Cristina Ferri

Ricette: La torta al cioccolato di Harry Potter

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui La torta al cioccolato di Harry Potter Restò sdraiato a guardare il suo compleanno avvicinarsi a ogni ticchettio, a chiedersi se i Dursley se ne sarebbero ricordati, a domandarsi dove fosse adesso l’autore delle lettere. Harry Potter Il giorno del suo undicesimo compleanno, Harry Potter riceve un regalo speciale: l’invito alla scuola di magia di Hogwarts e una torta di compleanno che gli consegna Hagrid personalmente: Da una tasca interna del suo pastrano nero estrasse una scatoletta leggermente schiacciata. Harry l’aprì con dita tremanti. Dentro c’era una torta al cioccolato grossa e appiccicosa con su scritto, a lettere verdi di glassa: “Buon Compleanno.” Il compleanno di Harry non ha niente a che vedere con quello di suo cugino Dudley: a lui non spettano decine di regali, né un trattamento speciale: Dudley contava i regali. Gli si lesse sul viso il disappunto. «Trentasei» disse volgendosi a guardare il padre e la madre. «Due meno dell’anno scorso.» «Caro, non hai contato il regalo di zia Marge. Vedi, è qui, sotto questo regalone grosso quanto papà e mamma». «D’accordo, trentasette» disse Dudley tutto paonazzo. Vediamo come preparare La torta al cioccolato di Harry Potter Ingredienti 200g di cioccolato fondente 200g di burro 200g di zucchero 4 uova 100g di farina 1 bustina di lievito per dolci Una presa di sale Burro e farina per lo stampo Preparazione Preriscalda il forno a 180°C e imburra e infarina uno stampo per torte. In una ciotola sciogli il cioccolato fondente e il burro a bagnomaria o nel microonde. Lascia raffreddare leggermente. Aggiungi lo zucchero al cioccolato fuso e mescola bene. Aggiungi le uova, una alla volta, mescolando bene dopo ogni aggiunta. Setaccia la farina, il lievito e il sale sopra il composto e mescola fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Versa l’impasto nello stampo preparato e livella la superficie con una spatola. Inforna per circa 25-30 minuti. Lascia raffreddare prima di servire. LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More Cinema “The idea of you” – Le recensioni di Land Magazine 26.05.24 QUIZ Scopri Che Personaggio Sei dei Bridgerton: Il Quiz Che Non Sapevi di Voler Fare! 26.05.24 scrittura creativa Drabble mania: consigli di scrittura per aspiranti scrittori (puntata 15) 26.05.24 firstletter Le formiche sono tutte femmine? 26.05.24 recensioni Il vaso di Pandoro di Selvaggia Lucarelli, la recensione 24.05.24 ricette Tartine con Formaggio di Capra e Miele 24.05.24 interviste Bere come un vero scrittore italiano – Alice Basso 21.05.24 Cinema Buffy l’ammazzavampiri: cosa resta della serie TV a vent’anni dall’uscita dell’ultimo episodio 21.05.24

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Storia: dall’abito bianco alla ricetta della torta nuziale più antica della storia

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Appassionati di storie romantiche e divoratori di commedie sentimentali, ricorderete di certo Il matrimonio del mio migliore amico, dove una meravigliosa Julia Roberts incarna i panni della giovane Julienne, la quale farà di tutto per riconquistare il cuore del proprio ex, prossimo al matrimonio, oppure Se scappi ti sposo, dove un determinato Richard Gere finirà con l’innamorarsi proprio della donna che ha sempre avuto paura di indossare l’abito bianco… Parlando di matrimoni non possiamo non nominare la Regina Vittoria d’Inghilterra. Sapevate che il suo abito da sposa è considerato ancora oggi il più amato? Il suo abito bianco in raso di seta con balze di pizzo apre infatti le porte al matrimonio moderno. Ma non solo l’abito nuziale, il matrimonio della Regina Vittoria apre il mondo anche alla prima torta decorata della storia. La torta nuziale realizzata per il matrimonio della Regina, un dolce che pesava quasi 140 chili, venne progettata da Mauditt, pasticciere della casa reale. CuriositàLa più antica torta nuziale è la Banbury Cake, un dolce inglese composto da pasta sfoglia, burro, noce moscata, acqua di rose e rum. La torta risale al 1655, quando in Inghilterra nacque l’usanza di servire due torte, una per l’uomo l’altra per la donna. La torta della sposa era composta da una soffice glassa bianca, simbolo di verginità e purezza, mentre quella dello sposo era più piccola, generalmente di un colore più scuro. Ricetta Banbury Cake Ingredienti 225 g di farina 75 g di burro 75g di zucchero semolato 1 uovo 50 g di mandorle tritate 50 g di uvetta 50 g di scorza d’arancia candita 1 cucchiaino di cannella in polvere ½ cucchiaino di noce moscata Per la glassa Zucchero a velo Succo di limone Procedimento Preriscalda il forno a 180 gradi e rivesti una teglia con carta da forno. In una ciotola setaccia la farina e aggiungi il burro freddo a pezzi. Lavora velocemente con le mani fino a ottenere un composto sabbioso. Aggiungi lo zucchero, l’uovo, le mandorle, l’uvetta, la scorza d’arancia candita, la cannella e la noce moscata. Mescola fino a formare un impasto omogeneo. Se risulta troppo secco aggiungere un po’ di latte. Stendi l’impasto su una superficie infarinata fino a ottenere un rettangolo di circa 20 x 30 cm. Arrotola l’impasto e trasferiscilo sulla teglia preparata. Cuoci in forno preriscaldato per circa 25-30 min o fin quando risulta dorato. Mentre è ancora caldo, spennella il dolce con succo di limone e cospargilo con dello zucchero a velo. Lascia raffreddare prima di servire. LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More VIP Intervista a Serena Riglietti, la sola e unica prima illustratrice italiana di Harry Potter 28.04.24 Nuove uscite Elisabetta Venturi ritorna con “La bambolina nel bosco” – Un tuffo oscuro nelle fiabe moderne 26.04.24 scrittura creativa Drabble mania: consigli di scrittura per aspiranti scrittori (puntata 11) 26.04.24 Nuove uscite Manuela A. De Quarto sta per tornare con un secondo libro 25.04.24 recensioni 10 libri per bambini che non puoi non aver letto: Cipì di Mario Lodi 25.04.24 Viaggi Rue de Nicholas Flamel, la via più magica di Parigi 25.04.24 recensioni Recensione: “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino – il cuore dellasistenza e l’innocenza perduta 25.04.24 Uncategorized Marjiane Satrapi, simbolo del vero 25 Aprile 25.04.24

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Intervista a Serena Riglietti, la sola e unica prima illustratrice italiana di Harry Potter

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Ciao, Serena, e grazie per essere qui con noi di Land Magazine. Iniziamo subito con una domanda: quando hai deciso di voler intraprendere la carriera di illustratrice e perché? Facevo le scuole superiori, ero già iscritta alla scuola di disegno animato però la mia docente mi disse che io ero un’illustratrice. Diversamente dall’animazione dove si lavora più di sintesi, io amavo creare delle immagini molto ricche, descrittive; quindi avevo già un imprinting da illustratrice, ecco. C’è un tema che ami illustrare particolarmente? Beh, sicuramente mi piacciono molto i libri di fantasia, anche se ho appena pubblicato un libro con Salani che si intitola Libere per Costituzione, che è uscito l’8 marzo e che parla delle ventun madri costituenti. È un libro che non ha niente a che vedere con la fantasia, è costruito sulle loro storie vere e mi è piaciuto illustrarlo perché lì c’è stata tutta una ricerca iconografica, sia per quanto riguarda le protagoniste sia per ciò che concerne il mondo che raccontiamo; quindi, diciamo che mi piace disegnare, punto. Dipende da come sono scritte le storie, ecco, questo fa un po’ la differenza. Le tue illustrazioni sono state tra le prime a rappresentare il mondo del mago più amato dai bambini, ti pongo una domanda che sicuramente ti hanno fatto già in molti: come mai la scelta del topo gigante in copertina? Guarda è stata la scelta più casuale del mondo. Avevo pubblicato poco prima un libro con Salani che si intitolava La casa delle bambole non si tocca scritto da Beatrice Masini, dove avevo disegnato questa ragazzina con una casa di bambole in testa. In realtà ho sempre disegnato dei cappelli un po’ particolari. Nel caso di Harry Potter ero in Sicilia e quando mi hanno chiamata non sapevo niente: mi avevano solo detto che era un bambino che rimaneva senza genitori, che veniva portato in una scuola di magia e che poi una volta lì gli avrebbero regalato un animale (ognuno dei bambini della scuola aveva un animale da compagnia), e che si sarebbe salvato la vita in una partita a scacchi, quindi io ho disegnato il topo perché mi piace come animale, non c’era una connessione. In seguito abbiamo scoperto che l’animale che era stato assegnato a Harry era una civetta, ma io inizialmente non lo sapevo. Come ci si sente a essere nell’immaginario di migliaia di bambini italiani? E com’è il tuo rapporto con i lettori? Sinceramente per molto tempo non l’ho affatto curato. Non ne sono capace. Poi oltretutto vivo a Pesaro e non è che siano stati organizzati grossi eventi nella mia città (sono sempre stati organizzati fuori, a cominciare a delle mostre personali.) Oggi sono a Catania, ma l’altro ieri a Palermo è stato organizzato il firmacopie nella libreria Funside e credo di aver firmato 800 autografi. Si sono presentati adulti che magari lo avevano letto quando avevano dieci, dodici anni quando è uscito il primo libro, e ti sto parlando già di 22 anni fa. Sabato è stata una giornata incredibile. Quindi possiamo dire che hai caratterizzato la vita di tantissimi bambini che adesso sono cresciuti e che continuano a ricordarti tramite i tuoi disegni. Ad essere sinceri non me ne sono mai resa conto veramente. Ci sono autori che nella vita mi hanno segnata, penso ad esempio a Moebius, a Hieronymus Bosch, però io faccio questo lavoro, quindi è normale. Ci sono persone che hanno amato Harry Potter, si sono identificate con la storia e, di conseguenza, si sono affezionate anche ai miei disegni. E quindi Harry Potter ha influenzato la tua carriera, questo possiamo dirlo. Penso di sì, però sia nel bene che nel male. Nel male perché? Nel male perché allo stesso tempo spunta anche un gruppo di detrattori di Harry Potter –o forse solo di invidiosi – i quali hanno ipotizzato che io abbia avuto altre possibilità solo per il fatto che ero la disegnatrice di Harry Potter, invece non è così. Molti editori non mi hanno cercata perché troppo riconoscibile, mentre al contrario altri lo hanno fatto proprio per quella ragione. Qual è la tua più grande soddisfazione? Magari parlando anche di un’altra opera, non solo di Harry Potter. Sono legata ai libri che ho illustrato perché ognuno ha fatto parte di un periodo particolare della mia vita. Insomma, ricordo che quando ho disegnato Peter Pan nei Giardini di Kensington era appena nato mio figlio Francesco oppure mi viene in mente quando ho lavorato a una serie di Pipkin per Usborne Publishing; praticamente sono sempre legati alle nascite dei miei figli o a momenti significativi della mia vita. Io sono un’eterna insoddisfatta; sono legata ad alcuni libri per determinati momenti che stavo vivendo in quel periodo ma per il libro in sé è più un’insoddisfazione che soddisfazione. Ogni volta che ne finisco uno mi dico: “okay” anche se non ho fatto esattamente quello che volevo. Questo perché vuoi sempre migliorarti, ma sei comunque apprezzatissima in tutto il mondo e devi guardare alle tue soddisfazioni, ai tuoi successi. Penso che il giorno in cui sarò pienamente soddisfatta al cento per cento di quello che ho fatto cambierò lavoro. Il punto è questo: essere insoddisfatti ti porta sempre ad andare avanti. Io insegno all’Accademia di Belle Arti di Urbino e lo dico anche ai miei studenti quando vedo che l’insoddisfazione la vivono come un qualcosa di negativo. Secondo me l’insoddisfazione è positiva perché ti porta a migliorare, a dare quel qualcosa in più. È un atteggiamento. Hai un consiglio da dare a un giovane che decide di intraprendere la tua stessa carriera? Quello che dico sempre ai miei studenti è questo: godersi pienamente il momento della ricerca; il momento della ricerca è bellissimo. La settimana scorsa ero alla fiera del libro di Bologna, e ho seguito una conferenza di Mattotti. Lo hanno intervistato chiedendogli di parlare di tre opere particolari, e per ognuna di queste ci ha raccontato come le ha affrontate, pensando a come

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Ricette libresche: il porridge inglese di Isabella

Di Cristina Ferri Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Il porridge inglese di Isabella Quando Edward entra a far parte della vita di Isabella, viene descritto come un demone. Lui appare sin da subito come un uomo violento, aggressivo. Non ci pensa due volte prima di infliggerle una cicatrice sul viso per punire la sua indole ribelle. La prima notte di nozze, Isabella è sconvolta. Quell’uomo le ha portato via tutto: le sue terre, la sua fede, la sua virtù. Non ha voglia di mangiare nemmeno un cucchiaio del tipico porridge inglese. Vediamo insieme come nasce il porridge Il termine porridge deriva dall’arcaico inglese pottage, che significa zuppa o stufato. Questo sostituto del pane, a tutti gli effetti l’unico modo che si aveva per consumare i cereali, inizialmente veniva consumato salato ed era preparato con carni, ortaggi, verdure e erbe aromatiche. Era considerato una pietanza dei poveri anche se, a partire del VIII secolo, iniziò a entrare anche sulle tavole dei ricchi. Come preparare il porridge inglese di Isabella Ingredienti: 1 tazza di fiocchi d’avena 2 tazze di latte Sale(facoltativo)zucchero Frutta fresca o secca per guarnire (opzionale) Miele o sciroppo d’acero per dolcificare (opzionale) Procedimento: In una pentola porta il latte a ebollizione a fuoco medio-alto. Aggiungi i fiocchi d’avena e mescola bene. Riduci il fuoco a medio-basso e continua a mescolare finché il porridge non raggiunge la consistenza desiderata. Aggiungi sale (opzionale). Togli dal fuoco e lascia riposare per un paio di minuti. Aggiungi zucchero o dolcificante a piacere e mescola bene. Versa il porridge nelle ciotole e guarnisci con frutta fresca o secca, miele o sciroppo d’acero se desideri. Servi ancora caldo.       Scopri Land Magazine admin Aprile 25, 2024 Marjiane Satrapi, simbolo del vero 25 Aprile Il 25 Aprile non è solo una data nel calendario italiano, ma un simbolo potente di liberazione e di resistenza contro l’oppressione. E in questo contesto di riflessione e celebrazione, Read More admin Aprile 25, 2024 Perché leggere Our last Land: lezioni dal nostro ultimo pianeta Nel mondo dei romanzi di fantascienza, la Terra spesso viene rappresentata come un vecchio appartamento che, nonostante gli innumerevoli tentativi di ristrutturazione, continua a perdere calore dalle finestre. Questa è Read More Cristina Ferri Aprile 24, 2024 Ricette libresche: il porridge inglese di Isabella Di Cristina Ferri Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Libri di Cristina Ferri Fai clic qui LEGGI ANCHE Read More admin Aprile 23, 2024 Quali erano le differenze tra un’istitutrice e una serva tra il Settecento e l’Ottocento? Stai scrivendo un romance storico? Allora ricorda: istitutrice e serva non sono la stessa cosa. E oggi ti spieghiamo il perché. Nel XIX secolo, la distinzione tra le figure di Read More admin Aprile 23, 2024 Ogni cuore merita la sua avventura: vi presentiamo Silvestra Sorbera In quest’articolo di Land Magazine, diamo il benvenuto alla voce fresca e originale di Silvestra Sorbera, autrice del delizioso romanzo “Prescrizione d’Amore”, presto in libreria. 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Intervista a Giorgio Borroni: sceneggiatore, scrittore e traduttore di importanti classici

Di Cristina Ferri Libri di Cristina Ferri Fai clic qui Ciao, Giorgio, e grazie per essere qui con noi di Land Magazine. Parlaci un po’ di te: quando hai iniziato a scrivere? Grazie a te, lieto di essere “atterrato” su Land Magazine! Sono della classe ’77, ho una laurea in Lettere e un master, più vari diplomi in Scrittura Creativa, Pittura Digitale, Comics e Zbrush. Per un po’ ho fatto il traduttore di classici, romanzi e fumetti, poi nel 2014 ho iniziato anche a produrre qualcosa di mio. Ho giornate piuttosto piene, perché ho molti interessi, fra cui la scherma a livello sportivo e ovviamente leggere libri (molti in audio in macchina, per ottimizzare) e fumetti. Oltre a essere uno scrittore apprezzato sei anche un esperto traduttore, tra i tuoi lavori si annoverano Frankenstein di Mary Shelley (Feltrinelli), Dracula di Bram Stoker (Barbera) e La lettera Scarlatta di Hawthorne (Liberamente). Adesso io voglio chiederti: quanto ha influito la traduzione di questi importanti classici nel tuo processo di scrittura? Cosa hai imparato dai maestri del passato? Sicuramente l’utilizzo di vari registri linguistici: se ti ritrovi a dover rendere il dialetto scozzese e passare subito dopo al parlare forbito di un conte, beh, alla fine torna comodo per caratterizzare un personaggio. Riguardo ai fumetti, credo che siano molto utili perché l’inglese è molto più “corto” dell’italiano, quindi devi tradurre, ma anche rendere al meglio in poco spazio ogni singola sfumatura: questo ti abitua alla brevità, al non metterti in trappola da te impantanandoti in periodi contorti e per una scrittura agile penso sia la base. Sulla struttura della trama e su come i tempi narrativi sono cambiati, beh, la traduzione di un classico credo sia un must, come credo che tradurre in genere ti porti a informarti, a imparare cose nuove su culture diverse e abitudini. Una volta mi sono dovuto documentare sul waterboarding e sono incappato in un manuale in pdf di tortura iracheno, forse a volte documentarsi troppo non conviene! Il blocco dello scrittore: ti è mai capitato? E cosa fai per superare l’ostacolo? Ho frequentato un corso di Scrittura Creativa proprio per questo motivo: avevo sempre cercato di scrivere, ma un blocco psicologico me lo impediva. Anche ora scrivere mi mette a disagio, ma la differenza è che ho imparato a essere professionale e se mi viene commissionato qualcosa non declino l’offerta come facevo un tempo. Ho imparato tecniche narrative anche per osmosi, leggendo molto, quindi dove non arriva l’illuminazione arrivano la disciplina e la necessità di tirare fuori qualcosa di decente entro la scadenza: semmai il mio problema è il “taglio del peso”, come nel pugilato, ovvero far rientrare il testo nel numero prestabilito di battute. In genere non credo nell’ispirazione, quella è per i grandi artisti: Dalì poteva pure permettersi di oziare per mesi, io invece sono un artigiano e devo far funzionare le cose costi quel che costi. Tre libri che ti fanno sentire a casa. L’uomo nella casa della carne, di George R.R. Martin, un romanzo breve contenuto nella raccolta Splatterpunk. Mi fa sentire a casa perché a sedici anni lo lessi e ne rimasi colpito, tanto che quando Martin venne al Lucca Comics e io non potei dirglielo di persona causa fila chilometrica di gente che voleva farsi firmare l’autografo, beh, glielo scrissi via mail, dandomi dell’idiota perché non credevo avrebbe risposto, e facendo la stupida scommessa che in caso contrario avrei scritto anche io. Non ci crederai, mi rispose! L’esorcista di William Peter Blatty: questo dovrebbe essere studiato in ogni corso di scrittura creativa, anche dai non amanti dell’horror. La caratterizzazione dei personaggi è così perfetta che la crisi spirituale di Padre Merryn colpisce anche gli atei e l’umanità che traspare da Padre Karras è dipinta in modo perfetto. Blackmoor di Edward Hogan. Quando lavoravo per una casa editrice valutando inediti in Italia mi imbattei in questo gioiello thrillerromanzo di formazione. Dissi che lo avrei tradotto anche gratis, ma non venne opzionato nonostante i pareri positivi… i misteri dell’editoria italiana! Parla della amicizia tra due dodicenni reietti: lui un ragazzo che cerca disperatamente di sapere come è morta la madre, considerata una strega perché albina, lei una ragazza figlia di un’egiziana e vittima quindi di pregiudizi. Non dico altro, a parte che se c’è qualche editore in giro che compra i diritti deve assolutamente farmi un fischio perché rilancio l’offerta della traduzione gratis! Quali sono, secondo te, gli errori di uno scrittore esordiente? Ce ne sono tanti che hanno a che vedere con la mancanza di tecnica e molti altri che hanno a che vedere con la mancanza di umiltà. Metto un po’ di idee così alla rinfusa… Essere letti è un privilegio, quindi bisogna ricambiare questa attenzione che ci viene dedicata con l’intrattenimento; se poi questo non viene capito, inutile frignare che ci sono gli haters cattivi. Il porta a porta è degradante e deleterio: meglio investire il proprio tempo per promuoversi creando contenuti costruttivi nella propria pagina e instaurando rapporti civili nei social – che poi si butti tutto in rissa al giorno d’oggi è un altro paio di maniche. Io preferisco più un approccio zen che il farsi notare indossando la maschera del cattivo o dell’arrogante: più Keanu Reeves, meno Conor McGregor, per un mondo migliore! Ognuno ha il suo scrittore preferito, ma se è uno scrittore pluripubblicato ha uno stile personale e soprattutto sa quanto tirare la corda: se ti piace Stephen King non ha senso usare il narratore onnisciente in modo smodato come lui fa in It, perché It è un’opera unica e a lui si perdona se ha tirato la corda… all’esordiente no. Stessa cosa potrei dire con Lovecraft e le sue descrizioni, Lansdale e le parolacce, ecc. ecc. Uno deve capire dove il professionista sta esagerando volutamente, perché la mancanza di maestria o la clonazione maldestra all’esordiente non viene perdonata. Le EAP credo siano state smascherate ovunque, pure le criptoeap: se ancora credi alla favoletta del pagare per pubblicare meriti l’anonimato. Il presenzialismo nei concorsi

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