Giugno 2023

Lo sport nel sistema scolastico americano: come funziona

CAMPUS CHE VAI… SPORT CHE TROVI! Chiunque abbia visto un teen movie o letto un romanzo ambientato in una high school o in un campus USA lo sa: lo sport è uno dei fulcri del percorso formativo di un adolescente o di un giovane adulto statunitense. Sempre con le dovute eccezioni, ovvio, ma l’importanza dello sport nelle scuole del Nord America è di certo nota in tutto il mondo. Ma cosa sappiamo davvero di come funzionano le cose oltreoceano? LE BORSE DI STUDIO Studiare costa anche in Italia, ma negli USA… beh, le tuition fees – tasse di iscrizione – per i college americani sono letteralmente da capogiro. Per entrare in un’università privata bisogna sborsare decine di migliaia di dollari l’anno e, nonostante l’economia USA sia parecchio diversa dalla nostra, non è una cifra che tutti possono riuscire a mettere da parte, contrariamente a quanto ci hanno abituati a vedere le serie tv. E allora che si fa? Ci sono molti modi per riuscire a pagare le tasse universitarie (ne parleremo in un prossimo articolo), ma sicuramente uno dei più importanti è quello delle borse di studio per meriti sportivi. Si tratta di una copertura parziale o totale della cifra prevista per la retta universitaria che uno studente-atleta può ottenere se eccelle in un determinato sport. Com’è ovvio che sia, non ci sono borse di studio sufficienti per tutti e la procedura di selezione è particolarmente competitiva. Ma chi gestisce tutto questo? Previous image Next image LE LEGHE Negli Stati Uniti esistono delle grosse associazioni che coordinano l’attività sportiva nei college, come la NCAA – National College Athletic Association, associazione nata nei primi anni del ‘900 che sovrintende i team sportivi di più di 1000 istituti universitari. Le squadre NCAA sono distribuite in tre Divisions a seconda del livello scolastico e della qualità atletica (un po’ come le serie nel calcio, per capirci), anche se spesso squadre di Division II risultano più forti di quelle di Division I. È anche in base alla divisione di appartenenza che vengono stanziate le borse di studio: per esempio per la Division III i fondi a disposizione sono praticamente nulli. La Division I, invece, è propria delle università più prestigiose, comprese quelle della cosiddetta Ivy League (come Harvard, Yale, Stanford e Columbia) e ha un giro d’affari di miliardi di dollari annui. CHE SPORT SI POSSONO PRATICARE? Oltre a quelli che siamo abituati a vedere in tv e nei romanzi – i classici basket, baseball, football – c’è una varietà enorme di discipline che vengono praticate nelle università e per le quali si può ottenere una borsa di studio, anche come studenti stranieri: dagli sport di squadra a quelli individuali, la scelta è vastissima. Le possibilità di praticare sport nei campus sono praticamente infinite, legate anche alle singole università e alla loro posizione all’interno dell’enorme territorio statunitense: esistono ad esempio dei campus con corsi di surf (in California o in Florida), altri con un ottimo programma legato alle discipline invernali, ma anche con percorsi legati a sport meno conosciuti o praticati, come il badminton (es. Columbia University), l’arrampicata o l’equitazione. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti. Ti interessa lo sport nei campus USA? Allora potrebbe piacerti Runner Heart, lo sport romance di Isabella Vinci in uscita a giugno 2023 con Land editore: Rebecca, una studentessa con uno straordinario talento nella corsa sportiva, ti porterà con sé nelle spire di un amore travolgente per il suo coach. Fai clic qui

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La vita degli schiavi nell’America del 1800

Lungi dall’essere solo un romance storico, La piantagione Walker, il nuovo romanzo della scrittrice italo-francese Claudia Brandi, è anche un’attenta disamina, supportata da documentazione storica accurata e ben descritta, della vita di coloni e schiavi nell’America della prima metà dell’Ottocento. A corollario della storia d’amore, infatti, sono molte le descrizioni che riportano il lettore in un paese ricco di contraddizioni e di crudeltà. Ma parliamone direttamente con l’autrice. Grazie per essere qui, Claudia. Il tuo romanzo ci riporta nell’America della schiavitù e delle navi negriere. Com’era la vita di uno schiavo nella Louisiana del 1830? La vita degli schiavi in Louisiana era regolata dal Code Noir, un insieme di leggi promulgato nel 1724 che stabiliva i diritti (ben pochi) e soprattutto i doveri degli schiavi in ogni aspetto della loro vita quotidiana, imponendo anche alcuni doveri ai loro padroni, come quello di nutrirli e fornire loro dei vestiti ogni anno. Nonostante gli schiavi in Louisiana godessero di qualche diritto in più rispetto a coloro che lavoravano nel Mississippi o in Alabama, dove le loro condizioni erano anche peggiori, la loro esistenza era estremamente precaria, perché i padroni avevano il potere assoluto su ogni aspetto della loro vita privata. Come ci racconta Frederick Douglass nella sua autobiografia “Memorie di uno schiavo”, molto dipendeva anche dal carattere del padrone: alcuni piantatori erano infatti più “umani” se così si può dire, e trattavano un po’ meglio i loro schiavi, ricompensandoli quando svolgevano un lavoro adeguato; altri invece erano estremamente bellicosi e violenti, e amavano torturarli in maniera totalmente gratuita. Al di là del sud degli Stati Uniti, c’era New York. Cosa aspettava in quella città agli schiavi fuggitivi? New York faceva parte degli stati che avevano abolito in modo ufficiale la schiavitù, i così detti stati liberi. Tuttavia, il processo di emancipazione dei neri era ancora estremamente lento. Un esempio? Fino agli anni 40 -60 dell’Ottocento, cioè poco prima della guerra di Secessione, a New York e nel New Jersey furono fatti dei censimenti nei quali alcuni uomini neri vennero registrati come “apprendisti perpetui” : il che, di fatto, faceva di loro degli schiavi. Poi venne lo Slavery Abolition Act. Nel 1833, il parlamento britannico proclamò con una legge la fine della schiavitù nelle colonie dell’impero, ad eccezione di alcuni territori specifici. L’abolizione però fu graduale; gli schiavi in principio ottennero solo una libertà di tipo giuridico, ma furono ancora obbligati per un lungo periodo a restare a servizio presso i loro padroni senza remunerazione. Negli anni successivi a questa promulgazione, il governo britannico fu costretto a indennizzare i proprietari di schiavi per una cifra totale pari a circa 20 milioni di sterline, che all’epoca era davvero colossale. Gli inglesi in America, in tutto questo, dove si collocavano? Ne La Piantagione Walker viene appunto descritta la vita di Celia, una giovane ragazza inglese costretta, dopo la morte del padre, a emigrare con la madre in Louisiana, dove sua zia Elizabeth vive da più di quarant’anni. Madre e figlia sono accompagnate da Thomas, l’amico d’infanzia di Celia, il quale desidera diventare un ricco banchiere per poi rientrare nel suo paese natale. I tre protagonisti affrontano, ciascuno a modo suo, lo choc culturale derivato dalla grande differenza di usi e costumi della Louisiana rispetto all’Inghilterra, prima fra tutti la realtà schiavista che né Thomas né Celia, data la loro giovane età, hanno mai conosciuto. Per un inglese del 1830 emigrare in America significava di fatto essere alla ricerca di opportunità che la loro madre patria non avrebbe mai potuto dare. E l’amore? L’amore è sicuramente al centro del romanzo, ma si mescola a temi come le differenze culturali – quelle tra uno schiavista e una puritana, appunto – e al dilemma morale sulla schiavitù: è possibile amare un uomo che letteralmente possiede vite umane? Celia farà fatica a darsi una risposta. Corso di marketing per l’editoria In diretta streaming, pochi allievi per volta 299 € 99, 00 In partenza a Giugno 30 ore in diretta streaming 10 allievi per classe Orario pre-serale Materiale didattico incluso Crea con noi il tuo portfolio da inviare alle aziende Lavora al lancio di libri Land Editore Scopri Sale I nostri romance storici GUARDA GUARDA

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Chi furono prime donne poliziotte della storia?

L’ambiente poliziesco è da sempre oggetto della fantasia di innumerevoli scrittori, non solo di thriller o di romanzi d’azione ma anche di un sottogenere del romance molto apprezzato dalle lettrici: stiamo parlando del suspense/crime romance. C’è però da dire che la polizia non è un luogo di lavoro particolarmente amico delle donne, non solo in America ma in molti altri paesi del mondo. Per fortuna, da qualche anno questa tendenza sta andando a scemare, al punto che sono sempre di più le donne occupate negli ambienti polizieschi. Ed è proprio di questo che vi vogliamo parlare oggi: chi furono le prime donne impiegate nei corpi di polizia in Europa e negli USA? Vediamone tre LA PRIMA DONNA POLIZIOTTO IN ITALIA La prima donna italiana a entrare nelle forze di polizia fu Rosa Scafa. Sono gli anni ‘50 e la società italiana è ancora fortemente sessista ma Rosa, nata in una famiglia impoverita dalla guerra, nel 1951 decise di frequentare un corso per entrare nella polizia e cominciò ben presto a lavorare insieme ai suoi colleghi uomini. Alla carriera di impiegata preferì quella nelle armi, passando alla storia come la prima donna italiana a svolgere un simile lavoro. Fu proprio al lavoro che si innamorò di suo marito, anche lui poliziotto. Un colpo di fulmine, dice Rosa, che ama ricordare con una punta di nostalgia l’Italia del boom economico. LA PRIMA AGENTE DELL’FBI IN AMERICA Negli US la prima donna ad entrare di diritto nell’FBI, ossia nelle forze speciali segrete americane, fu Susan Roley Malone. Nel 1972 riuscì infatti a diventare agente FBI, dopo aver frequentato la relativa Academy, diventando il primo agente segreto donna della storia americana e occupandosi di casi di una certa rilevanza. LA PRIMA DONNA POLIZIOTTO IN UK Evidentemente l’Inghilterra è un paese per molti versi precoce, giacché la prima donna poliziotto fu arruolata nel lontano 1918. Si chiamava Edith Smith e prima di diventare poliziotta provò le carriere di tata e di ostetrica, per poi approdare nella Lincolnshire’s Police, dove ancora oggi viene ricordata con una speciale targa commemorativa. Ma la strada è ancora lunga Per concludere, la storia dell’operato delle donne all’interno delle forze di polizia è piuttosto recente – se escludiamo l’Inghilterra. Ma attenzione, perché il fatto che ci siano donne arruolate non implica automaticamente che l’ambiente in questione non abbia dei problemi in fatto di maschilismo e di cultura patriarcale. Basti pensare che, in proporzione, le donne poliziotto sono molto meno numerose rispetto alle controparti maschili, forse perché nella nostra società le prime vengono ancora incoraggiate a compiere studi umanistici, considerati più femminili, e scelte di vita diverse. Se però ami l’idea di una donna dedita all’azione forse la storia di Mel, un’agente dell’FBI che ha deciso di dedicare la sua vita a combattere il crimine, è ciò che fa per te. Per scoprirlo leggi Without you, il nuovo suspense romance di Alessia Cannizzaro. Corso di marketing per l’editoria In diretta streaming, pochi allievi per volta 299 € 99, 00 In partenza a Giugno 30 ore in diretta streaming 10 allievi per classe Orario pre-serale Materiale didattico incluso Crea con noi il tuo portfolio da inviare alle aziende Lavora al lancio di libri Land Editore Scopri Sale

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