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Daniel Defoe: il genio poliedrico del XVIII secolo

Nel tumultuoso panorama letterario del XVIII secolo, un autore si distingue per la sua abilità straordinaria nel tessere trame avvincenti e per la sua capacità di fondere maestria narrativa con un acuto senso di osservazione della realtà sociale e politica. Questo autore è Daniel Defoe, un uomo il cui nome è saldamente inciso nella storia della letteratura inglese come scrittore, giornalista e visionario senza pari. Nato nel 1660 a Londra, Daniel Defoe iniziò la sua carriera come commerciante, ma ben presto si fece strada nel mondo della scrittura. La sua penna versatile abbracciò vari generi, ma fu con il romanzo che Defoe lasciò un’impronta indelebile. Nel 1719 pubblicò “Robinson Crusoe”, un capolavoro che coniugava avventura, introspezione e sopravvivenza in modo unico. Il libro, narrato in forma di diario, trasporta il lettore su un’isola deserta insieme al protagonista, offrendo una prospettiva innovativa che sfidava i canoni letterari del tempo. vai al libro Il giornalismo e la voce del popolo:  Defoe, tuttavia, non si limitò a scrivere solo romanzi. Fu un giornalista impegnato e un attento osservatore della società inglese. Nel 1704 fondò il periodico “The Review”, diventando una voce autorevole nell’opinione pubblica. La sua abilità nell’analizzare gli eventi contemporanei e nel tradurli in articoli vivaci e coinvolgenti lo rese un punto di riferimento per coloro che cercavano una comprensione più profonda delle dinamiche sociali e politiche del tempo. Realismo e visione profetica:  Ciò che distingue Defoe è la sua capacità di catturare il cuore della vita quotidiana e trasporlo nella sua opera. I suoi scritti, pur essendo intrisi di avventura e immaginazione, sono radicati in una percezione acuta della realtà. Il suo realismo è tangibile nelle descrizioni dettagliate dei personaggi e degli scenari, che contribuiscono a renderli straordinariamente credibili. Defoe si distinse anche come visionario, anticipando tematiche e problematiche che sarebbero diventate centrali nei secoli successivi. Il suo romanzo “A Journal of the Plague Year” del 1722, ad esempio, offre un resoconto dettagliato della Grande Peste di Londra del 1665, evidenziando la sua abilità nel narrare eventi passati con uno stile quasi giornalistico. VAI AL LIBRO

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Sulle orme di Jane Austen: intervista (immaginaria) all’autrice di Orgoglio e pregiudizio

Benvenuti, cari lettori, a un incontro straordinario con una delle menti letterarie più affilate del passato, la meravigliosa Jane Austen. L’autrice inglese, celebre per i suoi romanzi intrisi di sarcasmo e romanticismo, ci ha gentilmente concesso un’opportunità unica: un’intervista esclusiva e immaginaria, dove ci immergeremo nel mondo di questa straordinaria scrittrice del XIX secolo. Buon divertimento e buona lettura dalla vostra, Lizzi Greenhouse Lizzy: Signorina Austen, è un onore avere l’opportunità di parlare con voi oggi. Cominciamo con una domanda fondamentale: qual è il vostro segreto per scrivere romanzi così affascinanti? Jane Austen: Grazie mille per il complimento. Beh, credo che il segreto sia nel mescolare una buona dose di osservazione acuta con una spruzzata di sarcasmo. Inoltre, è sempre utile avere un’abbondanza di personaggi con cui giocare nella vostra scatola degli attrezzi letteraria. Lizzy: Parlate di osservazione acuta. Siete nota per la vostra abilità di ritrarre la società del vostro tempo con grande precisione. Come fate a raccogliere tutte quelle informazioni? Jane Austen: Ah, mia cara, osservare la società è come essere un detective in incognito. Mi mischio tra la folla, ascolto le conversazioni nei salotti e annuso l’aria alla ricerca di pettegolezzi intriganti. Dopo tutto, un buon autore deve essere anche un po’ un detective sociale. Lizzy: E per quanto riguarda il romanticismo nei vostri romanzi? C’è un Mr. Darcy nella vostra vita reale? Jane Austen: Ah, Mr. Darcy! Chi non vorrebbe un gentiluomo ricco e altero che inizialmente sembra antipatico, ma poi si scioglie come burro al sole? Purtroppo, nella vita reale, non ho incontrato nessun Mr. Darcy. Ma non dispero, potrebbe essere solo una questione di tempo o di ambientarmi meglio nei salotti. VAI AL LIBRO Lizzy: Il vostro stile ironico è amato da molti lettori. Come riuscite a mantenere quell’equilibrio perfetto tra sarcasmo e romanticismo? Jane Austen: Ah, è come cucinare una buona zuppa: devi mescolare gli ingredienti con cura. Un pizzico di sarcasmo qui, una spruzzata di romanticismo là, e voilà! Certo, è anche importante non esagerare, altrimenti rischi di rovinare il tutto, come un pasticcio bruciato. Lizzy: Parliamo delle vostre eroine. Molte di loro sono donne forti e indipendenti. C’è una parte di voi in esse? Jane Austen: Certamente! Ogni autore riversa un po’ di sé nei suoi personaggi. Le mie eroine sono forti e indipendenti perché, in fondo, sono una donna del mio tempo. Non ho paura di farle ribellare alle aspettative sociali e inseguire il loro destino. Lizzy: Miss Austen, grazie mille per la vostra disponibilità. Prima di concludere, avete qualche consiglio per gli aspiranti scrittori là fuori? Jane Austen: Sicuramente! Scrivete con sincerità e osservazione. Non abbiate paura di mettere un po’ di voi stessi nelle vostre opere, e ricordatevi che una buona dose di sarcasmo fa miracoli. E, naturalmente, non dimenticate di divertirvi lungo il percorso. La scrittura dovrebbe essere un piacere, non una tortura! Lizzy: Grazie ancora, Signorina Austen, è stato un onore. Jane Austen: Il piacere è tutto mio. E ora, se mi scusate, devo tornare al mio salotto a tracciare le trame romantiche di qualche nuovo romanzo. Buona giornata!  

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Come ci si vestiva a Capodanno ai tempi dei Bridgerton?

Di Cristina Ferri Come ci si vestiva ai tempi di Bridgerton per le occasioni speciali?  “I libertini ravveduti sono i mariti migliori…” e ancora “Sarebbe assai mortificante che Daphne rimanesse senza prospettive matrimoniali per un’altra Stagione. Lady B. ha ancora tre figlie da maritare. Che orrore!”  Queste celebri frasi tratte da Bridgerton ci fanno subito pensare a balli e a etichetta, e adesso che le feste sono alle porte, tutti sembrano essere alla ricerca del vestito perfetto da sfoggiare l’ultimo dell’anno. Ma vi siete mai chiesti come ci si vestiva nel periodo regency per le occasioni speciali? L’età della Reggenza è il periodo della Storia dell’Inghilterra che va dal 1811 al 1820. Le caratteristiche primarie della moda regency erano:  il taglio impero dei vestiti con un forte richiamo al classicismo una maggiore comodità nel vestire grazie all’utilizzo di stoffe più leggere l’introduzione di elementi esotici sugli scialli I vestiti, con gonne soffici e libere, erano realizzati in mussola semi-trasparente, facile da lavare e da drappeggiare. La sera, soprattutto le dame aristocratiche, erano solite indossare abiti di satin, un tessuto fine, uniforme, liscio, dalla mano morbida. Gli abiti da mattina erano utilizzati perlopiù in casa, e prevedevano collo alto e maniche lunghe, mentre gli abiti da sera erano tagliati in modo stravagante e potevano essere ricamati con pizzi o decorati con nastri e ricami. Le braccia, che rimanevano scoperte, venivano nascoste con guanti da sera. Sulle spalle era invece previsto l’uso di uno scialle o di una sciarpa larga e drappeggiata, talvolta decorata. Come abbiamo visto vi era una forte distinzione fra l’abito del mattino e l’abbigliamento da sera, ma vi erano altri anche tipi di abito: da passeggio, da caccia, da viaggio, ecc. Il vestito da sera era ritenuto appropriato per le occasioni non formali che svolgevano di sera e veniva cambiato per dare un tono particolare al momento della cena, un’occasione conviviale per la famiglia che si sottolineava anche attraverso la moda. In Mirror of Graces; or the English Lady’s Costume, pubblicato a Londra nel 1811, l’autrice consigliava: «La mattina le braccia ed il seno devono essere completamente coperti sino alla gola. Per l’ora del pranzo, le braccia possono essere scoperte e le spalle scoperte con delicatezza.» Sempre in Mirror of Graces vengono elargiti alcuni esempi di colori da utilizzare adatti alle ragazze più giovani come ad esempio il rosa, il blu pervinca o il lilla. Le matrone, invece, potevano indossare colori più decisi come il viola, il nero, il cremisi, il blu scuro o il giallo. La moda in stile Regency coincide con la moda stile impero in Francia. Josephine de Beauharnais, moglie di Napoleone, fu una delle figure più influenti per la moda femminile di questo periodo. I tessuti sfoggiati alla corte di Napoleone erano principalmente seta e velluto. L’influenza neoclassica si esplicò attraverso l’uso sempre più frequente di scollature rettangolari su abiti-tunica che riprendevano le forme dei pepli antichi, con una cinta in vita, che si proponevano come l’abito ideale in particolare per le aree con climi temperati.  Gli abiti-tunica da sera avevano le maniche corte, ma per evitare il contatto con il cavaliere durante la danza venivano prolungate con lunghi guanti. L’attenzione al dettaglio in questo periodo è accurata, quasi maniacale: “Oh, e dovresti pulirmi anche le scarpe abbinate. Si sono sporcate, l’ultima volta che le ho calzate, e tu sai com’è pignola la mamma riguardo alle scarpe. Anche se sono nascoste sotto la gonna, noterebbe subito persino la più piccola macchiolina, magari mentre salgo uno scalino.” Julia Quinn – La proposta di un gentiluomo LEGGI ANCHE società 08.01.23 Il ladro di libri inediti Filippo Bernardini arrestato a New York Lei, mia madre Rischia vent’anni di carcere il trentenne Filippo Bernardini, un italiano arrestato ieri a New York per il furto telematico di centinaia di Read More storia Come ci si vestiva a Capodanno ai tempi dei Bridgerton? 29.12.23 società Buk romance 2023: l’amore contro la violenza 26.12.23 società Il pandoro di Chiara Ferragni è l’ennesima occasione sprecata 23.12.23 libri Il romance che spopola: Felicia Kingsley è l’autrice più letta del 2023 23.12.23 recensioni Out of Land: Recensione di “Ian”, il nuovo romance di Francesca Palamara 23.12.23 società Elena Cecchettin persona dell’anno secondo l’Espresso 22.12.23 storia Quali erano i giochi da fare in casa a Natale ai tempi di Jane Austen? 22.12.23 interviste Libere di scrivere dark romance: intervista a Priska Nicoly 22.12.23

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Quali erano i giochi da fare in casa a Natale ai tempi di Jane Austen?

La redazione Giocare a carte, indovinare il titolo di un libro o di un film, fare quiz e indovinelli, risolvere l’Enigmistica… Quanti di voi, soprattutto durante le vacanze, sono soliti trascorrere qualche ora in balìa di rebus e indovinelli? In Emma, la Austen ci presenta alcuni giochi che venivano fatti generalmente in casa dopo i pasti. Col termine dinner s’intende il pasto più importante della giornata, di solito consumato intorno alle quattro del pomeriggio, a cui seguiva il tè. «La signora Bates, vedova del precedente parroco di Highbury, era una signora assai anziana, a cui non restava altro quasi che il tè e il quadriglio…» Nel romanzo, la signorina Woodhouse, una giovane donna bella, ricca e intelligente, miope dinanzi i propri difetti, si diverte a organizzare matrimoni e a creare coppie, noncurante di creare scompiglio nella cerchia dei suoi amici. All’interno del testo, la Austen ci racconta di alcuni giochi che venivano svolti nella dimora della signorina Woodhouse. Ma quali erano questi giochi? whist: gioco di carte in voga tra il Settecento e l’Ottocento. Nonostante le regole siano semplici, il gioco richiede strategia e ragionamento. Scopo del gioco è accumulare più prese possibili; si ottengono punti effettuando almeno sette prese; backgammon: gioco da tavolo in cui ciascun giocatore muove secondo il lancio di due dati 15 pedine lungo 24 triangoli, divisi in quattro tavole. Scopo del gioco è riuscire a portare tutte le proprie pedine entro la parte opposta a quella di partenza; quadriglio: gioco di carte comune nel Settecento; simile al tressette, che si svolge fra quattro giocatori con formazioni non fissate in precedenza; sciarada: gioco di parole in cui si richiede di indovinare un termine mediante la composizione di due o tre termini diversi. Le sciarade sono note fin dall’antichità e la testimonianza più antica risale a Plutarco. In Inghilterra e in Francia ebbe grande successo come passatempo da salotto. «Ah, non è difficile capire da chi hai preso. La tua cara mamma era così brava in questo genere di cose. Avessi almeno la sua memoria!» Ma non era una pratica comune solo alle donne, questo tipo di intrattenimento interessava infatti anche gli uomini, come specifica la Austen: «Il signor Woodhouse era interessato a tale occupazione quasi quanto le ragazze, e cercava molto spesso di rammentare qualcosa di meritevole d’essere incluso.» Ma non solo Jane Austen, anche Charlotte Brontë all’interno di Jane Eyre ci parla di sciarada, che poteva avvenire anche mediante forma scenica: «Chiamarono i domestici per mettere da parte i tavoli, spostarono le luci e posizionarono le sedie in un semicerchio dall’altro lato dell’arcata. Mentre il signor Rochester e gli altri gentiluomini dirigevano gli spostamenti, le signore correvano su e giù per le scale chiamando le loro domestiche. La signora Fairfax fu interpellata per dare informazioni riguardo a ciò che la casa avesse da offrire quanto a scialli, vestiti e stoffe di ogni genere, e furono saccheggiati alcuni guardaroba del terzo piano. Il loro contenuto – sottovesti di broccato, corpetti di raso, abiti neri, nastri ecc – fu portato di sotto in grandi quantità dalle cameriere e, dopo un’accurata scelta, il tutto venne infine trasferito nel boudoir del salotto.»  E voi, vi divertirete a fare qualche gioco di società insieme ai vostri familiari questo Natale?

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Secondo Alessandro Barbero, l’America degli anni Quaranta era simile alla Germania nazista

Nel documentario youtube dal titolo Il totalitarismo di Mussolini, lo storico e docente Alessandro barbero afferma una verità che dovrebbe farci riflettere: l’America degli anni Quaranta e la Germania nazista condividevano diverse similitudini, prima fra tutte l’organizzazione della società e delle classi in razze. Come giunge Barbero a questa riflessione? In questo particolare documentario, Alessandro Barbero confronta il totalitarismo di Benito Mussolini con altri regimi simili, che negli stessi anni martoriarono l’Europa, a partire dalle similitudini tra il regime nazista  e il comunismo di Stalin nell’ex unione sovietica. In opposizione agli storici che paragonano sin troppo spesso nazismo e comunismo, Barbero pone una riflessione interessante, ossia l’idea che questi due tipi di totalitarismi condividessero sì la mancanza di libertà di pensiero, ma in realtà erano profondamente diversi, in quanto la Germania di Hitler era interamente fondata su una solida teoria razziale, che divideva la popolazione in razze elette, come quella ariana, e in razze inferiori: principalmente zingari, omosessuali ed ebrei. Molto diverso, invece, il totalitarismo staliniano, che era fondato su una dottrina economica e non razziale. In questo senso, Barbero sostiene che la vicinanza più lampante del ‘900 fu quella tra totalitarismo hitleriano e democrazia americana, in quanto entrambe erano basate su una rigida divisione fondata sull’idea di razza. Per avvallare la propria tesi Barbero ricorda che, fino alla prima metà del 900 e oltre, i neri in America dovevano utilizzare bagni separati e sui bus non potevano sedersi nei posti riservati ai bianchi. La stessa cosa accadde nella Germania nazista di Hitler dei primi anni, quando ancora il dittatore non aveva elaborato il suo folle piano di sterminio a danno delle razze inferiori, limitandosi a ostacolarne in tutti i modi la permanenza in terra teutonica. Una tesi molto interessante quella proposta dal professore, che andrebbe approfondita più di sovente per meglio comprendere la complessità di un mondo che non si divide semplicemente in democrazie buone e totalitarismi cattivi, ma che contiene in sé tantissime sfumature inaspettate. Vuoi scoprire le origini del razzismo in America? Leggi Ti interessa il razzismo contemporaneo in America? Leggi

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