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Gretna Green: il paesino scozzese capitale dell’amore proibito

Se sei appassionata di romanzi storici, d’amore e classici, non puoi non aver sentito parlare delle celeberrime fughe d’amore a Gretna Green.  “La fuga a Gretna Green” era infatti una tradizione del XVIII e XIX secolo, in cui coppie di innamorati inglesi fuggivano in Scozia per sposarsi senza il consenso dei genitori. Gretna Green era una località famosa per matrimoni veloci e per le agevoli leggi sul matrimonio. Greetna Green, storia di amori clandestini La tradizione si è sviluppata perché in Scozia l’età legale per sposarsi era più bassa rispetto all’Inghilterra (18 contro 21 anni). Molte coppie, per questo motivo, cercavano di sfuggire alle restrizioni britanniche sposandosi a Gretna Green. Le coppie fuggivano per sposarsi a Gretna Green principalmente a causa delle restrizioni e delle leggi rigide che esistevano in Inghilterra riguardo al matrimonio. Nel XVIII e XIX secolo, molte famiglie inglesi avevano forti influenze sulle scelte matrimoniali dei loro figli, spesso per motivi di status sociale, ricchezza e alleanze tra nobili. Questo significava che molte volte le coppie innamorate non potevano sposarsi liberamente se i genitori  non erano d’accordo e non davano il loro esplicito consenso.      I più bei romanzi che raccontano di fughe a Gretna Green In Scozia, invece, le leggi sul matrimonio erano meno restrittive. L’età legale per sposarsi era più bassa e non c’era bisogno del consenso genitoriale. Di conseguenza, molte coppie che incontravano resistenza alle loro unioni in Inghilterra decidevano di fuggire in maniera spesso rocambolesca a Gretna Green per evitare le restrizioni e sposarsi liberamente. Nel 1800, la località divenne famosa per queste fughe e per i matrimoni veloci. Un viaggio non proprio comodo Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo. Nel XVIII e XIX secolo, il viaggio da Londra a Gretna Green poteva essere lungo e impegnativo. Le strade e i mezzi di trasporto dell’epoca erano molto diversi da quelli odierni, il che rendeva i lunghi viaggi più difficili e faticosi. e coppie che intendevano fuggire da Londra a Gretna Green avrebbero dovuto percorrere centinaia di miglia attraverso strade sterrate e spesso malandate. Le carrozze trainate da cavalli erano il mezzo di trasporto più comune, ma le strade irregolari e le condizioni atmosferiche avverse rendevano il viaggio lento e scomodo. Le condizioni delle strade potevano variare notevolmente, e i percorsi non erano sempre ben segnalati. Nonostante le difficoltà, molte coppie affrontavano questi viaggi per potersi sposare a Gretna Green, spinte dall’amore e dal desiderio di sfuggire alle restrizioni e alle pressioni sociali dell’epoca. Il viaggio stesso diventava spesso un atto di dedizione romantica e un simbolo di determinazione nell’unirsi in matrimonio. Gretna Green, un matrimonio senza fronzoli I matrimoni a Gretna Green erano noti per la loro semplicità e rapidità. Ecco come funzionava solitamente il processo di matrimonio a Gretna Green: Fuga e Arrivo: La coppia innamorata fuggiva per raggiungere Gretna Green. Cerimonia Semplice: Una volta arrivati, le coppie cercavano il servizio di un ministro o di un sacerdote locale per la cerimonia. Le cerimonie erano generalmente molto semplici, spesso tenute in una chiesa o in un negozio. Eh sì, avete capito bene! Testimoni: In Scozia, era richiesta solo la presenza di due testimoni adulti per rendere il matrimonio legale. Spesso gli osti degli hotel o i passanti venivano chiamati come testimoni. Scambio dei Giuramenti e registrazione: Dopo la cerimonia, il ministro o il sacerdote annotava il matrimonio nei registri locali, attestando la sua validità. Alla coppia veniva poi consegnato un certificato di matrimonio che ne attestava la legittimità.   I matrimoni, un business fiorente Gretna Green era un piccolo insediamento caratterizzato da una serie di case, locande e strutture di servizio lungo la strada principale. La sua popolarità come destinazione per matrimoni segreti ha portato a un certo sviluppo delle strutture legate alle cerimonie matrimoniali, come locande e chiese, per ospitare le coppie in fuga. La cittadina non era particolarmente grande o lussuosa, ma la sua reputazione di luogo dove le coppie potevano sposarsi rapidamente e senza ostacoli burocratici aveva reso Gretna Green un’importante tappa per le coppie innamorate che cercavano di sfuggire alle restrizioni imposte in Inghilterra. Oggi Gretna Green è ancora conosciuta per la sua storia romantica e le particolari tradizioni matrimoniali. Attrazioni turistiche molto note, come il “Gretna Green Famous Blacksmiths Shop“, raccontano la storia delle cerimonie  che si sono svolte nella città.   All Senza categoria agende borse box corsi Narrativa preorder box Box in history ☆☆☆☆☆€30.00Add to Cart LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More storia Gretna Green: il paesino scozzese capitale dell’amore proibito 23.08.23 Nuove uscite Amami, odiami… ma lascia in pace il mio lavoro! 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La vera storia di La bella e la Bestia in poche parole

La fiaba “La bella e la bestia” è amata dal pubblico per moltissimi motivi, il più importante dei quali è sicuramente il messaggio sulla bellezza interiore e il potere del vero amore. Insegnando che l’aspetto esteriore può essere ingannevole, la fiaba incoraggia il pubblico a guardare oltre le apparenze e ad apprezzare le qualità interiori di una persona. La vera storia di “La bella e la bestia”, tuttavia, è leggermente diversa da quella della Disney, anche se a non cambiare sono i significati dei personaggi, simbolo di resilienza, carità e pentimento. Una fiaba classica che ha radici antiche e numerose varianti culturali, però, non può non essere stata modificata nel tempo, ed è proprio quello che è accaduto alla prima versione di cui gli storici e i letterati hanno notizie, ossia quella scritta da Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve nel 1740. Ma prima, scopri un affascinante retelling di La bella e la bestia ambientato ai giorni nostri… Continua a leggere per scoprire la trama nel dettaglio La storia pubblicata nel 1740 con il titolo “La Belle et la Bête” ad opera di Villeneuve, infatti, è più lunga e complessa rispetto alle successive rielaborazioni.  E’ infatti suddivisa in due parti principali: la storia di Belle e la storia della Bestia. La prima parte racconta la vita di Belle, una giovane donna gentile e amabile, e le prove che deve affrontare a causa delle gelosie delle sue sorellastre. La seconda, invece, si addentra più nello specifico nelle dinamiche di coppia.  Non vi ricorda un po’ le vicende di Cenerentola? Ma bando alle ciance… La bella e la bestia, primo atto All’inizio della storia, Belle viene descritta come una giovane vivace e allegra, legatissima al padre, un mercante ricco ma sfortunato, che ha perso tutte le sue fortune in un naufragio. In seguito a questi eventi, il padre e le sue tre figlie si trasferiscono in una modesta casa di campagna. Un giorno, l’uomo riceve la notizia che le sue navi sono state ritrovate e che una parte della sua fortuna è stata recuperata, e decide di intraprendere un lungo viaggio. Se le sorellastre pretendono ricchi doni – era tradizione che i padri portassero qualcosa di ritorno da un viaggio – Belle gli chiede  di portarle una rosa, cosa che lui accetta di fare. Durante il viaggio di ritorno, il padre di Belle si perde nel bosco e finisce per soggiornare in un castello incantato, dove trova cibo e riparo. La bella e la bestia, secondo atto Il giorno seguente, l’uomo si imbatte in un giardino pieno di rose e decide di prendere una per Belle. A questo punto appare la Bestia, padrona del castello, furiosa per il furto della rosa. Il padre implora perdono, spiegando che era per sua figlia, ma la Bestia lo condanna a morte, a meno che Belle non prenda il suo posto nel castello. Belle accetta. Inizialmente spaventata e scoraggiata, scopre che la Bestia è gentile con lei e presto iniziano a sviluppare un’amicizia. Ogni sera la Bestia chiede a Belle di sposarlo, ma lei rifiuta, sentendo di non poter essere felice senza la sua famiglia di fianco a sé. Bell’esempio di amore filiale, che ne dite? Noi ragazze di oggi non saremmo state tanto pazienti con un padre che ci ha usate come merce di scambio. Nel frattempo, le sorellastre invidiose di Belle scoprono dove si trova e tentano di portarla via dal castello. Belle accetta di andare a casa per qualche giorno, ma promette di tornare indietro. Durante la sua assenza, la Bestia soffre e si ammala gravemente. Un’anziana fata appare a Belle in sogno e le rivela il passato della Bestia e il suo destino di essere liberato da un incantesimo d’amore. La giovane torna al castello in tempo per salvare la Bestia e dichiara il suo amore per lui. Con le sue parole, la Bestia si trasforma in un principe, finalmente libero dall’incantesimo. I due si sposano e vivono felici insieme per sempre.  Fin

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Altro che Medioevo: il vero secolo buio è stato il Seicento americano

americano La percezione del Medioevo come un “periodo buio” deriva da una visione storica che si è sviluppata nel periodo del Rinascimento e dell’Illuminismo, in cui gli intellettuali dell’epoca presero a parlare dell’ ”età di mezzo” come di un periodo di stagnazione, decrescita e ignoranza, specie se paragonato alla raffinatezza di idee e usanze del loro tempo. Ormai gli storici hanno ampiamente dimostrato che non è così, contribuendo a smantellare molti degli stereotipi che riguardano il medioevo.  Eppure potremmo affermare, a ragion veduta, che un secolo buio c’è davvero stato, e ha anche una collocazione geografica ben precisa: stiamo parlando del Nord America del 1600, periodo caratterizzato da una feroce persecuzione nei confronti del diverso e da una chiusura mentale da record. I principali fautori di questo clima? Ovviamente i puritani. I nostri romance storici GUARDA GUARDA Una migrazione veloce e traumatica I puritani che si stabilirono nella regione della Nuova Inghilterra (New England) nel 1600 erano un gruppo di coloni inglesi che cercavano di creare una società basata su principi religiosi e morali rigorosi– principi fortemente osteggiati nella patria di origine, dove arrivarono anche a essere incarcerati e uccisi. Erano, sostanzialmente, uomini e donne che cercavano di sfuggire alle persecuzioni religiose in Inghilterra e di stabilire una comunità in cui potessero praticare la loro fede in modo più rigoroso.   Ma chi erano esattamente i puritani? Già il nome dovrebbe far capire che si trattava di un gruppo di persone con una visione piuttosto fondamentalista del credo. Gli usi e i costumi dei puritani erano fortemente influenzati dalla loro interpretazione del Cristianesimo, nonché dal desiderio di vivere una vita in conformità con i precetti biblici. Erano noti per la loro rigida moralità e il loro stile di vita austero, basato sul duro lavoro, sulla preghiera, sull’abnegazione e sul rifuggire ogni tentazione.   Altro che Medioevo: nel New England del Seicento, la vita ruotava interamente intorno alla Bibbia La religione era al centro della vita di queste piccole colonie sparse per il Nord America. Le persone si riunivano regolarmente per il culto e consideravano la Bibbia come l’autorità suprema per la loro fede e le loro azioni. Le riunioni della chiesa erano caratterizzate da sermoni lunghi e intensi, durante i quali il ministro spiegava e interpretava la Parola di Dio. Si impegnavano a condurre una vita virtuosa e a evitare le tentazioni del peccato, abbracciando l’idea della predestinazione, secondo la quale il destino di una persona era già stabilito da Dio prima ancora della sua nascita. Questo li spingeva a cercare segni di elezione divina ovunque e ad adottare uno stile di vita sobrio e disciplinato. La religione e la Legge La comunità puritana era organizzata intorno alla chiesa locale e alla figura del ministro. Le leggi e le norme sociali erano strettamente connesse alla religione e miravano a preservare l’ordine morale e spirituale della società. Era richiesta una rigorosa osservanza del Sabato e venivano proibite attività come il gioco d’azzardo, la danza e il teatro, considerate immorali. Comunità superstiziose all’estremo La loro fede includeva una forte credenza nel soprannaturale e nella presenza del demonio. Idee come la possessione demoniaca e la stregoneria erano estremamente diffuse. I puritani erano preoccupati per la presenza del male nel mondo e temevano l’influenza del diavolo; credevano che questi potesse prendere il controllo delle persone e agire attraverso di loro. Per questo motivo erano sempre attenti a segni e presagi che potessero indicare l’attività del maligno, arrivando talvolta a sconfinare nella paranoia. Non è un caso se il famoso romanzo Il racconto dell’ancella si ispira proprio a questa setta religiosa, che in America ha sempre avuto un enorme potere politico ed economico. Scrive Elizabeth Gaskell in La strega Lois, un racconto ambientato nella Salem del 1600: C’è molto da dire sul potere dell’immaginazione in quel tempo, in quel luogo e in quell’epoca. Era opinione diffusa che ci fossero manifestazioni di influenza spirituale, di influenza diretta degli spiriti buoni e degli spiriti maligni, che venivano costantemente percepite nel corso della vita degli uomini. Ci si affidava alla fortuna per vedere ciò che il Signore diceva: si apriva la Bibbia a caso e si riteneva che il primo testo su cui cadeva l’occhio fosse indicato dall’alto come guida. Si udivano suoni che non potevano essere spiegati; provenivano dagli spiriti maligni che non erano ancora stati espulsi dai luoghi selvaggi dove avevano a lungo esercitato il loro dominio. Si vedevano vagamente visioni inspiegabili e misteriose: Satana in qualsiasi forma, in cerca di qualcuno da divorare. E si credeva che tali storie raccontate sottovoce, tali tentazioni, evocazioni e terrori infernali stantii abbondassero soprattutto all’inizio della lunga stagione invernale. Coming soon E ancora: Salem era, per così dire, coperta di neve e abbandonata a se stessa. Le lunghe notti buie, le stanze poco illuminate, i passaggi scricchiolanti dove le merci eterogenee venivano ammassate al riparo dal gelo e dove, di tanto in tanto, nel cuore della notte, si sentiva il rumore di un corpo pesante che cadeva, anche se il mattino dopo ogni cosa appariva al suo posto – siamo così abituati a misurare i rumori in base al confronto con altri rumori e non con l’assoluta quiete della notte – la nebbia bianca, che la sera si avvicinava sempre più alle finestre in strane forme spettrali, tutte queste circostanze e molte altre, come la caduta di enormi alberi nei misteriosi boschi che li circondavano, il debole grido di qualche indiano che cercava il suo accampamento e si avvicinava all’insediamento dei bianchi più di quanto lui e loro avrebbero voluto se avessero potuto scegliere, e ancora gli ululati affamati degli animali selvatici che si aggiravano nei recinti del bestiame…. Queste erano le cose che facevano sembrare la vita invernale a Salem nel memorabile periodo del 1691-1692. Superstizioni che divennero ben presto il pretesto per uccisioni e torture La caccia alle streghe era infatti una pratica ampiamente diffusa tra i puritani del tempo. Nel corso del XVII secolo, ci furono diversi episodi di accuse di stregoneria nella regione della

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Una donna alla guida? Che scandalo!

Alla donna moderna sembra incredibile il solo pensiero ma, prima della Grande Guerra, ossia fino al 1910 circa, le donne in Italia avevano un accesso limitato alla guida dei veicoli. L’automobilismo era considerato principalmente un interesse maschile, e le donne incontravano spesso ostacoli e pregiudizi nel cercare di ottenere il permesso di guidare. La considerazione della guida come un’attività maschile era molto radicata nelle norme sociali e culturali dell’epoca, che riflettevano gli stereotipi di genere dominanti, e questo sin da quando le auto cominciarono ad apparire nelle strade europee e italiane, alla fine del XIX secolo. La guida, un’attività considerata inadatta al “gentil” sesso: scopriamo insieme il perché Nel corso della storia, gli uomini sono spesso stati associati a lavori all’aperto, attività tecniche e mobilità, mentre alle donne erano riservati ruoli domestici e di cura. La guida dei veicoli veniva perciò considerata come un’attività che richiedeva forza fisica, abilità meccaniche e indipendenza, aspetti associati agli stereotipi di mascolinità, dai quali le donne erano estromesse.  Era inoltre pervasiva l’idea che le donne avessero limitazioni fisiche che le rendevano meno adatte alla guida. Questa percezione era spesso basata su pregiudizi che non tenevano conto delle loro reali capacità.  C’è poi da considerare il fatto che all’inizio del Novecento, l’emergere dell’automobile portò con sé preoccupazioni sulla sicurezza e sulla moralità. La guida dei veicoli veniva talvolta associata a comportamenti considerati non adatti alle donne, perché potevano essere uno sbocco verso l’indipendenza, la libertà di movimento e l’interazione con persone sconosciute.  E niente come la libertà delle loro consorti, figlie e nipoti poteva terrorizzare un uomo dei primi del Novecento. La Grande Guerra, un evento che cambiò tutto Durante la prima guerra mondiale, le donne in molti paesi, compresa l’Italia, hanno svolto un ruolo significativo nel settore dei trasporti, incluso il guidare veicoli, perché gli uomini erano per la maggior parte dei casi al fronte, impegnati nei combattimenti, e i governi avevano necessità di forza lavoro – di qualunque genere fosse.  In Italia, ad esempio, molte donne hanno lavorato come autiste, guidando ambulanze e veicoli di supporto per il fronte, durante la Prima Guerra Mondiale, dimostrando competenze nella guida e nella manutenzione dei veicoli, svolgendo un ruolo importante nel trasporto delle truppe, dei feriti e dei rifornimenti, cosa che ha pian piano contribuito a sfidare le tradizionali concezioni di genere e ha dimostrato la loro capacità di assumere ruoli non tradizionali.  Donne e motori, un tema ancora critico in alcuni Paesi, per esempio l’Arabia Saudita, dove fino al 2019 solo gli uomini potevano guidare, mentre alle donne era vietato detenere un’automobile e la patente.  LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More Uncategorized Che cos’è la lettura veloce 20.07.23 libri Come caratterizzare bene un protagonista maschile di romance 19.07.23 società Come capire se si è affetti da prosopagnosia? 16.07.23 società Realtà aumentata, realtà virtuale e metaverso: le differenze 13.07.23 libri Altro che Medioevo: il vero secolo buio è stato il Seicento americano 13.07.23 società Una donna alla guida? Che scandalo! 08.07.23 firstletter “Pio Piumotti vuole andare in vacanza”, il libro illustrato che spiega la disabilità ai bambini 06.07.23 QUIZ Quanto ne sai sulla grammatica italiana? Fai il quiz 06.07.23

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La vita degli schiavi nell’America del 1800

Lungi dall’essere solo un romance storico, La piantagione Walker, il nuovo romanzo della scrittrice italo-francese Claudia Brandi, è anche un’attenta disamina, supportata da documentazione storica accurata e ben descritta, della vita di coloni e schiavi nell’America della prima metà dell’Ottocento. A corollario della storia d’amore, infatti, sono molte le descrizioni che riportano il lettore in un paese ricco di contraddizioni e di crudeltà. Ma parliamone direttamente con l’autrice. Grazie per essere qui, Claudia. Il tuo romanzo ci riporta nell’America della schiavitù e delle navi negriere. Com’era la vita di uno schiavo nella Louisiana del 1830? La vita degli schiavi in Louisiana era regolata dal Code Noir, un insieme di leggi promulgato nel 1724 che stabiliva i diritti (ben pochi) e soprattutto i doveri degli schiavi in ogni aspetto della loro vita quotidiana, imponendo anche alcuni doveri ai loro padroni, come quello di nutrirli e fornire loro dei vestiti ogni anno. Nonostante gli schiavi in Louisiana godessero di qualche diritto in più rispetto a coloro che lavoravano nel Mississippi o in Alabama, dove le loro condizioni erano anche peggiori, la loro esistenza era estremamente precaria, perché i padroni avevano il potere assoluto su ogni aspetto della loro vita privata. Come ci racconta Frederick Douglass nella sua autobiografia “Memorie di uno schiavo”, molto dipendeva anche dal carattere del padrone: alcuni piantatori erano infatti più “umani” se così si può dire, e trattavano un po’ meglio i loro schiavi, ricompensandoli quando svolgevano un lavoro adeguato; altri invece erano estremamente bellicosi e violenti, e amavano torturarli in maniera totalmente gratuita. Al di là del sud degli Stati Uniti, c’era New York. Cosa aspettava in quella città agli schiavi fuggitivi? New York faceva parte degli stati che avevano abolito in modo ufficiale la schiavitù, i così detti stati liberi. Tuttavia, il processo di emancipazione dei neri era ancora estremamente lento. Un esempio? Fino agli anni 40 -60 dell’Ottocento, cioè poco prima della guerra di Secessione, a New York e nel New Jersey furono fatti dei censimenti nei quali alcuni uomini neri vennero registrati come “apprendisti perpetui” : il che, di fatto, faceva di loro degli schiavi. Poi venne lo Slavery Abolition Act. Nel 1833, il parlamento britannico proclamò con una legge la fine della schiavitù nelle colonie dell’impero, ad eccezione di alcuni territori specifici. L’abolizione però fu graduale; gli schiavi in principio ottennero solo una libertà di tipo giuridico, ma furono ancora obbligati per un lungo periodo a restare a servizio presso i loro padroni senza remunerazione. Negli anni successivi a questa promulgazione, il governo britannico fu costretto a indennizzare i proprietari di schiavi per una cifra totale pari a circa 20 milioni di sterline, che all’epoca era davvero colossale. Gli inglesi in America, in tutto questo, dove si collocavano? Ne La Piantagione Walker viene appunto descritta la vita di Celia, una giovane ragazza inglese costretta, dopo la morte del padre, a emigrare con la madre in Louisiana, dove sua zia Elizabeth vive da più di quarant’anni. Madre e figlia sono accompagnate da Thomas, l’amico d’infanzia di Celia, il quale desidera diventare un ricco banchiere per poi rientrare nel suo paese natale. I tre protagonisti affrontano, ciascuno a modo suo, lo choc culturale derivato dalla grande differenza di usi e costumi della Louisiana rispetto all’Inghilterra, prima fra tutti la realtà schiavista che né Thomas né Celia, data la loro giovane età, hanno mai conosciuto. Per un inglese del 1830 emigrare in America significava di fatto essere alla ricerca di opportunità che la loro madre patria non avrebbe mai potuto dare. E l’amore? L’amore è sicuramente al centro del romanzo, ma si mescola a temi come le differenze culturali – quelle tra uno schiavista e una puritana, appunto – e al dilemma morale sulla schiavitù: è possibile amare un uomo che letteralmente possiede vite umane? Celia farà fatica a darsi una risposta. Corso di marketing per l’editoria In diretta streaming, pochi allievi per volta 299 € 99, 00 In partenza a Giugno 30 ore in diretta streaming 10 allievi per classe Orario pre-serale Materiale didattico incluso Crea con noi il tuo portfolio da inviare alle aziende Lavora al lancio di libri Land Editore Scopri Sale I nostri romance storici GUARDA GUARDA

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