Settembre 2025

Economia dei genocidi: quando le aziende traggono profitto dalla morte di milioni di persone

Quando si parla di genocidi il pensiero corre immediatamente all’orrore dei massacri, al dolore delle vittime e al silenzio assordante della memoria. Ma c’è un’altra dimensione, spesso meno raccontata eppure fondamentale per comprendere a fondo queste tragedie: quella economica. Dietro ogni genocidio, infatti, non ci sono esclusivamente ideologie totalitarie e fanatismi etnici, ma anche interessi materiali, aziende che hanno tratto profitto e industrie che hanno trasformato la morte in affari. È una realtà dura da accettare, in quanto ci costringe a guardare al genocidio non solo come a un crimine politico, ma come a un sistema in cui l’economia diventa complice e beneficiaria. Vediamo alcuni precedenti storici (ma anche contemporanei, contingenti) che ci permettono di capire meglio. L’Olocausto e l’industria del Terzo Reich   L’esempio forse più noto è quello dell’Olocausto. La multinazionale chimica IG Farben, poi smembrata dopo la guerra nei gruppi Bayer, BASF e Hoechst, utilizzò il lavoro forzato di migliaia di deportati nei campi di concentramento e produsse il gas Zyklon B, impiegato nelle camere a gas. Aziende come Krupp e Siemens impiegarono a loro volta prigionieri come manodopera schiava nelle fabbriche di armamenti e apparecchiature elettriche. L’industria tessile Lodenfrey beneficiò dell’“arianizzazione”, ossia la confisca di imprese ebraiche a prezzi irrisori, e costruì la propria ricchezza anche sullo sfruttamento dei detenuti. Questi esempi mostrano come lo sterminio non fu solo ideologia e follia omicida, ma anche (forse soprattutto?) un progetto economico che garantì profitti enormi a chi collaborò con il regime. La Shoah, in questo senso, divenne una macchina industriale della morte in cui politica e capitale procedevano di pari passo. Alcuni esempi:  IG Farben: un colosso chimico tedesco durante il Terzo Reich. IG Farben utilizzava lavoro forzato — inclusi prigionieri di Auschwitz — e produceva materiali chimici vitali per la macchina di guerra nazista, compresa la fornitura di Zyklon B, il gas usato nelle camere a gas. FONTE: Wikipedia Degussa (via una sussidiaria di IG Farben), e la produzione e distribuzione di Zyklon B tramite la società Degesch. CONTE: Wikipedia HASAG (Hugo Schneider AG): mensilmente sfruttava lavoro dei detenuti nei campi di concentramento, producendo armamenti e beni correlati. FONTE: Wikipedia Lodenfrey: industria tessile che si avvantaggiava di lavoro coatto, “arianizzazione” di aziende di proprietari ebrei, sfruttamento dei prigionieri.   Il Ruanda e il ruolo degli affari Anche il genocidio del 1994 in Ruanda, in cui in soli cento giorni furono massacrate quasi un milione di persone, dimostra quanto l’economia possa intrecciarsi con la violenza. Non solo le milizie a compiere gli eccidi: dietro di loro c’erano finanziatori, commercianti e imprenditori che importarono strumenti di morte, come i machete distribuiti in massa. L’economia del genocidio non terminò con la fine dei massacri: nelle regioni dei Grandi Laghi il controllo delle miniere e delle risorse naturali divenne la posta in gioco di nuove guerre e persecuzioni, che ancora oggi alimentano conflitti e sfruttamento. La ricchezza derivata dal coltan (utile per i microchip) dall’oro e dai diamanti si è spesso tradotta in sangue, il che rese e rende ancora l’economia un campo di battaglia tanto quanto le armi. Anche qui, vediamo alcuni esempi più specifici:  Félicien Kabuga, uno dei principali finanziatori del genocidio in Ruanda, importò machete in grandi quantità per le milizie, incanalando risorse economiche per l’omicidio di massa. FONTE: Council on Foreign Relations Il ruolo delle imprese locali o gruppi economici nel finanziare o supportare logisticamente il genocidio, anche se non sempre documentato con la stessa trasparenza degli esempi nazisti. Anche dopo la fine dell’orrore, le risorse naturali nella regione dei Grandi Laghi africani sono state coinvolte in conflitti che fanno eco al genocidio: il commercio di minerali, il controllo delle terre, l’esportazione di colture agricole, ecc., sono diventati leve economiche nella guerra, nelle persecuzioni e nei conflitti etnici.   L’economia dell’occupazione contemporanea   Un recente rapporto delle Nazioni Unite, “From economy of occupation to economy of genocide” del Relatore Speciale Francesca Albanese, denuncia che molte aziende sono coinvolte nel sostenere l’occupazione israeliana e il genocidio dei palesinesi: attività edilizie illegali, sfruttamento delle risorse idriche, demolizioni, forniture militari, tecnologie di sorveglianza sono solo alcuni esempi.  Nel contesto palestinese, infatti, sembra che imprese private abbiano fornito macchinari per demolizioni, materiali per la costruzione di insediamenti e sistemi di sorveglianza tecnologica. Alcuni istituti bancari internazionali hanno finanziato aziende coinvolte in attività che contribuiscono a consolidare l’occupazione, trasformando la repressione in un affare. L’ONU ha parlato apertamente di “economia dell’occupazione”, sottolineando come la catena di approvvigionamento globale renda anche il consumatore finale un ingranaggio inconsapevole di questo meccanismo. Come si genera profitto dai genocidi In tutti questi esempi ciò che accomuna il meccanismo è la capacità del sistema economico di adattarsi alla logica dello sterminio. Le imprese ottengono manodopera a costo zero attraverso il lavoro forzato, si appropriano di beni confiscati, vendono strumenti di repressione, gestiscono la logistica, oppure sfruttano le risorse naturali di territori devastati. Il genocidio non è mai soltanto un fenomeno politico o militare: è sempre anche un affare, un business che conviene a qualcuno. Meccanismi di profitto nei genocidi Ecco dunque come le aziende possono trarre vantaggio: Produzione diretta di strumenti di morte – armi, gas, mezzi di trasporto per deportazioni, infrastrutture dei campi, ecc. Lavoro forzato / schiavitù – uso di prigionieri, detenuti, minoranze costrette a lavorare senza diritti o paga. Espropriazioni  – sottrazione di beni di minoranze perseguitate, aziende confiscate, proprietà rubate che migrano verso aziende compiacenti. Fornitura logistico‐infrastrutturale – aziende che costruiscono infrastrutture, demoliscono, forniscono mezzi, macchinari, trasporti o tecnologie che abilitano genocidi o pulizie etniche. Finanziamenti, investimenti, mercati di fornitura – banche, investor istituzionali, contratti governativi che finanziano indirettamente attività genocidarie. Ricavi da risorse naturali – attorno a zone di guerra/genocidio, il controllo delle risorse (terre, minerali, agricoltura) diventa una fonte di ricchezza per chi controlla militarmente o politicamente. Connivenza legale, silenzi, negazioni – assenza di trasparenza, lobbying, negazione, distruzione documenti, rifiuto di risarcimento o compensazione. La responsabilità morale e civile La giustizia internazionale, dal Tribunale di Norimberga fino al Tribunale penale per il Ruanda, ha provato (spesso in maniera inefficace o blanda) a colpire i

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I diversi tipi di editoria: editoria a pagamento, crowdfunding, free print on demand, editoria mista, free tradizionale e self publishing

Nel mondo dell’editoria di oggi, chi desidera pubblicare un libro ha a disposizione numerose strade. Accanto al modello classico delle case editrici tradizionali, sono nate nuove possibilità che danno maggiore libertà e responsabilità agli autori. Tra queste spiccano editoria a pagamento, crowdfunding, free print on demand con case editrici, editoria mista, free tradizionale e self publishing. Conoscere le caratteristiche di ciascuna opzione è fondamentale per scegliere quella più adatta alle proprie esigenze. Questo articolo si limita a descrivere le differenze tra i vari modelli, senza esprimere giudizi di valore: l’obiettivo è fornire una panoramica chiara e neutrale, lasciando all’autore la libertà di valutare quale strada intraprendere. Editoria a pagamento: investire per vedere pubblicato il proprio libro   Scopri il corso Nell’editoria a pagamento lo scrittore finanzia direttamente la pubblicazione del suo testo, coprendo i costi di editing, grafica, stampa e distribuzione.Pro: pubblicazione garantita.Contro: spese elevate e distribuzione spesso ridotta.È l’ideale se il tuo libro… ha un valore personale o affettivo, e desideri vederlo pubblicato senza affrontare selezioni o attese troppo lunghe. Crowdfunding: il sostegno dei lettori Il crowdfunding editoriale si basa su piattaforme che permettono agli autori di presentare il proprio progetto e raccogliere fondi dai lettori per coprire i costi. Può essere con casa editrice o in self publishing; il metodo più diffuso è con casa editrice. Pro: coinvolgimento della comunità e test immediato dell’interesse del pubblico.Contro: nessuna certezza di raggiungere il budget necessario e grande impegno promozionale.È l’ideale se il tuo libro… ha una forte identità, un tema attuale o una community pronta a sostenerti nel percorso. Free Print on Demand con case editrici: stampa solo su richiesta Le case editrici che adottano il modello free print on demand pubblicano il libro senza chiedere contributi all’autore, ma stampano le copie solo su richiesta del lettore, evitando tirature iniziali.Pro: nessun costo per l’autore, editing e veste grafica seguiti dall’editore, disponibilità online e, in alcuni casi, presenza nelle librerie tramite distributori.Contro: diffusione meno capillare rispetto all’editoria tradizionale, guadagni contenuti e promozione affidata all’autore.È l’ideale se il tuo libro… si rivolge a un pubblico digitale o di nicchia e desideri pubblicare senza spese iniziali, con il supporto tecnico di una casa editrice. Editoria mista: tradizione e on demand insieme L’editoria mista combina il modello tradizionale con quello on demand. La casa editrice investe nella pubblicazione, cura editing e grafica, ma affianca alla tiratura cartacea iniziale un sistema di stampa su richiesta per ridurre i costi e mantenere il titolo sempre disponibile.Pro: garanzia di qualità editoriale, costi a carico dell’editore, disponibilità costante senza rischio di esaurimento delle scorte.Contro: distribuzione non sempre capillare come la tradizionale pura e guadagni contenuti.È l’ideale se il tuo libro… ha un buon potenziale di vendita ma appartiene a un genere con tirature medio-piccole, per cui è importante restare sempre disponibile senza sprechi. Free tradizionale: la via classica La free tradizionale è l’editoria nella sua forma storica: la casa editrice si fa carico di tutti i costi, investendo sull’opera e distribuendola in libreria.Pro: qualità editoriale elevata, distribuzione consolidata e prestigio culturale.Contro: selezione rigida, tempi lunghi, e compensi ridotti per gli autori.È l’ideale se il tuo libro… aspira a un riconoscimento culturale e può affrontare il percorso di selezione di un editore tradizionale. Self Publishing: totale autonomia Il self publishing è la forma più indipendente: l’autore gestisce da solo l’intero processo, dalla revisione alla pubblicazione, spesso attraverso piattaforme digitali.Pro: massima libertà creativa, controllo totale e percentuali di guadagno più alte.Contro: costi molto alti, grande impegno personale, rischio di bassa qualità se non ci si affida a professionisti qualificati, promozione interamente sulle spalle dell’autore.È l’ideale se il tuo libro… necessita di totale libertà creativa, vuoi decidere ogni dettaglio e sei disposto a investire tempo nella promozione. Oggi pubblicare un libro non significa soltanto bussare alla porta di un editore tradizionale: esistono modelli flessibili che rispondono a esigenze e obiettivi diversi. Dall’editoria free tradizionale alla libertà assoluta del self publishing, passando per l’editoria mista che unisce tradizione e innovazione, ogni autore può trovare la propria strada. Questo articolo ha illustrato le differenze tra i vari approcci senza esprimere preferenze, lasciando al lettore la possibilità di orientarsi in modo consapevole. Scopri Land Magazine admin Settembre 23, 2025 I diversi tipi di editoria: editoria a pagamento, crowdfunding, free print on demand, editoria mista, free tradizionale e self publishing Read More admin Settembre 22, 2025 Hemingway e Fitzgerald: mito, amicizia e il mistero di una presunta relazione Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald sono due colonne portanti della letteratura del Novecento. Le loro vite, intense e tormentate, si intrecciarono negli anni parigini della cosiddetta Lost Generation. 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Hemingway e Fitzgerald: mito, amicizia e il mistero di una presunta relazione

Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald sono due colonne portanti della letteratura del Novecento. Le loro vite, intense e tormentate, si intrecciarono negli anni parigini della cosiddetta Lost Generation. Un rapporto complesso, fatto di ammirazione, rivalità e fragilità condivise, che ancora oggi alimenta domande e leggende: ebbero davvero una relazione sentimentale? Amicizia e tensioni a Parigi   I due scrittori si conobbero a Parigi nei primi anni Venti, quando la capitale francese era crocevia di artisti, intellettuali e bohémien. Fitzgerald, già famoso per Il grande Gatsby, prese sotto la sua ala Hemingway, più giovane e ancora in cerca di affermazione. In quegli anni condivisero notti di eccessi, discussioni letterarie e momenti di vicinanza sincera. Hemingway riconosceva il talento di Fitzgerald, ma lo guardava anche con un misto di compassione e superiorità. Al tempo stesso, Fitzgerald ammirava l’energia di Hemingway, pur soffrendo per il confronto tra le loro carriere. Le voci di una presunta relazione Alcune biografie e letture critiche hanno ipotizzato una relazione più intima tra i due. A fomentare questa leggenda furono soprattutto le ambiguità presenti nelle memorie di Hemingway (Festa mobile) e i racconti su certi episodi di confidenza estrema. Tuttavia, non esistono prove concrete di un rapporto amoroso: ciò che rimane sono suggestioni, interpretazioni e il fascino di due personalità che si attrassero e si respinsero a vicenda. Mascolinità e fragilità a confronto   La leggenda di una relazione tra Hemingway e Fitzgerald parla meno di fatti e più di simboli. Entrambi furono uomini profondamente segnati da insicurezze: Hemingway, con la sua costruzione di un’immagine virile e combattiva, e Fitzgerald, con la sua sensibilità vulnerabile. L’ipotesi di una storia d’amore è forse il riflesso di questa tensione: la possibilità che, dietro le maschere pubbliche, ci fosse spazio per un legame più intimo e complesso. Oltre il mito Che la relazione sentimentale sia realtà o fantasia, quello che resta è un rapporto unico nella storia della letteratura. Hemingway e Fitzgerald si plasmarono a vicenda, si stimarono e si ferirono, lasciando dietro di sé un intreccio di amicizia e rivalità che continua ad affascinare lettori e studiosi. Scopri Land Magazine admin Settembre 7, 2025 La vita di Lucia Joyce, tra follia e danza, nel nuovo romanzo della catanese Ingrid Sciuto In uscita l’11 settembre 2025 con Land EditoreUna figura dimenticata della storia del Novecento torna a splendere attraverso la letteratura. Con il suo nuovo romanzo, Ingrid Sciuto restituisce voce e Read More admin Settembre 6, 2025 La tensione sessuale in Cime tempestose è alta (più del vento sulla brughiera) Diciamolo subito: se pensavi che Cime tempestose fosse solo un romanzo scolastico pieno di paesaggi cupi e gente che tossisce davanti al camino… ti sbagliavi di grosso. La verità è Read More admin Settembre 6, 2025 Rilasciato il trailer del nuovo film ispirato a Cime tempestose Signore e signori, tenetevi forte: il trailer del nuovo adattamento di Cime tempestose è finalmente uscito. Sì, il romanzo che a scuola ti sembrava “pesantuccio” ora torna in versione cinematografica Read More admin Settembre 6, 2025 Si accettano come sono: 5 attrici che non sono mai ricorse ai ritocchini In un mondo dove basta uno scroll su Instagram per ritrovarsi circondati da labbra a canotto e zigomi che sfidano la gravità, c’è ancora chi sceglie la via più rivoluzionaria Read More admin Settembre 6, 2025 Le Case Magdalene: la vergogna delle Magdalene Laundries e l’ingiustizia subita da migliaia di donne Le Case Magdalene, note come Magdalene Laundries, sono una ferita ancora aperta nella coscienza collettiva. 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Apre a Times Square il Central Perk di Friends: la caffetteria più iconica della TV diventa realtà

Chi avrebbe mai detto che un giorno saremmo stati in fila per un cappuccino in un posto che esiste solo nella nostre serate anni ’90 trascorse con Monica che pulisce di qua, Chandler che fa battute di là, Joey che mangia, Ross che ossessiona, Rachel che cambia taglio, e Phoebe che suona “Smelly Cat” (sì, quella canzone). Ebbene, quel giorno è quasi arrivato: il celebre Central Perk Coffeehouse, reso immortale dalla sitcom Friends, aprirà una sede permanente a Times Square, New York, nel tardo autunno 2025. Cosa sappiamo finora       Dove Times Square: all’angolo tra 7th Avenue e 47th Street, lato nord-est, dentro l’edificio 20 Times Square. Quando Tardo autunno 2025. Non è stato confermato un giorno preciso, ma “fall 2025” è l’indicazione ufficiale. Chi c’è dietro Warner Bros. Discovery Global Experiences, Central Perk Coffee Co., e CenPer Holdings, LLC. Il menu sarà curato dallo chef Tom Colicchio e il design sarà firmato da Glen & Co. Cosa offrirà   Una versione “moderna” dell’iconico locale di Friends, con riferimenti visivi come il famoso Orange Sofa Room. Un menu ispirato alla serie, sia in cibo che in bevande. Sei blend originali di caffè, disponibili in vari formati (macinato, chicchi interi, capsule compostabili). Merchandise esclusivo per la location di Times Square. | Se sei uno di quelli che ogni volta che guardi Friends sogna di sedersi sul divano arancione, ascoltare una battuta di Chandler che non fa ridere oppure mangiare un muffin da Joey (o almeno osservare qualcuno che lo fa), preparati: il sogno è in arrivo (anche se il prezzo del sogno potrebbe farti dire «Could it BE more expensive?»). Nel frattempo, puoi già pianificare quale sarà la tua prima bevanda: Pivot Blend? How You Doin’? “We Were on a ‘Coffee’ Break”? Siamo pronti. Scopri Land Magazine admin Settembre 22, 2025 Apre a Times Square il Central Perk di Friends: la caffetteria più iconica della TV diventa realtà Read More Silvia Dal cin Settembre 22, 2025 Dal 22 al 28 settembre SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE SORDE Dal 22 al 28 settembre si celebra una settimana internazionale molto importante quella dedicata ai diritti e alla cultura delle persone sorde. A partire da lunedì 22 settembre, ogni giornata Read More admin Settembre 20, 2025 Auguri a Elisabetta Venturi della redazione Land Magazine 20 SETTEMBRE È il 263esimo giorno del calendario gregoriano. Accadde il 20 settembre:nel 1519 Magellano inizia il suo viaggio intorno al mondo;nel 1946 si svolge la prima edizione del Festival cinematografico di Read More Silvia Dal cin Settembre 19, 2025 IL 19 SETTEMBRE 1985 CI LASCIAVA ITALO CALVINO «Dati biografici: io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li Read More admin Settembre 19, 2025 Storia dei Savoia: da montanari con il mantello a re Se pensi che la storia dei Savoia sia noiosa, preparati: è un mix tra soap opera medievale, Risiko e serie TV con finalone amaro.Gli inizi: Umberto Biancamano e la montagna Read More admin Settembre 18, 2025 Amare un principe: la dilogia completa di Tatiane Paiva La serie Amare un principe di Tatiane Paiva è finalmente completa e conquista il cuore dei lettori con una storia travolgente di amore, passione e destino. Una dilogia che unisce Read More admin Settembre 17, 2025 Land Editore annuncia una nuova acquisizione: “La ricamatrice di Cranbourne Alley” di Julia Da Ros Land Editore è lieta di annunciare l’acquisizione di un nuovo e affascinante romanzo storico: “La ricamatrice di Cranbourne Alley” di Julia Da Ros, in arrivo nel 2026.L’opera offre uno sguardo Read More admin Settembre 17, 2025 📚✨ Presentazione del libro “L’ombra di Lucia Joyce” di Ingrid Sciuto (Land Editore) alla libreria Mondadori di Catania✨📚 Catania, settembre 2023 – La scrittrice Ingrid Sciuto presenta il suo nuovo romanzo “L’ombra di Lucia Joyce” (Land Editore), un’opera intensa e raffinata che getta luce sulla complessa e affascinante Read More Silvia Dal cin Settembre 16, 2025 EVENTO SPECIALE: TOY STORY TORNA AL CINEMA TOY STORY torna al cinema!Per il 30esimo compleanno del film d’animazione (al quale dedicheremo un articolo a novembre, il mese dell’effettivo compleanno) c’è una bellissima sorpresa sia per i fan Read More admin Settembre 15, 2025 Re, Regina e Papa: maiuscolo o minuscolo? La guida definitiva su come scrivere le cariche Se almeno una volta ti sei fermato davanti alla tastiera chiedendoti:👉 “Scrivo papa o Papa?”👉 “Metto la R maiuscola a Re?”👉 “E Dio lo tratto come un VIP della grammatica Read More

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Dal 22 al 28 settembre SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE SORDE

Dal 22 al 28 settembre si celebra una settimana internazionale molto importante quella dedicata ai diritti e alla cultura delle persone sorde. A partire da lunedì 22 settembre, ogni giornata avrà un tema e porrà l’attenzione su un specifico aspetto. Sul sito della WFD (World Federation of the Deaf) è possibile trovare l’intero calendario: International Week of Deaf People 2025 L’obbiettivo dell’intera settimana è quello di promuovere inclusione e uguaglianza per milioni di persone sorde in tutto il mondo. In particolare, il 23 settembre sarà la giornata internazionale delle lingue dei segni. La lingua dei segni italiana (LIS) è lo strumento con cui le persone sorde segnanti (perché sì, le persone sorde possono anche scegliere per vari motivi di non essere segnanti) ma anche molte altre persone – con speech o hearing impediment – comunicano quotidianamente in Italia. La LIS è stata anche oggetto di un breve approfondimento, dedicato ai bambini, all’interno del libro illustrato “Pio Piumotti vuole andare in vacanza”. L’albo racconta la storia di un uccellino con una sola ala e un grande sogno: volare sopra l’Oceano, fino alle spiagge del Brasile. Proprio per mostrare ai bambini altre forme di inclusione e integrazione, First Letter editore ha sostenuto l’idea di allegare alla storia di Pio un breve approfondimento su una lingua italiana poco nota, la LIS appunto.

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