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Alla scoperta di York, Inghilterra. E se il viaggio di Harry Potter iniziasse altrove?

A CURA DI ENGLISH LIFE, YES OR NOT? è la rubrica che ti porta dritto dritto nelle tradizioni e nella vita quotidiana inglese, tra pro e contro, elementi irrinunciabili e altri invece più nostalgici. Ci seguirai? Per gli amanti di Harry Potter che si recano a Londra, una delle tappe fondamentali e, per questo, più frequentate è sicuramente la stazione di King’s Cross con il famoso binario 9 ¾, attraverso il cui muro il futuro mago si ritrova catapultato ad Hogwarts. Quello di cui, però, forse non tutti sono a conoscenza è che alcune scene del primo film non sono state girate a Londra bensì a York, città di più di duecentodiecimila abitanti situata nella regione dello Yorkshire.  I luoghi segreti (di cui non sempre si parla) dietro al cortometraggio Non solo Londra, dunque, all’inizio dell’avventura di Harry. Come già anticipato poche righe fa, ci sono alcune scene che non sono state girate nella capitale.  Il ponte della stazione di York   Nel film non si coglie la differenza, ma nella scena in cui Harry e Hagrid attraversano il ponte per raggiungere il binario 9 ¾, quello stesso ponte parrebbe essere proprio il ponte della stazione ferroviaria di York, “travestito” per assomigliare a quello di King’s Cross. VAI AL LIBRO Goathland (stazione di Hogsmeade)   Forse non tutti sanno che lo stesso architetto che progettò la Railway station di York fu anche responsabile della stazione di Goathland, piccolo villaggio distante poco più di un’ora di macchina da York, utilizzata come location per Hogsmeade, che accoglie l’Hogwarts Express nei primi due film. La stessa è stata utilizzata anche per altre produzioni cinematografiche e video musicali.   Le Shambles Benché non ci sia mai stata la conferma ufficiale da parte di J.K. Rowling, in molti pensano che l’ispirazione per Diagon Alley provenga da The Shambles, via del centro storico di York, un tempo luogo del mercato dei macellai (da qui il termine Shambles derivato da fleshammels, che significa appunto “strada dei macellai”).  In realtà, anche se la somiglianza tra le due strade è incredibile, quelle scene particolari di Diagon Alley sono state girate ai Leavesden Studios di Watford. Nonostante la smentita però, The Shambles attira ogni anno molti fan di Harry Potter grazie anche e soprattutto alla presenza di negozi interamente dedicati ai prodotti dei film. Gazza, l’odioso guardiano della scuola di magia: sapevi che l’attore era di York?  York, dunque, sembra essere particolarmente legata alla saga di Harry Potter e uno dei motivi, oltre ai luoghi citati in precedenza, sembra essere la provenienza di David Bradley, attore inglese che nella saga interpreta il ruolo del cattivo guardiano della scuola di Hogwarts.  Del resto, cosa rende più orgogliosa una città di un personaggio divenuto famoso che porta in alto il nome del luogo in cui è nato e vissuto? Di Oriana Turus vai al libro LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More Cinema Alla scoperta di York, Inghilterra. E se il viaggio di Harry Potter iniziasse altrove? 22.01.24 libri Giornata della memoria: i libri consigliati da Land Magazine [parte uno] 22.01.24 libri “Un’estate al mare” di Martina Pirone: la recensione di Land Magazine 22.01.24 Cinema La reunion del cast di Grey’s anatomy agli EMMY AWARDS 21.01.24 Uncategorized Il simbolismo della farfalla in letteratura: un viaggio tra trasformazioni e metafore 21.01.24 firstletter L’istinto materno esiste? 21.01.24 recensioni “Mitica Astrid – La casa infestata” di Fabrice Parme. La recensione di Land Magazine 20.01.24 società Alessandro Barbero va in pensione 20.01.24

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Giornata della memoria: i libri consigliati da Land Magazine [parte uno]

Meditate che questo è stato:  Vi comando queste parole.  Scolpitele nel vostro cuore Stando in casa andando per via, Coricandovi alzandovi; Ripetetele ai vostri figli…] Se questo è un uomo, Primo Levi Il 27 gennaio si ricordano le vittime dell’Olocausto. Noi di Land Magazine, nel nostro piccolo, vogliamo celebrare questa giornata proponendo alcuni libri per non dimenticare: La ragazza della neve di Pam Jenoff Noa ha sedici anni ed è stata cacciata di casa quando i genitori hanno scoperto che è rimasta incinta dopo una notte passata con un soldato nazista. Rifugiatasi in una struttura per ragazze madri, viene però costretta a rinunciare al figlio appena nato. Sola e senza mezzi trova ospitalità in una piccola stazione ferroviaria, dove lavora come inserviente per guadagnarsi da vivere. Un giorno Noa scopre un carro merci dove sono stipate decine di bambini ebrei destinati a un campo di concentramento e non può fare a meno di ricordare suo figlio. È un attimo che cambierà il corso della sua vita: senza pensare alle conseguenze di quel gesto, prende uno dei neonati e fugge nella notte fredda. Dopo ore di cammino in mezzo ai boschi Noa e il piccolo, stremati, vengono accolti in un circo tedesco, ma potranno rimanere a una condizione: Noa dovrà imparare a volteggiare sul trapezio, sotto la guida, della misteriosa Astrid. In alto, sopra la folla, Noa e Astrid dovranno imparare a fidarsi l’una dell’altra, a costo della loro stessa vita. Vai al libro La libraia di Auschwitz. La vera storia di Dita Kraus, la giovanissima bibliotecaria di Auschwitz, diventata un simbolo della ribellione A soli tredici anni Dita viene deportata ad Auschwitz insieme alla madre e rinchiusa nel settore denominato Campo per famiglie (tenuto in piedi dalle SS per dimostrare al resto del mondo che quello non fosse un campo di sterminio): quello che conteneva il Blocco 31, supervisionato dal famigerato “Angelo della morte”, il dottor Mengele. Qui Dita accetta di prendersi cura di alcuni libri contrabbandati dai prigionieri. Si tratta di un incarico pericoloso, perché gli aguzzini delle SS non esiterebbero a punirla duramente, una volta scoperta. Dita descrive con parole di una straordinaria forza e senza mezzi termini le condizioni dei campi di concentramento, i soprusi, la paura e le prevaricazioni a cui erano sottoposti tutti i giorni gli internati. Racconta di come decise di diventare la custode di pochi preziosissimi libri: uno straordinario simbolo di speranza, nel momento più buio dell’umanità. Bellissime e commoventi, infine, le pagine sulla liberazione dei campi e del suo incontro casuale con Otto B Kraus, divenuto suo marito dopo la guerra. Parte della storia di Dita è stata raccontata in forma romanzata nel bestseller internazionale “La biblioteca più piccola del mondo”, di Antonio Iturbe, ma finalmente possiamo conoscerla per intero, dalla sua vera voce. La vera storia di Dita Kraus, la giovanissima bibliotecaria di Auschwitz, diventata un simbolo della ribellione, finalmente raccontata da lei stessa. Vai al libro Il pane perduto di Edith Bruck Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere, ma dove, come, con chi? Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Che fare con la propria salvezza? Bruck racconta la sensazione di estraneità rispetto ai suoi stessi familiari che non hanno fatto esperienza del lager, il tentativo di insediarsi in Israele e lì di inventarsi una vita tutta nuova, le fughe, le tournée in giro per l’Europa al seguito di un corpo di ballo composto di esuli, l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla “Roma bene” degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni. Fino a giungere all’oggi, a una serie di riflessioni preziosissime sui pericoli dell’attuale ondata xenofoba, e a una spiazzante lettera finale a Dio, in cui Bruck mostra senza reticenze i suoi dubbi, le sue speranze e il suo desiderio ancora intatto di tramandare alle generazioni future un capitolo di storia del Novecento da raccontare ancora e ancora. Vai al libro Schindler’s List di Thomas Keneally Una storia di resilienza e coraggio, un classico moderno da cui è stato tratto il film-capolavoro di Steven Spielberg. La straordinaria vicenda di Oskar Schindler, il giovane industriale tedesco che salvò la vita di migliaia di ebrei durante la persecuzione nazista. Amante del lusso e delle belle donne, considerato da molti un collaborazionista, Schindler riuscì a sottrarre uomini, donne e bambini allo sterminio, impiegandoli nella sua fabbrica come personale necessario allo sforzo bellico. Un’operazione rischiosa, con la quale mise in pericolo la propria vita. Commovente e indimenticabile, una pietra miliare della narrativa sull’Olocausto. Vai al libro Diario di Anna Frank “Anne è sempre allegra. Ama fare scherzi. A volte ti piomba di sorpresa alle spalle e ti fa prendere uno spavento posandoti di colpo le mani sulle spalle, scuotendoti forte e gridando: Buuuu! E poi tutto a un tratto è capace di mettersi a raccontare le solite esagerazioni sui suoi numerosi amori…” Questa è la descrizione di una ragazza ebrea, Anne Frank, che a soli tredici anni è costretta a vivere l’incubo dello sterminio degli ebrei perpetrato dal nazismo e che, per salvarsi, si rinchiude con la sua famiglia e altri conoscenti in un rifugio segreto. Una ragazza come tante, con i propri sogni e i propri problemi, che suo malgrado vive in un tempo e in un luogo dove il futuro ha i giorni contati. In questa versione originale, appare il Diario per quello

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“Un’estate al mare” di Martina Pirone: la recensione di Land Magazine

A cura di Disclaimer: la copia del libro è stata acquistata e scelta da Land Magazine senza alcuna richiesta e o/collaborazione da parte dell’autrice. Questa recensione ha il solo scopo di aggiornare e consigliare il lettore sulle ultime novità libraie.   Un’estate al mare di Martina Pirone – uno sport romance che colpisce e fa innamorare per la sua semplicità Tutto di questa storia potrebbe essere definito con il termine verosimile. Che noia!, starete pensando voi, eppure c’è qualcosa nei romanzi di Martina Pirone che non ti permette di staccare l’occhio dalla pagina finché non sei arrivato alla parola fine. In fondo è questo il dono dei bravi scrittori, no? Prendere una storia semplice e renderla incredibilmente, meravigliosamente complessa attraverso il tratteggio sapiente dei protagonisti, ambientazioni credibili e dialoghi spigliati.   Se ancora non lo avete capito sì, “Un’estate al mare” mi è piaciuto, e tanto. Sarà per via dei personaggi estremamente umani, ma al tempo stesso eroi della quotidianità, che d’improvviso scoprono il grande amore e che altrettanto umanamente reagiscono: fuggendo e ritraendosi, per poi tornare sui propri passi, con la speranza che il per sempre questa volta sia reale. VAI AL LIBRO Sarà per la scrittura pesata e matura, leggera ma non superficiale: e allora ecco che la storia d’amore tra due ragazzi che si conoscono sin da bambini, e che da adulti si scoprono attratti l’uno dall’altra, diventa non più qualcosa di visto e rivisto, ma pura magia. Persino il titolo di questo libro rimanda alla semplicità delle estati passate in villeggiatura, delle amicizie estive che negli anni si perdono per poi ritrovarsi, delle prime cotte che, nel caso di Ture e Arianna, i due protagonisti del romanzo, persistono e resistono fino a diventare amori maturi.   Il mio voto  4/5 Scheda del libro clicca e vai al libro Titolo: Un’estate al mareAutrice: Martina PironeEditore: Self PublishingTrama: Ture e Arianna si conoscono sin da bambini e, da sempre, vanno d’accordo come cane e gatto.Hanno ventotto anni quando, per diversi motivi, tornano nella loro città natale e si ritrovano a collaborare fianco a fianco per tutta l’estate a Lido Enea, lo stabilimento balneare della loro infanzia.Gli anni passati li hanno resi molto diversi dai se stessi adolescenti, ma quando si incontrano sembra che il tempo per le azzuffate e i litigi non sia mai trascorso. Ture, famosissimo calciatore, è molto diverso dal ricordo sbiadito che Arianna conserva di lui, ormai diventata un’inflessibile professoressa. Come dire… è molto più sexy!Tra feste sulla spiaggia, vecchi diverbi, ricordi imbarazzanti e baci rubati, Ture e Arianna dovranno imparare a conoscersi ancora una volta.Senza uccidersi, possibilmente… 

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Il simbolismo della farfalla in letteratura: un viaggio tra trasformazioni e metafore

La farfalla, con la sua elegante metamorfosi, ha da sempre affascinato scrittori e poeti, diventando un potente simbolo ricorrente nella letteratura. Questo affascinante insetto alato è stato utilizzato per esprimere una vasta gamma di significati, aggiungendo profondità e bellezza ai testi. Esploriamo dunque il simbolismo della farfalla attraverso alcuni esempi letterari. Il piccolo principe In “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry, la volpe parla della trasformazione delle rose e della farfalla, sottolineando il valore della connessione e dell’attenzione nell’addomesticare qualcosa. La farfalla diventa così un simbolo della delicatezza delle relazioni e della necessità di prendersi cura degli esseri amati. Il paziente inglese Nel celebre romanzo di Michael Ondaatje, la protagonista Almásy paragona il proprio amore a una farfalla, descrivendo la passione come qualcosa di effimero ma straordinariamente bello. Questa metafora cattura la brevità e l’intensità dell’amore. Vai al libro La poesia di Emily Dickinson La poetessa Emily Dickinson, nel suo componimento “Una farfalla giapponese”, crea un quadro poetico in cui una farfalla diventa il simbolo dell’anima che, pur nella sua fugacità, lascia un’impronta eterna. Questo esprime il concetto di immortalità attraverso la bellezza transitoria. Ancora poesia William Wordsworth, nella sua poesia “To a Butterfly”, celebra la leggerezza e la libertà delle farfalle. La creatura diventa un emblema della libertà poetica, con il suo volo apparentemente senza meta che riflette la spontaneità dell’ispirazione. Questi esempi dimostrano come la farfalla, con la sua metamorfosi e il suo volo libero, abbia ispirato autori a esplorare temi come la trasformazione personale, la bellezza effimera, la libertà e la delicatezza delle relazioni. La sua presenza continua a danzare attraverso le pagine della letteratura, portando con sé una ricchezza di significati che arricchisce il tessuto delle opere letterarie. VAI AL LIBRO

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