non un influencer!”
Parlare con i lettori? “Non ho tempo, devo scrivere il prossimo romanzo di 800 pagine sulla malinconia esistenziale delle patate novelle.”
Le scuse preferite dell’autore immobile
“Non sono bravo a vendermi” – Nemmeno i tuoi libri lo sono, senza una spinta.
“La qualità si farà notare da sola” – Certo, come un sussurro in un concerto death metal.
“Chi vuole davvero leggere, mi troverà” – Ma ti nascondi meglio di Carmen Sandiego.
“La cultura non si promuove, si contempla” – E tu sei lì che contempli le vendite a zero.
La triste realtà
La verità è semplice: oggi, scrivere un libro è solo metà del lavoro. L’altra metà è farselo leggere. E questa parte richiede fatica, strategia, presenza. Non serve vendersi l’anima: basta metterci la faccia. Anche solo una volta a settimana. Anche con ironia. Anche dicendo “Hey, ho scritto una roba, magari ti piace.”
Ma niente: molti autori preferiscono crogiolarsi in una dignità immobile, che ha la stessa efficacia di una libreria chiusa il giorno della presentazione.
Come risolvere?
Muoviti. Letteralmente. Vai agli eventi. Incontra persone.
Parla del tuo libro come se fossi il primo a crederci.
Fai qualcosa, qualsiasi cosa: reel, newsletter, podcast, TikTok, volantinaggio al semaforo (forse quest’ultima cosa no, ma FAI QUALCOSA DAVVERO).
E se ti sembra ridicolo… è perché lo è. Ma almeno ti noteranno.
Conclusione amara ma utile
Se resti fermo, il tuo libro non andrà da nessuna parte. Anzi, finirà dove finiscono tutti i sogni non spinti abbastanza: nel dimenticatoio algoritmico, vicino ai romanzi dei tuoi compagni delle medie.
Vuoi davvero che la tua opera cada nel silenzio solo perché avevi paura di “fare troppo casino”?
Allora forza, autore immobile. Muoviti. Scuoti il culo. E vendi quel dannato libro come se fosse l’ultima copia salvata da un’apocalisse zombie letteraria.
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