Maggio 2026

Gli animali durante la caccia alle streghe: le vittime silenziose di una persecuzione dimenticata

Quando si parla di caccia alle streghe, il pensiero corre immediatamente alle migliaia di donne accusate di stregoneria, processate, torturate e spesso condannate a morte tra il XV e il XVIII secolo. Meno conosciuta è però la sorte degli animali che vivevano accanto a loro e che, in molti casi, finirono coinvolti nella stessa spirale di superstizione, paura e fanatismo. La storia della caccia alle streghe non è soltanto la storia della persecuzione di esseri umani. È anche la storia di creature innocenti trasformate in simboli del male e condannate per il semplice fatto di esistere. Quando gli animali diventavano “famigli”   Nell’immaginario europeo dell’epoca, soprattutto nei paesi protestanti del Nord Europa e nelle colonie inglesi del Nord America, si diffuse la credenza che le streghe fossero accompagnate da spiriti maligni sotto forma di animali, chiamati “famigli”. Gatti, rospi, corvi, civette, furetti, lepri e persino piccoli cani venivano considerati emissari del demonio. Molte donne anziane vivevano sole e trovavano compagnia proprio negli animali domestici. In una società che guardava con sospetto chiunque fosse diverso, quel legame affettivo veniva reinterpretato come una prova di alleanza con forze oscure. Un gatto che seguiva la propria padrona diventava un demone travestito. Un corvo che si posava sul tetto di una casa poteva essere considerato un segno di maleficio. Una lepre avvistata nei campi dopo una lite tra vicini rischiava di trasformarsi, nella fantasia popolare, nella stessa strega mutata in animale. Il destino tragico dei gatti neri Nessun animale pagò un prezzo più alto del gatto nero. L’associazione tra il colore nero, la notte e il demonio contribuì a renderlo il bersaglio ideale delle superstizioni medievali e moderne. In numerose regioni europee i gatti neri vennero perseguitati, uccisi e bruciati insieme alle donne accusate di stregoneria. La loro indipendenza, gli occhi che brillavano nel buio e la capacità di muoversi silenziosamente alimentarono leggende inquietanti. Si credeva che le streghe potessero trasformarsi in gatti o utilizzare questi animali per spiare e compiere malefici. Alcuni storici ritengono che l’eliminazione sistematica dei gatti in determinate aree abbia persino favorito la proliferazione dei ratti, con conseguenze indirette sulla diffusione delle malattie. Processi, torture e superstizioni L’ossessione per la stregoneria raggiunse livelli tali che in alcuni casi gli animali furono considerati veri e propri complici dei presunti crimini. Durante gli interrogatori alle accusate venivano spesso poste domande dettagliate sui loro animali: come si chiamavano, cosa mangiavano, se dormivano nel letto della proprietaria o se ricevevano particolari attenzioni. Qualsiasi comportamento normale poteva essere interpretato come una prova di stregoneria. Se un gatto sembrava troppo affezionato alla propria padrona, era un famiglio. Se una mucca produceva meno latte dopo il passaggio di una donna sospettata, la colpa veniva attribuita a un maleficio. Se un cane ululava durante la notte, era visto come un segnale di presenza demoniaca. Gli animali diventavano così vittime collaterali di una paura collettiva alimentata dall’ignoranza e dalla necessità di trovare spiegazioni semplici a eventi complessi come malattie, carestie o morti improvvise. Un riflesso della paura del diverso La persecuzione degli animali durante la caccia alle streghe rivela un aspetto profondo della psicologia umana: quando una società è dominata dalla paura, tende a trasformare in minaccia tutto ciò che non comprende. Le donne anziane, le guaritrici, gli emarginati e perfino gli animali che vivevano accanto a loro finirono per diventare capri espiatori di ansie collettive. Gli animali non furono accusati per ciò che facevano, ma per il significato simbolico che gli esseri umani attribuivano loro. In questo senso, la loro storia rappresenta uno degli esempi più evidenti di come il pregiudizio possa colpire indiscriminatamente chiunque venga associato a un gruppo perseguitato. Una memoria da recuperare Oggi la figura del gatto nero è stata in gran parte riabilitata, ma le superstizioni non sono scomparse del tutto. In alcuni paesi gli animali legati all’immaginario della stregoneria continuano a essere adottati meno frequentemente o a suscitare diffidenza. Ricordare il destino degli animali durante la caccia alle streghe significa ampliare lo sguardo su una delle pagine più oscure della storia europea. Accanto alle vittime umane esiste infatti una schiera di vittime silenziose che non ha lasciato testimonianze scritte, ma che subì le conseguenze della stessa paura. La loro storia ci ricorda che il fanatismo non colpisce soltanto le persone. Quando la ragione lascia spazio alla superstizione, anche gli esseri più innocenti possono diventare bersagli di persecuzioni incomprensibili.   Scopri Land Magazine admin Maggio 31, 2026 Gli animali durante la caccia alle streghe: le vittime silenziose di una persecuzione dimenticata Read More admin Maggio 31, 2026 Salone del Libro di Torino 2026: l’esordio di Cristiana Rosada, una nuova voce del romance contemporaneo Prima ancora delle recensioni, delle classifiche e dei numeri, esiste un momento che ogni scrittore ricorda per sempre: quello in cui il proprio libro incontra per la prima volta i Read More admin Maggio 29, 2026 Book Nook: il nuovo hobby creativo che unisce manualità e fantasia  Negli ultimi anni il mondo del fai da te creativo ha conquistato sempre più appassionati alla ricerca di hobby manuali rilassanti e capaci di stimolare la fantasia. Tra le tendenze Read More Silvia Dal Cin Maggio 28, 2026 PRINCIPESSE E PRINCIPI SONO SOLO PER BAMBINI? 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Salone del Libro di Torino 2026: l’esordio di Cristiana Rosada, una nuova voce del romance contemporaneo

Prima ancora delle recensioni, delle classifiche e dei numeri, esiste un momento che ogni scrittore ricorda per sempre: quello in cui il proprio libro incontra per la prima volta i lettori. Per Cristiana Rosada, autrice esordiente del romanzo Un amore sbagliato così giusto, quel momento ha avuto come cornice il prestigioso Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, uno degli appuntamenti culturali più importanti d’Europa. L’arrivo al Salone rappresenta un traguardo significativo per un’autrice che ha costruito il proprio percorso professionale tra comunicazione, grafica e scrittura per il web, approdando oggi alla narrativa con una storia che affronta temi delicati e profondamente umani. Al centro del romanzo troviamo Caterina, una giovane donna chiamata a confrontarsi con un sentimento complesso e controverso: l’amore per una persona che la società considera “sbagliata”. Una relazione tra studentessa e professore che diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul significato delle scelte, dei giudizi esterni e della libertà di vivere la propria verità emotiva. Ciò che rende particolarmente interessante questo debutto è la forte componente emotiva che attraversa l’intera narrazione. Rosada non nasconde infatti di aver riversato nella protagonista parte della propria sensibilità, costruendo un personaggio intenso, fragile e autentico, capace di parlare a lettori di età diverse.   L’intervista Cristiana, il tuo romanzo Un amore sbagliato così giusto è stato presentato per la prima volta al Salone Internazionale del Libro di Torino. Che emozione hai provato entrando in quel contesto da esordiente? La prima parola che mi viene in mente è stupore. L’ambiente fieristico, indipendentemente dal settore merceologico, è un luogo di comunicazione, incontri, dialoghi, vecchie conoscenze e nuove amicizie. Immaginavo già che avrei vissuto giorni intensi, ma non così ricchi di entusiasmo. Ho incontrato persone di ogni età, unite dal piacere di scoprire nuove storie. Ho percepito l’energia di un settore, quello editoriale, che pur confrontandosi con vecchi dilemmi e nuove sfide continua a essere vitale, popolato da persone animate da una passione autentica. Ho abbracciato autrici che già conoscevo e con cui si è creata immediatamente una bellissima sintonia. Ho stretto mani, ascoltato storie e firmato le prime dediche tra emozione e imbarazzo. Il libro affronta un tema delicato e contemporaneo: un legame “proibito” tra una studentessa e un professore. Quando hai capito che questa storia meritava di diventare un romanzo? Qualche anno fa ho dovuto affrontare una malattia di quelle che definiamo “importanti”, e che spesso lasciano segni più nell’anima che nel corpo. In momenti simili ci sono giorni più difficili di altri, in cui fare i conti con sé stessi aiuta a restare ancorati al presente. Una volta lessi che Italo Calvino descriveva l’arte narrativa come il “saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto”. È proprio da lì che è nata Caterina: da quel piccolo frammento di verità che ho compreso della vita. Caterina è una protagonista fragile ma intensa. Quanto c’è di autobiografico, emotivamente parlando, nel suo modo di vivere l’amore e la crescita? Bella domanda. A volte ho l’impressione di essere fatta per il novanta per cento di emozioni e solo per il resto di carne e sangue. Possiedo una permeabilità emotiva totale: assorbo tutto ciò che mi circonda, percepisco l’interiorità delle persone in modo immediato e, talvolta, persino travolgente. Vivere con questa intensità non è sempre semplice. È come avere un radar sempre acceso, uno strumento che solo con il tempo e la maturità ho imparato a regolare, trovando il giusto equilibrio tra protezione e autenticità. Questa sensibilità ha inevitabilmente plasmato Caterina, ma non solo lei. Frammenti del mio vissuto emotivo si riflettono anche negli altri personaggi del romanzo. Hai lavorato per anni nella grafica e nella scrittura per il web prima di arrivare alla narrativa. Cosa ti ha insegnato quel percorso sul potere delle parole? Ho sempre pensato che la lingua italiana sia molto più di un semplice mezzo di comunicazione: è una straordinaria forma d’arte e uno strumento di precisione unico. La sua ricchezza lessicale permette di descrivere oggetti, azioni ed emozioni con sfumature capaci di evocare immagini vivide nella mente di chi legge. Per me esiste un parallelismo perfetto tra il potere evocativo di un testo ben scritto e quello di una fotografia o di un’immagine. Nel corso degli anni ho capito che linguaggio visivo e linguaggio verbale possiedono la stessa dignità espressiva e la stessa capacità di generare emozioni profonde. Le parole, proprio come la luce e i colori, possono imprimersi nell’anima e lasciare un segno indelebile. Il titolo Un amore sbagliato così giusto incuriosisce molto. Quando è nato e cosa rappresenta quel contrasto tra “sbagliato” e “giusto”? Il titolo è arrivato alla fine, dopo aver concluso l’intera fase di editing. Fin dall’inizio, però, il romanzo è stato costruito attorno a questo contrasto, che riguarda non solo la vita sentimentale della protagonista, ma molte delle situazioni che affrontiamo ogni giorno. Chi può stabilire cosa sia davvero giusto o sbagliato in amore? Spesso le convenzioni sociali trasformano alcune idee in verità assolute, condannando ciò che esce dagli schemi. Caterina decide di rompere il paradigma del “non si fa” e del “non si può”, cambiando radicalmente la direzione della propria vita. Ha scelto la persona giusta o quella sbagliata? Forse la domanda corretta è un’altra: ha scelto la persona giusta per sé? E c’è un solo modo per scoprirlo: vivere quella scelta fino in fondo. Oggi i giovani cercano nelle storie più autenticità che perfezione. Perché, secondo te, le relazioni complicate parlano così tanto alle nuove generazioni? È un tema complesso. Osservando i giovani, noto che sono immersi in un flusso continuo di stimoli e bombardati da modelli spesso irraggiungibili. Questo genera insicurezza. A vent’anni molti parlano di relazioni con il disincanto di chi ne ha cinquanta. Inoltre esiste una costante esigenza di condividere tutto pubblicamente: emozioni, storie, relazioni, vita privata. Viviamo in un mondo iperconnesso che, a volte, rischia di diventare superficiale. Le storie che raccontano dinamiche complesse e imperfette consentono invece di normalizzare fragilità e insicurezze, aiutando a elaborare emozioni

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Book Nook: il nuovo hobby creativo che unisce manualità e fantasia 

Negli ultimi anni il mondo del fai da te creativo ha conquistato sempre più appassionati alla ricerca di hobby manuali rilassanti e capaci di stimolare la fantasia. Tra le tendenze più amate spiccano i book nook, piccoli universi in miniatura da inserire tra i libri per creare scorci suggestivi su mondi fantastici. Non si tratta semplicemente di decorazioni: i book nooks sono vere e proprie opere artigianali che uniscono modellismo, design, storytelling e creatività. Montarli significa dedicarsi a un’attività lenta e immersiva, perfetta per chi desidera staccare dai ritmi frenetici quotidiani e riscoprire il piacere di costruire qualcosa con le proprie mani. Cosa sono i book nook e perché stanno conquistando tutti Un book nook è un inserto decorativo tridimensionale pensato per essere collocato tra i libri sugli scaffali. A prima vista può sembrare una semplice scatola ornamentale, ma osservandolo meglio si scopre un piccolo mondo ricco di dettagli: vicoli illuminati, librerie antiche, caffetterie vintage, strade giapponesi o scenari fantasy. Il successo dei book nook kit nasce proprio dalla loro capacità di trasformare un angolo della casa in qualcosa di unico e personale. Ogni progetto racconta una storia e aggiunge carattere all’ambiente domestico, soprattutto per chi ama lettura, arte e arredamento creativo. Assemblare un book nook: un’attività creativa e mindfulness Montare un book nook ricorda per molti aspetti la costruzione di un puzzle tridimensionale. Ogni elemento deve trovare il proprio posto: minuscoli mobili, pareti decorate, lampade LED, scale, insegne e dettagli architettonici si combinano progressivamente fino a creare una scena completa. È proprio questa concentrazione sui dettagli a rendere i book nooks una perfetta attività mindfulness. Durante l’assemblaggio si entra in uno stato di calma e profonda concentrazione, lontano dalle notifiche e dalle distrazioni quotidiane. Molte persone scelgono i book nook kit non solo come hobby creativo, ma anche come modo per ritagliarsi tempo di qualità. Dedicarvisi la sera o durante il weekend permette di rallentare e recuperare una dimensione più manuale e concreta, sempre più rara nella vita digitale di oggi. A differenza di altri hobby creativi, inoltre, i book nook consentono di ottenere un risultato tangibile e duraturo: un elemento d’arredo originale che arricchisce la libreria e riflette i propri gusti personali. Dai kit completi ai progetti personalizzati Uno degli aspetti più interessanti di questo hobby è la sua accessibilità. Chi è alle prime armi può iniziare con un book nook kit completo, che include tutte le componenti necessarie: fustelle in legno pretagliate, accessori decorativi, luci LED, colla e istruzioni dettagliate. Esistono kit ispirati a moltissimi temi diversi: librerie vittoriane, botteghe magiche, città futuristiche, giardini segreti e atmosfere steampunk. Alcuni appassionati, invece, preferiscono partire da zero e progettare autonomamente ogni dettaglio, trasformando il book nook in un’opera totalmente personalizzata. Questa versatilità rende i book nook kits adatti sia a chi cerca un passatempo rilassante sia a chi ama sperimentare con il modellismo e il design in miniatura. Un hobby creativo che unisce manualità e immaginazione In un’epoca dominata dalla velocità e dagli schermi, i book nooks rappresentano un ritorno alla creatività lenta e consapevole. Costruire miniature, incollare dettagli e vedere nascere gradualmente un piccolo mondo tra le proprie mani è un’esperienza sorprendentemente appagante. Che si scelga un semplice book nook kit o che si voglia realizzare un progetto completamente personalizzato, ciò che rende speciale questo hobby è la capacità di trasformare il tempo libero in un momento di concentrazione, relax e immaginazione. E forse è proprio questo il motivo del loro successo: i book nook non decorano soltanto una libreria, ma raccontano storie, evocano emozioni e invitano a fermarsi, anche solo per qualche minuto, a osservare un piccolo universo costruito con pazienza e creatività. Scopri Land Magazine admin Maggio 26, 2026 Dal dark fantasy alla magia del Salone: Artemisia Nocturne conquista Torino con il suo debutto da autrice Dal cuore della Sicilia ai corridoi affollati del Salone Internazionale del Libro di Torino: per Artemisia Nocturne, autrice dark fantasy romance, la prima esperienza da scrittrice alla manifestazione è stata Read More admin Maggio 26, 2026 Galà G.E.T. 2026 al Teatro Colosseo di Torino: Giulio Base riceve il Premio Gian Mesturino Il grande spettacolo delle arti performative torna protagonista a Torino con il nuovo appuntamento del Galà dei G.E.T. – Germana Erba’s Talents, in programma giovedì 28 maggio 2026 alle ore Read More admin Maggio 26, 2026 Neil Young Day 2026 a Castelnuovo Rangone: il mito del “Loner” rivive al Parco John Lennon Sabato 13 giugno 2026 il cuore della provincia modenese tornerà a battere al ritmo di chitarre acustiche, assoli elettrici e atmosfere senza tempo con il ritorno del Neil Young Day Read More admin Maggio 25, 2026 Monica Sauna incontra i lettori ad Alba: firmacopie per “Il futuro è ancora tutto da scrivere” La scrittura come rinascita, il coraggio di ricominciare e la forza dei sentimenti saranno al centro dell’incontro con Monica Sauna, protagonista di un evento speciale dedicato ai lettori il prossimo Read More admin Maggio 25, 2026 Lorenzo Foschi presenta “Lathar (Zero)” al Grande Evento Libri di Tino di Finalborgo La narrativa fantasy e fantascientifica italiana sarà protagonista il prossimo 29 maggio a Finalborgo (SV), in occasione del Grande Evento Libri di Tino di Finalborgo, che ospiterà la presentazione del Read More admin Maggio 25, 2026 Nelli B. protagonista al Street Festival di San Giovanni Rotondo: presentazione libri, talk Young Adult e firmacopie Il prossimo 30 maggio, nell’ambito dello Street Festival, sarà ospite l’autrice best-seller Nelli B., protagonista di un incontro dedicato al mondo della narrativa Young Adult e romance, con presentazione dei Read More admin Maggio 25, 2026 Land Editore in tour: un fine settimana di eventi tra Liguria, Piemonte e Puglia con Lorenzo Foschi, Monica Sauna e Nelli B. 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PRINCIPESSE E PRINCIPI SONO SOLO PER BAMBINI?

A cura di Per qualche strana ragione, se si dice “un libro con protagonista una principessa”, si pensa a un libro per l’infanzia? Ma è davvero così? Davvero i libri con protagonisti principesse e principi sono per bambini? No! I libri con principesse e principi non sono “solo per bambini”. Dipende da come vengono trattati i temi. Per bambini / YA: sono quelli più famosi, come le fiabe classiche o le rivisitazioni Disney. Spesso la principessa è ingenua, da salvare, con morale semplice. Per adulti: ce ne sono tantissimi, ma cambiano tono e temi. Qui le principesse non aspettano solo il principe azzurro. Qualche esempi di libri con protagonisti royal ma per adulti? Fantasy epico come. Il Trono di Spade. Romance storico/fantasy come The Cruel Prince. Riscritture dark come Uprooted. Classici come Anna Karenina. La differenza vera è: Libri per bambini = il titolo di “principessa” è il punto. Libri per adulti = il titolo di “principessa” è un contesto. Si parla di potere, doveri, identità, politica, amore complicato. Il libro con protagonista una principessa non è quindi sinonimo di un genere “infantile”, è un’ambientazione. E nel caso di “Sembrava un cuore di cristallo” della Collana S.e.p.t. di First Letter? Avendo come target pre adolescenti e adolescenti, i due mondi si mescolano. Il regno, la principessa, la magia sono sì un’ambientazione ma anche un contesto. Provate a leggerlo e farci sapere cosa ne pensate!

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5 cose gentili da dire a chi ha appena pubblicato un libro

Pubblicare un libro significa esser sopravvissuti a capitoli cancellati, crisi creative, impaginazioni impazzite, riletture infinite e momenti in cui l’autore ha seriamente pensato di trasferirsi in un bosco allevando capre invece di scrivere. Per questo motivo, quando qualcuno pubblica un libro, ci sono frasi che valgono molto più di quanto immaginiamo. Piccole cose che uno scrittore probabilmente ricorderà per anni. “Devi essere felice, hai creato qualcosa che prima non esisteva”   È una delle cose più belle che si possano dire a un autore. Perché un libro non nasce dal nulla: nasce da tempo, immaginazione, fatica e coraggio.E in un mondo dove tutti consumano contenuti velocemente, fermarsi a creare una storia intera è ancora qualcosa di straordinario. “Sono curioso di leggerlo” Non serve promettere recensioni da premio Pulitzer o dichiarare che cambierà la propria vita.La curiosità sincera basta. Per uno scrittore, sapere che qualcuno vuole davvero entrare nella sua storia è già un’enorme forma di riconoscimento. “Si vede che ci hai lavorato tanto” Perché dietro un libro ci sono dettagli invisibili: dialoghi riscritti dieci volte, capitoli spostati, personaggi cambiati, refusi corretti alle due di notte e scene eliminate con il dolore emotivo di una separazione. Chi scrive spesso minimizza il proprio sforzo. Sentirlo riconosciuto fa una differenza enorme. “Complimenti, non è una cosa da tutti” Ed è vero. Molte persone dicono di voler scrivere un libro. Pochissime arrivano davvero alla pubblicazione.Finire un manoscritto richiede disciplina, pazienza e una certa resistenza psicologica degna di un atleta olimpico. Anche J.K. Rowling, Stephen King o Jane Austen hanno affrontato rifiuti, dubbi e momenti difficili prima di essere riconosciuti. “Dove posso comprarlo?” Questa frase ha un potere emotivo gigantesco. Perché significa:“Prendo sul serio quello che hai fatto.” E diciamolo: per uno scrittore indipendente o emergente, una persona che compra davvero il libro vale più di cento amici che scrivono “bravissimoooo” sotto il post… senza mai aprire il link. 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